Scilla

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Scilla

Citazioni su Scilla.

Citazioni[modifica]

  • Cadi in Scilla, cercando di evitare Cariddi. (Gualtiero di Châtillon)
  • Nel destro lato è Scilla; nel sinistro | È l'ingorda Cariddi. Una vorago | D'un gran baratro è questa, che tre volte | I vasti flutti rigirando assorbe, | E tre volte a vicenda li ributta | Con immenso bollor fino a le stelle. | Scilla dentro a le sue buie caverne | Stassene insidïando; e con le bocche | De' suoi mostri voraci, che distese | Tien mai sempre ed aperte, i naviganti | Entro al suo speco a sè tragge e trangugia. | Dal mezzo in su la faccia, il collo e 'l petto | Ha di donna e di vergine; il restante, | D'una pistrice immane, che simíli | A' delfini ha le code, ai lupi il ventre. | Meglio è con lungo indugio e lunga volta | Girar Pachino e la Trinacria tutta, | Che, non ch'altro, veder quell'antro orrendo, | Sentir quegli urli spaventosi e fieri | Di quei cerulei suoi rabbiosi cani. (Publio Virgilio Marone, Eneide)
  • Solo qualche mostro – Scilla, con le sue | due teste, terrore dei naviganti – forse | potrebbe prestarle il nome che si merita. (Eschilo)

Diego Vitrioli[modifica]

  • Deh Scilla, indrizza | al segno il ferro, ch'io palleggio! Avrai | del pesce anciso le adipose spoglie | e 'l rostro penderà dal tuo sacello. | Cariddi, e tu trascorri: io pur di bende | le tue are precinsi, e te solìa | propiziar con piccioletta acerra, | e dèsta sempremai lampa t'accensi. | Sì parla ritto sulla poppa e il ferro | a piombo avventa, e ne trapassa il pesce. | Cade il tridente, ma impigliato al fianco | attiensi del legnetto: in mezzo l'onde | si dimena lo Xiphia, e invan del corpo | di sferrar l'alta lancia s'affatica: | sta la punta mortal nel corpo infissa! | Scelti garzoni a la morente belva | vanno i lacci allentando: ella tuttora | qua e là discorre coi lentati lacci; | e fra la dubbia speme i fuggitivi | spirti richiama, e in su lo stremo istante | tuttor le ciurme ostili ella minaccia: | finché dal corso stanca ed a gran pena | il piagoso pel mar dosso traendo, | sosta, e col sangue anco la vita esala.
  • Scilla, gioia del mar, presente nume! | Per te i nostri garzoni la paventosa | osano provocar bieca Cariddi | ed in mare a le belve tener fronte. | Vienne oramai, i liquidi cristalli | abbandonando, e non spregiar de' nauti | le notturne gazzarre e l'orgie liete. | Già tutto a festa il tempio tuo s'infonda, | e fiammelle vedrai su l'erta splendere | chiostra de' monti, e 'l pelaghetto immobile | riscintillare a le corrusche fiaccole. | Quattro schiette fanciulle in bianca gonna | te innanzi l'ara propizieran cantando, | ed altrettante a suon di frigi calami | a tempo danzeranno a l'ara innante.
  • Chinandosi al suol, con la bipenne | dal teschio, che non tocco ivi giacea, | discinde il rostro; alto levansi tutti | i banchettanti, il tridentier gagliardo | ascende al sommo del sacello, ed una | voco s'ode tuonar di balza in balza: | Salve, Scilla divina, ecco t'inaugura | Meronte vincitor questo trofeo.

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