Osip Ėmil'evič Mandel'štam

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Foto segnaletica di Osip Mandel'štam dopo il suo arresto

Osip Emil'evic Mandel'štam (1891 – 1938), poeta russo.

Citazioni di Osip Ėmil'evič Mandel'štam[modifica]

  • E sopra il bosco quando fa sera | s'alza una luna di rame; | perché mai così poca musica, | perché mai un tale silenzio?[1]
  • La libreria della prima infanzia ti accompagna per tutta la vita. La disposizione dei ripiani, la scelta dei libri, il colore delle rilegature, li percepisci come colore, altezza e disposizione della letteratura universale.[2]
  • Mia cara bambina,
    non c'è praticamente nessuna speranza che questa lettera ti arrivi. Prego Dio che tu capisca quello che sto per dirti: piccola, io non posso né voglio vivere senza di te, tu sei tutta la mia gioia, sei la mia tutta mia, per me è chiaro come la luce del giorno. Mi sei diventata così vicina che parlo tutto il tempo con te, ti chiamo, mi lamento con te.[3]
  • Nei tempi passati, assomigliava [Feodosia] non a Genova, nido di predoni, mercanti-guerrieri, ma piuttosto alla raffinata Firenze.[4]
  • Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese, | a dieci passi le nostre voci sono già bell'e sperse. [...] | Le sue tozze dita come vermi sono grasse | e sono esatte le sue parole come i pesi d'un ginnasta. | Se la ridono i suoi occhiacci da blatta | e i suoi gambali scoccano neri lampi.[5] [I versi si riferiscono a Stalin]

Citazioni su Osip Ėmil'evič Mandel'štam[modifica]

  • Come forse per nessun altro dei suoi contemporanei e compagni di sventura poetanti in Russia [...] per Osip Mandel'štam, classe 1891, la poesia è il luogo ove ciò che può essere percepito e raggiunto mediante la lingua si raccoglie attorno a quel centro da cui esso ricava forma (Gestalt) e verità: attorno a quella individuale esistenza (Dasein) che pone interrogativi all'ora presente, sia la propria che quella del mondo, al battito del cuore e al secolo. (Paul Celan)
  • Nel 1928 esce di nuovo un volume di poesie − l'ultimo. Alle due prime raccolte, in esso riprese, se n'è aggiunta una nuova. «Cessato il respiro – il firmamento pieno di vermi»: è il verso che apre il ciclo. L'interrogativo «da dove...?» si fa più stringente, più disperato – la poesia – in un saggio sulla poesia Mandel'štam la definisce un aratro – mette allo scoperto i più profondi strati del tempo, la «terra nera del tempo» viene alla luce. Colloquiando con quanto ha visto, l'occhio dolorante sviluppa una nuova capacità: esso diventa visionario; accompagna il poema nei suoi sprofondamenti. Il poeta si ascrive a un tempo altro, «estraneissimo». (Paul Celan)

Note[modifica]

  1. Da Kamen
  2. Da Il rumore del tempo, a cura di Daniela Rizzi, Adelphi, 2014
  3. Da una lettera a Nadežda Jakovlevna, 5 dicembre 1919; citata in E. Rasy, La scienza degli addii, Corriere.it
  4. Da Il comandante del porto, in Il rumore del tempo, traduzione di Giuliana Raspi, Passigli Editori, Firenze, 2010, p. 88
  5. Da Cinquanta poesie, Einaudi

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