Muhammad Zia-ul-Haq

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Zia-ul-Haq

Muhammad Zia ul-Haq (1924 – 1988), politico e generale pakistano.

Citazioni di Muhammad Zia-ul-Haq[modifica]

  • I mujaheddin stanno facendo sforzi straordinari con mezzi limitati.[1]
  • Nossignore, non ho rimpianti. Se ne avessi l'opportunità, farei esattamente le stesse cose che ho fatto negli ultimi sette anni. Spero di poter raggiungere il fine e gli obiettivi che mi sono dato. Ho passato sette duri anni.[2]
  • [Rispondendo a paragoni fra lui e Babrak Karmal] Senta, non lo nego, anch'io ho preso il potere con i carri armati. Ma almeno erano i miei.[2]
  • L'esercito è la mia unica circoscrizione elettorale.[2]
  • Le elezioni avranno luogo all'inizio del 1985. Non ho alcuna intenzione di rinviarle per la terza volta. Non vedo perché le personalità politiche o i partiti dovrebbero creare condizioni tali da impedire al governo di tenerle. Per quanto riguarda i partiti pakistani, è certo che essi sono in conflitto con i principi islamici e con l'attuale forma di governo.[2]
  • Le donne in questo paese sono già emancipate, anche se rivendicano più diritti ed io sono d'accordo. Lei naturalmente saprà che è stato l'Islam a parlare per primo delle libertà delle donne, a dare loro prestigio, rispetto. Dice la Scrittura: se vuoi entrare in Paradiso, rispetta tua madre, poiché il Paradiso sta sotto i piedi di tua madre. Non dice mica rispetta tuo padre! L'Islam per primo ha dato alle donne parità di diritti. Il problema è che in Pakistan il tasso di alfabetizzazione è molto basso. Mi vergogno di dirlo: il nostro tasso di alfabetizzazione è del 27 per cento, ma tra le donne è solo del 13 per cento. Per questo il nostro obiettivo è l'alfabetizzazione di massa, in modo che la regina della casa possa avere un posto di responsabilità nel costruire la nazione.[2]
  • Il popolo degli Stati Uniti d'America è composto in massima parte di cristiani, e i seguaci della Bibbia sono compagni di fede del popolo del Pakistan, musulmano, seguace del Corano e del Profeta! Non c'è nessun conflitto.[2]
  • Rifiutiamo di essere provocati. Se rispondessimo, non potremmo reggere un confronto con le forze russe. E poi, nel caso di una nostra risposta militare, chi ci rimetterebbe? Il popolo afghano. Perciò quando i russi ci bombardano preferiamo subire l'imbarazzo e anche l'umiliazione.[2]
  • Il Pakistan ha l'onore e la malasorte di essere il vicino di tre grandi paesi: l'Urss da una parte, la Cina dall'altra, e l'India all'Est. Con la Cina abbiamo rapporti eccellenti. Dal nostro punto di vista, ci sono rapporti eccellenti anche con l'Urss, a parte il fatto che essi non vogliono accettare la nostra posizione sull'Afghanistan. Quanto all'India, oggi traversa difficoltà interne e spero molto sinceramente che le supererà. Con l'India abbiamo combattuto tre guerre, ma negli ultimi sette anni abbiamo ottenuto ottimi successi nel normalizzare i nostri rapporti. Speriamo che la nuova leadership aprirà un nuovo capitolo nelle relazioni tra i due paesi. Anche in questo caso dirò che "rifiutiamo di essere provocati". Loro dicevano che vedevano nuvole di guerra, ma io da questa parte della frontiera andavo ripetendo che no, che il tempo era bello e il sole splendeva.[2]
  • Con l'Unione Sovietica siamo davvero in grande difficoltà, perché o ce ne stiamo buoni e subiamo, o dovremo far fronte a qualcosa di molto serio, forse non un' invasione, ma un affondo all'interno delle frontiere pakistane.[2]
  • Il Pakistan non sta fabbricando la bomba. Il Pakistan è vittima di una propaganda irresponsabile. Il Pakistan non ha né l'intenzione, né la capacità, né il desiderio di entrare nel club nucleare a scopi militari. Il nostro sforzo in questo campo ha scopi pacifici, e mira a soddisfare le nostre esigenze energetiche. Abbiamo anche proposto all'India un trattato bilaterale di non proliferazione, e non abbiamo ricevuto alcuna risposta. È vero, arricchiamo l'uranio, ma non per fabbricare la bomba: questa è la verità.[2]
  • Sarò franco. Voi li chiamate prigionieri politici, io li chiamo colpevoli. Preparare un'insurrezione non è un atto politico: costoro sono stati colti in flagrante e sono in attesa di processo. Fanno lo sciopero della fame? Facciano, ma io sono responsabile di fronte al mio Dio, e l'Islam esige da ognuno soprattutto giustizia. Perciò costoro verranno processati, perché per i loro atti non c'è giustificazione. Se ad uno non piace il governo, dispone altri mezzi per deporlo. E se non può, aspetti per un po', aspetti le elezioni, magari un anno, magari sette anni, ma sappia che la violenza, in politica, non è una buona cosa.[2]

Citazioni su Muhammad Zia-ul-Haq[modifica]

  • Amante del golf, del tennis e dell'ordine assoluto. Per cementare la sua precaria posizione, Zia si circondò di mullah delatori che a lui riferivano in qualità di «Comandante della Fede», attributo riservato ai successori del profeta Maometto. Al fine di compiacere i capivillaggio, Zia fece un bel mix tra una lettura punitiva dell'Islam e le tradizioni tribali: fu così che la lapidazione si impose legalmente come pena per l'adulterio, e che per muovere un'accusa di stupro diventò necessaria la testimonianza di quattro uomini. (Irshad Manji)
  • Il generale Mohammad Zia ul-Haq aveva un sogno: creare una confederazione islamica che si estendesse dal Turkmenistan al Kashmir, una potente lega panislamica sotto l'egemonia del Pakistan. Sia Casey che l'amministrazione americana lo incoraggiavano a coltivare questa fantasia. Per legittimare il Pakistan come alleato degli Stati Uniti e come avversario di prima linea contro l'Iran, Washington sosteneva che esso era uno stato laico, anche se nei fatti la sharia prevaleva sulla Costituzione scritta. (Loretta Napoleoni)

Benazir Bhutto[modifica]

  • Al tempo di mio padre venivano trasmessi film, commedie, sceneggiati, dibattiti e programmi per insegnare a leggere e a scrivere. Ora, quando accendo l'apparecchio, non c'è altro che Zia: Zia che tiene un discorso, discussioni sui discorsi di Zia, programmi di notizie censurate sugli incontri di Zia.
  • Avevo sentito dire che era stato molto difficile trovare qualcuno adatto per quell'incarico e quindi mi incuriosiva conoscere il capo di stato maggiore dell'esercito designato da mio padre. Altri sei generali erano stati scartati per quella nomina perché le fonti dei servizi segreti dell'esercito avevano scoperto che tutti avevano qualche grave difetto nel carattere: l'abitudine di bere, la tendenza all'adulterio, una lealtà discutibile. Neppure il generale Zia era immune da pecche. Si diceva che avesse legami con Jamaat-e-Islami, un'organizzazione religiosa fondamentalista che si opponeva al PPP e voleva che il paese venisse governato da leader religiosi e non laici. Inoltre, secondo uno degli ambasciatori di mio padre, era anche un ladruncolo.
    Ma Zia aveva molti elementi a suo favore. Diversamente da altri ufficiali del nostro esercito, non era compromesso nella carneficina del Pakistan Orientale, perché durante la guerra civile si trovava fuori del paese. A quanto si diceva, godeva del rispetto dell'esercito, e questo era stato il criterio di valutazione più importante per mio padre nel lungo processo di selezione che era diventato sempre più esasperante.
  • Il generale Zia ha privilegiato i grandi affaristi, il giro dei militari e soprattutto gli uomini del Punjab che costituiscono la gran parte dei suoi ufficiali e dei suoi più alti burocrati. In altre zone del paese non soltanto c'è fame e squallore ma anche risentimento verso i profittatori.
  • In Pakistan ogni musulmano era sempre stato libero di decidere se digiunare o no durante il mese sacro del ramadan. Sotto Zia i ristoranti pubblici e gli spacci di viveri ebbero l'ordine di chiudere dall'alba al tramonto. Nelle università veniva tolta l'acqua dalle fontane e persino nei bagni per impedire che qualcuno bevesse durante il digiuno. Bande di fondamentalisti si aggiravano per le strade e bussavano alle porte nel cuore della notte per assicurarsi che la gente preparasse il sehri, il pasto da consumare prima dell'alba. Chi fumava sigarette, beveva acqua o mangiava in pubblico era punibile con l'arresto. Non doveva più esserci spazio per la scelta personale nel Pakistan, ma solo il pugno di ferro di un regime che si spacciava per religioso.
  • L'esercito era la chiave di tutto. Ma non c'era motivo di dubitare della lealtà delle forze armate. Mio padre godeva di una grande popolarità nell'esercito e il fatto che avesse scelto Zia quale capo di stato maggiore preferendolo a sei alti ufficiali con un'anzianità superiore sembrava assicurargli anche l'appoggio dello stesso Zia. Nella nostra cultura non si tradisce il proprio benefattore.
  • Le elezioni indette dal generale Zia sono una farsa. Il regime militare che dal 1977 domina spietatamente il Pakistan cerca di salvare la faccia e di autoconferirsi una patente democratica. Al tempo stesso con la sua famigerata brutalità, Zia ha eliminato ogni possibile oppositore. I dirigenti dei partiti democratici hanno subito ogni sorta di intimidazione, persecuzione, ci sono stati settemila arresti, alcuni prigionieri sono stati torturati, ci sono state negli ultimi mesi sette esecuzioni.
  • Pensare che l'astensione per protesta del 60% dell' elettorato sia una vittoria è qualcosa che soltanto il generale Zia può fare.
  • Ricordo che rimasi sorpresa quando lo vidi. Diversamente dall'immagine un po' infantile di un militare alto e robusto con i nervi d'acciaio alla James Bond, il generale che mi stava davanti era un uomo basso, nervoso, dall'aria fatua, con i capelli impomatati e divisi da una scriminatura centrale. Sembrava più il "cattivo" di un cartone animato inglese che un capo militare. Si comportò in modo molto ossequioso e ripeté più volte che era onorato di conoscere la figlia del grande Zulfikar Ali Bhutto. Senza dubbio, mio padre avrebbe potuto trovarsi un capo di stato maggiore un po' diverso; ma non dissi nulla.
  • Zia ul-Haq, il capo di stato maggiore dell'esercito, l'uomo che mio padre credeva fedelissimo. Aveva mandato i suoi soldati nel cuore della notte a spodestarlo e a impadronirsi del potere con la forza. Zia ul-Haq, il dittatore che non era riuscito ad annientare il seguito di mio padre nonostante i fucili, i gas lacrimogeni e la legge marziale, e non aveva potuto fiaccare il suo spirito nonostante l'isolamento nella cella della morte. Zia ul-Haq, il generale che aveva appena fatto uccidere mio padre. Zia ul-Haq, il generale che per nove anni avrebbe governato spietatamente il Pakistan.

Malala Yousafzai[modifica]

  • Fu sotto il governo di Zia che il jihad diventò il sesto pilastro della nostra religione, andandosi a sommare ai cinque che tutti impariamo a conoscere fin da bambini: la fede in un solo Dio; la preghiera cinque volte al giorno (namaz); l'elemosina (zakat); il digiuno dall'alba al tramonto durante il mese di Ramadan; e il pellegrinaggio alla Mecca (haj) che ogni buon musulmano dovrebbe compiere almeno una volta nella vita.
  • Il primo ministro Bhutto aveva nominato comandante in capo dell'esercito il generale Zia perché pensava che non fosse molto intelligente e dunque che non costituisse una minaccia. Lo chiamava la sua «scimmia».
  • Per conquistarsi il sostegno della popolazione, il generale Zia lanciò una campagna di «islamizzazione» che avrebbe dovuto fare di noi un «vero» paese musulmano, con l'esercito come difensore delle frontiere sia geografiche sia ideologiche. La sua convinzione era che il popolo avrebbe dovuto obbedirgli perché con lui si sarebbero applicati i veri principi dell'Islam.
  • Sotto il regime di Zia la condizione di noi donne pakistane cominciò a comportare sempre più limitazioni [...]
    Il generale Zia varò delle leggi che riducevano il valore della testimonianza di una donna in tribunale alla metà di quella di un uomo. Le nostre prigioni cominciarono a riempirsi di casi come quello di una tredicenne, stuprata e rimasta incinta, condannata al carcere per adulterio perché non aveva potuto produrre a suo favore quattro testimonianze maschili.
    Una donna non poteva più nemmeno aprire un conto in banca senza il permesso di un uomo. Il nostro paese ha sempre avuto forti squadre di hockey, ma Zia costrinse le giocatrici di hockey a indossare dei pantaloni lunghi e larghi e proibì del tutto alle donne di praticare altri sport.

Note[modifica]

  1. Citato in Con Mosca e Kabul bisogna trattare dice il presidente pakistano Zia, la Repubblica, 28 aprile 1984.
  2. a b c d e f g h i j k Citato in Dite sì al generale Islam, la Repubblica, 19 dicembre 1984

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