Martha Nussbaum

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Martha Nussbaum

Martha Nussbaum, nata Martha Craven (1947 – vivente), filosofa statunitense.

Citazioni di Martha Nussbaum[modifica]

  • Oggi stiamo cercando di costruire una scuola in cui le donne, i membri di minoranze etniche e religiose e le persone che appartengono a culture non occidentali possano essere visti e ascoltati, con rispetto e amore, sia in veste di portatori di una conoscenza specifica, sia come oggetto di studio. Una scuola in cui si consideri che il mondo è formato da molti tipi diversi di cittadini e nella quale si possa tutti imparare a comportarsi come cittadini dei mondo. (da Coltivare l'umanità, 1999)
  • Possiamo provare com-passione solo fino a quando crediamo che la persona sofferente condivide con noi vulnerabilità e possibilità. (da Compassion and Terror, p. 16)

Non per profitto[modifica]

Incipit[modifica]

  • Ci troviamo nel bel mezzo di una crisi di proporzioni inedite e di portata globale. Non mi riferisco alla crisi economica mondiale che è iniziata nel 2008. In quel caso, almeno, tutti si sono resi conto della crisi in atto e molti governanti nel mondo si sono dati freneticamente da fare per cercare delle soluzioni: non trovarne avrebbe comportato gravi conseguenze per i governi, come in certi casi è avvenuto. Mi riferisco invece a una crisi che passa inosservata, che lavora in silenzio, come un cancro; una crisi destinata ad essere, in prospettiva, ben più dannosa per il futuro della democrazia: la crisi mondiale dell'istruzione. (p. 21)

Citazioni[modifica]

  • Tutte le democrazie moderne sono società nelle quali il significato e lo scopo ultimo della vita umana sono argomenti di ragionevole disaccordo fra cittadini che hanno vedute religiose e secolari molto diverse [...]. Ciò su cui possiamo comunque essere d'accordo è che in tutto il mondo, cioè in ogni nazione abbastanza fortunata da essere democratica, i giovani devono essere abituati a partecipare a una forma di governo in cui le persone si informano sulle problematiche fondamentali che saranno oggetto del loro voto e, talvolta, della loro azione come funzionari eletti o motivati. Ogni democrazia moderna è anche una società nella quale le persone differiscono molto, per molteplici aspetti, come religione, etnicità, ricchezza e classe sociale, condizione fisica, genere e orientamento sessuale, e in cui tutti gli aventi diritto al voto compiono scelte che hanno una ricaduta notevole anche sulla vita di persone assai diverse da loro. Un modo di valutare un progetto educativo è chiederci in che modo esso prepari i giovani a vivere in un'organizzazione sociale e politica che abbia queste caratteristiche. Senza il concorso di cittadini educati in maniera appropriata, nessuna democrazia può rimanere stabile. (p. 28)
  • Tante cose ingiuste e sbagliate in politica internazionale rivelano le tracce di questa patologia: le persone sono fin troppo pronte a pensare a certi gruppi come sporchi e cattivi, e a vedere se stesse come figure angeliche. Diciamo che questa tendenza molto radicata negli esseri umani è nutrita da innumerevoli vecchie storie narrate ai bambini, che, appunto, raccontano come il mondo sarebbe bello se certe streghe o certi mostri perfidi e disgustosi fossero uccisi e bruciati, magari nel loro stesso forno. Forse che la tanto amata favola di Hänsel e Gretel, resa famosa dall'opera di Humperdinck, discepolo di Wagner, che cercò di celebrare la purezza del Volk tedesco, contribuì alle fantasie che condussero, più tardi, all'accettazione quantomeno inconscia dell'attuazione dello sterminio? Alla fine della favola, i biondi bambini tedeschi tornano alla vita, liberati dal sortilegio della strega, e gioiscono al suo incenerimento. (p. 52 e nota pp. 62-63)
  • Il metodo socratico è una pratica sociale. L'ideale sarebbe che esso ispirasse il funzionamento della gran parte delle istituzioni sociali e politiche. Poiché stiamo trattando dell'istruzione formale, vediamo che essa può essere considerata come una disciplina, da inserire in un programma scolastico o universitario. Non sarà mai insegnata bene, però, fino a quando non informerà lo spirito pedagogico nelle classi e l'ethos di tutta la scuola. Ogni studente deve essere trattato come un individuo da cui ci si aspetta che possa esprimersi in un contributo attivo, e creativo, alla discussione in classe. Questo tipo di pedagogia è possibile solo con piccole classi, o, almeno, con incontri regolari di piccoli gruppi provenienti da classi più ampie. (p. 72)
  • Alla base dell'opera di Fröbel, che si occupa dell'educazione dei bambini molto piccoli, le tecniche socratiche sono sicuramente presenti, anche se non in maniera formale: lo si coglie nell'incoraggiamento rivolto al bambino perché sia attivo, curioso e riflessivo, anziché meramente ricettivo. Altrettanto socratica è la sua idea che ogni bambino meriti rispetto, e che ognuno (senza distinzione di classe o di genere) debba fare domande e dire la sua. Oggi i bambini di tutto il mondo devono molto all'opera di questo pedagogista, visto che l'idea di una primissima educazione attraverso il gioco in un'atmosfera di partecipazione e amore ha favorito la diffusione di nidi e scuole materne più o meno ovunque. Quest'idea feconda è osteggiata nel mondo attuale, perché i bambini sono sempre più indotti ad acquisire conoscenze, sempre più precocemente, spesso perdendo la possibilità di apprendere tramite la serenità del gioco. (pp. 77-78)
  • L'aspirazione a rendere socratiche le scuole primarie e secondarie non è utopistica, né richiede doti eccezionali. È assolutamente alla portata di qualsiasi comunità che rispetti l'intelligenza dei suoi giovani e le esigenze di una democrazia vitale. Invece, cosa sta succedendo oggi? Ebbene, in tanti paesi Socrate non è mai stato di moda oppure non lo è più da tempo. Le scuole pubbliche in India sono luoghi deprimenti dove si apprende in modo meccanico e ripetitivo, impermeabili agli insegnamenti di Tagore e dei suoi colleghi socratici. Negli Stati Uniti va un po' meglio, perché Dewey e i suoi esperimenti socratici hanno esercitato un'ampia influenza. Ma le cose stanno cambiando rapidamente e [...] siamo prossimi al collasso dell'ideale socratico. Le democrazie di tutto il mondo stanno sottovalutando, e di conseguenza trascurando, i saperi e le capacità di cui abbiamo disperatamente bisogno per mantenere vitale, rispettosa e responsabile la democrazia stessa. (pp. 91-92)
  • La conoscenza non è garanzia di un buon comportamento, ma l'ignoranza lo è quasi certamente di uno cattivo. (p. 96)
  • Un buon insegnamento richiede di abituare i bambini e i ragazzi a vedere come la storia viene costruita a partire da fonti e testimonianze di vario tipo, a valutare i dati a disposizione, e ad imparare ad affrontare differenti narrazioni storiche. La discussione in classe su ciò che si è imparato deve essere alimentata da spirito critico; quando si studiano la storia e l'economia di una cultura, devono fioccare le domande sulle differenze di potere e di opportunità, sul ruolo delle donne e delle minoranze, sui meriti e i difetti delle diverse strutture di organizzazione politica. (p. 104)
  • I bambini devono apprendere che la sensibilità non è effeminatezza, e che virilità non significa non piangere, non condividere le pene dei poveri o degli esclusi. Questo insegnamento non può essere impartito semplicemente dicendo: "Abbandonate le vostre vecchie idee di virilità". Può essere promosso solo da una cultura che sia ricettiva tanto nei contenuti quanto nello stile pedagogico, in cui, non lo si ripeterà mai abbastanza, la disponibilità all'amore e alla compassione devono permeare tutto lo sforzo educativo. (p. 126)
  • L'istruzione che io propongo richiede agli insegnanti di fare le cose in maniera diversa. Metterla in pratica comporterebbe grandi cambiamenti nella formazione dei docenti, almeno nella maggior parte dei distretti scolastici degli Stati Uniti e nella gran parte dei paesi del mondo. Richiederebbe anche ai dirigenti scolastici [...] di cambiare lo spirito delle loro scuole. In questi termini, l'istruzione diventa costosa. Ma si tratta, io credo, di costi transitori. In sé non vi è nulla di costoso dopo avere impostato le cose in questo modo: una volta predisposte secondo il nuovo criterio, le cose andranno avanti da sé. Vorrei aggiungere che un tipo di istruzione che coinvolge studenti e docenti e li induce a fare le cose insieme in maniera appassionata, dando spazio alla riflessione e alla fantasia, addirittura riduce i costi poiché limita l'anomia e la perdita di tempo che in genere accompagnano la mancanza di slancio personale. (p. 133)
  • L'imperativo della crescita economica ha indotto la maggiorparte dei governi europei a rivedere tutta L'istruzione universitaria – in termini di insegnamento e di ricerca – secondo linee orientate allo sviluppo economico, domandandosi quanto ciascuna disciplina e ciascun ricercatore possano effettivamente contribuire alla crescita economica. Prendiamo la Gran Bretagna. Fin dall'era Thatcher, di norma, i dipartimenti umanistici inglesi rendono conto al governo, che finanzia tutte le istituzioni accademiche, dovendo dimostrare come la loro ricerca e il loro insegnamento portino vantaggi economici. (p. 140)
  • Le democrazie hanno grandi risorse di intelligenza e di immaginazione. Ma sono esposte ad alcuni seri rischi: scarsa capacità di ragionamento, provincialismo, fretta, inerzia, egoismo e povertà di spirito. L'istruzione volta esclusivamente al tornaconto sul mercato globale esalta queste carenze, producendo un'ottusa grettezza e una docilità – in tecnici obbedienti e ammaestrati – che minacciano la vita stessa della democrazia, e che di sicuro impediscono la creazione di una degna cultura mondiale. (p. 154)
  • Di certo i politici hanno obiettivi che non lasciano presagire nulla di buono sulle loro decisioni riguardo all'istruzione superiore. Si devono preparare alle elezioni – per di più in tempi di profondo disagio economico – e hanno bisogno di esibire risultati tangibili, del tipo "Ho generato x posti di lavoro per lo stato di Y". Risultati meno concreti, come "Ho gettato le basi per la salvaguardia della democrazia nel lungo periodo", rischiano di non pagare alle urne, oggi in particolare, e quindi i politici sono indotti dalla struttura stessa dei loro incentivi a preferire un modello educativo orientato al risultato economico nel breve periodo. Ciò avviene in tutto il mondo. (pp. 158-159)

Citazioni su Non per profitto[modifica]

  • Il libro di Martha Nussbaum ci aiuta a capire che nella formazione mediosuperiore dei paesi occidentali al centro della sfida vi è il recupero pieno dell'importanza dello studio della classicità come prima chiave per aprire la mente alla comprensione dell'altro da noi, innanzitutto di quell'altro di cui noi siamo figli. (Tullio De Mauro, nell'"Introduzione", pag. 16)
  • In un recente scambio epistolare che abbiamo avuto a proposito di Non per profitto la Nussbaum ha sottolineato che il suo progetto comporta tre esigenze fondamentali. «La prima è l'attività socratica del promuovere la capacità di ogni persona di auto-esaminarsi e auto-chiarirsi, favorendo una cultura pubblica deliberativa più riflessiva, in cui si sia meno influenzati di quanto lo siamo ora dagli altri, dall'autorità e dalla moda. La seconda è la capacità di pensare come "cittadini del mondo", con una conoscenza adeguata della storia del mondo, dell'economia globale, e delle principali religioni mondiali. La terza è coltivare l'immaginazione simpatetica. Già i bambini sono capaci di immedesimarsi nella posizione degli altri, ma questa capacità ha bisogno di essere sviluppata, se deve rendere i cittadini capaci di pensarsi al di fuori del loro circolo ristretto e assumere le posizioni di gente molto diversa da loro. Una democrazia non può durare molto senza queste tre abilità. E non possiamo assumere che esse compariranno magicamente dal nulla, senza che vengano deliberatamente coltivate attraverso l'educazione». (Maurizio Ferraris)

Bibliografia[modifica]

  • Martha Nussbaum, Compassion and Terror, in Daedalus, 4, 2003.
  • Martha Nussbaum, Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, traduzione di Rinaldo Falcioni, Il Mulino, 2013, 2a edizione.

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