Luca Crovi

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Luca Crovi (1968 - vivente), critico rock e conduttore radiofonico italiano.

Citazioni di Luca Crovi[modifica]

  • Eco è stato un grande studioso dei generi e uno dei primi ad analizzare il DNA delle storie di 007, a sviscerare il senso di quelle di Batman e a destrutturare la feuillottonistica italiana e internazionale che è alla base del noir. Ha messo alla prova anche se stesso come scrittore di genere con romanzi come Il nome della Rosa e Il pendolo di Foucault, che hanno fatto scuola a livello internazionale. Senza quei romanzi non sarebbero mai potuti nascere casi letterari longevi come quelli di Fratello Cadfael di Ellis Peters e nemmeno quello di Dan Brown col suo Codice da Vinci. Ogni volta che ho intervistato un autore internazionale, Umberto Eco è stato uno degli autori più ricorrenti che mi hanno citato per fare riferimento al thriller di scuola italiana. Per quanto riguarda il giallo, spesso mi hanno parlato della loro passione per Leonardo Sciascia.[1]
  • Il genere giallo prevede la soluzione di un enigma, di un delitto, di un’indagine e l’eventuale inquadramento di un colpevole. Il thriller nasce dal verbo to thrill (che indica lo squillo del telefono capace di far sobbalzare chiunque) e quindi deve in qualche modo scuotere a sorpresa il lettore, non tenerlo mai tranquillo, stupirlo con una sequela a raffica di colpi di scena ritmati da sequenze d’azione. Quello che in un giallo spesso è narrato o dedotto in un thriller deve succedere in scena e colpire il lettore. La parola Noir tecnicamente nasce per definire tutta una serie di film di produzione gangsteristica americana e di suspense prodotti a partire dagli anni Trenta negli States; per traslato è un termine che si applica alle storie nere che mettono in primo piano il lato criminale, quello oscuro, quello del male e che spesso mostrano negatività non sempre contrastabili da parte dell’eroe messo in scena. Mentre il giallo è caratterizzato da positivismo e razionalità, il caos domina il noir così come una visione pessimistica ma molto realistica della realtà.[2]
  • Nel giallo la dimensione personale è determinante. Non ho misteri né situazioni da incubo da raccontare, ma agli aspiranti giallisti consiglierei di farsi un giro nei cunicoli sotto la Stazione Centrale di Milano. Poi mandatemi il manoscritto.[3]
  • Sono sempre stato uno spettatore curioso di quello che ha fatto mio padre [Raffaele]. Da piccolo lo chiamavo “baba carta”, perché non riuscivo a vederlo al di là dei manoscritti che ricoprivano la sua scrivania. Quando lavorava in Rai e non mi poteva ricevere mi portava in giro Bianca Pitzorno, che è stata la prima a farmi sedere davanti a una macchina da scrivere. Ho vissuto la situazione surreale di comporre una poesia a sei anni che venne trasformata in una ballata cantata in televisione da Bruno Lauzi. Ho sbirciato per anni dietro le quinte gli spettacoli di pupazzi di Tinin e Velia Mantegazza, ho assistito alle puntate del Dirodorlando condotto da Cino Tortorella e i cui quiz erano scritti da un giovane Tiziano Sclavi. Passavo i sabati con mio padre a casa di Ginetta, l’ultima compagna di Elio Vittorini e da Rusconi ho visto mio padre sviluppare il progetto editoriale della pubblicazione di opere come Le avventure di Tom Bombadil, Lettere da Babbo Natale, Mr Bliss, Il Silmarillion e Racconti incompiuti di J. R. R. Tolkien. Ho avuto la fortuna di incontrare scrittori come Liala, Moravia, Valerio Massimo Manfredi che debuttava come traduttore dell’Anabasi di Senofonte. Ho visto sui tavoli di mio padre le bozze di Andrea Vitali, di Loriano Macchiavelli, di Valerio Varesi, di Renato Olivieri. Insomma per uno come me che ama la letteratura è stato un bel luna park dove in silenzio ho ascoltato tutto e tutti con curiosità. Poi ho scelto come strade della mia creatività il rock e i fumetti, che mi hanno dato di che vivere e immaginare.[4]
  • King ha saputo raccontare eventi straordinari in contesti di vita ordinaria. Storie terribili che accadono nel tuo quartiere. Il tuo vicino potrebbe essere un alieno, un serial killer o un vampiro. Spostando l’horror nella quotidianità, ha saputo rinnovarlo e trascenderlo. Inoltre ha avuto la fortuna di iniziare a pubblicare nel momento giusto, dopo il successo di un film come L’esorcista, quando c’era una forte richiesta di storie credibili ad alto tasso di adrenalina.[5]
  • Vi sembrerà strano sapere che mi ricordo di ognuno libro che ho in casa perché l’ho acquistato o ricevuto da recensire. Ne ricordo in contenuti e persino molte delle copertine. Come per i dischi sono abituato a riconoscere i titoli dalla costa che di solito è sempre colorata ed evidenziata. Ho anche decine di libri che non ho mai aperto per problemi di tempo contingente, ma sapere di averli in casa mi tranquillizza perché nel caso decidessi di leggerli ed esplorarli so che li ho a portata di mano.[6]
  • Sono convinto che uno scrittore che ragiona per generi sia fuori strada. [...] L'idea stessa di costringere uno scrittore entro confini predefiniti mi è aliena.[6]

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Michele Matani, Intervista a Luca Crovi: il genere giallo, Sulromanzo.it, 16 luglio 2014.
  2. Citato in Intervista a Luca Crovi, Piegolibri.it, 4 novembre 2016.
  3. Dall'intervista di Annarita Briganti, Luca Crovi: "Il segreto del successo? Mai salire sul piedistallo", la Repubblica, 30 aprile 2014.
  4. Dall'intervista di Carla Colledan, Intervista a Luca Crovi, Magialibri.
  5. Citato in Marco Vallarino, Intervista su Stephen King, l’uomo vestito di incubi, Marcovallarino.it.
  6. a b Citato in Oltre la penna...di Luca Crovi, Gliamantideilibri.it, 17 aprile 2013.

Voci correlate[modifica]