Il discorso del re

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Il discorso del re

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Colin Firth ed Helena Bonham Carter durante le riprese del film

Titolo originale

The King's Speech

Lingua originale inglese
Paese Regno Unito, Australia
Anno 2010
Genere storico, drammatico
Regia Tom Hooper
Sceneggiatura David Seidler
Produttore Iain Canning, Gareth Unwin
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Note
  • Vincitore di 4 premi Oscar (2011):
    • Miglior film
    • Miglior regista
    • Miglior attore protagonista (Colin Firth)
    • Migliore sceneggiatura originale

Il discorso del re, film del 2010 con Colin Firth, regia di Tom Hooper.

Incipit[modifica]

1925
Re Giorgio V regna su un quarto della popolazione mondiale.
Ha chiesto al suo secondo figlio, il duca di York, di tenere il discorso di chiusura all'Empire Exhibition a Wembley, Londra. (Testo a schermo)

Frasi[modifica]

  • Sono un setaccia sassi, ho un setaccio di sassi setacciati ed uno di sassi non setacciati, perché sono un setaccia sassi.[1] (Bertie) [scioglilingua]
  • Chi è povero e contento è ricco e ricco assai![2] (Lionel)
  • Mia la partita, mio il campo, mie le regole. (Lionel)
  • Io posso curare vostro marito ma per il mio metodo mi occorrono fiducia e totale uguaglianza. Qui, al riparo della mia sala di consultazione. Nessuna eccezione. (Lionel)
  • Chiunque riesca a gridare vocali da una finestra aperta può imparare a tenere un discorso. (Lionel)
  • Sai, io ho rifiutato le tue prime due proposte di matrimonio non perché non ti amassi, ma perché non sopportavo l'idea di una vita regale. Non sopportavo l'idea di una vita di giri, doveri pubblici... una vita che non sarebbe stata più veramente mia. Ma poi ho pensato "balbetta così meravigliosamente... ci lasceranno in pace"! (Elizabeth Bowes-Lyon) [a Bertie]

Dialoghi[modifica]

  • Elizabeth: Mio marito si è rivolto a tutti... senza successo. Temo stia perdendo ogni speranza.
    Lionel: Non si è rivolto a me.
    Elizabeth: Molto sicuro di voi stesso.
    Lionel: Sono molto sicuro di chiunque voglia essere curato.
    Elizabeth: Certo che vuole essere curato. A mio marito si... si richiede di parlare in pubblico.
    Lionel: Forse dovrebbe cambiare lavoro.
  • Bertie [raccontando una favola]: C'erano una volta due principesse. La principessa Elizabeth e... la principessa Margaret, il... cui papà era un pinguino... perché era stato trasformato così da una strega cattiva. La cosa era molto scomoda per lui perché amava... tenere le sue principesse tra le braccia, ma non puoi se sei un pinguino perché tu... tu hai le ali come le aringhe!
    Elizabeth: Le aringhe non hanno le ali.
    Bertie: I pinguini hanno le ali che sono... a forma di aringa. E per peggiorare le cose lei l'a... l'aveva spedito al Polo Sud, da dove è lunghissimo il ritorno a piedi se tu... se tu non puoi volare. Così quando raggiunse l'acqua si... si tuffò negli abissi così in fretta da trovarsi nelle acque di Southampton per l'ora di pranzo e da lì prese il treno delle due e trenta per Weybridge, cambiò a Clapham Junction, chiese a un p-piccione di passaggio la strada per Buckingham Palace, nuotò nel Tamigi, apparve dal lavandino e causò al cuoco, alla mamma e alla signora Whittaker un grande shock! Quando le bambine udirono tutto quel baccano corsero in cucina dove gli diedero una... una bella strigliata, uno sgombro e un bacio! E mentre lo baciavano indovinate cosa diventò.
    Elizabeth e Margaret [in coro]: Un bellissimo principe!
    Bertie: Un albatro dalla coda corta.
    Elizabeth e Margaret [in coro, deluse]: Oh...
    Bertie: Con le ali così grandi che poté avvolgerle entrambe intorno... alle sue bambine per un abbraccio... [le abbraccia]
  • Lionel: Bene, credo che parlando con un principe ci si aspetti che un principe scelga l'argomento.
    Bertie: ...Aspettando che sia io a... cominciare una conversazione si rischia di a-aspettare abbastanza a lungo.
    Lionel: Ah, sì... Certo... Conoscete barzellette?
    Bertie: Il... tempismo non è il mio forte.
  • Lionel: Vi prego, chiamatemi Lionel.
    Bertie: No, preferisco "dottore".
    Lionel: Io preferisco "Lionel". Come devo chiamarvi?
    Bertie: Altezza reale. Poi... poi Sir dopo di quello.
    Lionel: È un po' troppo formale per qui. Io preferisco i nomi.
    Bertie: Principe Albert Frederick Arthur George.
    Lionel: Che ne dite di Bertie?
    Bertie: Solo la mia famiglia usa quello!
    Lionel: Perfetto.
  • [Bertie (Giorgio VI) prende una sigaretta]
    Lionel: Oh vi prego non fatelo!
    Bertie: Come dite?
    Lionel: Ritengo che risucchiare fumo nei polmoni be'... ti uccida.
    Bertie: I miei medici dicono che rilassa la... la... la gola.
    Lionel: Sono degli idioti!
    Bertie: Nominati Cavalieri!
    Lionel: La cosa è ufficiale allora! Mio il castello, mie le regole!
  • Lionel: Avete un bel caratterino...
    Bertie: Uno dei miei... molti... difetti!
    Lionel: Quando è iniziata questa imperfezione [la balbuzie]?
    Bertie: Sono sempre stato così!
    Lionel: Ah, ne dubito.
    Bertie: Non... lo dite a me! È il mio balbettio!
    Lionel: È il mio campo. Vi assicuro, nessun bambino comincia a parlare con un balbettio. Il vostro quando è iniziato?
    Bertie: A 4-5 anni.
    Lionel: È tipico.
    Bertie: Così mi è stato detto. Non... non ricordo di non averlo fatto.
  • Lionel: Dunque, quando parlate con voi stesso balbettate...
    Bertie: No. Certo che no.
    Lionel: Bene, questo prova che il vostro impedimento non è parte permanente di voi. A cosa lo attribuite?
    Bertie: Io... non lo so... e non... non mi interessa... Io balbetto e-e... non c'è rimedio.
    Lionel: Io scommetto che potete leggere fluentemente qui e adesso. E se vinco la scommessa ho diritto a porvi altre domande.
    Bertie: E se vinco io invece?
    Lionel: Potete non rispondere.
    Bertie: Uno di solito scommette denaro.
    Lionel: Uno scellino a testa, così alla buona?
    Bertie: Io non... porto denaro.
    Lionel: Avevo la strana sensazione che non lo aveste. Ve lo anticipo io. Me lo ridarete la prossima volta.
    Bertie: Se ci sarà una prossima volta.
    Lionel: Io non vi ho ancora accettato come paziente.
  • [Bertie ha appena letto un passo tratto dalla prima scena del terzo atto dell'Amleto ascoltando in cuffia un brano di Beethoven[3] in modo tale da non ascoltare la propria voce]
    Bertie: Senza speranza! Senza speranza!
    Lionel: Eravate sublime! Mentirei a un principe del regno per vincere dodici penny?
    Bertie: Non ho idea... di cosa potrebbe fare un australiano per una somma tale!
  • [Dopo un discorso alla radio]
    Giorgio V: Seduto bene, schiena dritta! Guarda con impudenza quel coso e issalo dritto nell'occhio come ogni inglese decente! Mostragli chi comanda!
    Bertie: Papà, io non... credo di potere...
    Giorgio V: Questo diabolico congegno cambierà tutto se non lo farai! In passato a un re bastava apparire rispettabile in uniforme e non cadere da cavallo, ora dobbiamo invadere le abitazioni del popolo per ingraziarcelo. Questa famiglia è stata ridotta alle più basse e spregevoli di tutte le creature. Siamo diventati attori!
    Bertie: Non siamo una famiglia, siamo una ditta.
  • Bertie: Non me ne starò qui a canticchiare.
    Lionel: Con me potete.
    Bertie: Perché siete singolare.
    Lionel: Lo ritengo un complimento!
  • Bertie: Vero. Voi non vi siete mai definito dottore. L'ho fatto io... per voi. Né tirocinio, né diploma, né... qualifica... solo... solo... una gran faccia tosta!
    Lionel: L'Inquisizione della Camera stellata, è così?
    Bertie: Avete chiesto fiducia e... totale uguaglianza!
    Lionel: Bertie, io vi ho sentito a Wembley, ero presente. Mio figlio Laurie mi ha detto "Potresti aiutare quel poveretto?"
    Bertie: Come, da attore fallito?
    Lionel: È vero: non sono un dottore. E sì: ho recitato. Un pochino. Be', l'ho fatto nei pub e ho insegnato dizione nelle scuole. Quando ci fu la grande guerra in nostri soldati tornarono in Australia dal fronte, molti con nevrosi da guerra, incapaci di parlare. Qualcuno disse "Lionel, sei molto bravi in questa cosa del parlare. Potresti aiutare questi poveracci?" Ho fatto terapia dei muscoli, esercizi, rilassamento, ma sapevo che dovevo andare più a fondo. Quei poveri giovanotti avevano urlato dalla paura. Nessuno li stava ascoltando. Il mio compito era dar loro fede nella propria voce per far loro sapere che un amico li ascoltava. Dovrebbe suonare qualche campanello in voi, Bertie.
  • Bertie: Sarà come il pazzo re Giorgio III... Io sarò il pazzo re Giorgio il balbuziente.... che ha terribilmente deluso il suo popolo nell'ora del bisogno e... [si gira e vede Lionel seduto sul trono in cui vengono incoronati i re] Che cosa fate?! Alzatevi! Non potete sedere lì! Alzatevi!
    Lionel [provocandolo]: Perché no? È una sedia!
    Bertie: No, è... Quella non è una sedia, quella è... Quella sedia è la sedia di Sant'Edoardo!
    Lionel: La gente ci ha inciso dei nomi!
    Bertie: Quella è la sedia... è la sedia su cui ogni re e regina...
    Lionel: È tenuta al suo posto da un grosso masso!
    Bertie: Questa è la pietra di Scone! Voi state banalizzando tutto!
    Lionel: Ah, credete a queste baggianate...
    Bertie: Voi banalizzate la..
    Lionel: Non mi interessa quanti bulli regali si sono seduti su questa sedia...
    Bertie: Ascoltatemi! Ascoltatemi!
    Lionel: Ascoltarvi? Per quali diritti?
    Bertie: Per diritto divino se dovete! Sono il vostro re!
    Lionel: No, non è vero, me l'avete detto voi stesso. Avete detto che non volevate. Perché dovrei sprecare il mio tempo ad ascoltarvi?
    Bertie: Perché ho diritto ad essere sentito!
    Lionel: Ascoltare cosa?
    Bertie: Io ho una voce!
    Lionel: Sì, è così.

Note[modifica]

  1. Frase ricorrente nel film come esercizio di dizione.
  2. Cfr. William Shakespeare, Otello.
  3. Sinfonia n. 7 in la maggiore Op. 92, II Movimento Allegretto.

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