Lev Borisovič Kamenev

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Lev Kamenev, prima del 1923

Lev Borisovič Kamenev, pseudonimo di Rozenfel'd (1883 – 1936), rivoluzionario e politico russo.

Citazioni di Lev Borisovič Kamenev[modifica]

  • [Il quarto giorno del XIV Congresso del PCUS del 1925] Mi sono convinto che il compagno Stalin non può assolvere alla funzione di tenere unito lo stato maggiore bolscevico.[1]

Citazioni su Lev Borisovič Kamenev[modifica]

  • Bolscevico quasi dalla nascita stessa del bolscevismo, Kamenev, aveva sempre appartenuto all'ala destra del partito. Non privo di preparazione teorica e di fiuto politico, dotato di una grande esperienza di lotta frazionistica in Russia e di una scorta di osservazioni politiche fatte in Occidente, Kamenev afferrava le idee generali di Lenin meglio di altri bolscevichi, ma solo per interpretarle nel modo più pacifico possibile. Da lui non ci si poteva aspettare né indipendenza di decisione né iniziativa nell'azione. (Lev Trockij)
  • [Il quarto giorno del XIV Congresso del PCUS del 1925] Kamenev, il bolscevico della vecchia guardia, uno dei prediletti di Lenin, il compagno d'esilio di Stalin, rompe gli indugi e va alla tribuna. Parlerà per cinque ore, dimostrandosi assai più abile di Zinoviev. Ormai aveva compreso che il punto chiave della lotta nel partito era diventato Stalin. Lui andava colpito, non altri. Due i cardini del suo intervento: il gensek[2] è prigioniero di una linea profondamente errata, quella di Bucharin; i suoi poteri sono diventati eccessivi. (Gianni Rocca)
  • Notevole propagandista, oratore, giornalista, non brillante ma riflessivo, Kamenev era particolarmente prezioso nelle trattative con altri partiti e anche come esploratore in altri ambienti sociali, anche se da simili escursioni ritornava sempre, per parte sua, con frammenti della mentalità propria di altri partiti. Queste caratteristiche di Kamenev erano così evidenti che quasi nessuno si sbagliava sulla sua fisionomia politica. (Lev Trockij)
  • Quando Kamenev fu chiamato dalla sua cella per avviarsi all'esecuzione, non si lamentò e apparve sbalordito. Non rimase ucciso al primo colpo e il tenente della NKVD[3] responsabile dell'esecuzione divenne isterico, prese a calci l'esecutore gridandogli «finiscilo». (Robert Conquest)

Note[modifica]

  1. Citato in Gianni Rocca, Stalin Quel "meraviglioso" georgiano", Le Scie, II edizione, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1989, p. 125. ISBN 880431388.9
  2. Acronimo del russo general'nyj sekretar' (segretario generale).
  3. Acronimo del russo Narodnyj komissariat vnutrennich del (Commissariato del popolo per gli affari interni).

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