Guido Clericetti

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Guido Clericetti (1939 – vivente), autore televisivo, disegnatore e scrittore italiano.

Citazioni di Guido Clericetti[modifica]

  • Non so perché ho sempre pensato che gli orologi svizzeri della Svizzera italiana siano un po' meno esatti.[1]

Dalla postfazione a Marcello Marchesi, Il malloppo

prefazione di Oreste Del Buono, Bompiani, Milano, 2013, pp. 79-85. ISBN 88-587-6275-4

  • Ecco perché di Marcello Marchesi, annegato quattordici anni fa nel bel mare di luglio, che ho frequentato da amico intimo per meno di dieci anni ma sul quale potrei scrivere per mesi, torno a dire che è stato imprevedibile fino alla fine, chiudendo il grande spettacolo per sé e per gli altri che è stata la sua vita secondo il suo stile: con un colpo di scena da sorprendere tutti, sia chi lo conosceva bene, sia chi pensava di sapere chi fosse, sia chi di lui s'era solo fatta un'idea dalla tivù, dalla radio, dai libri, dalle riviste, dalle battute del personaggio che sembrava essere. (p. 82)
  • Chi era Marcello Marchesi? Certo l'umorista più citato d'Italia magari senza essere nominato, le cui battute sono spesso diventate patrimonio popolare e i cui libri sono saccheggiati da tutti, dagli umoristi alle prime armi agli spiritosi da salotto, dalle stelle del cabaret agli autori radiotelevisivi più affermati, scrittori umoristici italiani di questo secolo di cui però sono proprio pochi a ricordarsi, quattordici anni dopo, forse perché, come diceva spesso, in Italia "umoristico" è un aggettivo squalificativo; ma è solo questione di tempo: altri suoi colleghi altrettanto illustri ma scomparsi prima di lui solo recentemente hanno avuto la loro riabilitazione, da Campanile a Longanesi, da Guareschi a Flaiano, mentre Manzoni e Mosca aspettano ancora. (pp. 82-83)
  • Ma soprattutto, per chi l'ha incontrato, Marcello Marchesi era un generoso: nessuno ha bussato alla sua porta, al suo portafoglio come alla sua genialità, alla sua esperienza come al suo tempo, senza ricevere gratuitamente. Dal grande al piccolo, dall'oscuro all'illustre, dal più squallido aspirante professionista al divo, chiunque l'abbia accostato gli deve qualcosa. Ma era anche un umile, che si abbatteva per l'ingiustizia di una critica malevola o faziosa o stupida, che si commuoveva per un riconoscimento ampiamente dovutogli, che si stupiva e commuoveva dell'amicizia di tanti che così naturalmente e continuamente gli nasceva intorno. (p. 84)

Da Un anno dopo

Postfazione a Marcello Marchesi, Diario futile di un signore di mezza età, Bompiani, Milano, 2014, pp. 142-149. ISBN 88-587-6833-7

  • Che capacità geniale era, la sua [di Marcello Marchesi], di avvertire nel suono delle parole l'eco di un significato più grande che è lì, sospeso nell'aria, e di rivelarcelo! (p. 144)
  • È un "metus reverentialis", la stima e insieme il sottile disagio che suscita in noi l'"altro" con cui dobbiamo collaborare per un'opera comune. Perché gli riconosciamo una sua identità con la quale la nostra dovrà intendersi, patteggiare e, talvolta, anche rinunciare a esprimersi compiutamente. (p. 144)
  • Nell'entusiastica e forse eccessiva rivalutazione della comicità di Totò in questi ultimi tempi, dovuta – credo – in gran parte anche alla martellante divulgazione che ne fa la tivù riproponendone spessissimo quei film, si disserta e disquisisce sempre della genialità del principe De Curtis, dimenticando che per lui lavoravano abili artigiani della risata – e qualcosa di più – del calibro appunto di Marchesi e Metz. Un milanese e un romano che, all'indubbia, istintiva originalità del grande clown napoletano, sapevano fornire sceneggiature di ferro, inattese situazioni adatte a scatenarne tutto l'estro, abili diversioni della storia per inserire e valorizzare le performances più classiche e i pezzi di repertorio più sicuri di anni di palcoscenico. (p. 148)

Note[modifica]

  1. Da Soprappensieri; citato in Pietro Chiara, Sale e tabacchi: appunti di varia umanità e di fortuite amenità scritti nottetempo, Mondadori, 1989. ISBN 88-04-32439-2

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