Léon Bloy

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Léon Bloy

Léon Bloy (1846 – 1917), scrittore, saggista e poeta francese.

L'anima di Napoleone[modifica]

Incipit[modifica]

La storia di Napoleone è certamente la più ignorata tra tutte le storie. I libri che pretendono raccontarla sono innumerevoli e i documenti d'ogni specie sono infiniti. In realtà, Napoleone ci è forse meno noto di Alessandro o di Sennacherib. Quando più lo studiamo, più ci accorgiamo che egli è l'uomo a cui nessuno somigliò. Questo è tutto; questo è l'abisso.

Citazioni[modifica]

  • Napoleone è la Faccia di Dio nelle tenebre. (da Introduzione, cap. I, p. 29)
  • Napoleone è inspiegabile; è senza dubbio l'uomo più inspiegabile, perché è, innanzitutto e soprattutto, il Prefiguratore di COLUI che deve venire e che forse non è più molto lontano: un prefiguratore e un precursore vicinissimo a noi, significato lui stesso da tutti gli uomini straordinari che lo hanno preceduto in tutti i tempi. (da Introduzione, cap. I, p. 30)
  • Nessuna creatura umana è capace di dire, con certezza, ciò che essa è. Nessuno sa ciò che è venuto a fare in questo mondo; a che cosa corrispondono i suoi atti, i suoi sentimenti, i suoi pensieri; chi sono i suoi più prossimi tra tutti gli uomini; quale è il vero nome, il suo nome imperituro nel registro della Luce. Imperatore o facchino, nessuno conosce il suo fardello o la sua corona. (da Introduzione, cap. II, p. 34)
  • La Storia è come un immenso testo liturgico in cui gli iota e i punti valgono quanto i versetti o i capitoli interi; ma l'importanza degli uni e degli altri è indeterminabile e profondamente nascosta. (da Introduzione, cap. II, p. 34)
  • I fatti storici sono lo stile della parola di Dio e questa parola non può essere condizionale. (da Introduzione, cap. XI, p. 54)
  • Le lampade o i fari del suo [di Napoleone] genio diffusero uno splendore che dura ancora e che si estinguerà all'alba del Giorno di Dio. (Da cap. I, L'anima di napoleone, p. 62)
  • «Ogni uomo è l'addizione della sua razza» ha detto profondamente un filosofo. Ogni grande uomo è una addizione di anime. (da cap. II, Le altre anime, p. 70)
  • [La Francia] [...] l'anima vivente di tutti i popoli. (da cap. IV La battaglia, p. 77)
  • «Il deserto, dice Las Cases, aveva sempre avuto per l'Imperatore un fascino particolare... Egli si compiaceva di fare notare che «Napoleone» vuol dire Leone del deserto». In quale lingua? Non lo so. Ma è certo che questo miraggio della sua fantasia è una profonda realtà. Lui stesso era il deserto, e faceva attorno a sé, vivo o morto, un deserto così vasto che gli uomini di tutta la terra non sarebbero capaci di riempirlo e dove la loro moltitudine vi apparirebbe come inesistente, sotto l'occhio di Dio, nel silenzio dello spazio. (da cap. V, Il globo, p. 86)
  • Certo, è una tradizione costante ed è una giurisprudenza immutabile degli uomini di Stato che tutti i mezzi sono buoni in politica e che il denaro viene nobilitato dall'intenzione di prevaricare o assassinare. (da cap. XI, I mercenari, p. 119)
  • Non si può capire nulla di Napoleone se non si vede in lui un poeta, un incomparabile poeta in azione. Il suo poema è tutta la sua opera, e non c'è chi l'uguagli. (da cap. XIV La guardia indietreggia!..., p. 135)
  • «Ubi thesaurus, ibi cor. Dov'è il tuo tesoro c'è anche il tuo cuore». Il cuore di Napoleone non era una cittadella imprendibile, ma quelli e quelle che vi penetrarono dentro credettero che non ci fosse niente perché il tesoro era invisibile. Questo tesoro era il segreto della sua poesia grandiosa, l'arcano di questo Prometeo che ignorava se stesso, le cui colpe più gravi hanno avuto la stessa scusa di Polifemo o di Anteo: che egli cioè non si sapeva così colossale e così predestinato. (da cap. XIV La guardia indietreggia!..., p. 138-139)

La cavaliera della morte[modifica]

  • Le celebri parole dell'abate Edgeworth ai piedi del patibolo di Luigi XVI sono vere in tutti i sensi e sembra ispirata dal soprannaturale; ma sono parole che avevano bisogno di essere dette. Davanti al patibolo della regina sono inutili poiché Maria Antonietta, per suo infinito rammarico e la sua infinita consolazione, sa una cosa che Luigi XVI non ha mai capito. Sa di essere la regina espiatoria di tutti i peccati della discendenza di Luigi il Santo, e che sotto la lama infame essa porterà alla gloria il suo sposo.
  • Cosa ne sarebbe stato della Francia se Maria Teresa non avesse dato in sposa Maria Antonietta al delfino di Francia? Forse oggi vi regnerebbero ancora i Borboni in maniera assoluta e tutto sarebbe oggi come allora, si avrebbe una corte corrotta che venderebbe anche l'anima per poter in qualche modo possedere sempre più denaro, no non si poteva andare avanti così, anche lei stessa non sopportava tutto ciò, bisognava dare un taglio e il destino la prescelse, per dare un taglio a tutto ciò, ma con il proprio sangue, lei pagò per tutti quei secoli di oppressione, di tirannia da tutti coloro che furono i reali di Francia.
  • Mia Signora e Sovrana, allorché ho sollecitato l'onore di difendere Vostra Maestà, non ho certo pensato che una parola umana, per grande che fosse, potesse salvare una Regina già condannata. Tutto l'apparato che ci circonda non è che una pomposa rappresentazione giuridica, simulacro tenebroso di un Giudizio che verrà, più temibile, alla fine dei tempi, quando tutti i giudici, fedeli o prevaricatori che siano, saranno a loro volta chiamati. Sapevo con certezza l'assoluta inutilità della difesa e l'eccessiva temerità di un simile cimento. Sapevo che in questi tempi di fraternità e libertà l'innocenza degli accusati è la più audace delle presunzioni, e che la difesa non è che un bisbiglio all'orecchio impenetrabile del Crimine. E dunque non ho parlato nella speranza di giustizia, ma per salvare l'onore del nome della Francia. Non ho voluto che fosse scritta nella storia l'incancellabile vergogna del silenzio di tutti i vostri sudditi. Non ho voluto che si potesse dire un giorno: "I francesi furono tanto vigliacchi che nessuno di loro volle esporsi per quella regina abbandonata!". Sono venuto a portare qui la mia indignazione e la mia testa. La prenda chi vuole, io non la difenderò più di quanto non abbia difeso l'augusta testa di Maria Antonietta di Francia, poiché mi riterrei ripagato delle mie parole se ottenessi l'onore di condividere il suo patibolo.
  • Ma prima che scada definitivamente il tempo che ho a disposizione, degnatevi di tollerare, o mia Sovrana, l'ardire mio di difendervi contro il solo nemico davvero formidabile che voi abbiate da temere in quest'aula. Mi riferisco a voi, alla vostra grandezza. Abbiamo ancora bisogno della vostra pietà, nella nostra vigliaccheria e nel nostro avvilimento senza pari. Spegnete, se vi riesce, le fiamme del vostro legittimo risentimento, perdonate ai francesi, come il Re, vostro sposo, ha loro perdonato... Ci protegga la vostra rassegnazione, e l'anima vostra dolorosa diventi l'ultimo rifugio degli assassini che l'hanno contrita! Regnerete, così, più compiutamente e con più libertà che nella stessa Versailles, in seno alle magnificenze e alle schiavitù del potere supremo. Sarete potente nel fondo del feretro. O Regina perseguitata! Se tutte le lacrime dei cuori formano un grande fiume che sfocia nei cieli, Vostra Maestà, portata sopra quelle onde, non ha motivo di temere un lungo viaggio, poiché questo fiume di dolore è come un torrente in piena in questi giorni terribili! O Madre oltraggiata come mai fu madre dopo Colei le cui lacrime rinnovarono il diluvio, dai secoli chiamata Dolorosa, io vi domando, in nome di Dio misericordioso, la grazia e il perdono per questo povero popolo.
  • Alla vigilia della vostra nascita la terra si mise a tremare, e in quel terremoto distrusse una delle più grandi città del mondo. Da quale innominabile catastrofe la vostra morte non sarà accompagnata adesso, se la nostra terribile miseria non avrà nemmeno il diritto di fare assegnamento sulla intercessione del vostro supplizio! Questo è ciò che avevo da dire al vostro regale Dolore. Possa la vostra anima fiera esserne confortata in quel che sta per avvenire. Quanto a me, scomparirò come una volgare fiaccola che abbia cercato di contrastare il soffio della tempesta. Vostra Maestà perdoni infine a me medesimo d'aver aggiunto l'intemperanza dei miei discorsi alla straordinaria lungaggine di questo opprimente dibattimento, e voglia ricordarsi del suo impotente servitore nel pegno prossimo dove l'aspettano i Principi fedeli, i disgraziati privi di terrena consolazione e la falange dei santi Martiri!

La tristezza di non essere santi[modifica]

  • Chi mette da parte un po' di denaro è simile a un uomo che si fa costruire un sepolcro in un luogo asciutto al riparo dai vermi.
  • Centinaia di milioni di esseri umani hanno patito la vita e la morte senza ancora aver visto cominciare nulla.
  • Eccellente frutto della mia confessione. Respiro Dio, come si respira l'aria del ciclo attraverso una porta aperta.
  • Ho pensato spesso che il più pericoloso attentato che si possa fare all'anima è il peccato di omissione.
  • I cristiani devono essere continuamente chini sugli abissi.
  • Il dolore ci conduce per mano alla soglia della vita eterna.
  • Il cuore d'oro vi metterà del piombo nella testa, del piombo nelle gambe e avrete subito un aspetto di piombo.
  • Il ricco è un cattivo povero, uno straccione troppo puzzolente di cui le stelle hanno paura.
  • La croce, per quanto piantata dagli idolatri, è sempre il simbolo della redenzione.
  • La mia collera è l'effervescenza della mia pietà.
  • Quando versiamo le nostre lacrime, che sono «il sangue delle nostre anime», esse cadono sul cuore della Vergine, e da lì su tutti i cuori viventi.
  • Se un uomo spalanca le braccia in pieno sole, davanti a un muro, dietro di lui vedrà la croce. E quando il sole tramonta, la croce copre la terra.
  • Sulla terra noi vediamo l'Invisibile attraverso il visibile. Dopo la morte vediamo il visibile attraverso l'invisibile.
  • Una santa può cadere nel fango e una prostituta può salire alla luce.

Incipit di La donna povera[modifica]

«C'è puzza di buon Dio, qui!» Quest'ingiuria da teppista fu sputata, vomitata, sulla soglia dell'umile cappella delle Missioni Lazzariste della Rue de Sèvres, nel 1879.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni su Léon Bloy[modifica]

  • Per Bloy – è il caso di insistere – non c'è nulla di così rivelatore come l'inspiegabile. Un passo oscuro della Scrittura, un personaggio storico irriducibile alle norme correnti, possono far sospettare ad altri che vi siano lacune nel testo o informazioni insufficienti nella storia. Lo spirito di Bloy rovescia queste ipotesi rassicuranti: l'incomprensibile riempie di gioia un cuore avido di mistero. L'inintellegibile non può essere ricondotto alla ragione umana, ma è il segno manifesto di una ragione più impenetrabile. (Albert Béguin)

Bibliografia[modifica]

  • Léon Bloy, L'anima di Napoleone, introduzione e traduzione di Gennaro Auletta condotta sulla decima edizione francese, note di V. Gambi, Edizioni Paoline, Milano, 1962.
  • Léon Bloy, La cavaliera della morte, a cura di Nicola Muschitiello, Piccola Biblioteca Adelphi, 1996.
  • Léon Bloy, La tristezza di non essere santi. Antologia dagli scritti, Paoline, 1998.

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