Guerra di secessione americana

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Battaglia di Chattanooga

Citazioni sulla guerra di secessione americana.

  • E se la terra volesse la guerra? Come si spiega il fatto che Ares sia anche un antico dio dell'agricoltura? E che a Marte sia assegnato un suo appezzamento, in campagna, fuori le mura della città? A chi si sforza di comprendere la furia della guerra di secessione americana, e anche la composta, paziente sopportazione di quella guerra, che andò avanti per quattro anni, arrivando a toccare la Florida e il Nuovo Messico (oltre diecimila distinti scontri armati in cui rimasero uccisi oltre seicentomila uomini e ragazzi), le motivazioni di solito elencate non paiono all'altezza di tanta carneficina. (James Hillman)
  • – Ecco, amici... se il Sud si batte, sono col Sud. Ma come mio padre spero che ci lascino in pace e che non ci sia la guerra.
    – Ma Ashley, ci hanno insultati!
    – Non dirai che non vuoi la guerra?
    – Quasi tutte le miserie del mondo sono causate dalle guerre. E quando le guerre sono finite nessuno sa più perché sono scoppiate.
    – Ma se non ti conoscessi potrei credere...
    – Su, basta, basta, signori. Mister Butler è stato nel Nord. Siete d'accordo con noi, Mister Butler?
    – È difficile vincere una guerra con le chiacchiere.
    – Che volete dire voi?
    – Voglio dire che non esiste una fabbrica di cannoni in tutto il Sud.
    – Ma che importanza può avere per un gentiluomo?
    – Temo che avrà molta importanza e per molti gentiluomini anche.
    – Volete insinuare che i nordisti ci batteranno?
    – Non dico questo. Dico soltanto che i nordisti sono meglio equipaggiati di noi. Hanno fabbriche, cantieri, miniere e una flotta per bloccare i porti ed farci morire di fame. Noi abbiamo solo cotone, schiavi e... arroganza. (Via col vento)
  • Gli anni a venire non sapranno mai la ribollente bolgia e il nero sfondo infernale di infinite scene e interni minori (non l'ufficiale cortesia, tutta di superficie, dei generali, non le poche battaglie famose) della Guerra di Secessione; ed è meglio che non lo sappiano – la guerra non entrerà mai nei libri. (Walt Whitman)
  • Guerra di Secessione? No, fatemela chiamare guerra dell'Unione. Seppure, comunque la si chiami, ci è ancora troppo vicina – troppo immensa, sì da oscurarci – i suoi rami ancora informi (ma certi) e protesi troppo lontano nel futuro – quelli più significativi e più poderosi ancora da nascere. Una grande letteratura dovrà tuttavia sorgere da quell'èra di quattro anni, quelle scene – un'èra in cui sono compressi secoli di passione nazionale, quadri di prima grandezza, tempeste di vita e di morte – una miniera inesauribile per le storie, il dramma, il romanzo e anche la filosofia dei popoli a venire – invero la vertebra della poesia e dell'arte (e anche del carattere personale) per tutta la futura America – di molto più grandiosa, a mio parere, se affidata a mani capaci, dall'assedio di Troia per Omero o delle guerre con la Francia per Shakspere. (Walt Whitman)
  • – Quale fu la causa della guerra di secessione?
    – A dire verità cause erano molte. A partire da ovvia divisione tra abolizionisti e antiabolizionisti e poi fattori economici sia domestici che internazionali...
    – Ehi, ehi...
    – Sì.
    – Dica "schiavitù" e basta. (I Simpson)
  • Tra molto tempo – per esempio tra diecimila anni – non c'è dubbio che la scoperta delle equazioni di Maxwell sarà giudicato l'evento più significativo del XIX secolo. La guerra civile americana apparirà insignificante e provinciale se paragonata a questo importante evento scientifico della medesima decade. (Richard Feynman)

Gilberto Oneto[modifica]

  • La guerra americana somiglia molto al processo risorgimentale che si stava concludendo quando in America si sparavano prime cannonate. In entrambi i casi si tratta di uno scontro impari fra la peggiore modernità e la Tradizione, fra le idee di unità e di libertà, fra il centralismo e le autonomie (in Italia rappresentate da indipendenze vecchie di secoli). È perciò piuttosto coerente che il neonato Regno d'Italia sia stato dalla parte dell'Unione e che lo Stato della Chiesa (solo Stato preunitario sopravissuto) sia invece stato uno dei pochi amici internazionali della Confederazione. A ulteriore suggello simbolico c'è la strampalata vicenda dell'offerta a Garibaldi di un comando unionista, che si è trasformata in una ridicola commedia di equivoci e ipocrisie [...]. Per contro — a sottolineare il parallelismo fra le due vicende storiche — un consistente numero di soldati napoletani, finiti prigionieri dei garibaldini, era stato mandato da Garibaldi a combattere a fianco dei sudisti con un altro dei suoi straordinari gesti di coerenza. Qualche italiano era partito per arruolarsi con i nordisti e pochissimi anche con i sudisti, nonostante il rigido blocco navale. Diversa è la situazione degli italiani e degli italo-americani residenti oltre oceano allo scoppio della guerra [...]. Non si hanno dati precisi sulla loro partecipazione ma dalle informazioni raccolte sono stati di più (sia in numeri assoluti che — soprattutto in percentuale) quelli che hanno combattuto in uniforme grigia, con percentuali superiori a quelle de molti altri gruppi etnici. Si trattava in maggioranza di piemontesi, lombardi e — principalmente — liguri residenti per la più parte in Louisiana. In molti si sono comportati piuttosto bene. Basterà citarne un paio che hanno notevole rilevanza simbolica: Giovanni Battista Garibaldi ha combattuto con il leggendario generale "Stonewall" Jackson nel 27º Virginia e ha avuto l'onore di essere sepolto vicino al generale Lee: un Garibaldi che la guerra l'ha fatta per davvero. Un altro cognome altisonante e imbarazzante per l'ortodossia risorgimentalista è quello di Giuseppe Bixio, fratello del ben più noto Nino, e a lui opposto per scelta di vita (era un padre gesuita) e di campo. È stato dalla parte dei sudisti come prima aveva aiutato gli indiani nella loro resistenza al genocidio. La sua è stata una storia di stravaganze, temerarietà, coraggio e dedizione alla Fede. Insomma in questa grande battaglia fra chi voleva l'unità e chi la libertà, dalla parte di Dixie c'erano anche un Garibaldi e un Bixio: sicuramente "buoni" per gli sconfitti ma quantomeno imbarazzanti per i vincitori sia nel vecchio che nel nuovo continente.
  • La vicenda degli afro-americani durante e dopo la guerra si è sviluppata in sintonia con l'ipocrisia dei vincitori. A Nord i progrom razzisti sono stati parecchio numerosi; nel Sud non c'è stata durante la guerra una sola rivolta di schiavi. A Nord i negri erano inquadrati in reparti a sé comandati da ufficiali bianchi; a Sud i numerosissimi soldati di colore combattevano a fianco dei bianchi. Il razzismo "ufficiale" sudista non trovava conferma nel comportamento della gente: è interessante ricordare che l'ultimo reparto sudista ad arrendersi — due mesi dopo Lee — era stata la brigata di cavalleria Cherockee di Stand Watie. Serve anche ricordare che tutte le sanguinose repressioni contro i pellerossa dei decenni successivi sono state opera di nordisti, quasi sempre reduci dalla guerra di secessione. Dopo la guerra i negri hanno ottenuto la formale liberazione (che avrebbero comunque ottenuto anche dai confederati) ma non hanno acquisito reale uguaglianza di diritti civili per un altro secolo. Strano dettaglio per un paese che aveva combattuto una guerra sanguinaria proprio per la loro emancipazione!
  • Quella di secessione è stata la prima guerra "moderna" in senso deteriore: si è preteso allora (e dopo) che fosse uno scontro fra il bene e il male, che tutti i "buoni" stessero da una parte e i "cattivi" dall'altra. Alla guerra è stata attribuita una connotazione "morale", di liberazione degli oppressi, esattamente come per tutto il Novecento si sono giustificate guerre con la scusa dell’imposizione di libertà, democrazia, e diritti civili, collocando tutti i "cattivi" — da Guglielmo I fino a Saddam Hussein — dalla parte da sbaragliare. In realtà le motivazioni della guerra americana sono ben altre: 1) c'era uno scontro fra due concezioni economiche, quella industrialista e protezionista del Nord e quella agraria e liberoscambista del Sud; 2) c'era lo scontro fra due concezioni politiche, quella accentratrice del Nord e quella conferderalista del Sud che attribuiva agli individui e agli Stati in cui si erano liberamente associati ogni capacità di scelta politica (compresa quella sullo schiavismo); 3) c'era infine uno scontro — non meno importante — fra due mentalità, quella puritana, integralista e cupa del Nord e quella più aperta, liberale e rilassata del Sud. [...] L'inserimento della questione abolizionista è stata una cinica trovata di Lincoln per risolvere una situazione politica e militare piuttosto critica. Prima della guerra Lincoln non era mai stato un convinto abolizionista, era anzi piuttosto indifferente alla vicenda. Il suo scopo era la difesa a oltranza dell'unità e il rafforzamento del potere federale a danno di quello degli Stati. [...] La trasformazione di una brutale guerra di difesa di interessi specifici e concreti in una crociata per la liberazione dei negri è il vero capolavoro del signor Lincoln e del potente macchinario mediatico che da allora ha sostenuto — e fatto passare — questa panzana "politicamente corretta".

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