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Febbre a 90°

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Febbre a 90°

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Titolo originale

Fever Pitch

Lingua originale inglese
Paese Gran Bretagna
Anno 1997
Genere commedia
Regia David Evans
Soggetto Nick Hornby (romanzo)
Sceneggiatura Nick Hornby
Produttore Amanda Posey
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Febbre a 90°, film britannico del 1997 con Colin Firth, regia di David Evans. Tratto dall'omonimo romanzo di Nick Hornby.

Frasi

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Citazioni in ordine temporale.

  • Non è facile diventare un tifoso di calcio, ci vogliono anni. Ma se ti applichi ore e ore entri a far parte di una nuova famiglia. Solo che in questa famiglia tutti si preoccupano delle stesse persone e sperano le stesse cose. Cosa c'è di infantile in questo? (Paul)
  • Il calcio ha significato troppo per me e continua a significare troppe cose. Dopo un po' ti si mescola tutto nella testa e non riesci più a capire se la vita è una merda perché l'Arsenal fa schifo o viceversa. Sono andato a vedere troppe partite, ho speso troppi soldi, mi sono incazzato per l'Arsenal quando avrei dovuto incazzarmi per altre cose, ho preteso troppo dalla gente che amo... Ok, va bene tutto! Ma... non lo so, forse è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro. Come fai a capire quando mancano tre minuti alla fine e stai due a uno in una semifinale e ti guardi intorno e vedi tutte quelle facce, migliaia di facce stravolte, tirate per la paura, la speranza, la tensione, tutti completamente persi senza nient'altro nella testa... E poi il fischio dell'arbitro e tutti che impazziscono e in quei minuti che seguono tu sei al centro del mondo, e il fatto che per te è così importante, che il casino che hai fatto è stato un momento cruciale in tutto questo rende la cosa speciale, perché sei stato decisivo come e quanto i giocatori, e se tu non ci fossi stato a chi fregherebbe niente del calcio? E la cosa stupenda è che tutto questo si ripete continuamente, c'è sempre un'altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c'è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi. (Paul)
  • No, non è questo! Io volevo dire che se non vinciamo il campionato quest'anno, avrò pur sempre Sarah e il bambino. Sai, quando non hai nient'altro l'Arsenal ti riempie tutti i vuoti e così finisce che ti preoccupi quando perdi con gli Spurs, quando dovresti piuttosto preoccuparti di te stesso. (Paul)
  • Certo, tipico dell'Arsenal, ce ne servono due e ne fanno uno giusto per farci arrapare! (Paul) [dopo la prima rete dell'Arsenal al Liverpool]
  • All'inizio non ci piaceva, ci dava troppo da lavorare. Invece è stato bello, e se pensiamo di superare l'esame è merito suo, quindi dev'essere una brava insegnante! Ah sì, e Scott, che non è qui perché è a casa a guardarsi la partita, ha detto di dirle che lei è come George Graham: tutti qui la rispettiamo perché ci fa lavorare sodo e avere dei risultati! (Alunna di Sarah)[a Sarah, alla festa di fine anno scolastico]
  • Potrei mettermi a tifare per una squadra che non vince mai, l'Orient o una così. Almeno sai che cosa ti aspetta, non stai a farti infinocchiare da situazioni come queste. (Paul) [negli ultimi minuti di Liverpool-Arsenal, poco prima del gol decisivo di Michael Thomas]
  • Ti dispiacerebbe, per favore, per favore, per favore, per favore, andare all'istante a fare in culo?! Capiti nei peggiori sessanta secondi della mia vita, e non ho nessuna voglia di vederti! (Paul) [urlando, affacciato al balcone, alla persona che ha bussato al citofono durante i minuti finali di Liverpool-Arsenal, senza accorgersi che si tratta di Sarah]
  • Quando ripenso al 26 maggio 1989, non so spiegarmi esattamente cosa sia successo a entrambi. Be', a tutti e tre se contiamo la squadra. Però so una cosa, che il mio rapporto con l'Arsenal è cambiato, quella sera. È come se fossi saltato sulle spalle della squadra quella sera e questa mi avesse trasportato nella luce che si irradiava di colpo su tutti noi. In quel momento, in qualche modo mi sono sentito staccato dalla squadra. Oh sì, ci frequentiamo ancora e io continuo ad amarla e insieme a odiarla, ma ho la mia vita ora, i miei successi e i miei fallimenti non sono necessariamente legati ai suoi. E questa è una buona cosa, o almeno credo. (Paul)

Dialoghi

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Citazioni in ordine temporale.

  • Jo: L'ho già visto questo film: finisce che scopate sul tappeto.
    Sarah: Jo, ti prego. Se finiamo allungati lì sopra, giuro che te lo compro nuovo, il tappeto.
    Jo: Sì, certo.
    Sarah: Però...
    Jo: Lo sapevo! Lo sapevo!
    Sarah: No, i tappeti non c'entrano. È un insegnate di letteratura.
    Jo: Oh, Dio. Senti, non ricominciare. Metti per esempio un Antonio Banderas... ma chi vuoi che se ne freghi se ha letto Byron o no? Tesoro, qui stiamo parlando di bieche cavalcate selvagge.
    Sarah: Non mi dispiacerebbe anche un cervello... una volta tanto.
    Jo: Scusa tanto, prendo le misure: domattina come prima cosa vado al negozio di arredamento.
    Sarah: Certo, se scopiamo puoi foderarti la casa, di tappeti: i muri, i soffitti, il giardino...
  • Steve: Allora, com'è?
    Paul: È una di quelle che "se ti piace il calcio devi essere per forza un teppista". Che palle.
    Steve: Ha un bel culo?
    Paul: Ecco, bravo, e così confermi i suoi pregiudizi.
  • Sarah: A che cosa stai pensando?
    Paul: Uhm...niente, così.
    Sarah: 'Così' cosa?
    Paul: Pensavo a David Herbert Lawrence.
    Sarah: Sì? A che proposito?
    Paul: Be'... a... ai suoi libri.
    Sarah: E a che cosa dei suoi libri?
    Paul: Ecco...a qual è il più lungo.
    Sarah: E dunque..?
    Paul: Dunque, non me lo ricordo.
    Sarah: Beh, e secondo te quale potrebbe essere?
    Paul: Beh, è proprio questo il punto: non riesco a decidere.
    Sarah: Tra quali dei suoi romanzi?
    Paul: Uhm... be', L'amante di Lady Chatterley...
    Sarah: E...?
    Paul: E... Senti, non stavo pensando a David Herbert Lawrence.
    Sarah: La cosa mi sorprende...
    Paul: Pensavo all'Arsenal.
    Sarah: Sono sbalordita...
    Paul: Potremmo vincere il campionato quest'anno. Siamo primi a metà stagione, stiamo giocando alla grande, magari prenderemo una batosta o due, sì, lo so, però... Non te ne frega niente, eh?
    Sarah: No no, tutt'altro: m'importa, spero che vinca il campionato, lo spero davvero! È solo che... perché mi hai mentito?
    Paul: Per variare un po': mica posso parlare dell'Arsenal ogni momento?
  • [15 aprile 1989, giorno della Strage di Hillsborough]
    Sarah: È così stupido...così stupido...una partita di calcio... Dovevano saperlo che prima o poi sarebbe successo.
    Paul: Un pomeriggio nel settore Nord e sei già un'esperta.
    Sarah: È finita, allora.
    Paul: 'Finita' cosa?
    Sarah: Beh, ora non andrai più allo stadio.
    Paul: Certo che ci andrò.
    Sarah: Ma come puoi farlo?
    Paul: Perché... perché ci andranno tutti. Perché il campionato va avanti, rifaranno anche questa partita: quello che è successo non cambia niente.
    Sarah: Io non credo di capirti.
    Paul: No: lo so infatti. E non solo me, ma tutti quelli come me.
    Sarah: Dio, spero che gli altri non siano... così egoisti e schifosamente accentratori come te!
    Paul: Che cazzo ci trovi di egoista nel seguire una squadra di calcio!?
    Sarah: È tutto egoista, tutto quanto! Tutte quelle stupide storie di quando chiamavi i gatti di tua madre coi nomi di grandi giocatori, e di quando hai sfidato una bufera di neve per andarti a comprare un biglietto. Hai smesso di vedere tuo padre quando non hai avuto più bisogno che t'accompagnasse alla partita. E tutti dovremmo capire solo perché il calcio è il calcio! E quando pensiamo a Paul pensiamo all'Arsenal! Mi fa impazzire... L'ho odiato questo pomeriggio. E vuoi sapere perché? Perché se non ti fregasse niente dell'Arsenal, mi dici che cosa ti resterebbe...? Paghi cinque sterline per stare in piedi su una gittata di cemento da dove non vedi niente, dove non sei al sicuro e non puoi neanche lamentarti perché sarebbe come tradire i compagni, vorrebbe dire che non te ne frega abbastanza.
    Paul: Be', perlomeno a noi importa di qualcosa! Non stiamo solo a preoccuparci delle lezioni del giorno dopo o di quando salterà fuori una buona cattedra a Bournemouth. Forse un giorno importerà anche a te di qualcosa che non sia un compito!
    Sarah: Grazie...
    Paul: Mi dispiace... [cerca di tendere una mano a Sarah che però va via di casa scocciata]
  • [In un ristorante indiano]
    Paul: No no, è arrivato il momento giusto per me. Mi stavo un po' rompendo del pub, del pallone e di passare un sacco di tempo a giocare a Subbuteo. È ora di andare avanti: avere un bambino è una splendida idea!
    Sarah: Non è stata proprio un'idea.
    Paul: Be', no... ma è lo stesso: è perfetto! Insomma, non è solo per il fatto del bambino, capisci? Sei anche tu, sì: stiamo bene insieme.
    Sarah: Pensavo di essere "Miss La Spocchia".
    Paul: No, no: mi sbagliavo, ci ho riflettuto. Sei una George Graham: l'allenatore dell'Arsenal...
    Sarah: E questo è positivo, giusto?
    Paul: È fantastico! Tu... sei attenta... e ordinata e metodica, perciò tra noi funziona. Io ho bisogno di una così, e tu di uno come me, il tuo opposto: facciamo una bella squadra, una squadra di club.
    Sarah: Paul, stai dicendo un mucchio di sciocchezze.
    Paul: No, non sono sciocchezze, è la verità. È tutto regolare: moglie e figlio, mi va benissimo.
    Sarah: Ho detto forse che dobbiamo sposarci?
    Paul: Beh, vogliamo fare tutto come si deve, no? Che ne dici di Liam? Certo, se è un maschio, sì. È il nome del più grande giocatore dell'Arsenal[1], però è un bel nome, no? E sarà meglio che io accetti quel posto.
    Sarah: Quale posto?
    Paul: Ted mi ha chiesto se volevo il posto di vicepreside e gli ho detto di no, ma a questo punto è la cosa migliore. Serviranno più soldi, ci vorrà una casa, o almeno un posto, un posto un po' più grande.
    Sarah: Paul...
    Paul: Ted sarà contento. Ah, "Liam", splendido!
    Sarah: Paul, scusa...
    Paul: Potremmo abitare vicino allo stadio! Costa meno: nessuno vuole uno stadio davanti a casa, a parte me. Figurati, io pagherei un extra! Ma questo all'agenzia non lo diciamo, eh? Mutuo, moglie, figlio! Forte!
    Sarah: Paul, non c'è niente di reale in tutto questo, ti comporti come un bambino. Gesù, sono stata messa incinta da un dodicenne! [in quel momento, Paul, avvicinandolo a una candela, fa prendere fuoco al tovagliolo]
    [...]
    Paul: Scusa, dicevi?
    Sarah: Che ti comporti esattamente come un dodicenne.
  • Paul: Avrei cambiato idea su quel posto da vicepreside, se non è tardi.
    Ted: No, no. È magnifico, sono molto contento! Ho avuto un paio di richieste di altri docenti, ma sarò felice di aggiungere il tuo nome.
    Paul: Grazie.
    Ted: C'è qualche particolare ragione che ti ha fatto cambiare idea?
    Paul: Ehm...sì, in effetti c'è. Ehm... ecco, la signorina Hughes è incinta. Sarah Hughes, di Storia.
    Ted: Sì sì, certo... ehm.... Comunque io non... ehm... Cioè, lei... In che modo la cosa ti riguarda?
    Paul: Oh scusa, ho omesso un dettaglio: io sono il padre. Eh sì, scusa, avrei dovuto dirtelo subito... già... ehm... Ad ogni modo, noi avremo un bambino.
    Ted: Ma lei non mi ha detto niente.
    Paul: Te lo dico io ora.
    Ted: Scusa ma non riesco a condividere la tua gioia, al momento. Sarah è qui da neanche cinque minuti, e un membro del corpo docenti ha già bussato alla porta? Insomma!
    Paul: No, aspetta, aspetta: è tutto a posto! Cioè... cioè, intendo sposarla e tutto, non metteremo in imbarazzo la scuola.
    Ted: Avete già messo in imbarazzo la scuola! Mi dici come diavolo facciamo a parlare ai ragazzi di... di responsabilità, di contraccezione, di... di tutto il resto quando gli stessi docenti sono... Non ho davvero parole!
    Paul: Pensavo ti facesse piacere.
    Ted: Che cosa, scusa? La relazione clandestina?! La gravidanza accidentale?!
    Paul: Sì...Cioè no, magari non questo: la mia domanda per quel posto è una buona notizia.
    Ted: Ma ti sei completamente bevuto il cervello?!
  • [13 maggio 1989, durante l'intervallo di Arsenal-Derby County]
    Paul: È il giorno più brutto della mia vita! Diciotto fottutissimi anni e li vanno a buttare via alla penultima giornata...
    Steve: Andiamo Paul, siamo solo a metà partita! Siamo sotto solo di un gol.
    Paul: Non ha importanza! Se la sono mangiata. Lo sapevo, che t'ho detto?! Razza di bastardi!
  • [13 maggio 1989, dopo la sconfitta dell'Arsenal con il Derby County]
    Sarah: Mi dispiace tanto!
    Paul: Ah, grazie!
    Sarah: Come ti senti?
    Paul: Male! Non me l'aspettavo, capisci? Non oggi almeno.
    Sarah: Prima o poi dovevano dirtelo.
    Paul: Dirmi cosa?
    Sarah: Scusa Paul, di che cosa stiamo parlando?
    Paul: Be', io lo so di che cosa sto parlando, tu di che stai parlando?
    Sarah: Del posto!
    Paul: Del posto?! E io sarei incazzato nero per uno stupidissimo cesso di colloquio? Abbiamo perso in casa col Derby oggi, perso.
    Sarah: Dio, Paul! Quand'è che deciderai di svegliarti?
    Paul: Quand'è che mi sveglio?! Sono anche troppo sveglio. Vorrei non esserlo, vorrei dormire per le prossime dieci stagioni.
    Sarah: Stagioni? Sono stufa di sentir parlare di queste stramaledette stagioni, nella vita reale si chiamano anni, Paul, sai? Da gennaio a dicembre!
    Paul: Non per tutti è così!
    Sarah: Sì, è per tutti così, perfino per te!
    Paul: Sai che significa per me? Sai quanto avevo aspettato questo momento?
    Sarah: Sì, sì, credo di saperlo. Diciotto anni.
    Paul: Sì, diciotto anni! Diciotto fottutissimi anni! È una vita che aspetto che l'Arsenal vinca il campionato, una vita. Ho pensato a quello stupido posto di vicepreside per due settimane e pensi che possa fregarmene di più?
    Sarah: No! No, no, no! So che ti interessa molto di più se una squadra segna più di un'altra squadra durante una partita di calcio... E pensavi che fossi venuta a consolarti per questo?
    Paul: Per un attimo l'ho pensato, sì. Ti ho attribuito un po' di immaginazione, ho pensato che potessi capire come mi sentivo.
    Sarah: È solo un gioco, Paul!
    Paul [urlando]: Non mi dire così! Per favore, è la cosa peggiore! La più stupida che uno potrebbe dire! Perché mi sembra evidente che non sia solo un gioco. Sì, insomma, se lo fosse pensi forse che me ne fregherebbe così tanto? Eh? Diciotto anni! Dico, diciotto anni! Tu lo sai che cos'è che desideravi diciotto anni fa? Oppure dieci? O cinque? Fare la vicepreside in una scuola della zona nord di Londra? Ne dubito. Non avrai desiderato qualcosa tanto a lungo. E se l'avessi fatto, se avessi passato tre mesi a pensare che... finalmente, finalmente stavi per ottenerla e quando pensavi di avercela ecco che ti viene portata via... insomma non importa che cos'è, una macchina, un lavoro, un Oscar, il bambino... allora capiresti come mi sento stasera. Ma non è così: tu non capisci, quindi...
    Sarah: Quindi cosa? Quindi, "Vaffanculo", "Va' a casa", "Lasciami in pace"?
    Paul: Quello che ti pare!
    Sarah: Sai una cosa, Paul? Non ho alcun sogno che duri da diciotto anni, perché ero una bambina diciotto anni fa. E se volessi ancora le stesse cose penserei che c'è qualcosa che non va, perché io non voglio sposare David Cassidy, non voglio avere le tette grosse, non voglio far bene agli esami di ammissione. Ho smesso di preoccuparmi di queste cose, forse dovresti provarci anche tu.
    Paul: E così si è persa una parte di te, perché tutti dovrebbero continuare a volere una cosa che hanno sempre voluto.
    Sarah: Non so cosa mi ero immaginata fino ad ora.
    Paul: Che vuoi dire?
    Sarah: Be', continuiamo entrambi a far finta che tra noi sia possibile, e non è così, giusto? Sì, la moglie, il figlio, e "Uh lallà, che bella la vita!": chiuso, fine dei giochi. Non è così? È sufficiente una partita che va storta ed ecco che tutto precipita nel nulla! Ora siamo tornati a "La vita è una merda, che senso ha?".
    Paul: Senti, dove vuoi arrivare?
    Sarah: Non penso che lo stato di salute dell'Arsenal sia una base per mettere su famiglia, non credi anche tu?
    Paul: No. Non questa stagione.
  • [26 maggio 1989, giorno di Liverpool-Arsenal]
    Sarah: Ciao.
    Paul: Ciao.
    Sarah: Vai a vedere la grande partita?
    Paul: Eh...
    Sarah: Volevo solo augurarti in bocca al lupo, tutto qui.
    Paul: Grazie.
    Sarah: I ragazzi di quarta hanno cercato di spiegarmi com'è che funziona: dovete vincere due a zero, è giusto?
    Paul: Sì.
    Sarah: Be', è sempre possibile, no?
    Alunna di Paul: Non avete speranze stasera!
    Paul: Chiudi il becco!
    Sarah: È vero che hai rassegnato le dimissioni?
    Paul: Be' sì, mi servono più soldi, per il bambino.
    Sarah: Avremmo potuto farcela, tra tutti e due.
    Paul: Sarebbe un po' imbarazzante per te lavorare dove lavora il padre dodicenne di tuo figlio.
    Sarah: Sì, può darsi. Be'... allora penserò a te stasera.
    Paul: La guardi?
    Sarah: Non ne sono sicura: una delle mie allieve di quinta dà una festa per la fine della scuola, e ha invitato anche me, con mia grande sorpresa. Ma ci proverò.
    Paul: Non è importante, è solo uno stupido gioco. No?
  • [alla fine del primo tempo di Liverpool-Arsenal, sullo 0-0]
    Paul: Voglio sentire cosa dicono.
    Steve: Stiamo giocando bene, però.
    Paul: E a che serve giocare bene!? Tanto varrebbe essere sotto di otto reti!
    Steve: Non credo che tu dica sul serio Paul, vero? Se devi vincere due a zero, è meglio se stai zero a zero alla fine del primo tempo, anziché trovarti sotto di otto gol: segui il mio ragionamento?
    Paul: Tu vivi ancora sulla luna, coccobello! Ritorna nel mondo reale!
    Steve: Nel mondo reale siamo zero a zero dopo il primo tempo!
    Paul: È come otto a zero...

Altri progetti

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  1. Riferimento a Liam Brady.