George A. Romero

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George A. Romero nel 2009

George Andrew Romero (1940 – 2017), regista, sceneggiatore, montatore, attore e direttore della fotografia statunitense naturalizzato canadese.

Citazioni[modifica]

  • In una società consumistica noi, come loro (i morti viventi), finiamo per comportarci in modo simile, come fossimo eterodiretti all'acquisto di cose e merci, senza controllo. (citato in Nocturno n. 111, novembre 2011, p. 67)

Da Intervista a George A. Romero: il leggendario maestro dell'horror

Wuz.it, 17 luglio 2006.

  • All'inizio la mia motivazione era semplicemente commerciale: pensavo fosse più facile far distribuire il mio film, insomma volevo che il maggior numero possibile di persone andasse a vedere il mio prodotto. Poi ho resistito per dieci anni, ma gli altri film che ho fatto in quel periodo non hanno avuto un grande successo e così sono ritornato agli zombi. Il loro successo nasce dall'aver avuto questa idea per primo, idea nata assolutamente per caso.
  • Io dico sempre che anche i miei zombi sono un po' commedia. L'ho detto anche a Dario, ma lui finisce col togliere sempre l'elemento di humour!
  • Molti dicono che i miei film ricordano quelli di Hitchcock ma io non credo, soprattutto so di non aver mai rubato nulla da lui. Penso di avere invece come miei maggiori riferimenti Orson Welles o Michael Powell. [...] Faccio piccole parti nei miei film perché mi diverto, in fondo mi sento un po' un attore frustrato. Da qualche tempo però non entro più in scena, perché è assolutamente troppo faticoso.
  • Sono cresciuto con Fellini, con film come Ladri di biciclette o Boccaccio '70, penso che Antonioni sia un regista fantastico...
  • Negli Usa adesso è difficile vendere delle idee, i produttori e gli Studios non le capiscono. Vogliono fare quello che pensano che il pubblico desideri e forse hanno anche ragione... Per un po' hanno fatto grandi film horror spettacolari come Dracula di Coppola o Frankenstein, ma non hanno avuto un ottimo successo. Poi hanno pensato di fare dei piccoli film, come ad esempio Blair Witch Project un film fatto anche bene che è costato pochissimo. Il problema è che poi bisogna farlo vedere ed è costato tanto distribuirlo. Quello che costa davvero è infatti vendere i film alla distribuzione. E poi, ad esempio, mio figlio che ha 15 anni vuole vedere quello di cui parlano i suoi amici, non vuole sperimentare e non va a vedere di certo quello che gli dico io. Tutti dicono: andiamo a vedere Io robot, e lui ci va!

Noirfest.com, 12 dicembre 2007.

  • Non so se possiedo uno stile mio, ma so che sono cresciuto rubando a destra e a manca: Welles, Hitchcock, Michael Powell... Quando ho cominciato era tutto molto costoso, non si poteva "andare per tentativi" con una videocamera. Sono ancora alla ricerca di uno stile ma credo ormai di sapere dove piazzare la macchina da presa!
  • [Sugli zombie] Nella mia testa non sono una metafora. O piuttosto, potrebbero essere un uragano, sono una catastrofe naturale; rappresentano la rivoluzione, ma la rivoluzione potrebbe essere un tornado. Gli Zombi sono una scelta ironica. Ho detto che gli Zombi siamo noi e che troppi di noi vanno in giro come morti viventi, ma in realtà questo è uno scherzo per pochi eletti. Fin dall'inizio ho voluto farne un fenomeno straordinario e mostrare che la gente non cambia per adattarsi. Ma la maggior parte delle mie storie sono storie umane o, se sono storie politiche, sono istantanee dell’epoca in cui sono stati girati i film.
  • In Zombi il consumismo è al centro del film, mentre ne Il giorno degli zombi ho voluto sottolineare come ormai non si abbia più fiducia in nessuno. Voglio, però, separare la vera politica dalla critica sociale e penso che La terra dei morti viventi sia l'unico dei miei film che fa riferimento alla politica dell'attuale governo.
  • Witch è l'unico dei miei film di cui vorrei girare il remake. L'idea mi piaceva molto, ma il finanziamento era insufficiente, all'ultimo momento abbiamo perso molto del denaro che ci era stato promesso e sono rimasto insoddisfatto del risultato. Il film racconta la storia di una donna che viene esautorata dagli amici e dal marito e che è incapace di agire autonomamente finché non scopre o comincia a credere che l'esercizio della stregoneria l'ha liberata. Naturalmente sono tutte balle, per lei è solo un'ancora di salvezza. Oggi ne farei una donna con molto più potere nella vita, ma rimarrebbe pur sempre un individuo la cui personalità è stata annullata. Tuttavia oggi, per un uomo, è molto più difficile scrivere sulle donne perché sono tutti molto più sensibilizzati al problema.
  • A Dario riconosco il merito di avere rilanciato la mia carriera con Zombi. Dopo La notte dei morti viventi mi ero opposto in modo irremovibile all'idea di girare un altro film di Zombi.
  • [Su Dario Argento] Penso che sia uno dei giganti del cinema e che alcune delle cose che ha fatto siano dei capolavori: Suspiria, ma anche i film precedenti sono fantastici. Abbiamo perfino girato un film insieme ma purtroppo non ci siamo mai trovati sullo stesso set. Decisamente è uno dei grandi maestri.

Thewalkingdeadita.altervista.org, 2013.

  • Mi hanno chiesto di fare un paio di episodi di The Walking Dead ma non volevo farne parte. Di base è solo una soap opera con un po' di zombie. Di solito ho sempre usato gli zombie come personaggi per fare satira o criticare la politica e trovo che in questo show manchi tutto questo.
  • Non ho idea del perché siano diventati così importanti. Gli zombie sono diventati una fonte di affari elevatissima, un meccanismo economico – e ciò non può essere fermato. Sono fichi. Come dicono, sono una moda.
  • Gli umani de "l'alba dei morti viventi" hanno tutto ciò di cui c'è bisogno ma finiscono per rimanere fermi, proprio come gli zombie. È come se fossero morti. Sono anche più che morti. Gli zombie almeno sono sempre impegnati a girare e cercare persone da mangiare.
  • Un vampiro non morderebbe mai uno zombie perché sono morti. E non sono stupidi. Un vampiro potrebbe essere morso per sbaglio da uno zombie, comunque sia c'è una cosa che nessuno sembra capire, non è il morso che trasforma. Nella mia mitologia chi muore diventa zombie. Quindi anche se un vampiro ricevesse un paletto nel cuore, risorgerebbe. L'importante è che il cervello rimanga intatto. Ovvio.
  • Anche uno scrittore dell'orrore ha un cuore da bambino, che cerca ancora di capire cosa lo spaventa, cosa c'è sotto al letto.

Da Il fumetto come vera arte. Intervista a George A. Romero

Fumettologica.it, 12 aprile 2016.

  • [Su Walking Dead] Ho amato molto il fumetto, il suo modo di sfruttare gli zombi per parlare delle persone e del meccanismo sociale che s'innescherebbe durante una catastrofe. Ho apprezzato molto anche la prima stagione della serie tv, ma poco dopo hanno iniziato a mungere la vacca il più possibile, tanto che ora il telefilm è diventato una telenovela.
  • Riguardo all'Alba dei morti viventi posso dire che ho apprezzato forse i primi quindici minuti, ma per il resto non capisco perché lo abbia girato. E poi, se me lo state chiedendo, no, gli zombi non possono correre!
  • I film sui fumetti possono essere divertenti, ma la maggior parte di essi non si possono girare se non si hanno a disposizione tanti effetti speciali, e questo non è il tipo di cinema che mi piace fare.

Da Intervista esclusiva a George A. Romero

Taxidrivers.it, 21 aprile 2016.

  • [Su La notte dei morti viventi] Ciò che io volevo era che ci fosse qualcosa di incredibile che accadesse nel mondo mentre, all'interno di una casa, ci sono delle persone che si rinchiudono e che l'attenzione fosse su di loro, sulle loro interazioni. Che queste persone continuino a comportarsi come se nulla fosse, mentre intorno a loro il mondo sta cambiando, ma essi non lo capiscono. Questo era ciò che volevo fare.
  • [Sulla morte] Per me non è mai stata qualcosa di spaventoso o a cui bisognava prestare troppa attenzione: è qualcosa che prima o poi colpirà tutti e non sappiamo come sarà. Si può avere una piccola speranza anche senza il supporto della religione.

Da George Romero, l'ultima intervista al maestro dell'horror

Kikapress.com, 17 luglio 2017.

  • Nel mio mondo tutti diventiamo zombie, ma siamo sempre noi. Penso a loro come una forza esterna. Sono un gruppo rivoluzionario. Vedono le cose in modo diverso. Ho cercato di limitarmi, ma credo rappresentino gli afgani, gli iracheni. [...] È ovvio. Chi può biasimare queste persone perché non gli andiamo a genio? E poi pensateci: se c'è gente così incazzata con noi occidentali una ragione ci sarà, no?
  • Io ho sempre simpatizzato per gli zombies, hanno un che di rivoluzionario. Rappresentano il popolo solitamente senza idee autonome che a un certo punto stanco dei soprusi si ribella. Eravamo noi nel '68. E ora siamo morti, no? I nostri ideali sono morti, io sono uno zombie.
  • Non ho mica una casa a Malibu da mantenere come molti miei colleghi. Vivo a Pittsburgh. Diciamo che sono un'allegoria, la stessa dei miei film, la vecchia societa' mangiata e distrutta da quella nuova.

Da I morti viventi e la misura del presente

Intervista di Donatello Fumarola e Alberto Momo, 2013, riportato in Operavivamagazine.org, 20 luglio 2017.

  • Originariamente, quando ho fatto il primo film, La notte dei morti viventi, non li pensavo come zombie, e pensavo che sarebbe stato solo un film, non pensavo sarei andato avanti così a lungo. Per cui non avevo regole, non pensavo affatto al futuro. Non li pensavo in quanto zombies, perché gli zombie erano questi ragazzi nei Caraibi, sai il Vodoo... ovviamente. Volevo solo una qualche tragedia che, con il mondo che stava cambiando… le persone continuano semplicemente a fare quello che li riguarda, argomentando che quelle cose non li riguardano... anche se accadono cose enormi… E questo è quello che gli zombie rappresentano per me, rappresentano cambiamenti incredibili, cambiamenti potenzialmente tragici nel mondo. Gli esseri umani continuano semplicemente a pensarla nella stessa maniera, non cambiano per aggiustare il tiro. Per cui le mie storie riguardano davvero le persone, come reagiscono o come non reagiscono, o come reagiscono stupidamente, che è la cosa che mi interessa, per questo non faccio mai un film dove gli zombie sopraffanno del tutto gli uomini, perché un film di zombie non è divertente senza persone stupide!
  • Le persone si fanno incantare dal voler far parte della Storia attraverso una loro testimonianza. Se c'è un grande incendio a Manhattan, chiunque esce di casa e va lì a filmare per mandare poi le immagini alla CNN! Lo fanno in tanti!
  • Non ho mai paura in un film! Non ho mai avuto paura dei mostri dei film, nemmeno quando ero un bambino. L’unica volta che mi sono spaventato è stata una delle prime volte che sono andato al cinema da solo, forse avevo dodici anni... era La cosa da un altro mondo di Christian Nyby. Quella è stata l'unica volta. Quello che mi spaventa è la realtà!
  • Non ho una vera opinione sui videogiochi. Penso che danneggi gli zombie. Sono sempre stato nel mio angolino, lavorando sempre con gli zombie per fare questi piccoli film «teorici». Ora i videogiochi hanno popolarizzato gli zombie.
  • Ci sono un paio di dozzine di videogiochi di zombies che sono molto popolari, tra i più venduti, e ce ne sono sempre più, ne viene fuori uno al mese! Penso che sia questo che ha reso così popolari gli zombie... e forse Michael Jackson! Ma quello che succede ora, ora che gli zombi sono diventati così popolari, ora che tutti sanno cosa sono, è che li si prende come qualcosa di divertente.

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]