Pif

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Pif nel 2009

Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif (1972 – vivente), conduttore televisivo, autore televisivo, regista e scrittore italiano.

Citazioni di Pif[modifica]

  • [Su Il testimone] [Un programma] che si propone, tralasciando i grandi fatti di cronaca e le prime pagine dei giornali, di raccontare il mondo e le realtà nascoste dell'Italia attraverso eventi e riti di transizione.[1]
  • Come indole non farei niente di quello che faccio in tv. È la telecamera che legittima tutto. E quando si spegne spesso cala un certo imbarazzo. Ricordo un servizio, a una sfilata: mi proponevo come modello e mi mettevo in mutande. Quando la telecamera si è spenta Laura Biagiotti mi guardava quasi impaurita. Non sono egocentrico: sono finito a fare il cretino davanti alla macchina da presa solo perché prima lo facevo dietro.[2]
  • [«Come vengono scelti gli argomenti dei reportage di Il testimone?»] Dalla mia curiosità. Il sogno è che dopo il documentario la gente si confronti su temi che magari prima non conosceva. È quello che capita a me: io non sapevo che in Italia esistessero 220 famiglie arcobaleno, in cui i genitori sono o due mamme o due papà. Scoprendo certe realtà cadono tanti tabù.[2]
  • [Ricevendo il premio per La mafia uccide solo d'estate agli Efa] Dedico il premio alle vittime della mafia e devo dire che sono orgoglioso di essere siciliano e di Palermo. Voi sapete che noi abbiamo la mafia, ma in Italia essere mafioso è un crimine. In Europa, no non c’è il reato di associazione mafiosa: e questo una vergogna.[3]
  • È incredibile che la gente continui a nascere dopo che sei nato tu.[4]
  • [«Quanto il film La mafia uccide solo d'estate è una forma di testimonianza da lasciare alle nuove generazioni?»] È un po' come dire "la storia l'abbiamo vissuta così, non dovrà più ripetersi". Per quanto mi possa sentire giovane ho ormai 41 anni e quindi molta più esperienza di un ventenne: viene spontaneo avvisarlo degli errori fatti in gioventù. Il 23 maggio scorso ero a Palermo, con alcuni ragazzi eravamo in via Notarbartolo davanti a casa di Falcone. Poi siamo andati a mangiare qualcosa e una ragazza mi ha chiesto di raccontarle cosa era successo in quel 1992. La prima cosa che ho pensato è stata: "perché, tu dov'eri?". In realtà, anche se mi sentivo uno di loro, lei o non c'era o era una bambina molto piccola.[5]
  • [Su In guerra per amore] Ho parlato di nuovo di mafia perché mi viene spontaneo, e ho voluto farlo col sorriso. Mi diverte dirigere senza essere sul set. Invento per questo storie parallele, e spero in futuro di continuare a fare il regista ma senza dover recitare. C'è molta Sicilia in questo film. Ho girato ad Erice, a Scala dei Turchi, usando anche la fantasia. Spero di poter esportare la pellicola in America, il mio sogno è di riuscire a raccontare la Sicilia interessando il mondo intero.[6]
  • I giovani siciliani si vergognano di essere accostati a Totò Riina o a Bernardo Provenzano, ma nella nostra terra sono nati anche Giovanni Falcone, Peppino Impastato, Rocco Chinnici, Paolo Borsellino, Calogero Zucchetto, Ninni Cassarà, Rosario Livatino, il giudice ucciso a 38 anni: eroi veri e siciliani anche loro. Esiste la possibilità di scegliere ed è giusto che i giovani abbiano l'opportunità di conoscere questi grandi uomini, per avere un esempio in cui credere, continuarne la missione e creare un futuro diverso.[7]
  • I non siciliani faticano a capire cosa vuol dire crescere a contatto con la mafia. La gente ha l'idea del mafioso tipo Totò Riina. Invece i mafiosi erano anche Stefano Bontate: parlava francese, inglese e se l'avessimo incontrato sarebbe stato gentilissimo, un signore. Negli anni 70, a Palermo sugli omicidi di mafia si diceva: finché si scannano tra loro, non ci interessa. Se invece toccava a uno che in apparenza non c'entrava niente, la scusa era: l'hanno ammazzato per questioni di donne. Era un modo per campare, per non prendere coscienza.[8]
  • Il mio lavoro è un po' particolare, più m'insultano, meglio è.[9]
  • Il servizio su Andreotti, sul quale scrivevo temi già al liceo. Il mio incubo era che i miei figli un giorno avrebbero potuto frequentare un liceo intitolato a lui. Così, per chiudere il cerchio, sono andato a trovarlo per il suo compleanno. Gli ho detto: "Il giorno che morirà sicuramente le dedicheranno una via, io ho anticipato i tempi e le mostro ora la targa che verrà utilizzata". C'era scritto: "Via Giulio Andreotti – Insigne statista che fino alla primavera del 1980 ha tenuto relazioni amichevoli dirette con personaggi mafiosi di spicco".[9]
  • [Su Il testimone Vip, quarta stagione del suo programma, nella quale intervista personaggi conosciuti] L'idea è conoscerne l'altro lato. Ma in effetti adesso sono un po' preoccupato. Non vorrei che chi amava il programma pensasse che ho tradito lo spirito. Tornerò di sicuro alla versione classica. È un esperimento, ma l'approccio è lo stesso... alla base c'è la mia curiosità che non deve essere snob o a senso unico.[10]
  • La gente pensa: ci è o ci fa? Ma il personaggio pubblico, anche quello più costruito, segue sempre la sua indole. Io facendo Il testimone mi rilasso, non recito. Mi sposto, faccio domande, telecamera a vista, barba lunga, trasandato. Perché io di mattina non connetto. Se ho un servizio alle sei, piazzo la telecamera sul comodino e appena sveglio comincioa riprendermi. Una volta ho incontrato Luigi Lo Cascio, che avevo conosciuto sul set de I cento passi, e mi ha detto una cosa sulla quale torno sempre a riflettere: "Durante la lavorazione del film eri considerato quello un po' strano". Anche da ragazzino gli altri la pensavano così, non capivano cosa mi passasse per la testa perché le mie espressione non lasciavano trasparire niente di chiaro. Evidentemente il mio viso e il mio cervello sono scollegati.[9]
  • Mi spiace creare polemiche tra questi due paesi che hanno una lunga e profonda amicizia. Abbiamo le prove che Shakespeare in realtà non era inglese, ma siciliano. Si chiamava Guglielmo Scrollalanza o Crollalanza, non si è capito, da lì "shake" e "spear", lancia. È dovuto scappare perché il padre era calvinista, è passato da Verona dove ha conosciuto Giulietta e Romeo, quindi a conferma che la tesi regge, e poi era ospite a Venezia da Otello, e Andrea Camilleri ci ha scritto anche un libro, più di questo cosa posso dirvi. La verità innanzitutto.[11]
  • Nel mio piccolo, vorrei aiutare i giovani ad avere una memoria storica positiva dei siciliani perbene, quelli che per onestà hanno anche sacrificato la loro vita. Spero di riuscire a fare un museo dell'antimafia a Palermo, ma solo se posso farlo come dico io; a costo di avere due diversi musei sul tema. Purtroppo l'antimafia è un fronte diviso, senza un coordinamento comune.[7]
  • Non parenti di magistrati o poliziotti ma di giornalisti, medici, sindacalisti e albergatori. Gente normale e onesta, che poteva scegliere di farsi i fatti propri, ma che per senso civico ha detto no alla mafia e ha pagato questa scelta con la vita. A ispirarmi sono state le tante lapidi che invadono Palermo, spesso dedicate a persone di cui non conosciamo la storia. Ho provato a raccontare cosa c'è dietro queste targhe.[12]
  • [Parlando del film La mafia uccide solo d'estate] Obiettivamente le cose sono cambiate. Il protagonista del film ha fatto una vita e vissuto in un contesto ben preciso, mentre per un ragazzino di 10 anni di oggi le cose sono ben diverse. Non è ancora il Paese che sognamo, ma la situazione è migliorata.[5]
  • Per me da bambino la mafia era lontana pur essendo dietro casa. Chissà quante volte ero vicino a un mafioso, senza saperlo. Giocavo a calcio di fronte alla casa dove Vito Ciancimino riceveva Provenzano: magari è arrivata qualche pallonata sulla sua macchina. Il rischio è abituarsi. Se il negozio vicino a scuola prende fuoco perché non pagano il pizzo, la prima volta fa impressione, la decima ti abitui. E invece bisogna scandalizzarsi: abituarsi significa rassegnarsi.[8]
  • Pur in buona fede, i genitori delle generazioni precedenti non hanno permesso di far crescere una consapevolezza del problema. Noi a Palermo ci siamo svegliati con le stragi del '92, ma prima c'erano stati molti altri morti. Lo Stato interveniva, mostrava la sua forza, ma poi poco a poco scompariva: il problema era che lo Stato era colluso alla testa. D'altronde è un dato accertato dai processi che fino al 1980 Andreotti era colluso.[5]
  • Questo programma equivale per me al sabato sera di Raiuno. Curo tutto, anche il montaggio. Privilegio l'immediatezza più che la qualità dell'immagine. "Il testimone" fatto con una troupe sarebbe diverso. Cogli cose che altrimenti non succederebbero proprio. Metto rec e registro.[2]

Dal programma televisivo Il testimone[modifica]

  • E sicuramente nessuno si ricorderà dell'affermazione di Marcello Pera che, quando era Presidente del Senato, ci avvertiva del pericolo di diventare tutti meticci: perché lo siamo stati, lo saremo e il mondo andrà avanti come ha sempre fatto.
  • Dopo un'attenta e lunga riflessione, sono arrivato a formulare un' interessante e innovativa teoria sull'omosessualità: in potenza nasciamo tutti omosessuali, poi è l'esperienza della vita che ci fa capire se lo siamo o meno.
  • Di sicuro so che se uno rimane in un paese e viene trattato da bestia, vivrà come una bestia. Se uno cresce con un padre che è una bestia, anche lui ha molte probabilità di vivere come una bestia. Ma se a chi rimane in Italia si migliora la qualità della vita, potrebbe succedere che la nonna penserà che è disdicevole per una donna mettere i pantaloni, la figlia penserà che è un ingiustizia non poter mettere i pantaloni e la nipote dirà: "Col cacchio che io non metto i pantaloni".
  • Infine vorrei parlarvi di nuovo di Calogero Zucchetto, il poliziotto che andava in giro con il proprio motorino per le borgate di Palermo a scovare latitanti mafiosi che vivevano tranquillamente. La lapide che lo ricorda si trova di fronte al cinema Fiamma, e non sapete quante volte ci sono passato davanti da ragazzino senza soffermarmi troppo.
  • La malattia mentale spaventa, perché in Italia se ne parla poco e in modo scorretto. Inquieta, perché è una malattia dello spirito e non del corpo. Ed è un tabù, perché è meno lontana dalla nostra realtà di quel che vorremmo.
  • Adesso, mettiamo da parte per un attimo, il lato più drammatico di vivere in una città dove c'è la mafia, cioè: i morti uccisi.
  • Il Palio è una manifestazione straordinaria, pieno di pregi e difetti come spesso capita alle cose straordinarie. Difficile da descrivere tramite una telecamera, anche perché ai senesi, per quello che ho capito, in fondo di raccontare il palio in tv, per una ragione o per un'altra, scusate la volgarità, non gliene frega un'emerita "sega"... Come si dice qui a Siena.
  • Se mi mettessi a fare il "ribello senza ragione", più che di un James Dean avrei la credibilità di Pierino. A suo modo anche lui è stato ribelle [...]. Infatti se io dichiarassi guerra al mondo, ma il mondo non si accorgesse della mia guerra, sarebbe un attimo passare appunto da James Dean a Pierino.
  • È come se uno non credesse più in Dio perché non si fida più del prete.
  • Mi chiedo se uno non possa avere la fede e credere che i miracoli non esistano, e che nonostante l'esistenza di un dio, la vita dipenda solo da noi stessi. Per questo, forse, del viaggio a San Giovanni Rotondo l'unica luce che mi è rimasta è stata quella del fornetto elettrico che cucina il pollo da dio!
  • Io sono nato e cresciuto a Palermo e a Palermo c'è la mafia e se la mafia non si è completamente impossessata della città, se comunque abbiamo avuto un barlume di civiltà e di speranza, è grazie ad un gruppo di persone che si è opposto. Lo sapete perché queste persone mi mettono in crisi? Perché non erano dei santi, erano fatti di carne e ossa, esattamente come me, avevano dei pregi e sicuramente dei difetti, esattamente come me. Io spesso incontro gente che è sotto scorta, perché è nel mirino della mafia e può capitare che queste persone siano egocentriche, paranoiche, noiose, vanitose, fissate col sesso, testarde, ritardatarie, egoiste, presuntuose, ingrate, stronze, insomma può capitare che abbiano tutti o qualcuno dei difetti che posso avere io ed è questo che mi mette in crisi, che sono esattamente come me, che quello che hanno fatto loro potrei farlo anche io. Quanto farebbe bene alla mia coscienza se fossero dei santi del paradiso? Ma nonostante siano come me, loro sono quelli che fanno il lavoro sporco, al posto mio. Pensare che una persona in prima fila nel combattere la mafia debba necessariamente avere anche il carattere di San Francesco forse è da ingenui. Se un giornalista scrive di mafia io non mi chiedo perché scriva di mafia, non mi chiedo se così abbia avuto più successo con le ragazze, non mi chiedo se così si sia arricchito, io mi chiedo se quello che scrive sia vero, mi chiedo se quello che scrive dia fastidio alla mafia, mi chiedo se, leggendolo, la mia conoscenza e la mia coscienza siano migliorate; io mi sono rotto i coglioni di aspettare che una persona venga ammazzata per rivalutarla; sarò ingenuo, ma ho visto troppa gente a casa mia disprezzata in vita e apprezzata in morte e così, ingenuamente, sosterrò tutti coloro che credono che la Mafia, la Camorra, la 'Ndrangheta, la Sacra Corona Unita e la Stidda, debbano essere non tollerate, ma sconfitte e, per fare questo, mettono in gioco la loro vita. E li ascolterò anche se eventualmente saranno egocentriche, paranoiche, noiose, vanitose, fissate col sesso, testarde, ritardatarie, egoiste, presuntuose, ingrate, stronze. Lo vedete questo? È un cono gelato, cioccolato, crema e panna. Il popolo italiano protegge Roberto Saviano con una scorta affinché possa scrivere quello che vuole e andarsi a prendere un gelato quando vuole e come vuole; e ogniqualvolta in cui Roberto rinuncia a mangiarsi un cono come questo sarà una sconfitta per noi e una vittoria per la Camorra, a meno che non si prenda il gelato al gusto "lilla"; allora lì sarebbe una sconfitta per tutti, perché il gelato al gusto lilla è, notoriamente, una minchiata di gelato.
  • Perché la verità è che l'essere umano è molto complesso, che ci piaccia o meno, e se uno non comprende questo, o si rifiuta di farlo, rischia innanzitutto di non capire il mondo e poi alla fine, forse, non coglierà il bello della vita.
  • La maggior parte delle persone che ho incontrato a Miami, mi ha detto che se uno ci sa fare, qui, può creare qualcosa, va avanti, e questo è un aspetto meraviglioso dell'America. Ma l'altra faccia della medaglia è che qui non si possono creare alibi, perché non ci sono scuse per tutto quello che riguarda l'insuccesso, non ci si può nascondere dietro le raccomandazioni degli altri, alla burocrazia, o all'insana follia italica che spinge tutto verso il fallimento, non si gode dell'insuccesso del prossimo. Se volete tentare la fortuna a Miami, state attenti, perché in America una persona vale per quello che vale, ci si scopre per quello che si è. Siamo sicuri che l'America sia il paese adatto per noi italiani?
  • Quando di solito sono indeciso se fare qualcosa che sia oltre la mia portata, mi ripeto: "Ma goditi la vita che magari domani muori, ma poi penso, e se domani non muoio, come vado avanti?" Oggi rispondo: "Se domani non muoio vorrà dire che mi godrò anche il domani, sperando di riuscire ad attraversare il ponte senza cadere troppe volte".

Citazioni su Pif[modifica]

Aldo Grasso[modifica]

  • Il suo è un giornalismo d'inchiesta innovativo che ha molta presa sul pubblico più giovane: quella di Pif si potrebbe definire un'antropologia light.
  • In Pif c'è un po' dello spirito buonista, dell'atteggiamento ex equo solidale di Mtv, ma la sua indagine sulle malattie mentali è curiosa, piacevole, intelligente. Pif ribadisce un concetto fondamentale: nel racconto l'importante è il punto di vista e ogni punto di vista rappresenta anche una scelta morale.
  • Pif è l'unico intervistatore che quando fa le domande ride di gusto. Tanto che un intervistato, un simpatico disagiato mentale, gli dice: «Tu potresti essere uno dei nostri». Pif è l'unico intervistatore che fa le domande e le accompagna con i sottotitoli, per paura che lo spettatore non capisca. Pif è l'unico intervistatore che al termine della sua inchiesta ammette candidamente: «Quel che ho capito è che c'è molto da capire».
  • Pif ha una tecnica di corteggiamento del tutto particolare: non è un pedinatore, non è un vendicatore, non è un comico prestato al sociale. Per ribaltare ai nostri occhi il mondo che descrive, si fa prima complice, mette in mostra la propria finta sprovvedutezza, affila le armi senza mai mostrarle.
  • Prendendo a pretesto la vita degli altri, Pif racconta se stesso: mette in gioco la sua persona, la sua psicologia, la sua indole. Spontaneamente o artificiosamente non è dato sapere, ma poco importa.

Note[modifica]

  1. Citato in Aldo Grasso, Antropologia Light di una ex Iena, Corriere della sera, 10 ottobre 2007, p. 47.
  2. a b c Citato in Chiara Maffioletti, Torna Pif, l'incursore delle interviste fatte a bruciapelo, Corriere della Sera, 7 febbraio 2010, p. 41.
  3. Citato in Francesco Gallo, Agli European Film Awards il trionfo Pif "Successo dedicato alle vittime della mafia", La Sicilia.it, 14 dicembre 2014.
  4. Caro Marziano - Bebe Vio, Rai, 9 giugno 2017
  5. a b c Citato in Pif, un film per non dimenticare "La mafia? La si può raccontare con ironia", tgcom24.mediaset.it, 28 novembre 2013.
  6. Citato in Pif a Palermo: sogno di raccontare la mia Sicilia in giro per il mondo - Video, Giornale di Sicilia.it, 21 ottobre 2016.
  7. a b Citato in Alberto Tufano La Sicilia è Impastato, Falcone, Borsellino, non solo i mafiosi, Quattronet2.it, maggio 2014.
  8. a b Citato in Chiara Maffioletti, Pif, dalle «Iene» al cinema «La mafia vista da un bimbo», Corriere della Sera, 2 giugno 2012, p. 63.
  9. a b c Citato in Giuseppe Videtti, Pif, una vita da Iena. Faccio interviste ma ho bisogno d'insulti, la Repubblica, 1 giugno 2011, p. 63.
  10. Citato in Aldo Grasso, Pif intervista i vip ma la star è lui, Corriere della sera, 7 aprile 2011, p. 63.
  11. Dalla conferenza stampa di Shakespeare lives in Italy all'Ambasciata britannica a Roma; citato in Pif: Shakespeare era siciliano, diceva "Iessere o nun iessere, Askanews.it, 23 marzo 2016.
  12. Citato in Vassily Sortino, Così 'Il testimone' Pif racconta mafia e States, Corriere della sera, 15 ottobre 2008, p. 20.

Film[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]