Michael Dobbs

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Michael Dobbs

Michael Dobbs (1948 – vivente), politico e scrittore britannico.

Citazioni di Michael Dobbs[modifica]

Da «House of Cards? Il lato oscuro della politica». Intervista a Michael Dobbs

Intervista di Stefania Carini, Democratica.com, 9 aprile 2014.

  • Nel libro si chiama Francis Urquhart e anche nella serie Bbc si chiama così, ma agli americani non suonava bene Urquhart, così è diventato Frank o Francis Underwood. Ma alla radice di entrambi i cognomi c'è il suono “F.U.” E in Inglese “F.U.” è un qualcosa di davvero sgarbato, scortese: sono le iniziali di fuck you. Così “F.U.” è diventato non solo il suo nome, ma anche la sua vera natura. E chiunque sappia cosa voglia davvero dire “F.U.” capisce con che personaggio ha a che fare.
  • House of Cards non è un manuale d'istruzioni e neanche un documentario. È un racconto del lato oscuro, la politica ha sempre un lato oscuro perché ha a che fare con il potere. Il potere è un qualcosa per cui si lotta sempre. Ci sono politici con ottime intenzioni che cercano di migliorare il mondo per noi. Possono farlo senza sporcarsi le mani? Quando si è lì si deve essere anche un po’ perfidi, perché si deve lottare. È come la più sporca strategia mai vista in una gara sportiva. Lo si fa perché se non si arriva ai vertici del potere si otterrà il nulla di fatto. Tutti i grandi ideali, tutti i grandi principi non serviranno a nulla, perché saranno come una cattedrale nel deserto. E nessuno potrà ascoltarli.
  • Se tu guardi le due versioni di House of Cards, quella fatta dalla Bbc e quella fatta da Netflix con Kevin Spacey, sono due epoche diverse. Vedi che nella serie Bbc i computer erano ancora nella fase infantile, i cellulari non erano ancora diffusi, non potevano ancora inviare messaggi o connettersi a Internet e agli aggiornamenti news 24 ore su 24. Tutto questo e i social media hanno cambiato enormemente il modo in cui i politici comunicano.
    Cambia la velocità con cui devono reagire. Ci sono più notizie e i politici sono più impegnati, devono rispondere a tutto. Quello che credo sia sparito è il tempo e la possibilità di valutare le situazioni da un punto di vista più lontano, di fare un passo indietro per vedere la cosa nel suo insieme. Noi conosciamo meglio i politici e i politici conoscono meglio noi. E non c'è possibilità di prendersi il tempo per valutare la cosa, tutto è all'istante, momentaneo. Se pensi a quello che è successo 24 ore fa, è un lungo lasso di tempo in politica.
  • Tutti i grandi politici, uomini e donne, non sono sempre persone simpatiche, sono persone di fretta, superimpegnate a cambiare le cose, a romperle per poi ripararle e riassestarle, a sconfiggere e sbaragliare altre persone. Tutti i grandi politici che conosco e con cui ho lavorato hanno sconfitto altre persone. E questo è parte del loro lavoro. Troppi politici moderni vanno in giro a chiedere alla gente cosa vuole. Per me non è il miglior modo di fare politica, perché non si deve cambiare la propria visione, quello che politici vogliono realizzare.
  • Margaret Thatcher è stata una delle personalità più grandi, anche se non era una delle più facili con cui avere a che fare. Ho lavorato accanto a lei per molti anni. Non posso dire di essermi mai sentito rilassato accanto a lei. Non aveva altri interessi al di fuori della politica. Ma questa è la caratteristica delle persone eccezionali: sono assolutamente motivate, ossessionate. Se si fosse seduta per parlare di quello che aveva appena visto in Tv, o di un romanzo, o di calcio o di giardinaggio, non avrebbe fatto quello che ha fatto. Era una persona difficile, eccezionale ma difficile. Abbiamo rotto i rapporti, ma mi ha permesso di essere il suo braccio destro in un momento storico molto importante. Ha cambiato il paese. La Gran Bretagna che ci ha lasciato in eredità ha i suoi problemi, non è stata una politica perfetta, ma il paese che ha lasciato è diverso da quello che aveva trovato, decisamente migliore.

Da «Fatti avanti, Frank Underwood»

Intervista di Andrea Coccia, Linkiesta, 18 Novembre 2014.

  • Francis Urquhart sa cosa vuole e più di tutto lui vuole il potere. Sceglie di essere efficace piuttosto che cercare di essere amato. Guardatevi dai politici che vogliono essere amati; tenetevi stretti i politici che sanno in che direzione stanno andando!
  • L'ispirazione per Francis mi è venuta da moltissime fonti diverse, hanno contato la mia esperienza con Margaret Thatcher — tempi duri — e la lettura, quando ero un ragazzo, del Giulio Cesare di Shakespeare. La spietatezza conta. E c'è un po' di Francis in tutti i politici.
  • No, non ci si può leggere nulla sulla destra e sulla sinistra nel personaggio di Francis. Semplicemente perché non c’è nulla di ideologico in lui. Francis fa quello che le situazioni in cui si trova gli richiedono.
  • Francis non avrebbe sicuramente sostenuto l'indipendenza scozzese. Lui ha bisogno di un grande palcoscenico sul quali muoversi. Non avrebbe tollerato la Commissione Europea a Bruxelles. Avrebbe insistito per tenere lui stesso le redini del potere, non avrebbe mai accettato di cederlo a un presidente non eletto. Non si sarebbe troppo preoccupato dal fatto che il bilancio dell'Unione Europea non fosse approvato dai revisori per 19 anni. Ciò di cui si sarebbe allarmato, più di quanto avrebbe potuto sopportare, è che sembra che nessuno sappia dove sono finiti i soldi.

Da Incontro con Michael Dobbs, il creatore di House of Cards

Intervista di Daniela Catelli, Coming soon.it, 18 Novembre 2014.

  • Nella prima inquadratura il protagonista, l'attore Ian Richardson, attraversa una stanza e guarda una foto con Margaret Thatcher in una cornice d'argento, dice “niente dura per sempre” e la appoggia a faccia in giù sulla scrivania. Quella scena è andata in onda 3 giorni dopo che Margaret Thatcher era stata trascinata fuori da Downing Street in lacrime, e tutti pensarono che io lo sapessi. In realtà come sapete non fu un complotto, semplicemente accadde.
  • Nella serie inglese c'è più umorismo, si prende quasi in giro, la serie americana è molto più dark, è tutto bianco e nero, è davvero cattiva.
  • Anche quando l'ho scritto non avevo ambizione di diventare uno scrittore e di lasciare il mio ottimo lavoro. Poi la BBC l'ha portato sullo schermo. Com'è noto finiva con un grande climax, un confronto tra FU e la giornalista, Mattie Storin, che veniva uccisa. Mentre iniziavano a scorrere i titoli di coda cominciò a squillare il telefono, tutti mi chiamavano per congratularmi per la mia bellissima serie e io a dire che in realtà il merito era della BBC, non mio, ma il telefono ha continuato a suonare e alla fine mi sono dovuto assumere le mie responsabilità. Dopo mezzanotte squillò di nuovo ed era mia zia: “Michael, ho appena visto il tuo programma, hai permesso a quel bastardo di cavarsela!”. Quindi ho capito che dovevo scrivere di più su FU per dare a mia zia la sodddisfazione di vederlo, dopo un viaggio lungo e meraviglioso, fare la fine che meritava. E in quel momento il personaggio ha iniziato a vivere di vita propria.
  • Lo confesso: sono stato io da solo a creare la cattiva reputazione dei politici di oggi, è tutta colpa mia. I migliori politici, quelli che noi consideriamo i migliori della storia non erano persone gentili, affettuose e generose, ma erano ambiziosi, ossessionati, determinati a conseguire i loro obiettivi a ogni costo ed è l'unico modo in cui in politica si possa portare a compimento qualcosa. In fondo scrivere fiction politica non è difficile: si prende la realtà e la si annacqua per renderla credibile.
  • Mr. Obama twitta sulla serie, il primo ministro Cameron la adora, il signor Renzi ha comprato i libri, è vista da milioni di persone ed è un grande successo anche in Cina, non ho idea di dove arriverà.
  • È vero, Frank interagisce col suo gruppo di lavoro ma sta molto rinchiuso. È un problema della politica moderna il fatto che moltissimi politici sono rinchiusi nella loro piccola bolla. Una delle critiche maggiori e più giuste che si fanno ai politici in tutta Europa è che sono troppo distanti da tutti gli altri e la sfida è fare in modo che questa distanza diminuisca e i politici tornino in contatto con la gente. Nella terza stagione, che abbiamo finito di girare proprio questa settimana, vedrete Francis che esce da quella bolla e intraprende nuove avventure ma se vi dicessi quali sono poi vi dovrei uccidere.

Da Un Lord della letteratura – Intervista a Michael Dobbs

Intervista di Egle Mugno, Finzioni, 6 gennaio 2015.

  • House of Cards è stata una terapia, non pensavo di pubblicarlo, né che lo avrei mai portato a termine. È stato come scalare una montagna. Quando arrivi in cima il momento è intimo e unico e importante per te. Non ho mai pensato di diventare scrittore, ma quando la Bbc mandò in onda l'episodio nel quale Francis uccide Mattie, la giovane giornalista, il telefono ha cominciato a squillare impazzito. Ho cercato di dire che non fosse merito mio, ma non c'è stato verso. A quel punto mi sono sentito investito da una nuova responsabilità.
  • Sono colpevole: ho creato il peggior personaggio politico con la peggior reputazione! Ma dobbiamo dire che quando arrivi a certi livelli nella politica sono tutti spietati ed ambiziosi, è l'unico modo per raggiungere i propri obiettivi.
  • [Su con quale personaggio letterario flirterebbe] Un personaggio letterario, eh? Difficile la scelta… ma si, direi Maria Maddalena. Mi piacerebbe tanto sentire la sua versione dei fatti

House of Cards[modifica]

Volume 1[modifica]

  • È sempre una buona idea, per un politico, avere una visione. Già, questa storia della "visione" funziona sempre. è una cosa molto utile, non trovate? Tant'è che, nelle giornate limpide, la maggior parte dei politici riesce a vedere fino a... be', ne conosco certi che riescono a vedere fino a Battersea. (Francis Urquhart, cap. 2, p. 10)
  • Gesù ci ha detto di perdonare i nostri nemici, e chi sono io per contraddire l'Onnipotente? Ma nella sua infinita saggezza, non ha mai detto un accidenti sul fatto di dover perdonare gli amici, e meno che mai le nostre famiglie. Accetto volentieri il suo consiglio in materia. E comunque, tutto sommato, trovo molto più facile perdonare me stesso. (Francis Urquhart, cap. 3, p. 19)
  • La gente è volgare. Fatela contenta, blandite l'uomo comune e lasciategli credere di essere un principe. (Francis Urquhart, cap. 4, p. 24)
  • La politica richiede sacrificio. Il sacrificio degli altri, ovviamente. Per quanto un uomo possa ottenere, sacrificandosi per il suo paese, è comunque più conveniente lasciare che siano gli altri a farlo per primi. Il tempismo, come dice sempre mia moglie, è tutto. (Francis Urquhart, cap. 5, p. 28)
  • Una volta, su nella brugheria, il mio vecchio maestro di caccia mi diede una lezione che non ho più dimenticato. Ero un bambino – cosa avrò avuto, dieci anni? Ma se ci pensate bene, è proprio a quell'età che certi insegnamenti ti si imprimono nella coscienza, per restarci. Mi disse questo. Se devi fargli del male, assicurati di farlo in modo eccessivo e insopportabile, affinché capisca che puoi causargli un dolore molto più forte di quello che potrebbe causarti lui. Il mio maestro parlava dei cani selvatici, ovviamente. Ma è stato un ottimo insegnamento anche in politica. (Francis Urquhart, cap. 6, p. 32)
  • Non è stato quel tizio, Clausewitz, a dire che la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi?[1] Si sbagliava, ovviamente, povero allocco. Politica? Guerra? Come mi ricorda sempre la mia adorata moglie Mortima, non c'è alcuna distinzione. (Francis Urquhart, cap. 7, p. 39)
  • La verità è come un buon vino. Spesso la trovi infilata nell'angolo più buio di uno scantinato. Ti ci devi imbattere per caso. E devi anche darle una spolveratina, prima di riportarla alla luce e cominciare a usarla. (Francis Urquhart, cap. 8, p. 45)
  • Certi uomini non riescono proprio a convivere con i loro principi. A Westminster, può essere d'aiuto andarci a pranzo ogni tanto; non troppo spesso, però – se non vuoi essere scambiato per un puritano. (Francis Urquhart, cap. 9, p. 53)
  • Un tempo conoscevo un tizio con la memoria così in pappa che per tre anni si era tenuto un quadro in casa dimenticandosi che fosse un Howard Hodgkin: in compenso si ricordava di aver fatto parte del consiglio di amministrazione della Tate – il che non era mai avvenuto. Diventò ministro dei Beni Culturali, ovviamente. Chissà che fine avrà fatto. (Francis Urquhart, cap. 10, p. 60)

Volume 2[modifica]

  • Basta coi re. Occupano troppo spazio. (Francis Urquhart, prologo)
  • Se vuoi tenerti stretto il palazzo, meglio che dormi con un occhio solo. (Francis Urquhart, cap. 2)
  • La lealtà è un vizio delle classi umili. Vorrei poter guardare oltre. (Francis Urquhart, cap. 3)
  • Il profumo della vittoria acceca molti uomini. Il gioco non finisce finché la baionetta non viene affondata e rigirata nelle viscere. (Francis Urquhart, cap. 4)
  • Un politico non ha amici. (Francis Urquhart, cap. 5)
  • Certo che ho dei principi. E li spolvero regolarmente. Con una cazzuola. (Francis Urquhart, cap. 7)

Note[modifica]

  1. Cfr. Carl von Clausewitz, Della guerra, libro I, I, 24, titolo del paragrafo: «La guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi.»

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

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