Sergio Solmi

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Sergio Solmi (1899 – 1981), scrittore, poeta e saggista italiano.

Citazioni di Sergio Solmi[modifica]

  • Con Òboe sommerso Quasimodo rinunciò coraggiosamente ad ogni giovanile indugio in cadenze prestabilite, in stasi descrittive e narrative, per organizzare tutte le sue espressioni attorno al suo nucleo lirico più profondo...
    Poesia scarna e immediata, dove l'immagine, colta isolatamente, si affida tutta al tono della voce assorta che la pronuncia. Ma in cui, più che l'immagine, più che il verso, l'organismo costitutivo, la cellula elementare, è la parola.[1]
  • Far poesia vuol dire riconoscersi.[2]
  • Il paradosso della lirica moderna sembra consistere in questo: una suprema illusione di canto che miracolosamente si sostiene dopo la distruzione di tutte le illusioni.[3]
  • Il sonno e l'estate sono le ultime risorse del vecchio.[4]
  • Non credo molto all'immortalità dell'anima. Penso però che una spiegazione ci sarebbe dovuta.[4]

Meditazioni sullo Scorpione[modifica]

  • Poesia, accordo supremo del nostro essere con se medesimo. Far poesia, in fondo, vuol dire senz'altro riconoscersi. Quando la parola è accettata senza reticenze, quando la parola non forza nulla, e le basta lasciarsi dire. (p. 21)
  • [...] [Le] foglie lucide dei bossi, che sanno un odore amaro e persistente in ogni stagione, ed ornano con la loro grazia funebre i bianchi monumenti e le statue dei giardini care ai raccolti giochi [...]. (p. 29)
  • Delicata matematica del viaggiare! Il mondo delle carte geografiche è quello esatto e trasparente della fisica, dove regnano le relazioni chiare e bene ordinate, quello da cui sono esclusi i miraggi e le illusioni dei sensi, e dove l'immagine del bastone immerso nell'acqua, che appare spezzato, è raddrizzato dal ragionamento. (p. 30)
  • [...] tutti gli specchi, come quello di Laura, furono fabbricati sopra l'acqua del Lete, e non sono che la forma tangibile dell'oblio. (pp. 34-35)
  • Le figure dell'arte sono la vita conclusa e placata, il suo gusto acre ridotto in fiala, i suoi fantasmi disposti in una cerchia d'immagini consolatrici, dalla quale non si vorrebbe più uscire. Ma resta dunque inteso una volta per sempre che noi, parlando d'arte, parliamo della vita per speculum et in aenigmate. (p. 49)
  • Scrutata a fondo, ogni vita è impossibile, è un ballerino sulla corda tesa. (p. 88)
  • [La scolopendra] Le cento zampine, di cui soltanto alcune sembrano apprendersi leggermente al muro, mentre tutte vibrano d'un movimento incessante, frange vive d'una lunga gualdrappa trasparente che è l'animale stesso. Una zazzera bionda di sottili cartilagini, che un raggio traversa e annienta in un barlume dorato, una spazzola animata, un sensibilissimo apparecchio in tattile esplorazione del mondo. (p. 88)
  • La verità come azione; la verità come estenuazione. (p. 90)
  • Poca importanza alle idee da cui si parte. Molta importanza, andando per la strada, allo sbattere involontariamente la testa contro il muro. (p. 137)
  • Sonno profondo, senza sogno, coi barbiturici. Una bomba di profondità, che distruge tutti i pesci-sogni dell'abisso sottomarino.
    Sogno leggero, appena increspato, coi sonniferi a base di valeriana. Si sognano piccoli insetti verdi-dorati che appaiono e spaiono tra cespugli, galassie luminose di lucciole in un sottobosco. (p. 149)

Citazioni su Sergio Solmi[modifica]

  • Il suo dono naturale è di vedere senza essere visto e di essere presente come può esserlo un fatto o meglio un dono di natura. (Eugenio Montale)

Note[modifica]

  1. Citato in Gilberto Finzi, introduzione a Salvatore Quasimodo, Tutte le poesie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1968.
  2. Citato in Corriere della Sera, 4 giugno 2003.
  3. Citato in in Gaetano Munafò, Quasimodo, Poeta del nostro tempo, Introduzione e guida allo studio dell'opera di Salvatore Quasimodo. Storia e antologia della critica, Le Monnier, Firenze, 1973, p. 18.
  4. a b Da Opere, a cura di Giovanni Pacchiano, Adelphi, 1984, vol. I.

Bibliografia[modifica]

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