Gustav Hasford

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Gustav Hasford

Gustav Hasford (1947 – 1993), scrittore statunitense.

  • Se il nostro istinto omicida non è chiaro e forte esiteremo al momento della verità. Non uccideremo. Diverremo dei marine morti. E ci ritroveremo in un mare di m**da perché i marine non possono morire senza permesso; siamo proprietà del governo. (da The Short-Timers)

Nato per uccidere[modifica]

Incipit[modifica]

C'è bisogno di marines pochi ma in gamba.
La recluta dice di chiamarsi Leonard Pratt.
Il sergente Gerheim dà una guardata a quel burino secco secco e là per là lo soprannomina "Gomer Pyle", come quel marmittone della tivù americana.
Magari per fare lo spiritoso. Nessuno di noi ride.
È l'alba. Marines in divisa da fatica. Tre istruttori che gridano "IN RIGA! ALLINEATI! NON MUOVERSI! NON FIATARE!" Edifici in mattoni rossi. Salici ammantati di musco spagnolo. Lunghe file irregolari di civili sudaticci, riti in piedi su orme gialle dipinte sul piazzale di cemento.

Citazioni[modifica]

  • From the halls of Montezuma |To the shores of Tripoli, | We will fight our country's battles, | On land, anda air, and sea. | If the Army and the Navy | Ever gaze on heaven's scenes, | They will find the streets are guarded by | United States Marines...
    Dal Messico di Montezuma | alle spiagge tripoline, | pugneremo per la Patria, | sulla terra in cielo e in mar! | Se i fanti e i marinari | volgon gli occhi lassù al cielo | vedranno sugli spalti | i marines a guardia star! (p. 18)
  • Hey, Marine, have you heard? | Hey, Marine... | L. B. J. has passed the word. | Hey, Marine... | Say good-by to Dad and Mom. | Hey, Marine... | Youìre gonna die in Viet Nam. | Hey, Marine, yeah!
    Ehi, marine, hai sentito? | Hei, marine... | Lyndon Johnson ti chiama. | Hei, marine... | Di' addio a mamma e papà, | Hei, marine... | Morirai in Vietnam. | Hey, marine, ehilà! (p. 32-33)
  • Tengo il mio fucile a portat'arm, delicatamente, come fosse una reliqua, una bacchetta magica, un oggetto di ferro e argento, con la cassa in legno di tek, pallottole d'oro, percussore di cristallo, il mirino tempestato di gioielli. L'arma mi obedisce. Terrò stretta Vanessa, la mia carabina. L'abbraccerò. La terrò solo abbracciata per un po'. Me ne starò nascosto in questo sogno oscuro fintanto che potrò. (p. 40)
  • I marines, nuovi di zecca, del mio plotone scattano sull'attenti, in posizione orizzontale sulle brande, coi fucili sul present'arm.
    I marines attendono: cento giovani lupi mannari con il fucile in mano.
    Io guido il coro:
    Questo è il mio fucile. | Ce ne sono molti uguali, ma questo qui è mio... (p. 40)
  • Rafter Man le legge ad alta voce, quelle lettere. Riesce ancora a esserne commosso.
    Per me, sono come le scarpe per i morti, che non camminano. (p. 50)
  • Quasi ogni marine in Vietnam ha con sé uno speciale calendario, su cui contare i giorni della ferma: i soliti 365 più un 20 extra, per i marines. I marines di complemento son chiamati short timers, ovvero naja-corta. Certuni, questo calendario lo portano disegnato a pennarello sul giubbotto di pelle. Altri, sull'elmetto. C'è chi ce l'ha tatuato. Su alcuni calendari è raffigurato il cane Snoopy con il corpo scacchettato; su altri, c'è un elmetto sopra un paio di scarponi con sotto la scritta: The Short Timer. I disegni variano, ma il più popolare è quello della donna formosa – giovanissima – il cui corpo è suddiviso in tanti pezzi, come un puzzle. Ogni giorno, un altro tocco della sua deliziosa anatomia vien cancellatto – lasciando, s'intende, la fica per ultima. (p. 50-51)
  • In guerra, la prima vittima è la verità.[1] (p. 67)
  • La storia si scriverà col sangue e col ferro, ma si stampa con l'inchiostro. (p. 67)
  • L'articolo che scrivo sul serio è un capolavoro. Ci vuole del talento per convincere la gente che la guerra è una bella esperienza. Venghino! Venghino! Venite tutti in Vietnam, paradiso esotico, perla dell'Asia di Sud-Est! Vi incontrerete persone stimolanti, interessanti, favolosi esemplari di un'antica cultura... e li ammazzerete . Sii tu, ragazzo, il primo del tuo quartiere a laurearti killer. (p. 51)
  • Il mio corpo è ubbidiente. Io intendo mantenere il mio corpo nelle stesse eccellenti condizioni di quando me l'han dato in dotazione. (p. 103)
  • La tua reazione alla tua stessa morte non è altro che intensificata curiosità. (p. 106)
  • Tu guardi il fango secco che incrosta gli stivali del marine senza testa e e ti sconvolge che i suoi piedi somiglino tanto ai tuoi. (p. 106)
  • Nel tuo sonno affatturato, di morte, tu sei un manifesto affisso a un muro che dice: L'ARMA DEI MARINES COSTRUISCE UOMINICORPOMENTESPIRITO. (107)

Note[modifica]

  1. Cfr. Arthur Ponsonby: «Quando viene dichiarata una guerra, la prima vittima è la Verità».

Bibliografia[modifica]

  • Gustav Hasford, Nato per uccidere (The Short-timers), traduzione di Pier Francesco Paolini, Bompiani, Milano, 1989.

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