La messa è finita

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La messa è finita

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Titolo originale

La messa è finita

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1985
Genere drammatico
Regia Nanni Moretti
Soggetto Nanni Moretti, Sandro Petraglia
Sceneggiatura Nanni Moretti, Sandro Petraglia
Produttore Achille Manzotti
Interpreti e personaggi
Note

La messa è finita, film italiano del 1985 con Nanni Moretti, regia di Nanni Moretti.

Frasi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • E ora vi farò tre domande. E riguardano: uno, la fedeltà reciproca; due, l'educazione dei figli; e tre, la fedeltà reciproca. (Giulio)
  • Questa è la segreteria telefonica del 3965216. Sono in casa ma non ho voglia di parlare. Se ne avete voglia voi, lasciate un messaggio. (Saverio)
  • Lo sai quante coppie di grifoni ci sono rimaste? Trenta. E il nibbio reale, il falco pellegrino, il biancone? Qui, se non facciamo presto, addio rapaci. E se finiscono i rapaci, aumentano i serpenti. (Simone)
  • E poi perché prendersela con i serpenti? La vipera è un animale delicato, esigente, molto timido. (Simone)
  • A ottobre un giorno arrivava a casa e diceva: «Indovinate cosa vi ho portato». Ma noi lo sapevamo già: erano i primi mandarini della stagione. Ora invece ci sono le ciliegie tutto l'anno, le fragole tutto l'anno. Ma che ricordi avranno un giorno questi bambini? (Giulio)
  • La mia vita è bella, perché sono stato molto amato. Io sono un uomo fortunato. (Giulio)

Dialoghi[modifica]

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  • Giulio [confessandosi]: E poi sono confuso, non riesco più a capire quello che succede. Forse sono stato troppi anni da solo. Da quando mi hanno affidato la nuova parrocchia, non riesco più a lavorare, non riesco più a concentrarmi. La gente ha tanti guai e vengono da me e mi parlano; e spesso, quando parlano, io mi distraggo e penso ai miei problemi, mia sorella. Mia sorella sta, o stava – non lo so – con uno un po' scemo. E ogni tanto non do l'assoluzione, perché non sono veramente pentiti. Anzi a volte vorrei picchiare qualcuno. Sì, è un pensiero che ho sempre più spesso.
    Frate: Addirittura picchiare? Ma davvero non c'è un altro modo?
    Giulio: Mi parlano solo di sesso, mi parlano solo di peccati sessuali, perché sanno che sono peccati veniali. E anzi mi sa che gli fa pure piacere ricordarsene. Ma dei peccati veri, di quelli contro gli altri, non ne parlano mai. Comunque, anche se davvero avessero bisogno di me, che gli posso dire? Io ci capisco meno di loro.
    Frate: Vorresti tornare dove stavi prima?
    Giulio: Stavo tanto bene al paese, sì. Sì, vorrei tornarci, però ora mi sembrerebbe di scappare.
  • Donna [confessandosi]: Poi in quell'estate stavo particolarmente male.
    Giulio: Perché?
    Donna: Be', i soliti motivi per cui di solito si sta male.
    Giulio: Quali?
    Donna: Motivi sentimentali, no?
    Giulio: E già.
    Donna: Una storia d'amore che stava finendo Ho tentato il suicidio, in un gabinetto pubblico. Mi sono chiusa lì dentro perché volevo morire in un posto orrendo. [Don Giulio vede entrare suo padre in chiesa e la propria attenzione si rivolge a lui] E allora mi sono tagliate le vene, capisce? Padre, mi sente?
    Giulio: Sì, certo, certo, cara. Io penso però che dovresti parlarne ai tuoi genitori.
    Donna: Be', io l'ho fatto, ma... ma credo che voler comunicare coi genitori, voler bene ai genitori sia un po' passato di moda.
    Giulio: Sì, passato di moda, dici? No, io invece credo sia molto importante. Solo loro possono capirti, no? Un estraneo che ne può sapere?
    Donna: E sì, va be', ma allora...
    Giulio: E allora... io ti assolvo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. [esce in fretta dal confessionale e va a parlare con suo padre]
  • Bambina: È un tema.
    Giulio: Leggilo.
    Bambina: Il mio papà. Ogni giorno io vengo circondata da tanta gente, però chi mi va veramente a genio è il mio papà. Egli è un uomo basso e robusto. Per me è un padre modello, forse anche troppo. Certo se devo dire la verità, egli ha un debole per me, anche perché sono l'unica figlia.
    Giulio: Brava, è un bellissimo tema.
    Bambina: Grazie.
    Giulio: Vi amo, voi tutti che siete in questo bar.
  • Teppista: Ma non ti accorgi che fai schifo? Non ti fai senso quando sei lì alla stazione che cerchi qualcuno nei cessi? Non ti senti in colpa?
    Gianni: Sai, quando sei arrivato così in basso... o così in alto, dipende dai punti di vista...

Citazione su La messa è finita[modifica]

  • 5° film di N. Moretti, il più grave e il meno nevrotico: la pena prevale sul sarcasmo, la costernazione sull'indignazione. Pur nel suo lucido laicismo di fondo, è il 1° film italiano sulla condizione sacerdotale. Nonostante una certa invadenza dell'attore a scapito del regista, Moretti ha alzato il tiro e fatto centro. (il Morandini)
  • Critico implacabile degli aspetti cannibaleschi e fessacchiotti del '68, Moretti ne è uno dei pochi eredi nella voglia nevrotica, candida e assoluta di cambiare il mondo. Un moralista neoromantico. Nel suo nuovo film Moretti ha ancora meno voglia di ridere che in Bianca: le situazioni che si sgranano sullo schermo, sempre brevi e talvolta fulminanti, solo raramente meno incisive del necessario, sono connotate da una blanda ironia. (Tullio Kezich)
  • Forse non a caso, nel 1985, il successo della critica e del pubblico arrise a un film di Nanni Moretti, che raccontava la solitudine esistenziale di un prete missionario rientrato in una Roma scalcinata, dove tutto nel frattempo era cambiato, perché – cosí s’intitolava la pellicola – La messa è finita, ossia la rivoluzione, con le sue speranze, le sue ambiguità, le sue tragedie: nessuno, però, se ne era andato in pace. (Miguel Gotor)
  • Radiografia di un'impasse non solo generazionale (nonostante don Giulio sia con ogni evidenza Michele Apicella in abito talare), è un film «sgradevole» nel rivendicare il proprio essere nevrotico, moralista, «adolescenziale». Raggelante nella sua lucidità, [...] coglie con precisione il punto di rottura degli anni Ottanta, reso perfettamente nella scena del ballo in chiesa al ritmo sconsolato ma anche sognante di Ritornerai. In televisione l'essenzialità cinematografica del regista viene penalizzata, eppure averne avuti di film così, dove la religione è una questione di «fede» in sospeso, l'amore (individuale e collettivo) è una dichiarazione d'impotenza, la solitudine è l'unica, miserabile conquista e la fuga non è un'arte, bensì una soluzione dopo tante prove. (Il Mereghetti)

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