Stalin

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Stalin

Stalin, pseudonimo di Iosif Vissarionovič Džugašvili (1878 – 1953), politico sovietico.

Citazioni di Stalin[modifica]

  • Gli scioperi, il boicottaggio, il parlamentarismo, la manifestazione, la dimostrazione: tutte queste forme di lotta sono buone come mezzi che preparano e organizzano il proletariato. Ma nessuno di questi mezzi è atto a distruggere l'ineguaglianza esistente. È necessario concentrare tutti questi mezzi in un mezzo principale e decisivo, è necessario che il proletariato insorga e conduca un attacco decisivo contro la borghesia, per distruggere dalle fondamenta il capitalismo. Questo mezzo principale e decisivo è precisamente la rivoluzione socialista. (da Anarchia o socialismo?, in Opere complete, vol. I, Edizioni Rinascita, 1955, pp. 387-388)
  • [Dopo la presa del potere di Hitler in Germania] Il fascismo è la dittatura terroristica aperta degli elementi più reazionari, più sciovinisti e più imperialisti del capitale finanziario. (dalla XIII sessione plenaria del Comitato Esecutivo dell'Internazionale Comunista)
  • Il papa? Quante divisioni ha?[1][2]
  • Il Partito non è un circolo di discussioni. (citato in Anna Louise Strong, L'era di Stalin, La città del sole)
  • Il socialismo non significa miseria e privazioni, ma distruzione della miseria e delle privazioni, organizzazione di una vita agiata e civile per tutti i membri della società.[3]
  • Il Vaticano [...] è un centro reazionario, uno strumento al servizio del capitale e della reazione mondiale; sono essi che sostengono quest'organizzazione internazionale di sovversione e di spionaggio. Il fatto è che molti preti cattolici e missionari del Vaticano sono delle spie matricolate di livello mondiale. Per mezzo loro l'imperialismo ha tentato e tenta di raggiungere i suoi scopi.[4]
  • Indicatemi un paese dove il governo non appoggi i capitalisti, i grandi proprietari fondiari, i kulak e gli altri ricchi, ma i contadini lavoratori. Un governo simile non c'è e non c'è mai stato al mondo. Solo da noi, nel paese dei Soviet, esiste un governo che difende a spada tratta gli operai e i contadini colcosiani, che difende tutti i lavoratori della città e della campagna contro tutti i ricchi e gli sfruttatori. (dal Discorso al primo Congresso dei colcosiani-udarniki dell'U.R.S.S., 19-2-1933, in Questioni del leninismo, Edizioni in lingue estere, Mosca, 1946, pp. 452-453)
  • L'umanità è divisa in ricchi e poveri, in proprietari e sfruttati, ed astrarre noi stessi da questa divisione fondamentale; e dall'antagonismo tra poveri e ricchi significa astrarsi da fatti fondamentali.
But first of all mankind is divided into. rich and poor, into property owners and exploited; and to abstract oneself from this fundamental division and from the antagonism between poor and rich means abstracting oneself from the fundamental fact. (da una intervista con H. G. Wells del settembre 1937; citato in (EN) rationalrevolution.net)
  • La bandiera della indipendenza nazionale e della sovranità nazionale è stata gettata a mare: non vi è dubbio che questa bandiera toccherà a voi di risollevarla e portarla in avanti, a voi rappresentanti dei partiti comunisti e democratici, se volete essere i patrioti del vostro paese, se volete essere la forza dirigente della nazione. Non vi è nessun altro che la possa levare in alto. (da Problemi della pace, discorso al XIX Congresso del PCUS pronunciato il 14 ottobre 1952, ed. Cultura Sociale, 1953, p. 151)
  • La lotta contro il sionismo non ha nulla in comune con l'antisemitismo. Il sionismo è nemico dei lavoratori di tutto il mondo, tanto di chi è ebreo quanto di chi non lo è.[5]
  • La modestia è l'ornamento del bolscevico. (citato in Enzo Biagi, La geografia di Enzo Biagi-Russia, Rizzoli)
  • La potenza tedesca è tale che se anche la Russia riuscisse a difendersi da sola, sarebbe molto difficile per l'Inghilterra e per la Russia unite demolire la macchina bellica germanica. L'unica cosa che potrebbe sconfiggere Hitler, e forse senza bisogno di sparare un sol colpo, sarebbe l'annuncio dell'entrata in guerra degli Stati Uniti.[6]
  • [...] la questione delle credenze religiose va considerata con molta cautela, bisogna agire con grande circospezione, poiché non si possono offendere i sentimenti religiosi di un popolo. Questi sentimenti sono stati coltivati da secoli negli uomini; bisogna quindi agire con grande cautela, tanto più che l'atteggiamento adottato in materia influisce sulla compattezza e l'unità del popolo.[7]
  • La stampa straniera si esercita periodicamente nell'affermare che l'obiettivo dell'Armata Rossa è quello di sterminare il popolo tedesco e di distruggere lo Stato germanico. Si tratta di una stupida bugia [...]. L'Armata Rossa non ha né può avere obiettivi così idioti. L'obiettivo dell'Armata Rossa è di cacciare gli invasori tedeschi dal nostro territorio e di liberare il suolo tedesco dagli invasori fascisti. È assai verosimile che la guerra di liberazione del suolo tedesco porti all'abbattimento e alla distruzione della cricca hitleriana. Auspichiamo questo risultato. Ma sarebbe ridicolo identificare la cricca di Hitler con il popolo tedesco. La storia dimostra che gli Hitler vanno e vengono, ma che il popolo tedesco e lo Stato tedesco rimangono.[8]
  • [Sugli albanesi] La vostra lingua è molto antica, è stata tramandata da una generazione all'altra attraverso la tradizione orale. Questo è un altro fatto che conferma la resistenza del vostro popolo, la sua grande forza che gli ha permesso di non essere assimilato nonostante le bufere a cui ha dovuto far fronte.[9]
  • Lo sciovinismo nazionale e razziale è un residuato dei costumi misantropici del periodo del cannibalismo. (da Werke, vol. 13, 26)
  • Lo scrittore è un ingegnere dell'anima umana. (da una dichiarazione durante un meeting dei cinque maggiori scrittori sovietici a casa di Maksim Gor'kij il 26 ottobre 1932, da Stalin: The Court of the Red Tsar, di Simon Sebag Montefiore, p. 85, in Stalin, di Edvard Radzinsky, pp. 259-263, ed in Stalin and the Literary Intelligentsia (1991) di А. Kemp-Welch, Basingstoke and London, pp. 12-31.)
  • Nel regime socialista, che, per il momento, esiste solo in URSS, la proprietà sociale dei mezzi di produzione costituisce la base dei rapporti di produzione. Qui non esistono più né sfruttatori né sfruttati. I prodotti vengono ripartiti secondo il lavoro compiuto e secondo il principio: "Chi non lavora non mangia". (da Materialismo dialettico e materialismo storico; in Questioni del leninismo)
  • Noi abbiamo costruito questa società non per ledere la libertà personale, ma perché la persona umana si senta realmente libera. L'abbiamo costruita nell'interesse di una effettiva libertà personale, di una libertà senza virgolette. Per me è difficile immaginare quale può essere la "libertà personale" di un disoccupato che ha fame e non trova lavoro. La libertà effettiva si ha soltanto là dove è abolito lo sfruttamento, dove non c'è oppressione di una persona da parte di un'altra, dove non c'è disoccupazione e accattonaggio, dove l'uomo non trema al pensiero che domani potrà perdere il lavoro, l'abitazione, il pane. Soltanto in tale società è possibile una libertà personale, e qualsiasi altra libertà, effettiva e non fittizia.[10]
  • Non è il censo, né l'origine nazionale, né il sesso, né la carica o il grado, ma sono le capacità personali di ogni cittadino che determinano la sua posizione nella società. (da Sul progetto di Costituzione dell'U.R.S.S., 25-11-1936; in Opere scelte)
  • Non si può fare una rivoluzione portando i guanti di seta. (citato in John Gunther, Soviet Russia Today)
  • [...] ogni leninista sa, se è un vero leninista, che il livellamento nel campo dei bisogni e della vita personale è una stupidità reazionaria piccolo-borghese, degna d'una qualsiasi setta primitiva di asceti, ma non d'una società socialista organizzata marxisticamente, perché non si può esigere che tutti gli uomini abbiano bisogni e gusti eguali, che tutti gli uomini vivano la loro vita personale secondo un solo ed unico modello. (dal Rapporto al XVII Congresso del Partito, 26-1-1934, in Questioni del leninismo, Edizioni in lingue estere, Mosca, 1946, p. 511)
  • Penso, compagni, che l'autocritica ci è necessaria come l'aria, come l'acqua. (dal rapporto all'Assemblea dell'attivo dell'organizzazione di Mosca del 13 aprile 1928)
  • Per eliminare i kulaki come classe non è sufficiente la politica di limitazione e di eliminazione di singoli gruppi di kulaki [...] è necessario spezzare con una lotta aperta la resistenza di questa classe e privarla delle fonti economiche della sua esistenza e del suo sviluppo.[11].
  • Per distruggere l'inevitabilità delle guerre è necessario distruggere l'imperialismo. (da Problemi economici del socialismo dell'URSS, pp. 322-323)
  • [Riguardo gli albanesi] Quali sono le origini e la lingua del vostro popolo? Ha esso qualche legame con i Baschi? Non credo che il popolo albanese sia venuto dalla lontana Asia, non è nemmeno di origine turca, poiché gli albanesi sono più antichi dei Turchi. Forse il vostro popolo ha delle origini comuni con gli Etruschi rimasti sulle vostre montagne, poiché una parte di essi si insediarono in Italia dove furono assimilati dai Romani ed altri andarono nella penisola iberica.[12]
  • Questa guerra non è come nel passato; chi occupa un territorio impone anche il proprio sistema sociale. Ognuno impone il proprio sistema nella misura in cui il suo esercito ha il potere di farlo. Non può essere altrimenti. Se ora non c'è un governo comunista a Parigi, questo è solamente dovuto al fatto che la Russia non ha un esercito in grado di raggiungere Parigi nel 1945. (detto a Tito nell'aprile del 1945; citato in M. Gilas, Conversazioni con Stalin, Feltrinelli, Milano, 1962)
  • So che dopo la mia morte sulla mia tomba sarà deposta molta immondizia. Ma il vento della storia la disperderà senza pietà. (a Vjačeslav Michajlovič Molotov nel 1943 e citato in Felix Cuev, 140 Conversations with Molotov, Mosca, 1991, p. 37)
  • So quanto la nazione tedesca ami il proprio Führer, [Adolf Hitler] pertanto è mio dovere brindare alla salute di questo grande uomo.[13]
  • [Alla domanda se sia peggio la destra o la sinistra] Sono entrambi peggio![14]
  • [...] spetta al popolo stesso della Kosova di decidere e sarà esso che deciderà del suo futuro. Tito [...], oltre che seguire una politica antimarxista verso la Kosova, ha cercato di annettersi anche l'Albania. Ciò apparve chiaro quando Tito tentò di dislocare le sue divisioni in Albania. Noi ci opponemmo a quest'azione.[15]
  • Vi furono un tempo dei «marxisti», nel nostro Paese, i quali asserivano che le ferrovie rimasteci dopo la Rivoluzione d'Ottobre erano ferrovie borghesi, che sarebbe stato sconveniente per noi marxisti utilizzarle, che avrebbero dovuto essere divelte e che occorreva costruire delle ferrovie nuove, «proletarie». Per questo essi furono soprannominati «trogloditi». (da Il marxismo e la linguistica, Ed. Rinascita, 1952, p. 26)
  • Vogliamo comandare [i prezzi], ma non ci siamo ancora riusciti [...]. Le leggi dell'economia politica non sono create dallo Stato, esse sono oggettive.[16]

Attribuite[modifica]

  • La morte risolve tutti i problemi: niente uomini, niente problemi.
[Citazione errata] Questa citazione in realtà deriva dal romanzo I bambini di Arbat (1987) di Anatoly Rybakov. L'autore stesso ha poi ammesso di essersela inventata nel suo successivo romanzo: «Роман-воспоминания» (inglese: The Novel of Memories; italiano: Romanzo-ricordo) pubblicato nel 1997.
  • Una morte è una tragedia, un milione di morti è statistica.
[Citazione errata] Questa citazione viene classicamente attribuita a Stalin. Nel 1958 in un articolo del New York Times la massima «A single death is a tragedy, a million deaths is a statistic.» viene attribuita a Stalin. Nel 1965 John le Carré cita nel romanzo The Spy Who Came in from the Cold la frase «Half a million liquidated is a statistic, but one man killed in a traffic accident is a national tragedy.», attribuendola a Stalin. Tuttavia in questi ed altri casi simili, non viene mai indicata una fonte. Inoltre la citazione non è presente in alcuna biografia credibile di Stalin, né tanto meno nelle sue lettere. Per questo si può concludere con ragionevole sicurezza che tali parole siano state messe in bocca a Stalin.[17]

A proposito del marxismo nella linguistica[modifica]

  • Che cosa è mutato nella lingua russa in questo periodo? In una certa misura, è mutato il lessico della lingua russa, nel senso che è stato arricchito da un cospicuo numero di nuove parole ed espressioni, scaturite in relazione con il sorgere della nuova produzione socialista, con l'apparire del nuovo Stato, della nuova cultura socialista, di un nuovo costume, di una nuova morale e, infine, in relazione con lo sviluppo della tecnica e della scienza; è mutato il significato di molte parole ed espressioni, che hanno preso un nuovo significato; è scomparso dal vocabolario un certo numero di parole antiquate. Ma per quanto riguarda il patrimonio lessicale fondamentale e la struttura grammaticale della lingua russa, che costituiscono il fondamento del linguaggio, essi, dopo la liquidazione della base capitalistica, lungi dall'essere stati liquidati e soppiantati da un nuovo patrimonio lessicale fondamentale e da una nuova struttura grammaticale del linguaggio, sono stati conservati nella loro integrità e non hanno subìto alcun serio mutamento: sono stati conservati precisamente come fondamento della moderna lingua russa.
  • Sono passati più di cento anni dalla morte di Pusckin. In questo periodo sono stati liquidati in Russia il sistema feudale e il sistema capitalistico e un terzo sistema, quello socialista, è sorto. Pertanto, sono state liquidate due basi con le loro sovrastrutture e una base nuova socialista è sorta, con la sua nuova sovrastruttura. Eppure, se prendiamo come esempio la lingua russa, essa non ha, in questo lungo periodo di tempo, subìto alcuna rottura, e la lingua russa moderna differisce assai poco nella sua struttura dalla lingua di Pusckin.
    Cos'è cambiato nella lingua russa in questo periodo? In questo periodo il lessico russo si è considerevolmente arricchito; moltissime parole antiquate sono state eliminate dal patrimonio lessicale; il significato di molte parole è mutato; la struttura grammaticale è migliorata. Ma per quanto riguarda la struttura della lingua di Pusckin, con il suo sistema grammaticale e con il suo patrimonio lessicale fondamentale, essa è stata conservata in tutta la sua essenza come base del russo moderno.
  • Anche gli aristocratici russi un tempo si trastullavano con la lingua francese alla corte dello zar e nei salotti. Essi si inorgoglivano del fatto che, parlando russo, inciampavano nel francese, che sapevano parlare russo solo con accento francese.
  • La cultura può essere borghese o socialista, mentre la lingua, come mezzo di comunicazione, è sempre una comune lingua nazionale e può servire sia la cultura borghese che quella socialista. Non è un fatto che le lingue russa, ucraina, uzbeka, oggi servono la cultura socialista di queste nazioni, proprio come servivano le loro culture borghesi prima della Rivoluzione d'Ottobre? Questo vuol dire che si sbagliano profondamente questi compagni, affermando che l'esistenza di due differenti culture porti alla formazione di due lingue diverse e alla negazione della necessità di una lingua unica.
  • Essa nasce e si sviluppa con il nascere e lo svilupparsi della società. Essa muore col morire della società. Senza società non c'è lingua. Perciò la lingua e le sue leggi di sviluppo possono essere comprese solo se vengono studiate in inscindibile connessione con la storia della società, con la storia del popolo a cui appartiene la lingua studiata e che è creatore e depositario di questa lingua.
  • Come è noto, tutte le parole di una lingua messe assieme ne formano il cosiddetto patrimonio lessicale. La cosa principale nel patrimonio lessicale di una lingua è la sua parte fondamentale, che comprende anche, come suo nocciolo, tutti i vocabili radicali. Esso è molto meno esteso del patrimonio lessicale della lingua, ma vive molto a lungo nel corso del secoli, e dà alla lingua una base per la formazione di nuove parole. Il patrimonio lessicale riflette lo stato della lingua: quanto più ricco e vario è il patrimonio lessicale tanto più ricca e sviluppata è la lingua.
  • La struttura grammaticale di una lingua cambia ancora più lentamente del suo patrimonio lessicale fondamentale. Elaborata nel corso delle epoche e divenuta carne e sangue della lingua, la struttura grammaticale muta ancor più lentamente del patrimonio lessicale fondamentale. Essa naturalmente subisce dei cambiamenti con l'andar del tempo, si perfeziona, migliora, precisa le sue regole e si arricchisce di regole nuove; ma le fondamenta della struttura grammaticale durano per lunghissimo tempo poiché, come insegna la storia, possono utilmente servire alla società per la durata delle varie epoche.
  • Per quanto riguarda l'originalità nazionale della lingua russa, essa non ne ha avuto il benché minimo danno, poiché la lingua russa, conservando la sua struttura grammaticale e il suo patrimonio lessicale fondamentale, ha continuato a progredire e a perfezionarsi secondo le leggi interne del suo sviluppo.
  • La lingua parlata è stata, nella storia dell'umanità, una delle forze che hanno aiutato gli esseri umani a emergere dal mondo animale, a unirsi in società, a sviluppare il loro pensiero, a organizzare la produzione sociale, a condurre con successo la lotta contro le forze della natura e a conseguire il progresso che abbiamo attualmente.

Opere complete[modifica]

Volume 1[modifica]

  • Il pensiero umano ha dovuto subire molte prove, molti travagli e mutamenti prima di giungere al socialismo scientificamente elaborato e posto su fondamenti scientifici. I socialisti dell'Europa occidentale hanno dovuto brancolare a lungo nel buio, nel deserto del socialismo utopistico (irrealizzabile, impossibile), prima di aprirsi la strada, di ricercare e dimostrare le leggi della vita sociale, e quindi la necessità del socialismo per il genere umano. (Il Partito socialdemocratico della Russia e i suoi compiti immediati, 1901; p. 29)
  • Gli operai non avevano dirigenti, organizzatori, e quindi il loro movimento sboccava in rivolte disordinate. Principalmente per questa causa la lotta eroica dei socialisti per il socialismo restava infruttuosa e il loro eroismo leggendario si spezzava contro la granitica muraglia dell'autocrazia. I socialisti russi si avvicinarono alla massa operaia soltanto dopo il 1890. Essi si accorsero che soltanto nella classe operaia era la salvezza e che soltanto questa classe avrebbe realizzato il socialismo. (Il Partito socialdemocratico della Russia e i suoi compiti immediati, 1901; p. 31)
  • La classe operaia non è la sola a gemere sotto il giogo del regime zarista. Anche altre classi sociali sono soffocate dal pesante tallone dell'autocrazia. Gemono i contadini russi, spossati dalla fame permanente, immiseriti dall'insopportabile pressione fiscale, lasciati in preda ai mercanti borghesi e ai «nobili» proprietari fondiari. Gemono il popolo minuto delle città, i piccoli impiegati dello stato e delle società private, i piccoli funzionari e, in generale, la numerosa popolazione minuta delle città, la cui esistenza, come quella della classe operaia, non è assicurata, e che ha motivo di essere malcontenta della sua condizione sociale. Geme una parte della piccola e anche della media borghesia, che non può adattarsi alla frusta e alla sferza dello zar, particolarmente la parte colta della borghesia, i cosiddetti rappresentanti delle professioni liberali (insegnanti, medici, avvocati, studenti, e in generale gli intellettuali). Gemono le nazionalità e le confessioni religiose oppresse in Russia, compresi i polacchi ed i finni, perseguitati nella propria patria, offesi nei loro sentimenti più sacri, e che vedono calpestati insolentemente dall'autocrazia diritti e libertà ereditati dalla storia. Gemono gli ebrei, continuamente perseguitati ed offesi, privati perfino di quei miseri diritti di cui godono gli altri sudditi russi: il diritto di libero domicilio, il diritto di frequentare le scuole, il diritto di occupare degli impieghi, ecc. Gemono i georgiani, gli armeni e le altre nazionalità, private del diritto di avere scuole proprie, di poter lavorare nelle istituzioni di stato, costrette a sottostare a quell'infame e oppressiva politica di russificazione, attuata con tanto ardore dall'autocrazia. Gemono molti milioni di russi appartenenti a sette religiose, che vogliono credere e celebrare i riti secondo la propria coscienza e non secondo i voleri dei preti ortodossi. Gemono... ma è impossibile enumerare tutti coloro che sono oppressi, perseguitati dall'autocrazia della Russia. (Il Partito socialdemocratico della Russia e i suoi compiti immediati, 1901; pp. 40-41)
  • La criminale autocrazia zarista ha condotto il nostro paese sull'orlo dell'abisso. La rovina di una massa di cento milioni di contadini nella Russia, la condizione di oppressione e di miseria della classe operaia, gli enormi debiti statali e le gravi imposte, l'intiera popolazione priva di diritti, gli infiniti arbitri e la violenza che regnano in tutte le sfere della vita, infine l'assoluta precarietà della vita e dei beni dei cittadini: ecco il terribile quadro che offre oggi la Russia. Non è possibile continuare a lungo così! L'autocrazia che ha creato tutti questi orrori tenebrosi, dev'esser distrutta! È sarà distrutta! (Cittadini!, ottobre 1905; pp. 219-22)
  • Gli anarchici sono in preda a una malattia: amano molto «criticare» i partiti dei loro avversari, ma non si prendono la pena di conoscere almeno un poco questi partiti. (Anarchia o socialismo?, 1907; p. 399)

Volume 2[modifica]

  • Chi deve prendere nelle mani il potere durante la rivoluzione? Quali classi devono stare al timone della vita politica e sociale? - Il popolo, il proletariato e i contadini! - rispondevano e rispondono ancor oggi i bolscevichi. Essi ritengono che la vittoria della rivoluzione è la dittatura (sovranità) del proletariato e dei contadini, che ha per scopo la conquista della giornata lavorativa di otto ore, la confisca di tutte le terre dei latifondisti e l'instaurazione di ordinamenti democratici. I menscevichi respingono la sovranità del popolo e sinora non hanno dato una risposta diretta alla domanda: chi dunque deve prendere nelle mani il potere? Oggi, poi, dopo aver compiuto apertamente una svolta verso i cadetti, i menscevichi dichiarano con maggior ardire che il potere devono prenderlo i cadetti, e non il proletariato e i contadini. (Sovranità dei cadetti o sovranità del popolo?, 1907; p. 33)
  • I nostri menscevichi non sono fedeli nemmeno a se stessi. (I nostri pagliacci caucasiani, 1907; p. 52)
  • È evidente che la tattica dei bolscevichi è la tattica dei proletari della grande industria, la tattica delle zone dove le contraddizioni di classe sono particolarmente chiare e la lotta di classe particolarmente aspra. Il bolscevismo è la tattica dei veri proletari.
    D'altra parte non è meno evidente che la tattica dei menscevichi è prevalentemente la tattica degli operai artigiani e dei contadini semiproletari, la tattica delle zone dove le contraddizioni di classe non sono del tutto chiare e la lotta di classe è mascherata. La tattica del menscevismo è la tattica degli elementi semiborghesi del proletariato. (Il Congresso di Londra del Partito operaio socialdemocratico della Russia, 1907; pp. 62-63)

Volume 3[modifica]

  • Smascherare gli imperialisti, svelare alle masse la vera essenza di questa guerra, significa appunto dichiarare veramente guerra alla guerra, rendere impossibile la guerra attuale. (La guerra, 1917; p. 19)
  • La guerra, come tutto nella vita, ha oltre ai lati negativi, anche un lato positivo, e cioè quello di aver dato all'esercito, attraverso la mobilitazione di quasi tutta la popolazione adulta della Russia, uno spirito popolare, facilitando perciò l'unione dei soldati con gli operai insorti. Così appunto si spiega la relativa facilità con la quale da noi la rivoluzione è scoppiata e ha vinto. (Le condizioni della vittoria, 1917; p. 24)
  • Una delle piaghe che hanno coperto di vergogna la vecchia Russia è quella dell'oppressione nazionale.
    Le persecuzioni religiose e nazionali, la russificazione forzata degli «allogeni», le vessazioni nei confronti delle istituzioni culturali nazionali, la privazione dei diritti elettorali e della libertà di trasferirsi da un luogo all'altro, l'incitamento all'odio reciproco fra le nazionalità, i pogrom e i massacri: è l'oppressione nazionale di trista memoria. (L'abolizione delle limitazioni dei diritti delle nazionalità, 1917; p. 27)

Volume 4[modifica]

  • Completa libertà di organizzare la propria vita per il popolo finlandese, come per gli altri popoli della Russia! Volontaria e sincera unione del popolo finlandese con il popolo russo! Nessuna tutela, nessun controllo sul popolo finlandese! Questi sono i principi ai quali si ispira la politica del Consiglio dei Commissari del popolo. (Discorso tenuto al Congresso del Partito operaio socialdemocratico finlandese a Helsinki, 14 novembre 1917; p. 14)
  • La Rada si fonda sul principio della spartizione del potere tra la borghesia da una parte e il proletariato e i contadini dall'altra. I soviet invece sono contrari ad una simile spartizione e conferiscono tutto il potere al popolo, escludendone la borghesia. (; La rada ucraina, 14 dicembre 1917; p. 27)
  • La stampa borghese asserisce che noi abbiamo condotto il paese alla completa rovina, che abbiamo perduto tutta una serie di paesi, tra i quali la Finlandia. Ebbene, compagni, noi non potevamo perderla, perché di fatto essa non è mai stata nostra. Se avessimo trattenuto la Finlandia con la violenza, ciò non avrebbe affatto voluto dire che sarebbe stata nostra. (L'indipendenza della Finlandia, 22 dicembre 1917; p. 35)

Volume 5[modifica]

  • Nella storia dello sviluppo del comunismo russo la lotta contro la deviazione nazionalistica non ha mai avuto una serie importanza. I russi in generale, e i comunisti russi in particolare, essendo stati in passato una nazione dominante, non hanno sofferto l'oppressione nazionale, non hanno avuto a che fare, in linea di massima, con lo sviluppo di tendenze nazionalistiche nel loro seno, a parte certe propensioni per lo «sciovinismo di grande potenza», e perciò non hanno dovuto, o quasi, superare queste tendenze nazionalistiche.
    Invece i comunisti turchi, figli di popoli oppressi, che sono passati attraverso lo stadio dell'oppressione nazionale, hanno avuto e hanno permanentemente a che fare con la deviazione nazionalistica, con le sopravvivenze nazionalistiche nel loro seno, e il superamento di questa deviazione e di queste sopravvivenze costituisce il loro compito immediato. Questa circostanza intralcia indubbiamente il processo di consolidamento del comunismo nelle regioni orientali del nostro paese. (Discorso di apertura alla Conferenza dei comunisti delle popolazioni turche della RSFSR, 1 gennaio 1921; p. 10)
  • Per dirigere questo paese è necessario che il potere sovietico abbia dalla sua parte la incrollabile fiducia della classe operaia, giacché soltanto per mezzo della classe operaia e con le forze della classe operaia è possibile dirigere questo paese. (I nostri dissensi, 5 gennaio 1921; p. 23)
  • Se la proprietà privata e il capitale dividono inevitabilmente gli uomini, fomentano le discordie nazionali e rafforzano l'oppressione nazionale, altrettanto inevitabilmente la proprietà collettiva e il lavoro avvicinano gli uomini, eliminano le discordie nazionali e distruggono la oppressione nazionale. L'esistenza del capitalismo è inconcepibile senza l'oppressione nazionale, come è inconcepibile l'esistenza del socialismo senza la liberazione delle nazioni oppresse, senza la libertà nazionale. (I compiti immediati del partito nella questione nazionale, 10 febbraio 1921; p. 30)

Volume 6[modifica]

Stalin e Lenin nel 1919
  • L'errore di Trotski consiste appunto nell'aver contrapposto se stesso al CC, nell'essersi creduto un superuomo, al di sopra del CC, delle sue leggi, delle sue decisioni, dando con ciò stesso, ad una certa parte del partito, il pretesto per svolgere un'attività tendente a minare la fiducia verso questo CC. (Rapporto sui compiti immediati dell'edificazione del partito, 17 gennaio 1924; p. 28)
  • Per venticinque anni Lenin ha educato il nostro partito e ne ha fatto il partito operaio più forte e più temprato del mondo. I colpi dello zarismo e dei suoi sbirri, la rabbia della borghesia e dei proprietari fondiari, gli attacchi armati di Kolciak e di Denikin, gli interventi armati dell'Inghilterra e della Francia, le menzogne e le calunnie della stampa borghese dalle cento bocchie: tutti questi scorpioni si sono costantemente scagliati sul nostro partito nel corso di un quarto di secolo. Ma il nostro partito ha resistito, saldo come una roccia, ha respinto gli innumerevoli colpi dei nemici e ha condotto avanti la classe operaia, verso la vittoria. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 66)
  • La grandezza di Lenin sta innanzitutto nel fatto che egli, creando la Repubblica dei Soviet, ha mostrato con ciò praticamente alle masse oppresse del mondo intero che la speranza della liberazione non è perduta, che il dominio dei capitalisti e dei proprietari fondiari non durerà più a lungo, che il regno del lavoro può essere creato con le forze degli stessi lavoratori, che il regno del lavoro si deve creare sulla terra e non in cielo. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 67)
  • La dittatura del proletariato è stata creata nel nostro paese sulla base dell'alleanza degli operai e dei contadini. Questa è la base prima ed essenziale della Repubblica dei Soviet. Senza questa alleanza, gli operai e i contadini non avrebbero potuto vincere i capitalisti e i proprietari fondiari. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 68)
  • La seconda base della Repubblica dei Soviet è l'unione dei lavoratori delle varie nazionalità del nostro paese. I russi e gli ucraini, i basckiri e i bielorussi, i georgiani e gli azerbaigiani, gli armeni e i daghestani, i tartari e i kirghizi, gli usbechi e i turkmeni, tutti sono ugualmente interessati al rafforzamento della dittatura del proletariato. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 69)
  • Il nostro paese è come una roccia gigantesca, circondata dall'oceano degli stati borghesi. Le onde si infrangono l'una dopo l'altra contro di essa, minacciando di sommergerla e di sgretolarla. Ma la roccia è incrollabile. In che cosa consiste la sua forza? Non solo nel fatto che il nostro paese poggia sull'alleanza degli operai e dei contadini, che esso incarna l'unione delle libere nazionalità, che esso è difeso dalla mano potente dell'Esercito rosso e della Flotta rossa. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 70)
  • Lenin non considerò mai la Repubblica dei Soviet come fine a se stessa. Egli la considerò sempre come un anello necessario per lo sviluppo del movimento rivoluzionario nei paesi dell'Occidente e dell'Oriente, come un anello necessario per agevolare la vittoria dei lavoratori del mondo intero sul capitale. Lenin sapeva che solo questa concezione è giusta, non solo dal punto di vista internazionale, ma anche dal punto di vista della salvaguardia della stessa Repubblica dei Soviet. Lenin sapeva che solo in questo modo è possibile infiammare i cuori dei lavoratori di tutto il mondo per le lotte decisive per la liberazione. Ecco perché Lenin, il capo più geniale fra i capi geniali del proletariato, il giorno dopo l'instaurazione della dittatura del proletariato gettò le fondamenta dell'Internazionale degli operai. Ecco perché egli non si stancava mai di estendere, di rafforzare l'Unione dei lavoratori di tutto il mondo, l'Internazionale Comunista. (Lenin è morto, 26 gennaio 1924; p. 71)

Volume 7[modifica]

  • Che cos'è il trotskismo?
    Il trotskismo è la mancanza di fiducia nelle forze della nostra rivoluzione, la mancanza di fiducia nella causa dell'alleanza degli operai e dei contadini, della loro collaborazione. (La questione del proletariato e dei contadini, 27 gennaio 1925; p. 42)
  • Nessun grande movimento degli oppressi si è compiuto nella storia dell'umanità senza la partecipazione delle donne lavoratrici. Le donne lavoratrici, le più oppresse fra tutti gli oppressi, non sono mai restate e non potevano restare ai margini della grande strada del movimento di liberazione. Il movimento di liberazione degli schiavi ha fatto sorgere, com'è noto, centinaia e migliaia di grandi martiri ed eroine. Nelle file dei combattenti per l'emancipazione dei servi della gleba militavano decine di migliaia di donne lavoratrici. Non c'è da meravigliarsi se il movimento rivoluzionario della classe operaia, il più potente di tutti i movimenti di emancipazione delle masse oppresse, ha raccolto sotto la sua bandiera milioni di donne lavoratrici. (La giornata internazionale della donna, 8 marzo 1925; p. 60)
  • È incontestabile che la guerra contro l'Unione Sovietica significherebbe la guerra dell'imperialismo contro i propri operai e le proprie colonie. Non mi occorre dimostrare che, se il nostro paese sarà attaccato, noi non resteremo con le mani in mano, prenderemo tutte le misure per scatenare il leone rivoluzionario in tutti i paesi del mondo. I governanti dei paesi capitalistici non possono non sapere che noi abbiamo in questo campo una certa esperienza. (Bilancio dei lavori della XIV Conferenza del PCR (b), 9 maggio 1925; p. 118)

Volume 8[modifica]

  • La rivoluzione borghese si limita a sostituire al potere un gruppo di sfruttatori con un altro gruppo di sfruttatori, e perciò non ha bisogno di demolire la vecchia macchina statale; mentre invece la rivoluzione proletaria caccia dal potere tutti, senza eccezione, i gruppi di sfruttatori, e porta al potere il capo di tutti i lavoratori e di tutti gli sfruttati, la classe dei proletari: perciò non può fare a meno di demolire la vecchia macchina statale e di sostituirla con una nuova. (Questioni del leninismo, 25 gennaio 1926; p. 37)
  • Tutti sanno che l'India è una colonia. Esiste in India un'industria? Incontestabilmente esiste. Si sviluppa questa industria? Sì, si sviluppa. Ma in quel paese si sviluppa un tipo di industria che non produce strumenti e mezzi di produzione. I mezzi di produzione vengono importati dall'Inghilterra. Perciò (sebbene, naturalmente, non sia solo questo il motivo) l'industria di quel paese è interamente subordinata all'industria inglese. È il metodo tipico dell'imperialismo: sviluppare nelle colonie l'industria in modo da porla al rimorchio della metropoli, dell'imperialismo. (La situazione economica dell'Unione Sovietica e la politica del partito, 13 aprile 1926; p. 156)
  • In Cina, chi fronteggia le truppe del vecchio regime, non è il popolo disarmato ma il popolo armato, rappresentato dal suo esercito rivoluzionario. In Cina la rivoluzione armata lotta contro la controrivoluzione armata. Questa è una delle peculiarità e uno dei vantaggi della rivoluzione cinese. In questo risiede la particolare importanza dell'esercito rivoluzionario in Cina. (Le prospettive della rivoluzione in Cina, 30 novembre 1926; p. 438)

Volume 9[modifica]

  • Non approvo che voi vi diciate "discepolo di Lenin e Stalin". Io non ho discepoli. Chiamatevi discepoli di Lenin, ne avete il diritto. [...] Ma voi non avete motivo di definirvi discepoli di un discepolo di Lenin. Questo è sbagliato. Questo è troppo. (Lettera a Xenofontov, 30 dicembre 1926; p. 176)
  • Che cosa avverrebbe se il capitale riuscisse ad annientare la Repubblica dei Soviet? Subentrerebbe l'epoca della più nera reazione in tutti i paesi capitalistici e coloniali, verrebbero soffocati la classe operaia e i popoli oppressi, sarebbero perdute le posizioni del comunismo internazionale. (La settima sessione plenaria allargata del Comitato esecutivo dell'Internazionale Comunista, 22 novembre - 16 dicembre 1926; pp. 41-42)
  • La storia della rivoluzione dice che la preparazione della dittatura del proletariato e il passaggio alla rivoluzione socialista possono essere compiuti soltanto sotto la direzione di un solo partito, del partito comunista, se naturalmente si tratta di una rivoluzione veramente proletaria. (Conversazione con gli studenti dell'Università Sun Yat-sen, 13 maggio 1927; p. 280)
  • Una rivoluzione kemalista è possibile solo in paesi come la Turchia, la Persia, l'Afghanistan, dove non vi è o quasi non vi è un proletariato industriale, e dove non vi è una possente rivoluzione agraria contadina. La rivoluzione kemalista è una rivoluzione dello strato superiore, una rivoluzione della borghesia commerciale nazionale, sorta nella lotta contro gli imperialisti stranieri e diretta, in sostanza, nel suo ulteriore sviluppo contro i contadini e gli operai, contro le possibilità stesse di una rivoluzione agraria. (Conversazione con gli studenti dell'Università Sun Yat-sen, 13 maggio 1927; p. 287)
  • Nei riguardi della Turchia l'imperialismo ha già soddisfatto parecchie delle sue rivendicazioni fondamentali, avendo tolto alla Turchia la Siria, la Palestina, la Mesopotamia e altri punti importanti per gli imperialisti. La Turchia è ora ridotta alle dimensioni di un piccolo stato con una popolazione di 10-12 milioni di abitanti. Essa non rappresenta né un mercato importante, né un campo d'investimenti decisivi per l'imperialismo. Ciò è accaduto, tra l'altro, perché la vecchia Turchia era un agglomerato di nazionalità, e una popolazione turca compatta esisteva soltanto nell'Anatolia. (Conversazione con gli studenti dell'Università Sun Yat-sen, 13 maggio 1927; pp. 287-288)

Volume 10[modifica]

  • La parola «trotskismo» non è stata coniata da me; è stata usata per la prima volta dal compagno Lenin per indicare qualcosa che è l'opposto del leninismo. (Discorso del 5 agosto, 5 agosto 1827; p. 84)
  • Diversi governi capitalistici, nonostante l'esistenza di parlamenti «democratici», sono controllati dalle grandi banche. I parlamenti dichiarano che sono loro a controllare i governi. In realtà, invece, avviene che la composizione dei governi è fissata in precedenza dai maggiori consorzi finanziari, i quali controllano anche l'operato dei governi. Chi non sa che in nessuna potenza capitalistica può essere formato un gabinetto contro la volontà dei maggiori magnati della finanza? È sufficiente una piccolissima pressione finanziaria perché i ministri volino via dai loro posti come dei fuscelli. Questo è un vero e proprio controllo delle banche sui governi, nonostante l'apparente sovranità dei parlamenti. (Intervista con la prima delegazione operaia americana, 9 settembre 1927; p. 113)
  • Il capitalista non può destinare i suoi redditi a migliorare le condizioni della classe operaia. Egli vive per il profitto. Altrimenti non sarebbe un capitalista. (Intervista con la prima delegazione operaia americana, 9 settembre 1927; p. 133)
  • I comunisti sono gli uomini più audaci e più coraggiosi, ed essi lottano contro una massa di nemici. Il merito dei comunisti, tra l'altro, sta anche nel fatto che essi sanno difendere le proprie convinzioni. (Intervista con la prima delegazione operaia americana, 9 settembre 1927; p. 141)

Citazioni su Stalin[modifica]

  • A El Paso ho avuto l'opportunità di passare attraverso i possedimenti della United Fruit, convincendomi ancora una volta di quanto siano terribili queste piovre capitaliste. Ho giurato davanti a un ritratto del vecchio e compianto compagno Stalin che non mi fermerò finché non vedrò annientate queste piovre capitaliste. (Che Guevara)
  • Churchill diceva che «i panni dei servizi segreti si possono, anzi si devono lavare più spesso degli altri; ma, a differenza degli altri, non si possono mettere ad asciugare alla finestra». Dello stesso parere era Stalin che regolarmente, ogni tre o quattro anni, il lavaggio lo praticava facendo accoppare al buio i capi della sua polizia, nel presupposto – probabilmente fondato – che a far quel mestiere non potevano essere che arnesi da forca, e quindi era giusto che ci finissero. (Indro Montanelli)
  • Ci interessa sapere come il culto della persona di Stalin sia andato continuamente crescendo e sia divenuto, a un dato momento, fonte di tutta una serie di gravissime deviazioni dai principi del partito, dalla democrazia del partito e dalla legalità rivoluzionaria. (Nikita Kruscev al XX Congresso del PCUS)
  • Come dissi scherzando a Nilde Iotti quando venne a trovarmi al Giornale, tenevo una vecchia icona di Stalin perché è il comunista che ammiro di più: quello che ha fatto fuori più comunisti. (Indro Montanelli)
  • Dovremmo ricordarci che senza Stalin ora saremmo tutti nazisti. (Mario Monicelli)
  • È il padre di cui i comunisti non si sono mai liberati. (Giorgio Forattini)
  • Il compagno Stalin ci mostrò come costruire il socialismo in un paese arretrato: all'inizio è doloroso, ma poi tutto finisce bene. (Hafizullah Amin)
  • Il compagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L'ultima sua parola è stata di pace. [...] Si resta stupiti per la grandezza di questa figura che la morte pone nella sua giusta luce. Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l'immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto. (Sandro Pertini)
  • Il fatto che Stalin [...] ha abbandonato il punto di vista di Marx e si è lasciato sedurre dal sistema capitalista nella sua forma più perfetta, dimostra che l'URSS è ancora ben lungi dal possedere una cultura operaia. (Simone Weil)
  • Il mio rispetto per Stalin è sempre stato profondo, viscerale direi, quanto la mia antipatia per Krusciov. (Zulfiqar Ali Bhutto)
  • Io sono marxista, leninista e non mi è nemmeno antipatico Stalin, che ci ha salvato da Hitler, più degli Stati Uniti. (Gianni Vattimo)
  • L'allocco più gabbato della seconda guerra mondiale. (Winston Churchill)
  • L'atomizzazione della società sovietica venne ottenuta con l'abile uso di ripetute epurazioni, che invariabilmente precedevano l'effettiva liquidazione di un gruppo. Per distruggere tutti i legami sociali e familiari, le epurazioni venivano condotte in modo da minacciare della stessa sorte l'accusato e tutta la sua cerchia, dai semplici conoscenti agli amici e ai parenti più stretti. La conseguenza dell'ingegnoso criterio della "colpa per associazione" era che, appena un uomo veniva accusato, i suoi vecchi amici si trasformavano di colpo nei suoi nemici più accaniti... In ultima analisi, fu con l'impiego radicale di questi metodi polizieschi che il regime staliniano riuscì a instaurare una società atomizzata quale non si era mai vista prima, e a creare intorno a ciascun individuo un'imponente solitudine quale neppure una catastrofe da sola avrebbe potuto causare. (Hannah Arendt)
  • La realtà dell'attività di Stalin spesso non veniva creduta proprio perché appariva incredibile. Il suo stile si fondava sul fare ciò che in precedenza era stato considerato moralmente o fisicamente inconcepibile. (Robert Conquest)
  • Le sue tozze dita come vermi sono grasse | e sono esatte le sue parole come i pesi d'un ginnasta. | Se la ridono i suoi occhiacci da blatta | e i suoi gambali scoccano neri lampi. (Osip Ėmil'evič Mandel'štam)
  • Max Weber distingueva tre tipi di capo carismatico. Il profeta religioso, il grande demagogo e il capo militare. Mussolini è stato soprattutto un gran demagogo. Stalin è stato soprattutto il capo militare, o almeno amava presentarsi come tale. Appariva sempre in divisa, e faceva bella mostra delle sue medaglie. Quanto al profeta religioso, lo era, in parte, Mao. (Norberto Bobbio)
  • Nei cosiddetti errori di Stalin sta la differenza tra un atteggiamento rivoluzionario e un atteggiamento revisionista. Si deve vedere Stalin nel contesto storico nel quale si è sviluppato, non si deve vedere come una specie di bruto, ma dovrebbe essere apprezzato in quel particolare contesto storico... Sono giunto al comunismo grazie a papà Stalin e nessuno può dirmi di non leggere le sue opere. Le ho lette anche quando era considerato disdicevole leggerlo, ma questo era un altro periodo. Siccome sono una persona non troppo brillante e per di più testarda continuerò a leggerlo. (Che Guevara)
  • Nei suoi ultimi anni di vita Stalin era psicopatico, PSI-CO-PA-TI-CO, te lo dico io. Un pazzo sul trono. Riesci ad immaginarlo? [...] E pensi fosse facile? I nostri nervi erano tesi allo spasimo, e dovevamo bere vodka tutto il tempo. E dovevamo essere sempre sul chi vive. (Nikita Kruscev)
  • Non contento di aver preso in mano le funzioni di Segretario generale, il compagno Stalin si è attribuito un potere immenso e non sono affatto sicuro che egli sia in ogni occasione capace di farne uso con la necessaria prudenza. (Lenin)
  • Oggi viene dipinto come un reciproco di Hitler, il suo nome serve a combattere il comunismo. Il solo suo ricordo fa però tremare i padroni. Ha edificato il primo paese socialista e senza di lui il nazismo avrebbe vinto. Il suo nome russo si traduce in “acciaio”. Stalin, terrore dei fascisti e dei falsi comunisti. Onore e gloria a te! (Marco Rizzo)
  • Per costruire un paese, Stalin fu costretto a usare la forza e uccidere. (Zulfiqar Ali Bhutto)
  • Questa conferenza [Le concezioni Hegeliane tenuta da Kojève il 4 dicembre 1937 al Collège de Sociologie] ci sconvolse, non solo per il vigore intellettuale di Kojève, ma per le sue stesse conclusioni. Lei [Lapouge] ricorderà che Hegel parla dell'uomo a cavallo che segna la fine della storia e della filosofia. Per Hegel, quell'uomo era Napoleone. Ebbene! Kojeve ci svelò quel giorno che Hegel, pur avendo avuto una giusta intuizione, si era sbagliato di un secolo: l'uomo della fine della storia non era Napoleone, ma Stalin. (Roger Caillois)
  • Scomparso Lenin si è fatto sotto, ha dato la scalata, perché questo era il suo programma: se non andava avanti, sarebbe tornato definitivamente indietro. (Umberto Terracini)
  • Se ingrandissi alcune migliaia di volte una comune pulce vedresti l'animale più spaventoso della terra, che nessuno sarebbe abbastanza forte da dominare [...] Ma le smorfie più mostruose della storia producono simili ingrandimenti anche nel mondo reale. Stalin è una pulce che la propaganda bolscevica e l'ipnosi della paura hanno ingrandito fino a dimensioni impensabili. (Maksim Gor'kij)
  • Smettila di mandare persone ad uccidermi. Ne abbiamo già catturati cinque, di cui uno con una bomba e uno con un fucile. Se non la smetti di mandarmi sicari, ne manderò io uno a Mosca e non avrò bisogno di mandarne un secondo. (Josip Broz Tito)
  • Stalin è troppo arrogante e questo difetto, che può essere tollerato tra di noi e nei rapporti tra comunisti, non è tollerabile in chi occupa il posto di Segretario generale. Perciò propongo che i compagni esaminino la possibilità di allontanare Stalin da tale carica e di sostituirlo con un altro uomo che, prima di tutto, si differenzi da Stalin per una sola dote, cioè una maggiore tolleranza, una maggiore lealtà, una maggiore gentilezza, una maggiore considerazione per i compagni, un temperamento meno capriccioso. (Lenin)
  • Stalin, Hitler, Mao, McCarthy. Queste persone sono state vilipese già abbastanza nel tempo. Stalin ha invece completamente un'altra storia. Non ho intenzione di dipingerlo come un eroe ma vorrei raccontarlo basandomi sui fatti. Lui ha combattuto la macchina da guerra tedesca più di ogni singola persona. Non possiamo giudicare la gente considerandola solo "buona" o "cattiva". (Oliver Stone)
  • Un dato storico ed ideologico che ritengo simile ad una "prova" di fedeltà agli ideali bolscevichi: la questione su Stalin. Diffidate di chi denigra o anche solo dimentica la figura del continuatore dell'opera di Lenin, di chi ha saputo costruire il socialismo in URSS e battere il mostro nazista. (Marco Rizzo)
  • Una sola volta, allorché io cominciavo ad essere conosciuto, ha dichiarato con una certa soddisfazione: Bulgakov vuol diventare lo scrittore satirico della nostra epoca (Komsomolskaia Pravda, n. 6, 1925). Olé! il verbo volere è usato al presente quando avrebbe dovuto essere usato al passato. Mikail Bulgakov è diventato scrittore satirico in un momento in cui tutto ciò che sfiora i tabù non è assolutamente tollerato. (Michail Afanas'evič Bulgakov)

Oreste Gregorio[modifica]

  • Nella gara al più furbo era stato Stalin il vincitore, perché la polizia segreta non si era accorta che il pericolo era in quella pattuglia di estremisti e non nel grande partito socialista.
  • Stalin spia della polizia segreta zarista, negli anni giovanili, quando la sua coscienza rivoluzionaria era ancora in formazione. Non ci sono documenti in proposito, naturalmente, ma soltanto una conclusione, bisogna dunque seguire il metodo dei processi indiziari e affidare la sentenza, appunto come nei processi indiziari, alla libera convinzione del giudice, cioè del lettore.
  • Sulla porta dell'edificio, quando egli divenne dittatore, fu murata una lapide: «Il grande Stalin – leader del VKP e del proletariato di tutto il mondo – visse e lavorò qui nell'osservatorio geofisico di Tiflis dal 28 dicembre 1899 al 21 marzo 1901 dirigendo circoli socialdemocratici clandestini di operai di Tiflis».

Enver Hoxha[modifica]

  • Giuseppe Stalin sapeva che le vittorie potevano essere conseguite e difese solo a prezzo di sforzi, di sacrifici, a prezzo di sudore versato e con una mano ferrea. Non manifestò mai un ottimismo non fondato dopo le vittorie conseguite; nemmeno cadde mai nel pessimismo di fronte alle difficoltà da superare. Al contrario, Stalin si rivelò una personalità estremamente riflessiva e ponderata nei giudizi, nelle decisioni e nelle sue azioni. Essendo egli un grande uomo riuscì a guadagnarsi il cuore del partito e del popolo, a mobilitare le loro energie, a temprare i militanti nella battaglia e ad elevare il loro livello politico e ideologico per realizzare una grande opera, che non aveva precedenti.
  • Gli innegabili meriti di Stalin sono stati costretti a riconoscerli perfino i capifila del capitalismo mondiale come Churchill, Roosevelt, Truman, Eden, Montgomery, Hopkins ed altri, indipendentemente dal fatto che questi non nascondevano la loro avversione alla politica e all'ideologia marxista-leninista e alla persona stessa di Stalin.
  • Il culto della personalità di Stalin doveva, certamente, essere superato. Ma si può dire, come si è detto, che Stalin era egli stesso artefice di tale culto della personalità? Il culto della personalità doveva sicuramente essere superato, ma per ottenere questo, era necessario e giusto che chiunque ne menzionasse il nome di Stalin fosse immediatamente messo all'indice, segnato a dito, che chiunque citasse Stalin fosse guardato di traverso?
  • Il rispetto di Stalin e il suo grande amore per il nostro popolo, l'interesse che manifestava per la storia e le usanze del popolo albanese, non si cancelleranno mai dalla mia memoria.
  • Le parole di Stalin erano parole d'oro, una bussola di orientamento per i proletari e i popoli del mondo.
  • No, Stalin non fu un tiranno, egli non fu un despota. Era un uomo attaccato ai princìpi, giusto, semplice e pieno di sollecitudine per gli uomini, per i quadri, per i suoi collaboratori. È per questa ragione che il suo Partito, i popoli dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche e tutto il proletariato mondiale lo amavano molto. Così l'hanno conosciuto i milioni di comunisti e le insigni personalità rivoluzionarie e progressiste nel mondo.
  • Tutta la vita di Stalin è stata caratterizzata da un'accanita e incessante lotta contro il capitalismo russo, contro il capitalismo mondiale, contro l'imperialismo, contro le correnti antimarxiste e antileniniste che si erano messe al servizio del capitale e della reazione mondiale. Sotto la guida di Lenin e al suo fianco, egli fu uno degli ispiratori e dirigenti della Grande Rivoluzione Socialista d'Ottobre, un indomabile militante del Partito Bolscevico.
  • Tutte le idee e le opere di Stalin, concepite e tradotte nella realtà viva, sono percorse in modo coerente da un filo rosso, dal pensiero rivoluzionario marxista-leninista. Nelle opere di questo illustre marxista-leninista non si può riscontrare alcun errore di principio. Egli soppesava ogni sua azione tenendo presente gli interessi del proletariato, delle masse lavoratrici, gli interessi della rivoluzione, del socialismo e del comunismo, gli interessi delle lotte di liberazione nazionali e antimperialiste. Non si riscontra alcun eclettismo nelle sue idee teoriche e politiche, alcuna titubanza nelle sue azioni pratiche. Chi si fondava sull'amicizia sincera di Giuseppe Stalin era sicuro di vedere il suo popolo avanzare rapidamente verso un futuro luminoso.
  • Stalin ha commesso degli errori? Era inevitabile che un così lungo periodo, pieno di atti eroici, di sforzi, di lotte, di vittorie, comportasse anche degli errori, non solamente personali di Giuseppe Stalin, ma anche della direzione in quanto organo collegiale. Esiste un Partito o un dirigente che si possa considerare esente da ogni errore dal suo lavoro?

Lazar' Moiseevič Kaganovič[modifica]

  • Iosif Vissarionovič era un uomo molto prudente. Molto. Un uomo che vedeva molto lontano.
  • Ogni volta [...] si dice quel che sta succedendo nel paese è colpa di... Stalin. È la morale di ogni discorso: Stalin è colpevole, è stato Stalin, Stalin, Stalin, tutti addosso a lui. Ma Stalin è morto trentacinque anni fa! Trentacinque anni! Cosa c'entra con i guai di oggi?
  • Prima si rinnega Stalin, adesso, pian piano, si arriva a processare il socialismo, la rivoluzione d'Ottobre, e in men che non si dica vorranno processare anche Lenin e Marx.
  • Senza la politica di Stalin non saremmo arrivati mai a niente, saremmo morti tutti quanti.

Richard Nixon[modifica]

  • Come Ivan il Terribile, Stalin creò una polizia segreta personale e usò il terrore come strumento fondamentale di politica di Stato. Come Pietro il Grande, apprezzò il valore della tecnologia occidentale per formare una moderna macchina bellica. E come Pietro, cementò il potere sul popolo con il sistema dei passaporti interni.
  • Dopo la Seconda Guerra Mondiale milioni di ex prigionieri di guerra furono spediti nei campi di lavori forzati perché avevano visto l'Occidente. Stalin, buon conoscitore della storia russa, non voleva correre rischi inutili. Sapeva che i suoi più grandi nemici erano gli stessi contro i quali avevano combattuto gli zar - gli eserciti e le idee occidentali - ed era deciso tanto a escludere le idee quanto a sconfiggere gli eserciti.
  • Nel nostro secolo Stalin ha personificato l'eredità zarista della Russia. La dinastia che rappresentava era un partito, non una famiglia, ma come i "grandi" zar prima di lui, estese il dominio russo su nuovi territori.

Pietro Secchia[modifica]

  • Nel nome di Stalin sempre si è vinto, nel nome di Stalin tutte le vittorie saranno nostre.
  • Stalin è il gigante della costruzione del socialismo, l'uomo della vittoria, l'uomo della pace, della liberazione sociale e nazionale perché è l'uomo del partito di tipo nuovo, del partito della classe operaia.
  • Uno dei più grandi meriti di Stalin è stato quello di avere elaborato, sviluppato, arricchito la teoria, la politica e i principi organizzativi del partito del proletariato quali erano stati scoperti ed indicati da Marx, da Engels e da Lenin.

Palmiro Togliatti[modifica]

  • Giuseppe Stalin è un gigante del pensiero, è un gigante dell'azione. Col suo nome verrà chiamato un secolo intero, il più drammatico forse, certo il più denso di eventi decisivi della storia faticosa e gloriosa del genere umano.
  • Ha termine la vita eroica del combattente vittorioso. La sua causa trionfa. La sua causa trionferà in tutto il mondo.
  • Ogni volta che viene pronunciata una parola di pace, ogni volta che si compie un atto che può assicurare la pace, ivi troviamo Stalin.
  • Stalin divulgò tesi esagerate e false, fu vittima di una prospettiva quasi disperata di persecuzione senza fine, di una diffidenza generale e continua, del sospetto in tutte le direzioni.

Note[modifica]

  1. Questo ironico quesito fu posto da Stalin al primo ministro francese Pierre Laval, in visita a Mosca nel maggio del 1935, allorché questi gli chiese di intervenire a favore dei cattolici russi, sostenendo che un tale provvedimento avrebbe accreditato al politico francese molto merito preso il papa (allora Pio XI). Citato in Winston Churchill, The second world war (La seconda guerra mondiale), vol. I The gathering storm (Il temporale incipiente), cap. 8 Challenge and response (Sfida e risposta), Cassel & Company, Londra, ed. 1964.
  2. Cfr. Federico II di Prussia su «un suddito tendenzialmente critico»: «Ha centomila uomini? Se no, cosa volete che me ne preoccupi!».
  3. Da Eguaglianza e Marxismo, 1944; citato in Gioventù Proletaria, stampaclandestina.it.
  4. Citato in Enver Hoxha, Con Stalin. Ricordi, traduzione conforme alla pubblicazione in albanese della Casa Editrice «8 Nëntori», seconda edizione Tirana 1982, Roma 1984, p. 160.
  5. Citato in Contro imperialismo e sionismo liberi dalle teorie razziali, ilpartitocomunista.it.
  6. Citato in Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Editori Laterza, Roma, 2008, p. 418. ISBN 978-88-420-8734-2
  7. Citato in Enver Hoxha, Con Stalin. Ricordi, traduzione conforme alla pubblicazione in albanese della Casa Editrice «8 Nëntori», seconda edizione Tirana 1982, Roma 1984, p. 127.
  8. Citato in Ennio Di Nolfo, Storia delle relazioni internazionali. Dal 1918 ai giorni nostri, Editori Laterza, Roma, 2008, p. 461. ISBN 978-88-420-8734-2
  9. Citato in Enver Hoxha, Con Stalin. Ricordi, traduzione conforme alla pubblicazione in albanese della Casa Editrice «8 Nëntori», seconda edizione Tirana 1982, Roma, 1984, pp. 125-126.
  10. Citato in L’equiparazione fra i “totalitarismi” e la criminalizzazione del socialismo, senzatregua.it.
  11. Da Questioni di leninismo, Roma, 1945.
  12. Citato in Enver Hoxha, Con Stalin. Ricordi, traduzione conforme alla pubblicazione in albanese della Casa Editrice «8 Nëntori», seconda edizione Tirana 1982, Roma 1984, p. 83.
  13. Brindisi levato da Stalin in onore di Adolf Hitler nel corso del banchetto offerto dalle massime autorità sovietiche alla delegazione diplomatica tedesca, guidata da Joachim von Ribbentrop, subito dopo la conclusione del Patto di non aggressione fra Germania ed Unione Sovietica, firmato a Mosca il 23 agosto 1939. Cfr. John Lukacs, L'attacco alla Russia, Edizioni Corbaccio S.r.L., Luino, 2008 ISBN 978-88-7972-873-7.
  14. Citato in Cara Gran Bretagna. Slavoj Zizek sulla Brexit, manifestosardo.org.
  15. Citato in Enver Hoxha, Con Stalin. Ricordi, traduzione conforme alla pubblicazione in albanese della Casa Editrice «8 Nëntori», seconda edizione Tirana 1982, Roma 1984, p. 146.
  16. Da Problemi economici del socialismo, in "Rinascita", Roma, 1953; citato in Andrea Graziosi, L'Unione Sovietica in 209 citazioni, Bologna, Il Mulino, p. 128. ISBN 88-15-11282-0
  17. (EN) Citato in Ralph Keyes, The Quote Verifier: Who Said What, Where, and When, Macmillan, 2007, p. 41. ISBN 1429906170

Bibliografia[modifica]

  • John Lukacs, L'attacco alla Russia, traduzione di Marco Sartori, Edizioni Corbaccio S.r.L., Luino, 2008. ISBN 978-88-7972-873-7
  • Stalin, A proposito del marxismo nella linguistica, 28 luglio 1950; ripubblicato dal Comintern (SH) per l'anniversario della nascita di Stalin, 21 dicembre 2010.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 1, Ed. Rinascita, 1955.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 2, Ed. Rinascita, 1955.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 3, Ed. Rinascita, 1951.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 4, Ed. Rinascita, 1951.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 5, Ed. Rinascita, 1952.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 6, Ed. Rinascita, 1952.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 7, Ed. Rinascita, 1953.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 8, Ed. Rinascita, 1954.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 9, Ed. Rinascita, 1955.
  • G. V. Stalin, Opere complete, volume 10, Ed. Rinascita, 1956.
  • Stalin, Opere scelte, Ed. Movimento Studentesco, 1973.
  • Iosif Vissarionovic Stalin, Problemi economici del socialismo dell'URSS, Editori Riuniti, Roma 1953.

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]