James Fenimore Cooper

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James Fenimore Cooper

James Fenimore Cooper (1789 – 1851), scrittore statunitense.

Citazioni di James Fenimore Cooper[modifica]

  • La tendenza delle democrazie è, in ogni cosa, alla mediocrità. (da The American Democrat, 1838)
  • In Inghilterra un uomo cena da solo, in una stanza piena di altri eremiti.
In England a man dines by himself, in a room filled with other hermits. (da Gleanings in Europe: England, 1837)
  • Se i giornali sono utili ad abbattere i tiranni ciò è solo dovuto all'intenzione di instaurare un proprio regime tirannico. La stampa tiranneggia gli uomini politici, le lettere, le arti, il palcoscenico e persino la vita privata. Col pretesto di proteggere la morale pubblica la sta corrompendo profondamente, e mentre simula di sostenere la libertà, sta gradualmente instaurando un dispositivo altrettanto spietato, avido e volgare di quello di qualsiasi cristiano noto. Alle altisonanti dichiarazioni di libertà d'opinione, non si accompagna nessuna tolleranza; all'esibizione di patriottismo alcun sacrificio d'interessi; e malgrado gli stucchevoli panegirici sulla rispettabilità manca troppo spesso ogni decenza. (da The American Democrat; citato in Michael Schudson, La scoperta della notizia: storia sociale della stampa americana, Liguori Editore, Napoli 1987)
  • – Vi sono forse città più piacevoli sul continente e capitali più allegre, disse Violetta, ma in una simile notte ed a quest'ora incantata, qual città può paragonarsi a Venezia?
    – La Provvidenza è stata meno parziale nella distribuzione de' suoi favori terrestri, che non credono quelli che mancano d'esperienza, disse il Carmelitano. Se noi abbiamo i nostri piaceri particolari e i nostri momenti di contemplazione divina, altre città hanno i lor vantaggi: Genova, Firenze, per esempio, Roma, Palermo e soprattutto Napoli...
    – Napoli, padre mio!
    – Sì, figlia!; di tutte le città della bellissima Italia, è la più bella e la più favorita dalla natura. Di tutti i paesi che ho visitati nella mia vita errante e consacrata alla penitenza, Napoli, è quello verso il quale la mano del Creatore è stata più generosa. (Da Il Bravo, vol. II, Per G. Truffi e Comp. , Milano, 1832, pp. 87-88)

Incipit di alcune opere[modifica]

L'ultimo dei Mohicani[modifica]

Era una caratteristica delle guerre coloniali del Nordamerica che si dovessero incontrare le fatiche e i pericoli della foresta vergine prima delle forze nemiche. Un'ampia e apparentemente impervia barriera di foreste divideva i possedimenti delle province francesi e inglesi nemiche. Gli arditi colonizzatori, e gli Europei esercitati che combattevano al loro fianco, spesso passavano mesi a lottare contro le rapide dei torrenti o a valicare gli scoscesi passi dei monti in cerca di un'opportunità di mostrare il loro coraggio in un conflitto più marziale. Ma emulando la pazienza e l'abnegazione degli esperti guerrieri indigeni, impararono a superare ogni difficoltà; e parve con l'andar del tempo che non ci fosse recesso di boschi così nascosto o luogo remoto così bello che riuscisse a rimanere esente dall'irruzione di coloro che avevano impegnato la vita a saziare la loro vendetta o a sostenere la fredda ed egoistica politica dei lontani monarchi d'Europa.

I pionieri[modifica]

Quasi al centro dello Stato di New York si estende una contrada formata da un succedersi di colline e di vallate. In questa regione, le acque di limpidi laghi e di migliaia di ruscelli si confondono per formare il fiume Susquehannah, uno dei più belli degli Stati Uniti. Qui nasce anche il fiume Delaware. In generale il terreno su quelle colline è arabile sino alla sommità: le valli sono strette, fertili, solcate da corsi d'acqua. Ricchi villaggi industriali sono sparsi sulle sponde dei laghi o dei corsi d'acqua che hanno facilitato la fondazione di fabbriche e di stabilimenti. Eppure, nella seconda metà del 1700, quel paese era ancora un deserto faticosamente dissodato da alcuni avventurieri, che venivano chiamati pionieri.

Bibliografia[modifica]

  • James Fenimore Cooper, L'ultimo dei Mohicani, traduzione di Fernanda Pivano, Mondadori.
  • James Fenimore Cooper, I Pionieri (The Pioneers), traduzione di A. P., Edizioni Paoline, Roma 1980.

Voci correlate[modifica]

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Opere[modifica]