House of Cards - Gli intrighi del potere

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House of Cards - Gli intrighi del potere

Serie TV

Immagine House of Cards logo.svg.
Titolo originale

House of Cards

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno

2013 – in produzione

Genere drammatico, thriller, politico
Stagioni 4
Episodi 52
Ideatore Michael Dobbs (romanzo)
Beau Willimon (sviluppo)
Rete televisiva Netflix
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

House of Cards – Gli intrighi del potere, serie televisiva statunitense trasmessa dal 2013.

Prima stagione[modifica]

Capitolo 1[modifica]

  • Ci sono due tipi di dolore: quello che fortifica e quello inutile, in cui soffri e basta. Io perdo la pazienza con le cose inutili. (Frank Underwood)
  • Mio marito non si scusa, nemmeno con me. (Claire Underwood)
  • [Parlando della moglie Claire] Amo quella donna. La amo più di quanto gli squali amino il sangue. (Frank Underwood)

Capitolo 2[modifica]

  • È un grande spreco di talento. Preferisce i soldi al potere. In questa città è un errore che commettono in molti. I soldi sono come ville di lusso che iniziano a cadere a pezzi dopo pochi anni; il potere è la solida costruzione in pietra che dura per secoli. Non riesco a rispettare chi non vede questa differenza. (Frank Underwood)
  • Quello che un martire vuole più di ogni altra cosa è imbattersi in una spada, così tu affili la lama, la inclini nel modo migliore e poi tre, due, uno... (Frank Underwood)
  • [Uomo fa dei versi in sottofondo]
    Agente di polizia: Signore, devo chiedere di fermarsi.
    Frank Underwood: Che cosa succede?
    Agente: Un uomo ha cercato di entrare nell'edificio. Glielo abbiamo impedito e ha iniziato a strapparsi i vestiti.
    [Frank si avvicina all'uomo che urla per parlargli]
    Frank Underwood: Nessuno vuole sentirti né si interessa a te. Tutto questo è davvero inutile. Perché non lasci che questi signori ti portino a casa?

Capitolo 3[modifica]

  • Odio questi contrattempi di merda. (Frank Underwood)
  • Ci sono cresciuto in questa campagna[1]: bibbie, barbecue e brutti mal di schiena. Qualsiasi cosa acquista pesantezza qui nel profondo sud: l'aria, il sangue, persino me stesso. Cerco di venire qui almeno una volta al mese. Ogni viaggio mi ricorda quanta strada ho fatto, per fortuna. Odiavo Gaffney quand'ero piccolo e non avevo niente. Ma adesso ho imparato ad apprezzarla, non è più soffocante come una volta, ma quando ho a che fare con idiozie come queste, mi viene voglia di impiccarmi. (Frank Underwood)
  • È così piacevole lavorare con qualcuno che getta la sella sul cavallo donato anziché guardargli in bocca. (Frank Underwood)

Capitolo 4[modifica]

  • Zoe Barnes: Sono stata promossa corrispondente alla Casa Bianca. Dovrò viaggiare con la stampa, partecipare alle riunioni. Io posso provare a evitarle. Se ti servo, non cambierà niente.
    Frank Underwood: Oh, ti sbagli, questo cambia ogni cosa.
    Zoe Barnes: Io so essere molto flessibile.
    Frank Underwood: Io non sono interessato a chi è flessibile. Sono interessato a chi è disponibile.
    Zoe Barnes: Quindi credi che dovrei rifiutare?
    Frank Underwood: La decisione è soltanto tua.
    Zoe Barnes: Beh insomma, non è ancora ufficiale...
    Frank Underwood: Senti adesso devo andare ma chiamami quando deciderai di essere di nuovo disponibile.
  • Vedete Freddy crede che se un frigorifero cade da un furgone sia meglio togliersi di mezzo. Io credo che sia il frigorifero a doversi togliere dalla mia strada. (Frank Underwood)
  • Zoe Barnes: Rifiuto l'offerta, non devi andartene.
    Janine Skorsky: Stai mettendo il coltello nella piaga?
    Zoe Barnes: Ti prego, credimi. Tu devi stare alla Casa Bianca. Io non la voglio, non l'ho mai voluta. Io speravo di andare da Tom insieme a te. Voglio che sappia che noi...
    Janine Skorsky: Perché non vai a farti fottere?
    Zoe Barnes: Te lo sto chiedendo per favore. Non voglio quel posto.
    Janine Skorsky: Allora sei ancora più idiota di quanto pensassi. Vattene prima che diventi violenta.
  • Zoe Barnes: Mi dispiace, ma ora ho cambiato idea. Ci ho pensato bene e...
    Tom Hammerschmidt: Ti ho lasciato la bellezza di due giorni per pensarci.
    Zoe Barnes: E poi ci ho riflettuto bene e mi sono resa conto che...
    Tom Hammerschmidt: Oddio, tutto questo è davvero assurdo!
    Zoe Barnes: Senti, Tom, apprezzo che tu mi abbia dato una possibilità, ma...
    Tom Hammerschmidt: No, io questo non lo credo. Non riesci ad apprezzare niente. Credo che tu sia un'ingrata, egoista, piccola...
    Zoe Barnes: Piccola che? Piccola che, Tom? Dillo!
    Tom Hammerschmidt: Troia. Tu sei una troia.
    [Zoe tira fuori il cellulare dalla tasca e inizia a scrivere]
    Tom Hammerschmidt: Che stai facendo? Non ti azzardare...
    Zoe Barnes: Non sai nemmeno che sto scrivendo.
    Tom Hammerschmidt: Vattene, Zoe.
    Zoe Barnes: Solo un secondo, ho quasi fatto.
    Tom Hammerschmidt: Vattene, sei licenziata.
    Zoe Barnes: Forse dovresti dirlo a te stesso, Tom.
    Tom Hammerschmidt: Fuori da qui!
    Zoe Barnes: Allora devo premere "invio"? Credo di sì.
    [Suono di messaggio inviato]
    Zoe Barnes: Puoi chiamarmi come vuoi, ma ricorda sempre che al giorno d'oggi, quando parli a una sola persona, è come se parlassi a mille.

Capitolo 6[modifica]

  • Steve: Io non so come dirtelo. Il fatto è che... io ho pensato molto... alla mia vita, alle tante cose che non ho fatto, alle cose che non ho detto. Io odio tuo marito.
    Claire: Sono in molti a odiarlo.
    Steve: Negli ultimi otto anni ho vegliato su di lui, però non era su di lui che vegliavo. Ogni volta che ti vedevo, ogni volta che udivo la tua voce, quello che dicevo dentro di me era "Gesù, cosa darei per..." Non so dirti quante volte mi sono trovato a pensare questo.
    Claire: Sai cosa mi disse Francis per convincermi a sposarlo? Ricordo le sue parole esatte. Mi disse: "Claire, se quello che desideri è la felicità, di' di no. Io di certo non ti darò un paio di figli, né conterò i giorni che mancano alla pensione. Ti prometto che sarai libera da questo, ti prometto che, che non ti annoierai mai". Sai lui è stato l'unico uomo, e sono stati in molti a chiedermi di sposarli, ma lui è stato l'unico uomo che mi abbia compreso. Non mi ha mai messo su un piedistallo, sapeva che non volevo essere adorata o coccolata. Così mi prese la mano e mi infilò l'anello al dito, perché sapeva che avrei detto sì. È un uomo che sa prendere ciò che vuole.

Capitolo 7[modifica]

  • Sono Doug un alcolista, quello che faccio nella vita è contare. Conto i voti: i sì, i no, i nulli, gli astenuti e lo faccio bene. Ma il conteggio più importante non c'entra nulla col mio lavoro. È il numero dei giorni dal 4 aprile 1999. Oggi sono 5185. Più il numero aumenta, più mi fa paura; perché basta un bicchiere per tornare a zero. Per molti la paura è debolezza; magari lo è. A volte per il mio lavoro devo incutere paura agli altri. So che non è giusto ma, per essere onesto come il quarto punto ci chiede di essere, non posso avere pietà. Perché fallire non è un opzione. E vale per il mio essere sobrio. Devo essere inflessibile con me stesso, devo usare la mia paura; mi rende più determinato. Come tutti qui non posso controllare chi sono, ma posso controllare lo zero. Fanculo lo zero. (Doug Stamper)

Capitolo 12[modifica]

  • Raymond Tusk: L'energia nucleare è merce difficile dopo il Giappone. Ma, per ora, è l'unica opzione che abbiamo per non distruggere completamente il pianeta. Il dibattito contro l'energia nucleare è puramente emotivo.
    Frank Underwood: E tu non prendi decisioni in base alle emozioni.
    Raymond: Le decisioni basate sulle emozioni non sono affatto decisioni, sono istinti, che possono essere preziosi. Il razionale e l'irrazionale sono complementari. Presi individualmente sono meno potenti.
    Frank: E in quali categoria ricadono le tue idee sulla vicepresidenza?
    [Canto di uccello]
    Raymond: Senti questo canto? È un tordo eremita. Non riesco a vederlo... "Solitario il tordo. L'eremita, l'eremita che è chiuso in se. Che evita i luoghi abitati. Canta per se una canzone". Conosci questa poesia?
    *Frank: No, non la conosco.
    *Raymond: Walt Whitman. Parla della morte di Abramo Lincoln. Dev'essere laggiù, da qualche parte.
    Frank: [alla telecamera] Conosco la dannata poesia, la studiammo alla Sentinel. Dissi al professore "Perché piangere la morte dei presidenti, o di chiunque altro, comunque i morti non ci sentono." E lui mi chiese se credessi nel paradiso. E dissi di no. E poi mi chiese se non avessi fede in Dio. Dissi: "Lei si sbaglia. È Dio che non ha fede in noi."

Seconda stagione[modifica]

Capitolo 14[modifica]

  • Esiste una regola sola. O cacci oppure viene cacciato. Bentornati. (Frank Underwood)

Capitolo 16[modifica]

  • Ci sono due tipi di vicepresidenti, gli zerbini e i matador: secondo voi quale voglio essere? (Frank Underwood) [mostrando il disegno di un toro realizzato durante una riunione dello staff presidenziale]
  • Quello di Lazzaro è un bel trucchetto, ma sarebbe stato tutto più semplice se quel bastardo non fosse morto proprio. (Frank Underwood)

Capitolo 21[modifica]

  • Non ho mai avuto tanta considerazione di lei prima d'ora. Ha perso... Ma ha giocato per vincere. (Frank Underwood)

Capitolo 23[modifica]

  • Se c'è una cosa più soddisfacente di convincere qualcuno a fare ciò che voglio è non riuscire a convincerlo apposta. È come un cartello con scritto "Non entrare", come fai a ignorarlo? (Frank Underwood)

Capitolo 24[modifica]

  • Dalla tana del leone ad un branco di lupi. Quando sei carne fresca, uccidi e gettagli della carne più fresca. (Frank Underwood)

Terza stagione[modifica]

Capitolo 34[modifica]

  • L'impossibile reso possibile. Quello che nessun altro oserebbe fare e che, secondo chiunque, non potrebbe essere fatto. Immaginate un ragazzo in piedi in riva al mare a Charleston Harbor a tre miglia da lì, sulla linea dell'orizzonte c'è Fort Sumter. Tutti gli altri ragazzi dicono che sia impossibile arrivarci a nuoto. Invece questo ragazzo è convinto che si possa fare. Gli altri sono tesi mentre lui si toglie le scarpe e poi si immerge nell'acqua. Lo guardano scioccati mentre lui si allontana dalla riva. Fra loro sussurrano sommessamente: Affogherà! non ce la farà mai. No, tornerà indietro quando sarà troppo dura. (Thomas Yates)
  • L'acqua era calda. La corrente era forte. Dopo ogni bracciata il ragazzo doveva lottare contro i brividi e contro la corrente che arrivava dal mare. Lo guardavano tutti, a partire dai compagni di scuola che, da riva, a malapena distinguevano un puntino minuscolo che si muoveva nell'acqua. Credevano non avesse chance. Ma quel pensiero non attraversò mai la mente del ragazzo. I muscoli dolevano. Il cuore batteva forte. Ma l'acqua non sarebbe riuscita a sconfiggerlo. (Thomas Yates)
  • I bastioni del forte erano ancora a più di un chilometro, ma lui aveva raggiunto il punto di non ritorno. Tornare indietro non era più possibile. Perché aveva varcato quel confine invisibile? Perché mettere a rischio la propria vita, mentre tutto giocava a suo sfavore? Cosa aveva spinto Napoleone a continuare la marcia verso Mosca? O Annibale ad attraversare le Alpi? Cosa spingeva il giovane Frank Underwood a continuare a nuotare? Cosa gli impediva di affogare? (Thomas Yates)
  • Un altro giorno, con l'acqua più calda e con la corrente a favore, ce l'avrebbe fatta. Ma quel giorno coprì solo metà percorso prima che le sue braccia si arrendessero e che la guardia costiera lo tirasse fuori dall'acqua, nonostante le sue proteste. É stato un incauto o forse un folle. È possibile. Tuttavia una cosa non si poteva negare. Ciò che gli altri ritenevano impossibile, lui lo considerava assolutamente fattibile. L'acqua gli dimostrò che aveva torto e lui non riuscì ad arrivare all'altra sponda, ma almeno fece un tentativo. È questo che conta. (Thomas Yates)
  • DeShawn: Un giorno diventerò presidente!
    Freddy: Questo non avverrà mai.
    DeShawn: Ma lui ha detto che è possibile.
    Freddy: Senti ragazzo mio, lui ti ha mentito. La verità è che tu non sarai mai presidente. È la stessa cosa che accade con quei giocatori di basket che sono sui tuoi poster. Dicono che puoi fare tutto. Anche diventare una superstar. Ma loro sono nati per diventare alti due metri. Se non lo fossero diventati cos'altro avrebbero? Niente. La metà di loro non sa neanche leggere un libro. No, questo posto non fa per noi. È bello avere dei sogni finché non diventano delle assurde fantasie. Se permetti a chiunque di venderti quella merda è solo colpa tua.
  • Non ho mai provato a nuotare fino a Fort Sumter. Thomas immagina che potrei farlo, ma l'ha voluto scrivere comunque, perché lui ha scoperto una grande verità: l'immaginazione è una grande forma di coraggio. (Frank Underwood)

Quarta stagione[modifica]

Capitolo 41[modifica]

  • Sapete c'era un ragazzo che viveva nella mia strada a Gaffney, mio coetaneo, si chiamava Walter Wryson. Scappava di casa continuamente e veniva sempre a casa nostra, senza una valida ragione. Suo padre non lo picchiava mica ed era sempre ben vestito. I Wryson avevano più soldi di noi, ma lui scappava di casa almeno una volta al mese e veniva dritto a casa nostra. Beh, di solito, mia madre chiamava sua madre e lei veniva a riprenderselo. Ma, alla nona o decima volta che lo faceva, Walter corse all'esterno, si arrampicò su un albero dietro casa e non volle più scendere per nessun motivo. Allora mia madre disse alla sua: Senti perché non lo lasci da noi per un po' finché non vorrà tornarsene a casa? [ride]. Ma santo cielo, quel ragazzo era davvero ostinato! Venne la sera e lui era ancora lassù, senza cibo, senza acqua, senza bagno. E io poco prima di andare a letto guardai fuori dalla finestra e lo sentii piangere, e così gli dissi: Walter ma perché non scendi giù? E lui scuotendo la testa: No. La mattina dopo mi svegliai, guardai dalla finestra e Walter era ancora sull'albero. Così dopo colazione uscii fuori con un piatto di uova. Gli chiesi se ne voleva un po', ma lui continuò a scuotere la testa. Allora mi arrabbiai. Quel ragazzo aveva una bella casa, una bella famiglia, di quelle per cui io avrei ucciso e non se ne rendeva conto. E così andai nel capanno degli attrezzi e presi un'ascia. Poi dissi a Walter: Vuoi vedere com'è vivere nella mia casa? E assestai a quell'albero un colpo di ascia. Walter gridò, ma io continuai. Non ho più sentito urlare nessuno come fece Walter mentre colpivo quell'albero. Eh, lui se la fece addosso e le gocce mi piovevano in testa, ma io non ci facevo neanche caso. Io pensavo solo a colpire. Beh, dopo non molto Walter saltò giù a terra e corse a casa sua. Gli serviva solo la giusta motivazione. (Frank Underwood)

Capitolo 46[modifica]

  • La coscienza ha un suo odore inconfondibile, a metà tra la cipolla cruda e l'alito al mattino. Ma la menzogna... puzza anche di più quando arriva da chi non è abituato a mentire. Sa di... uova marce e sterco di cavallo. (Frank Underwood)

Quinta stagione[modifica]

Capitolo 60[modifica]

  • La storia è fatta di conquiste, fino alla morte. E non ti ricorderanno per le vittorie, ma perché non hai mai perso. (Frank Underwood)

Citazioni su House of Cards – Gli intrighi del potere[modifica]

  • Io detesto House of Cards. Credo che sia la peggiore delle fiction televisive che si possa far passare. L'idea di politica che esce da lì è una politica tutta fatta di intrighi, di cose terrificanti. (Enrico Letta)

Note[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]