Osip Ėmil'evič Mandel'štam

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
(Reindirizzamento da Osip Mandelstam)
Foto segnaletica di Osip Mandel'štam dopo il suo arresto

Osip Emil'evic Mandel'štam (1891 – 1938), poeta russo.

  • Viviamo senza più fiutare sotto di noi il paese, | a dieci passi le nostre voci sono già bell'e sperse. [...] | Le sue tozze dita come vermi sono grasse | e sono esatte le sue parole come i pesi d'un ginnasta. | Se la ridono i suoi occhiacci da blatta | e i suoi gambali scoccano neri lampi. (da Cinquanta poesie, Einaudi) [I versi si riferiscono a Stalin]
  • E sopra il bosco quando fa sera | s'alza una luna di rame; | perché mai così poca musica, | perché mai un tale silenzio? (da Kamen)
  • Mia cara bambina,
    non c'è praticamente nessuna speranza che questa lettera ti arrivi. Prego Dio che tu capisca quello che sto per dirti: piccola, io non posso né voglio vivere senza di te, tu sei tutta la mia gioia, sei la mia tutta mia, per me è chiaro come la luce del giorno. Mi sei diventata così vicina che parlo tutto il tempo con te, ti chiamo, mi lamento con te. (da una lettera a Nadežda Jakovlevna, 5 dicembre 1919; citata in E. Rasy, La scienza degli addii, corriere.it)
  • La libreria della prima infanzia ti accompagna per tutta la vita. La disposizione dei ripiani, la scelta dei libri, il colore delle rilegature, li percepisci come colore, altezza e disposizione della letteratura universale. (da Il rumore del tempo, a cura di Daniela Rizzi, Adelphi, 2014)

Citazioni su Osip Ėmil'evič Mandel'štam[modifica]

  • Come forse per nessun'altro dei suoi contemporanei e compagni di sventura poetanti in Russia [...] per Osip Mandel'štam, classe 1891, la poesia è il luogo ove ciò che può essere percepito e raggiunto mediante la lingua si raccoglie attorno a quel centro da cui esso ricava forma (Gestalt) e verità: attorno a quella individuale esistenza (Dasein) che pone interrogativi all'ora presente, sia la propria che quella del mondo, al battito del cuore e al secolo. (Paul Celan)
  • Nel 1928 esce di nuovo un volume di poesie − l'ultimo. Alle due prime raccolte, in esso riprese, se n'è aggiunta una nuova. «Cessato il respiro – il firmamento pieno di vermi»: è il verso che apre il ciclo. L'interrogativo «da dove...?» si fa più stringente, più disperato – la poesia – in un saggio sulla poesia Mandel'štam la definisce un aratro – mette allo scoperto i più profondi strati del tempo, la «terra nera del tempo» viene alla luce. Colloquiando con quanto ha visto, l'occhio dolorante sviluppa una nuova capacità: esso diventa visionario; accompagna il poema nei suoi sprofondamenti. Il poeta si ascrive a un tempo altro, «estraneissimo». (Paul Celan)

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]