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Guerra civile in Etiopia

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Un carro armato T-62 ad Addis Abeba nel 1991

Citazioni sulla guerra civile in Etiopia.

Citazioni

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  • Con l'aiuto di Mosca, Menghistu costruì il più potente esercito africano a sud del Sahara. Contava quattrocentomila soldati, possedeva razzi e armi chimiche. Contro di loro combattevano i partigiani dei monti settentrionali (Eritrea, Tigré) e del sud (Oromo) che, appunto nell'estate del '91, respinsero gli eserciti governativi fino ad Addis Abeba. Questi partigiani erano ragazzi scalzi, spesso bambini, laceri, affamati e male armati. Al loro arrivo gli europei cominciarono ad abbandonare la capitale, prevedendo una spaventosa carneficina. Accadde invece qualcosa di completamente diverso, qualcosa che potrebbe fornire la trama di un film insolito, intitolato Il crollo del grande esercito. Alla notizia che il suo capo si era dato alla fuga, quel potente esercito armato fino ai denti si sfaldò nel giro di poche ore. (Ryszard Kapuściński)
  • Hailè Selassiè ha sicuramente commesso molti errori durante il suo lunghissimo regno, prima fra tutti quello di essere stato sempre in bilico tra riforma e conservazione, senza mai operare una scelta risolutiva. Ma la rivoluzione che lo ha travolto nel nome della libertà e del progresso, si è rivelata cento volte più infausta del suo regime; ha causato all'Etiopia danni irreparabili; l'ha sprofondata in quella guerra civile che Hailè Selassiè aveva sempre cercato di scongiurare; ha accelerato, anziché bloccare, il processo di disintegrazione del paese. (Angelo Del Boca)
  • Nell'incertezza e nella confusione che tuttora circondano gli avvenimenti d'Etiopia un solo dato di fatto risulta indiscutibile: che il ritmo della lotta politica continua ad essere scandito da sussulti violenti e da stragi efferate. (Ferdinando Vegas)
  • Tra il 1974 e il 1991 l'Etiopia conobbe il suo periodo più infausto, tanto da far impallidire le sanguinose scorrerie di Gragne, detto il Mancino, e la stessa brutale aggressione dell'Italia fascista. Il colpo di Stato, operato dai militari del Derg, che avrebbe dovuto far crollare l'antico impero di Hailè Selassié, giudicato troppo lento nel realizzare le necessarie riforme, in realtà non generava affatto libertà e democrazia, ma soltanto un nuovo ordine contrassegnato dalle peggiori brutalità e da una guerra civile che avrebbe spento intere generazioni. (Angelo Del Boca)
Teschi delle vittime del terrore rosso etiope
  • Alcuni potrebbero dichiarare che questo periodo rivoluzionario è caratterizzato dal terrore, dall'anarchia e dallo spargimento di sangue dilaganti. Sono proprio questi i responsabili del terrore, dell'anarchia e dello spargimento di sangue. Al contrario, tutti coloro che hanno fatto sacrifici per difendere la loro unità storica e che stanno lottando per il socialismo e la democrazia, ricordano gli ultimi cinque anni di rivoluzione con gioia.
  • Il cosidetto genocidio è stato solo una giusta guerra in difesa della rivoluzione, di un sistema del quale hanno beneficato tutti.
  • Il paese era nel caos. Una classe sociale, quella legata al passato, quella dei privilegiati, attaccava i lavoratori, che volevano progresso. Milioni di persone venivano nella capitale e chiedevano: 'O ci difendete o ci date le armi per diffenderci da soli'. Era una battaglia. Io non ho fatto altro che combatterla.
  • Ho costruito uno degli eserciti più potenti dell'Africa, ho costruito uno dei partiti meglio organizzati del mondo, ho difeso con i denti l'integrità territoriale del mio paese, eppure tutto questo è stato vano.
  • Li combattemmo quando tentarono di smembrare lo Stato. Dovrei farmi perdonare per questo?
  • – A 75 km da Addis Abeba, la capitale dell'Etiopia, da 14 anni infuria una guerra terribilmente feroce. Si tratta di una battaglia di proporzioni catastrofiche. Il Paese è oppresso da una guerra dispendiosa che si può solo definire un ironico scherzo del destino. Entrambe le parti sono armate fino ai denti. Dal punto in cui mi trovo, vedo un enorme dispiego di uomini. Moltissime vittime da entrambe le parti. Le forze che avanzano si chiamano FRDPE e combattono da 14 anni nel tentativo di destituire il Presidente Menghistu Hailè Mariàm. Sono qui con uno dei capi dell'FRDPE. Tutte e due vi dichiarate marxisti-leninisti dal punto di vista ideologico?
    – Ma loro non sono socialisti veri!
    – Sta di fatto però che l'Unione Sovietica li appoggia.
    – Sono social imperialisti.
    – Qual è allora il vostro tipo di socialismo?
    – Siamo socialisti all'albanese.
    – Ci siete mai stati? Intendo in Albania.
    – No, io no.
    – Io sì. Io ci sono stata in Albania, ed è uno dei paesi più miserabili del mondo. Come potete prendere l'Albania come modello di socialismo?
    – Queste sono propaganda imperialista. Sappiamo che loro sono gli unici veri socialisti.
    – La guerra infuria ancora in questo piccolo paese a est dell'Africa. Le differenze ideologiche fra le fazioni in guerra, dunque, si riducono a chi sia il vero socialista.
  • Non possiamo dare la colpa soltanto alla giunta [il Derg]. Noi intellettuali dispersi che abbiamo fatto? Alla fine, l'abbiamo confusa noi la giunta. [...] Ogni volta che la giunta si muoveva a sinistra, noi ci ritiravamo di più a sinistra, per cui, alla fine, a forza di comportarci così, siamo stati tutti consumati dalle fiamme e abbiamo finito per esaurirci completamente.
  • Quei patrioti valorosi che hanno sconfitto i fascisti italiani e liberato l'Etiopia, sono stati catturati e giustiziati. Possiamo rimanere in silenzio? Dov'è l'eroe? Dov'è? Dove sono gli uomini veri? Dove sono? Dove sono? Chi vendicherà il sangue da loro versato? Dov'è l'eroe? Dov'è l'eroe?

Voci correlate

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