Andrea Zanzotto

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Andrea Zanzotto in un ritratto di Paolo Steffan

Andrea Zanzotto (1921 – 2011), poeta italiano.

  • Gioisco ricordando certi momenti molto lontani della primissima infanzia: io provavo qualche cosa di infinitamente dolce ascoltando cantilene, filastrocche, strofette (anche quelle tipo «Corriere dei Piccoli») non in quanto cantate, ma in quanto pronunciate o anche semplicemente lette, in relazione ad un'armonia legata proprio al funzionamento stesso del linguaggio, al suo canto interno. (da Autoritratto, in Le poesie e prose scelte, a cura di Stefano Dal Bianco, Gian Mario Villalta, Mondadori, 1999)
  • La poesia è sempre più di attualità perché rappresenta il massimo della speranza, dell'anelito dell'uomo verso il mondo superiore. (da Avvenire, 15 febbraio 2011)
  • Mario Luzi, nella sua parabola esistenziale e poetica, ha confermato un'assoluta fedeltà a se stesso, anche in quella religiosità diffusa che per lui è sempre stata una vicinanza al cattolicesimo. (citato in Così lo ricordano, Poesia, n. 193 aprile 2005, Crocetti Editore)
  • Quando ancora non lo conoscevo [Vittorio Sereni] e restavo quasi a bocca aperta, stordito dai rispecchiamenti, dalle fioriture, dal candore, dai misteri della sua Frontiera (e pensavo: ma allora lui ha già detto tutto, di me, di noi, proprio di questi giorni e attimi...) mentre la leggevo portandola con me in treno sotto le armi. (da Per Vittorio Sereni, 1991, in Scritti sulla letteratura, a cura di Gian Mario Villalta, Mondadori)
  • Questa silloge vuol essere soltanto uno speciem di lavori in corso, che hanno un'estensione molto più ampia. Si tratta quasi sempre di "incerti frammenti", risalenti a tutto il periodo successivo e in parte contemporaneo a Idioma (1986). Non tutti sono datati e comunque sono qui organizzati provvisoriamente per temi che sfumano gli uni negli altri o in lacune, e non secondo una sequenza temporale precisa, ma forse "meteorologica. (Nota finale in Meteo, Donzelli)
  • Rigoni Stern fa risentire quell'eco misteriosa di una lingua che era in noi e che noi abbiamo perduta.[1]
  • Sappiate scrivere ma non leggere, non importa. (da L'elegia in petèl, in La beltà, Mondadori)
  • Sono andato laggiù col fiume, | in un momento di noia le barche | le reti si sono lasciate toccare, | ho toccato la riva con mano. (da Atollo, in Dietro il paesaggio, Mondadori)
  • [Carlo Sgorlon] Un narratore discreto, diciamo pure buono, ma io scrivo versi e tra di noi c' è una differenza di interessi. (citato in Corriere della sera, 9 gennaio 2009)

Citazioni su Andrea Zanzotto[modifica]

  • Ma tu continua a consumarlo, il dorso della mano, | a consumarlo con le dita, | Zanzotto amico, | tu che non chiedi pietà, non è vero? | tu che vuoi verità a costo di non essere. (Franco Fortini)

Note[modifica]

  1. Dalla quarta di copertina di Mario Rigoni Stern, Uomini, boschi e api, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1980.

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