Tiziano Sclavi

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Tiziano Sclavi (1953 – vivente), sceneggiatore di fumetti, e scrittore italiano.

Citazioni di Tiziano Sclavi[modifica]

  • A me, fin da bambino, sono venute delle idee e quindi così sono divenuto uno scrittore e un fumettaro. Insomma, è proprio perché gli vengono da chissà dove delle idee che un ragazzo, invece di andare a giocare, si mette a scrivere (o a dipingere o a comporre musica).[1]
  • Ho cominciato a scrivere da bambino, spinto dal desiderio di imitare le cose che mi piacevano. Mi piacevano i western e in seconda media ho scritto un "romanzo" western. Poi ero fanatico di 007, avevo letto tutti i libri di Fleming e ne volevo ancora, così me ne sono scritto uno da solo. Da che mi ricordo, a parte un inizio in cui volevo disegnare, ho sempre aspirato a diventare uno scrittore.[2]
  • I morti non hanno componenti. Tutte le macchine, compreso l'uomo, sono un insieme di componenti. Un'assurdità, perché basta che se ne guasti uno, anche minimo, e la macchina funziona male, o non funziona più del tutto. I morti sono un pezzo unico, la perfezione. La testa. Il pensiero puro. (da Non è successo niente, Mondadori)
  • [Perché Dylan è pieno di fobie?] In effetti, Dylan Dog soffre di tante cose, ha paura dell'aereo, soffre di vertigini, a volte è depresso. Non volevo farne un vincente, un super-uomo alla Tex. Lui è uno che qualche volta perde, oppure, se vince, non vince mai completamente. In fondo, non sembra neppure un eroe del fumetto. Le mie storie non sono mai consolatorie perché l'orrore non finisce. Si ricomincia sempre da capo. (da Dylan Dog, SergioBonelli.it)
  • Non prendertela se ti considerano mezzo scemo. Si vede che ti conoscono solo a metà.[3]
  • [Sull'anime Devilman] Peccato che un prodotto di tale impatto visivo sia destinato a non uscire dai confini giapponesi a causa della storica miopia italiana. (da Il diavolo dalla A alla Z, Sergio Bonelli Editore, allegato all'albo speciale n. 2 di Dylan Dog del 1988)
  • Senza accorgersene posò quasi il piede su una biscia. Invece di fuggire, la biscia rimase lì, e voltò la testa in su, a guardarla, a guardare tutti quegli strani esseri viscidi e schifosi.[4]
  • Tre cose che mi fanno orrore? Mi spiace, ne ho una sola: tutto.[5]

Da I ragazzi venuti dal nulla

Intervista di Antonio Gnoli, la Repubblica, 4 aprile 1998

  • [Il XX secolo] È stato il più orribile, perché abbiamo avuto tutto il peggio: due guerre mondiali, Hitler, Stalin, gli orrori dell'Olocausto, Pinochet, l'AIDS, la televisione. È stato un secolo disastroso.
  • Le cose cambiano. Se c'è movimento. Ricordo una frase di Lichtenberg che dice: "Non posso dire se le cose saranno migliori quando cambieranno, ma so che devono cambiare se si vuole che siano migliori"[6], lo diceva nel Settecento, ma vale anche oggi.
  • La morte è un evento come la vita. Non so che relazione esista fra le due. So però di non credere in un al di là, per questo spero fortemente che la vita sia migliore o migliorabile.
  • Se fossi un dittatore fucilerei tutti coloro che non sono gentili. Mi danno fastidio i soprusi.
  • Basta che uno abbia un minimo di potere e ce l'hai contro. Allora, non sarebbe meglio eliminare il potere?
  • Difendendo Arancia Meccanica, Kubrick disse che neanche con l'ipnosi si può costringere qualcuno a fare qualcosa contraria alla sua natura.
  • Io ho paura di tutto, la subisco, sono il meno indicato a parlarne. Però so che non esiste una paura senza aggettivi, si ha paura sempre di qualcosa.

Nel Buio[modifica]

  • E la morte, la morte, dolcissima e amara, | la morte che cerchi nella notte chiara, | che cerchi per dirle quanto l'ami ancora, | che eri andato via ma di nuovo sei qui ora, | perché non puoi stare lontano da lei, | e le dici piangendo: io per te morirei, | e che sei il suo schiavo, e che lei è sovrana, | la morte, la morte, la morte puttana. (da Totentanz 1)
  • Verrà la morte e a te che non sei niente | porgerà la mano, in mezzo all'altra gente, | e tu sarai il primo, come vorrà la sorte, | a danzare con lei la danza della morte. | La morte bizzarra, la morte normale [...] (da Totentanz 2)
  • Questa è la ballata della città di notte, | del tempo che non passa, del buio che t'inghiotte, | di ladri, di assassini e di altri tipi strani, | di angoscia e di paura che non venga più domani. [...] (da La ballata della città di notte)
  • Vieni sulla collina, | e se saprai ascoltare, | sentirai che non è morta | la rabbia di cambiare | che in vita tutti illuse, | che illuderà anche te, | che fa girare il mondo | e dicon che non c'è. (da Sulla collina)
  • Ma se fossi come i miei gatti che dormono sulla poltrona | sarei sicuro che non c'è altro e che è questa l'unica vita buona | e farei le fusa anch'io per una carezza o per il fegato scottato | e sarei felice trovando un bel posto dove rannicchiarmi | e poi chinare il capo. (da Ma se fossi come i miei gatti)
  • Devi smetterla di ridere tutte le volte che voglio far l'amore, | va beh che è quasi sempre, però non sei gentile. | Voglio dire a Shulzi che tu mi guardi storto | e scrivere una canzone che si chiama «ti amo ma non ti sopporto». | Il ragazzo mongoloide rivolto alla madre fiera | disse poche parole in una lingua straniera: | lei gli spolverò il colletto, gli aggiustò la cravatta, | tanto abituata da scordare anche la sua disfatta. (da Domenica mattina)
  • E gli amori irreparabili sono comunque proprietà | di qualche giorno, di poche ore, non dell'eternità. | Ho passato la mia vita a ingannare sempre me | ora voglio provare a ingannare te. (da La canzone del poi)
  • La strada che mi porta qui ogni giorno è cosparsa | ad ogni miglio di cadaveri: | gatti che non faranno più ritorno, | cani che sognano un campo di papaveri. (da Foglio di carta)
  • [...] io piango il tempo fatto di cristallo, | che si è spezzato silenziosamente, | non se n'è andato su un bianco cavallo, | non mi ha lasciato in dono proprio niente. (da Regrets)
  • Venghino siore, venghino siori, | poveri e ricchi, servi e priori, | ad ascoltare il racconto inaudito | del tram novantuno che un giorno è impazzito. (da Il tram impazzito)

Incipit di Tre[modifica]

Il primo era un professore di liceo, professore di latino e greco, figura patetica che nelle ore libere, e a volte anche per notti intere, si dedicava a una monumentale opera: la riscrittura in dialetto dell'Orlando furioso. Non si era mai sposato e aveva avuto un'attività sessuale piuttosto limitata, su cui manteneva il massimo riserbo. Abitava in una piccola casa arredata con parte dei vecchi mobili della grande casa dei genitori, uno dei quali, la madre, li aveva seguiti; il padre invece aveva seguito quelli fatti a pezzi e bruciati in tante stufe diverse e lontane tra loro, così che neanche i loro fumi si erano incontrati più.

Note[modifica]

  1. Dall'intervista Risponde Dylan Dog, Sergiobonellieditore.it.
  2. Da Roberto Colonna, Intervista a Tiziano Sclavi, in Il fumetto italiano. Saggi e interviste, a cura di Roberto Colonna, in Pagine Inattuali, nº 7, Arcoiris Edizioni, 2017, p. 115. ISBN 978-88-99877-12-5
  3. Citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Le Formiche: anno terzo, Zelig Editore, 1995, § 1589.
  4. Da Apocalisse, Camunia, Milano, 1993, p. 97.
  5. Citato in Le notti della luna piena, Dylan Dog n. 3, seconda ristampa, agosto 1991.
  6. Cfr. Osservazioni e pensieri: «Non so dire in verità se la situazione sarà migliore quando cambierà; posso dire che deve cambiare se si vuole che sia migliore.»

Bibliografia[modifica]

  • Tiziano Sclavi, Nel Buio. Canzoni e ballate di morte e d'amore, Camunia, 1993.
  • Tiziano Sclavi, Tre, Mondadori 1994.

Voci correlate[modifica]

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