Georg Kerschensteiner

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Georg Kerschensteiner (1854 – 1932), pedagogista ed educatore tedesco.

  • È meglio per il carro della scuola procedere sulle antiche sicure rotaie, che non inerpicarsi, per una completamente erronea interpretazione dell'idea della scuola del lavoro, su per strade rischiose che mandino tutto il carro in malora. (da Avvertenza alla sesta edizione di "Il concetto della scuola del lavoro", Monaco, Pasqua del 1925)
  • Le idee allora soltanto diventano realtà vivente quando, medidate veramente a fondo, in forme concrete e adatte alle condizioni dei tempi, sono in grado di dimostrare alla prova pratica la loro capacità di attuazione. (da Avvertenza alla prima edizione di "Il concetto della scuola del lavoro", Monaco, dicembre 1911)

Il concetto della scuola del lavoro[modifica]

Incipit[modifica]

La scuola pubblica, sulla fine del secolo XVIII e nel corso del XIX, è diventata in Germania uno strumento dell'amministrazione statale per determinati fini dello Stato.
La Germania medievale non conosceva un pubblico organismo educativo dello Stato. Questo lasciava ad altre associazioni la cultura dello sviluppo spirituale. Ora invece esso introduceva l'obbligo scolastico, almeno per la scuola popolare, e dava perciò un'espressione legale alla determinazione del fine statale di questa.

Citazioni[modifica]

  • La vita dell'uomo si svolge in un succedersi di fini. Certo, anche nell'adulto si dànno ancora ore di un'attività che è libera da ogni fine consapevolmente posto; ma esse costituiscono solo delle pause del moto indefesso del congegno della nostra natura spirituale teologicamente ordinata. Ogni fine, che noi ci poniamo, ha la tendenza a spingere verso la sua attuazione. (p. 9)
  • Quanto più alto è il valore d'un fine nella nostra coscienza, con tanto maggior energia noi ci sforziamo di tradurlo in realtà. (p. 9-10)
  • Appena tutti gli uomini ricerchino il più alto fine soltanto in un bene che è indipendente da tutte le condizioni esterne, da ogni lavoro comune, da ogni scambio comunque ordinato, viene a mancare anche la possibilità ch'essi raggiungano mai codesto fine. (p. 10)
  • Una universale permanente volontà, che ciascuno viva di sé solo e per sé solo, è impensabile, poiché l'esperienza ben presto dimostrerebbe la sua incapacità di raggiungere il fine. (p. 11)
  • Dall'esigenza che il supremo bene sia un fine universalmente riconosciuto consegue senz'altro che nel lavoro per il fine universale ciascuno deve anche trovare il suo proprio soddisfacimento e ciascuno deve ubbidire alle massime mediante le quali si attende che il fine universale sia raggiunto. (p. 12)
  • Ogni fine relativo all'individuo in tanto è giustificato in quanto può esser voluto come parte del fine universale. (p. 12)
  • La migliore educazione è quella che rende sempre più inutile l'educatore stesso. (p. 15)
  • Gaudig cerca il fine concreto nell'«idealità del proprio io». Ma anche con ciò non è ancora dato un contenuto. Di ciò ha coscienza Gaudig. Nella rivista Pädagogische Psychologie egli cerca di fissare questo contenuto. Ma ciò ch'egli quivi descrive è soltanto l'«uomo perfetto», non la «specifica» e sempre «imperfetta» personalità. Tuttavia, quando si pone come fine l'educazione alla personalità, che molto esattamente è designata come «idealità dell' io», dev'esser ben chiaro che questo «io ideale», concepito come l'uomo perfetto sotto ogni riguardo, non può essere un fine universale. (p. 16)
  • Gaudig ha combattuto l'esigenza di una sistematica educazione manuale degli alunni della scuola popolare proprio col singolare motivo che il maggior numero delle future professioni dei nostri fanciulli del popolo non abbisognano di uno svolgimento sistematico delle abilità manuali, e che le professioni che trarrebbero vantaggio da una tale sistematica cura possono trarsi d'impaccio anche senza una così vastavpreparazione scolastica. (p. 60)
  • [Gaudig] Egli non ha affatto veduto il valore formativo assolutamente preponderante del lavoro manuale tecnico-costruttivo allo scopo di preparare all'autoesame e alla oggettività. (p. 60)
  • Ad Aloys Fischer non è certo ignoto l'inguaribile dilettantismo cui proprio gli apostoli della spontanietà dan libero corso nelle loro scuole popolari sperimentali, con disprezzo completo dell'autoesame e dell'atteggiamento oggettivo. (p. 60-61)
  • Aloys Fischer, nella sua psicologia del lavoro, ha pienamente ragione allorché indica come autoattività quella forma di attività che
    a) trae la sua origine dal libero io,
    b) è un'espressione dello stesso io, e
    c) reagisce con efficacia formativa sullo stesso io. (p. 61)
  • Natorp cerca nel lavoro e nella comunità del lavoro il nòcciolo e il punto centrale della formazine morale, dal momento che, com'egli afferma la prima virtù della vita sociale, la giustizia, s'impara soltanto colla diretta partecipazione alla comunità stessa. (p. 70-71)
  • Il senso della scuola del lavoro è questo: cavar fuori, con un minimo di materiale di sapere, un massimo di abilità, di attitudini e di gusto del lavoro al servizio della coscienza civile. (p. 107)

[Georg Kerschensteiner, Il concetto della scuola del lavoro, traduzione di Giovanni Calò e Laura Calò Puccinelli, introduzione di Giovanni Calò, Casa Editrice Marzocco, Firenze 1959]

Citazioni su Georg Kerschensteiner[modifica]

  • Il concetto della scuola di lavoro non è che un aspetto del suo pensiero e non si comprende nella sua vera essenza e fisionomia, e in tutte le sue conseguenze, se non lo si coglie nella viva articolazione di tutta la dottrina etico-pedagogica del Kerschensteiner, anzi della visione ch'egli ha conquistata del fatto stesso della cultura in generale, cioè in ultima analisi, della vita dello spirito. (Giovanni Calò)
  • Il Kerschensteiner merita di vivere durabilmente tra le poche figure veramente rappresentative di questa fase critica, e ricca di germi, dell'educazione contemporanea. (Giovanni Calò)
  • L'istruzione professionale dovrebbe, secondo lui, rifiutare nettamente il dominio assoluto del principio dell'utile ed il mestiere dovrebe essere invece considerato come mezzo di formazione interiore dell'allievo o di autosviluppo della personalità. (Sergei Hessen)
  • La scuola elementare di Dewey e la scuola professionale di Cherschensteiner sono l'antecedente immediato del risorgere, nella pedagogia contemporanea, dell'ideale umanistico dell'istruzione. (Sergei Hessen)
  • Sappiamo che l'attuale meccanizzazione del lavoro provoca spesso la sua qualificazione, ben sentita da Kerschensteiner, creatore appunto della teoria della sintesi tra l'istruzione generale e quella professionale, quale ombra che andava sempre più oscurando la sua concezione pedagogica. (Sergei Hessen)

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