Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena

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Maria Antonietta con la rosa, dipinto da Élisabeth Vigée-Le Brun (1783). Forse il ritratto più famoso della regina.

Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena (1755 – 1793), arciduchessa austriaca e sovrana francese.

Citazioni di Maria Antonietta[modifica]

  • Amo l'imperatrice [la madre Maria Teresa] ma la temo anche a distanza; quando le scrivo non mi sento mai perfettamente a mio agio.[1]
  • Non dimenticherò mai che voi siete il fautore della mia felicità! [al Duca di Choiseul al suo arrivo in Francia][1]
  • Oh, allora sarò una sua rivale perché anch'io desidero fare piacere al re. [su Madame Du Barry][1]
  • C'è molta gente, oggi, a Versailles. [Le uniche parole rivolte, sotto costrizione, a Madame Du Barry il 1° gennaio 1772][2]
  • [Al fratello Giuseppe II] So che, specialmente in fatto di politica, ho pochissima influenza sul pensiero del re. È forse prudente da parte mia fare scenate con il suo ministro su argomenti per i quali può essere quasi sicuro che il re non mi appoggerebbe? Senza alcuna ostentazione o bugie, ho fatto credere agli altri che ho più influenza di quanto in realtà ne abbia, perché se non gli avessi lasciato credere ciò, ne avrei avuta anche meno.[3]
  • Come potevo sapere che lo stato versasse in simili condizioni? Quando chiedevo del denaro me ne veniva dato il doppio del richiesto! [4]
  • Signori, vengo a portarvi la sposa e la famiglia del vostro sovrano; non tollerate che si divida sulla terra quel che è stato unito in cielo. [Discorso per l'Assemblea, scritto il 17 luglio 1789][5]
  • Meglio perire che essere salvati da Monsieur de Lafayette![6]
  • Se non ho risposto, è perché la Natura stessa si rifiuta di rispondere ad una simile accusa lanciata contro una madre! Mi appello a tutte le madri che sono presenti! [Risposta, durante il processo, all'accusa di incesto con il figlio.][1]
  • Pardon, Monsieur. Non l'ho fatto apposta.[2] [ultime parole rivolte al boia, al quale aveva pestato un piede sul patibolo]

Attribuite[modifica]

  • Se non hanno pane, che mangino brioches!
S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la brioche!
[Citazione errata] Questa citazione è tradizionalmente attribuita a Maria Antonietta d'Asburgo-Lorena, che l'avrebbe pronunciata riferendosi al popolo affamato, durante una rivolta dovuta alla mancanza di pane. In realtà la frase è stata scritta da Jean-Jacques Rousseau nelle Confessioni, in riferimento ad un evento del 1741, quando Maria Antonietta non era ancora nata.[7]

Citazioni su Maria Antonietta[modifica]

  • Capricciosa, prepotente, sventata, non era mai stata popolare. Ora aveva perso anche la pàtina di frivola gaiezza un po' perché non ne aveva più l'età, un po' perché proprio in questa emergenza la sorte l'aveva colpita portandole via il primogenito, erede al trono. Bruscamente richiamata da quella sventura alla realtà, vi reagiva con puntigliosa acredine. (Indro Montanelli)
  • Il destino l'ha posta simbolica Regina di questo secolo, perché con esso viva la sua vita e muoia la sua morte. (Stefan Zweig)
  • L'aver un certo mobile arredato un tempo le stanze di Maria Antonietta può dare un brivido anche a un'anima delicata, oltre che scuotere la grossolana fibra d'un parvenu. (Mario Praz)
  • La figlia dell'Imperatrice era una ragazza piacente, ma non bella. Colpivano i suoi tratti imperiosamente asburgici e quello charme che emana dalla consapevolezza di un rango assoluto. Non alta, la sicurezza e la grazia con cui si muoveva, il busto eretto, il volto composto, lo sguardo penetrante di chi è destinato a comandare, slanciavano la sua figura. Sulla carnagione bianca si estendeva un impercettibile velo rosa che, senza eclissarle, ombreggiava le efelidi. Gli occhi celesti erano il connotato più notevole dell'intera fisionomia, enfatizzato da una folta capigliatura bionda, infiammata qua e là da ciocche tizianesche. Colpiva anche la mobilità della sua bocca, o, piuttosto, delle labbra, che ora si serravano in una smorfia di severa determinazione, ora si dischiudevano al sorriso più aperto e benevolo, mai confidenziale. C'era già in lei, nonostante fosse appena uscita dalla pubertà, il segno della stirpe, di cui la madre fu l'incarnazione più maestosa. (Roberto Gervaso)
  • Maria Antonietta era alta, straordinariamente ben fatta, abbastanza formosa, ma non pingue. Aveva splendide braccia, mani piccole perfettamente conformate, piedi graziosi. Era la donna di Francia dal più bell'incedere: teneva la testa molto alta, con una maestà che faceva riconoscere la sovrana in mezzo a tutta la corte, ma senza che questo nuocesse minimamente a quanto di dolce e di benevolo v'era nel suo aspetto. È difficilissimo dare un'idea di tanta grazia e di tanta nobiltà a chi non abbia personalmente visto la regina. I suoi tratti non erano regolari; aveva ereditato dalla sua famiglia quell'ovale lungo e stretto del viso tipico delle sue origini austriache. I suoi occhi, non grandi, erano quasi azzurri; aveva lo sguardo vivo e dolce, il naso sottile e grazioso, la bocca regolare, nonostante le labbra fossero piuttosto marcate. Ma l'incarnato splendente era la connotazione più straordinaria del suo viso. Non ne ho mai visto uno così luminoso, e dire luminoso è l'unico modo per descriverlo: la sua pelle era, infatti, così trasparente da non prender l'ombra. Non potevo quindi rendere i contrasti come avrei voluto: mi difettavano i colori per dipingere quella freschezza, quei toni così fini, tipici della sua deliziosa figura, che non ho mai trovato in nessun'altra donna. (Élisabeth Vigée-Le Brun)
  • Nella Storia, in cui ella [Eugenia de Montijo] può trovare tante somiglianze tra il passato e il presente, e la prova che molte rivoluzioni furono parallele a altre rivoluzioni, un personaggio la ossessiona: la Regina Maria Antonietta. Tutti i libri su di lei, quello di Monsieur Lenôtre in particolare, l'interessano e la commuovono profondamente.
    Si è spesso cercato delle somiglianze tra i ritratti della regina e dell'Imperatrice. Tutt'al più si potrebbe osservare una somiglianza nell'espressione, indefinibile, sorridente e triste, nella forma del personale, nella flessuosa lunghezza del collo e nella snellezza della vita, esagerata ancor di più, nell'una dai paniers, nell'altra dalla crinolina. Ma l'insieme dei tratti della regina è più altezzoso. Il naso aquilino, l'occhio un po' rotondo per cui il fascino doveva essere soprattutto nello sguardo, il mento volitivo, le labbra imbronciate che, nella giovinezza si fondevano così armoniosamente, si sarebbero accentuate troppo nella vecchiaia. La regina era graziosa. L'Imperatrice è bella, anche l'età non ha potuto toglierle che la giovinezza, non ha toccato i lineamenti: la bellezza merita sempre il tempo presente. (Lucien Daudet)
  • Possedeva ciò che sul trono vale più della bellezza perfetta, il contegno di una regina di Francia, anche nei momenti in cui più cercava di sembrare soltanto una bella donna. Aveva degli occhi non belli, ma capaci di assumere qualunque espressione, e la benevolenza o l'avversione si dipingevano nel suo sguardo nella maniera più straordinaria; non sono del tutto sicuro che il suo naso fosse quello giusto per il suo viso. La bocca era decisamente sgradevole, il labbro spesso, prominente e talvolta cadente è stato citato come tratto nobile e distintivo della sua fisionomia, ma sarebbe potuto servire solo per rappresentare la collera e l'indignazione, e non era questa l'espressione abituale della sua bellezza; la sua pelle era stupenda, come pure le spalle e il collo; il petto era un po' troppo piatto, e il busto avrebbe potuto essere più elegante; mani e braccia così belle non ne ho più riviste. Aveva due andature, una decisa, un po' frettolosa, l'altra più morbida e più ondeggiante, direi quasi carezzevole, anche se non permetteva di dimenticare il rispetto. Nessuno ha mai fatto la riverenza con tanta grazia, riuscendo a salutare dieci persone con un solo inchino e dando, con la testa e con lo sguardo, a ciascuno ciò che gli era dovuto. In poche parole, se non mi sbaglio, come alle altre donne si offre una sedia, si sarebbe quasi sempre voluto avvicinarle un trono. (Conte di Tilly)
  • Se soltanto il popolo si rendesse conto di quanto è diventata grande nella disgrazia, dovrebbe riverirla e amarla invece di credere a tutte le cattiverie e le menzogne che sono state messe in giro dai suoi nemici. (Luigi XVI di Francia)
  • Sono ormai passati sedici o diciassette anni da quando scorsi per la prima volta la Regina di Francia, allora la Delfina, a Versailles, e certo mai visione più leggiadra venne a visitare questa terra, ch'essa sembrava appena sfiorare. La vidi al suo primo sorgere all'orizzonte, decorare ed allietare quella sfera elevata in cui aveva appena incominciato a muoversi, fulgida al pari della stella del mattino, piena di vita e di splendore e di gioia. Oh! quale rivoluzione! e quale cuore dovrei aver io per contemplare senza commozione quell'elevatezza e quella caduta! [...] Non avrei mai sognato di vivere abbastanza da vedere un disastro del genere abbattersi su di lei in una nazione d'uomini così galanti, in una nazione d'uomini d'onore e di cavalieri. Nella mia immaginazione vedevo diecimila spade levarsi subitamente dalle loro guaine a vendicare foss'anche uno sguardo che la minacciasse d'insulto. Ma l'età della cavalleria è finita. Quella dei sofisti, degli economisti e dei contabili è giunta; e la gloria dell'Europa giace estinta per sempre. (Edmund Burke)
  • Tutto quello che posso dire è una parola, perché è impossibile guardare qualsiasi cosa che non sia la Regina! Le Ebe e Flora, le Elene e le Grazie apparirebbero solo come donne di strada al suo cospetto. A riposo, in piedi o seduta, è la statua della bellezza; se si muove, è la grazia stessa. (Horace Walpole)
  • Una donna che non aveva se non gli onori senza il potere, una principessa straniera, il più sacro degli ostaggi, trascinarla dal trono al patibolo, attraverso ogni sorta d'oltraggi, vi è in ciò qualcosa di peggio del regicidio. (Napoleone Bonaparte)

Léon Bloy[modifica]

  • Maria Antonietta nacque il Giorno dei Morti. La Chiesa cantava l'Ira e le assise tremende del Giudice Giusto. I santuari cattolici tutti echeggiavano delle lamentazioni dei vivi che pregavano per i defunti. Maria Antonietta, la bionda Cavaliera di una Morte più spaventosa e più bella della simbolica falciatrice di Alberto Dürer, Maria Antonietta, arciduchessa del Sacro Impero dei Sette Dolori, venne alla luce del giorno in quel lutto dei giorni, precipitandosi dal seno materno alle fasce funebri del suo destino. I suoi primi vagiti dovettero sembrare un eco della Sequenza terribile, e mai quest'eco si spense nella sua povera anima.
  • Il Libro, il Trono, il Giudice, la sicurezza precaria dei giusti, lo stupore sovrumano della natura e della morte: fu questo il canto della natività, questo l'epitalamio eseguito in un tristissimo modo minore, nell'oscurità della notte nuziale, dall'invisibile coro delle centotrentadue persone calpestate in piazza Luigi XV. Quando la Regina di Francia andrà a farsi assassinare, potrà udirlo un'ultima volta, e sarà l'epitalamio delle nozze eterne al suo ingresso nei cieli. Davvero allora sarà venuto il giorno delle lacrime, del cuore contrito come cenere, della separazione dai maledetti e della speranza erta verso Dio, come torre solitaria, nella fiamma inestinguibile dell'olocausto!
  • Che straordinario destino, e che portentoso onore! È vero che altre grandi vittime erano già state deposte sul candelabro delle Espiazioni, e si sa che ogni secolo di storia è scavato nel centro, come se fosse un borro, dal fiume di sangue degli innocenti scannati per il riscatto dei rei. Ma io credo che nessun'altra sventura umanamente patita abbia mai serbato tanta bellezza in mani di alabastro come queste, le più pure e le più stupidamente stritolate dal maglio insanguinato delle mutilazioni rivoluzionarie.
  • Fino a quel giorno, 16 ottobre 1793, era stato di vedere regine decapitare regine, ma una regina ghigliottinata giuridicamente dalla Canaglia, questa becera maestà dei tempi attuali, non si era vista mai.
  • Maria Antonietta ha fatto come san Dionigi. Ha raccattato la sua testa mozzata e si è messa a camminare e a regnare da sola, con la sua testa in mano.
  • La Regina Ghigliottinata, la prima di questo nome, regnerà sopra tutti i diademi degli imperatori e dei re, e sopra la corona di abiezioni dei nostri burgravi parlamentari, sino a che in Europa non si saranno estinti l'ultimo cuore dell'ultimo uomo, l'ultimo pudore dell'ultima donna, e la suprema scintilla delle cavalleresche indignazioni della coscienza cristiana!
  • Se Maria Antonietta ci tocca così profondamente e signoreggia le anime con un potere di commozione tanto sovrano, è solo perché non è una santa. Non lo è, almeno nel senso in cui l'intende la Chiesa, e perciò i suoi formidabili tormenti di regina, di sposa e di madre non possono propriamente essere chiamati un martirio.
  • Il mondo di allora, anzi, andava alla filosofica conquista della disperazione con la sicurezza più inaudita, e con tutto l'entusiasmo possibile scambiava per un delizioso fiore di pubertà il temibile e osceno balbettio dell'ultima fanciullezza.
  • Le celebri parole dell'abate Edgeworth ai piedi del patibolo di Luigi XVI[8] sono vere in tutti i sensi e sembrano ispirate dal soprannaturale; ma sono parole che avevano bisogno di essere dette. Davanti al patibolo della regina sono inutili poiché Maria Antonietta, per suo infinito rammarico e la sua infinita consolazione, sa una cosa che Luigi XVI non ha mai capito. Sa di essere la regina espiatoria di tutti i peccati della discendenza di Luigi il Santo, e che sotto la lama infame essa porterà alla gloria il suo sposo.
  • Cosa ne sarebbe stato della Francia se Maria Teresa non avesse dato in sposa Maria Antonietta al delfino di Francia? Forse oggi vi regnerebbero ancora i Borboni in maniera assoluta e tutto sarebbe oggi come allora, si avrebbe una corte corrotta che venderebbe anche l'anima per poter in qualche modo possedere sempre più denaro, no non si poteva andare avanti così, anche lei stessa non sopportava tutto ciò, bisognava dare un taglio e il destino la prescelse, per dare un taglio a tutto ciò, ma con il proprio sangue, lei pagò per tutti quei secoli di oppressione, di tirannia da tutti coloro che furono i reali di Francia.
  • Mia Signora e Sovrana, allorché ho sollecitato l'onore di difendere Vostra Maestà, non ho certo pensato che una parola umana, per grande che fosse, potesse salvare una Regina già condannata. Tutto l'apparato che ci circonda non è che una pomposa rappresentazione giuridica, simulacro tenebroso di un Giudizio che verrà, più temibile, alla fine dei tempi, quando tutti i giudici, fedeli o prevaricatori che siano, saranno a loro volta chiamati. Sapevo con certezza l'assoluta inutilità della difesa e l'eccessiva temerità di un simile cimento. Sapevo che in questi tempi di fraternità e libertà l'innocenza degli accusati è la più audace delle presunzioni, e che la difesa non è che un bisbiglio all'orecchio impenetrabile del Crimine. E dunque non ho parlato nella speranza di giustizia, ma per salvare l'onore del nome della Francia. Non ho voluto che fosse scritta nella storia l'incancellabile vergogna del silenzio di tutti i vostri sudditi. Non ho voluto che si potesse dire un giorno: "I francesi furono tanto vigliacchi che nessuno di loro volle esporsi per quella regina abbandonata!". Sono venuto a portare qui la mia indignazione e la mia testa. La prenda chi vuole, io non la difenderò più di quanto non abbia difeso l'augusta testa di Maria Antonietta di Francia, poiché mi riterrei ripagato delle mie parole se ottenessi l'onore di condividere il suo patibolo.
  • Ma prima che scada definitivamente il tempo che ho a disposizione, degnatevi di tollerare, o mia Sovrana, l'ardire mio di difendervi contro il solo nemico davvero formidabile che voi abbiate da temere in quest'aula. Mi riferisco a voi, alla vostra grandezza. Abbiamo ancora bisogno della vostra pietà, nella nostra vigliaccheria e nel nostro avvilimento senza pari. Spegnete, se vi riesce, le fiamme del vostro legittimo risentimento, perdonate ai francesi, come il Re, vostro sposo, ha loro perdonato... Ci protegga la vostra rassegnazione, e l'anima vostra dolorosa diventi l'ultimo rifugio degli assassini che l'hanno contrita! Regnerete, così, più compiutamente e con più libertà che nella stessa Versailles, in seno alle magnificenze e alle schiavitù del potere supremo. Sarete potente nel fondo del feretro. O Regina perseguitata! Se tutte le lacrime dei cuori formano un grande fiume che sfocia nei cieli, Vostra Maestà, portata sopra quelle onde, non ha motivo di temere un lungo viaggio, poiché questo fiume di dolore è come un torrente in piena in questi giorni terribili! O Madre oltraggiata come mai fu madre dopo Colei le cui lacrime rinnovarono il diluvio, dai secoli chiamata Dolorosa, io vi domando, in nome di Dio misericordioso, la grazia e il perdono per questo povero popolo.
  • Alla vigilia della vostra nascita la terra si mise a tremare, e in quel terremoto distrusse una delle più grandi città del mondo. Da quale innominabile catastrofe la vostra morte non sarà accompagnata adesso, se la nostra terribile miseria non avrà nemmeno il diritto di fare assegnamento sulla intercessione del vostro supplizio! Questo è ciò che avevo da dire al vostro regale Dolore. Possa la vostra anima fiera esserne confortata in quel che sta per avvenire. Quanto a me, scomparirò come una volgare fiaccola che abbia cercato di contrastare il soffio della tempesta. Vostra Maestà perdoni infine a me medesimo d'aver aggiunto l'intemperanza dei miei discorsi alla straordinaria lungaggine di questo opprimente dibattimento, e voglia ricordarsi del suo impotente servitore nel pegno prossimo dove l'aspettano i Principi fedeli, i disgraziati privi di terrena consolazione e la falange dei santi Martiri!

Note[modifica]

  1. a b c d Citato in Antonia Fraser, Maria Antonietta: La solitudine di una regina, pp. 32, 77, 80, 472.
  2. a b Citato in Carolly Erickson, Maria Antonietta, pp. 94, 442.
  3. Citato in Evelyne Lever, Maria Antonietta – L'ultima regina, pp. 214-215.
  4. Citato in Joan Haslip, Maria Antonietta, p. 218.
  5. Citato in Madame Campan, La vita segreta di Maria Antonietta (Memorie), p. 163.
  6. La risposta di Maria Antonietta, dopo che Lafayette si era proposto di salvare e difendere la famiglia reale, durante la manifestazione del 14 luglio 1792. La regina non voleva essere salvata da chi, per lei, aveva osato tradire la corona. Citato in Joan Haslip, Maria Antonietta, pp. 317-318.
  7. Cfr. Evelyne Lever, Maria Antonietta – L'ultima regina, pp. 422-423. Per approfondire, vedi anche qui.
  8. «Figlio di san Luigi, salite al cielo.»

Bibliografia[modifica]

  • Madame Campan, La vita segreta di Maria Antonietta (Memorie), traduzione di Riccardo Reim, Newton Compton, Roma, 2006. ISBN 8854107859
  • Carolly Erickson, Maria Antonietta, traduzione di Mario Bonini, Mondadori, Milano, 1991. ISBN 880443662X
  • Antonia Fraser, Maria Antonietta: La solitudine di una regina, traduzione di Claudia Pierrottet e Joan Peregalli, Mondadori, Milano, 2003. ISBN 8804506776
  • Joan Haslip, Maria Antonietta, traduzione di Amina Pandolfi, Longanesi, Milano, 2006. ISBN 883040876X
  • Evelyne Lever, Maria Antonietta – L'ultima regina, traduzione di Maddalena Mendolicchio, Milano, BUR Biografie, 2007. ISBN 978-88-17-00940-9

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