Pietro Mignosi

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Pietro Mignosi (1895 – 1937), critico letterario, giornalista, insegnante e scrittore italiano.

Citato in Francesco Bruno Il decadentismo in Italia e in Europa[modifica]

  • L'opera di Pirandello si riannoda storicamente a quella rinascita della letteratura religiosa, che sotto forme più varie ed eterodosse cela il grande mistero dell'anima naturaliter christiana. Dopo il naturalismo e il verismo positivista della seconda metà dell'Ottocento, l'opera di Pirandello segna una via ed un metodo nuovo. Egli appartiene alla grande famiglia dei Dostojewski, dei Tolstoi, dei Verga che attraverso i loro difetti mantennero intatta una fede nella vita e nell'umanità. Non somiglia per nulla agli scettici tipo Shaw, tipo Gide, tipo Unamuno, agli inumani analisti come Joyce, come Proust, come Svevo, agli sperimentatori in astratto come Huxley, come Mann, ai ricercatori di basso naturalismo come Wassermann, come Dos Passos, come insomma tutti i grandi corruttori del romanzo contemporaneo.[1] (p. 186)
  • [Nell'esperienza di crisi dello spirito contemporaneo, al pensiero che si ribella] Evidentemente manca Cristo. Manca cioè la solidarietà umana ordinata e convergente al divino. Manca la poesia come Rivelazione dell'Eterno. Manca la coscienza dell'Arte come metodo religioso della vita... La vita morale è la vita reale solo quando essa poggi e tenda verso la concretezza di un Modello.[2] (pp. 188-189)
  • L'arte è un dono: essa non ci viene dall'interno. L'arte suppone un mondo extra-soggettivo. L'arte è spiegabile solo ammettendo il criterio della Rivelazione.[3] (p. 189)
  • Che l'arte sia un dono è provato dal fatto che essa è puramente gratuita: non si sa come ci venga, non si sa perché ci venga. Se è un dono, il suo prodursi non è coessenziale al nostro spirito. Noi possiamo coglierla e ridurla nel sistema delle nostre analogie, ma nessuna analogia potrebbe esaurirla esattamente. Non è un momento meramente soggettivo dello spirito tant'è vero che essa non nasce dalla mediazione, che è anzi come un richiamo a vedere la sua stessa realtà che ci sta di contro. Che cosa è il raptus, l'ispirazione, la musa se non i termini mitologici di questo annunzio? E perché anche quelli che hanno avuto il dono dell'arte possono d'un tratto perderlo senza che la loro volontà l'abbia voluto? Se l'arte fosse un mondo della nostra interiorità come si spiegherebbe il suo isterilirsi e seccarsi?[4] (pp. 189-190)

Note[modifica]

  1. Da Il segreto di Pirandello, editrice La Tradizione, Milano, 1937, p. 8.
  2. Da Il segreto di Pirandello, editrice La Tradizione, Milano, 1937, p. 171.
  3. Da Il segreto di Pirandello, editrice La Tradizione, Milano, 1937, p. 189.
  4. Da Arte e Rivelazione, editrice La Tradizione, Palermo, 1933, p. 235.

Bibliografia[modifica]

Francesco Bruno, Il Decadentismo in Italia e in Europa, a cura di Elio Bruno, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1998. ISBN 88-8114-727-0

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