Valentina Nappi

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Valentina Nappi

Valentina Nappi (1990 – vivente), attrice pornografica italiana.

Citazioni di Valentina Nappi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • In questo momento storico è interessante fare porno e può essere molto più interessante che fare design; c'è una evoluzione morale, anche estetica, e quindi il porno può dare un cambiamento. Lo stesso porno ha bisogno di cambiare, di mescolarsi con le altre materie.[1]
  • Sto lottando per la parità fra i sessi, la vera parità fra i sessi. Sto lottando contro un certo tipo di femminismo che vuole colpevolizzare gli uomini e punirli quando hanno i loro normali impulsi maschili. È pazzesco che molti uomini mi scrivano timorosi perché sono eccitati. Ormai ti contattano tutti dicendo scusa, sai, non so se vorresti. Hanno paura di essere additati come maniaci ormai. Per me questa è violenza di genere. Le femministe devono vivere male la loro vita, come quei cristiani che pensano che le donne siano tutte troie. La loro è solamente un altro tipo di repressione sessuale.[2]
  • Bisogna abbattere questo genere di differenze nella collettività. Vagina e pene non devono essere diversi e avere importanze diverse. Perché la vagina è femminista e il pene scandaloso?[2]
  • [Dalla California] sono un po' delusa dal fatto che mi tocca girare sempre con gli stessi partner maschili. Ero entrata nel porno per essere promiscua e alla fine mi ritrovo in una specie di fidanzamento allargato. Uomini in gamba che reggono i ritmi ce ne sono pochissimi.[2]
  • Sono passata dai manga agli hentai, la loro evoluzione porno. Ricordo che li scaricavo sul mio PC per vedermeli di nascosto. Questo a 11 anni. Verso i 12 ho cominciato a strusciarmi sui cuscini e a guardare i porno online. A 16 anni frequentavo le chat e mi esibivo in webcam. Mi divertivo a sfidare i vecchi a venire senza una erezione.[2]
  • Nessuno sarebbe la stessa persona senza Internet.[2]
  • Ho sempre desiderato fare parte di questo mondo. Mi piace definirmi "pornonerd". Ma all'inizio pensavo che la mia vita sarebbe stata troppo scomoda se l'avessi fatto sul serio. E in effetti è stato poi così. I primi tempi, quando ancora non sei famosa, ma riconosciuta solo come troia, la tua vita è piuttosto dura. Ricevevo, per esempio, spesso minacce di morte via mail o telefono dalla gente del mio paese. Ancora adesso mi capita, ma ormai ho intrapreso la mia strada e sono felice. In questo periodo sto avendo degli orgasmi che non ho mai provato nella mia vita. Il mio corpo sta cambiando.[2]
  • L'onorevole Brunetta ha una gestualità eccezionale, un volto unico, un sorriso folgorante, un'espressività meravigliosa: potenzialmente è un soggetto da cinema a luci rosse con pochissimi eguali. Questo, bando agli equivoci, non significa che sia bello, o quantomeno non si tratta di una bellezza "classica". Ma la classe, che è altra cosa, indiscutibilmente c'è.[3]
  • Renato Brunetta sarebbe perfetto in un film a luci rosse, passerebbe alla storia. Come un Ron Jeremy, forse di più.[3]
  • Va detta una cosa importantissima sulla violenza sulle donne. Su cento morti sul lavoro, 97 sono maschi e solo tre sono femmine. Da femmina sono incazzata per questo. Se pensate che questo non abbia a che fare con la violenza sulle donne, vi sbagliate. È un problema di ruoli. Finché ci saranno i ruoli e le differenze, ci sarà violenza di genere. La violenza di genere nasce dall'idea che la donna sia preziosa. Alle bambine si insegna che sono preziose, e da lì discende la logica delle fighe di legno. A tutte queste femministe fighe di legno che si riempiono la bocca di violenza sulle donne e sciocchezze del genere, dico: Datela![4]
  • All'inizio non avevo molta padronanza del mezzo, ma dopo una decina di scene sono finalmente venuta fuori per quello che sono: una pornoattrice. Non ho scelto di farlo. Lo sono, punto e basta. Non credo molto nel libero arbitrio. Facciamo quello che siamo.[4]
  • È tutto troppo sbilanciato a favore delle donne. Sono loro ad avere il coltello dalla parte del manico e a decidere se fare sesso o meno, almeno nel mondo etero. Non si sentono libere di vivere la propria sessualità. Magari lo fanno, ma di nascosto. Questo grazie anche alle teorie di alcune femministe. Ci vuole più promiscuità sessuale, ci vuole una società in cui si fa sesso come si mangia.[4]
  • Quella sulle donne è una violenza costruita. Il problema è quello della violenza sugli uomini. Basta guardare le statistiche. Gli uomini fanno più lavori pesanti e ci muoiono: perché le donne non fanno gli stessi lavori, anche se a volte sono più forti degli stessi uomini? Il problema è che finché ci saranno tabù e ruoli sessuali, cioè una domanda di vagina più alta rispetto a quella di pene, il sesso non si slegherà mai dai suoi problemi sociali.[4]
  • La pornografia oggi viene usata spesso per colmare un vuoto, una mancanza di rapporti sessuali, ma in realtà sarebbe molto meglio se la si guardasse come mezzo per fare nuove esperienze. Io voglio lo sdoganamento della pornografia. Voglio che venga liberata dai pregiudizi. Voglio una società in cui ci sia parità dei sessi e quindi pari opportunità sessuali.[4]
  • Una mia foto in bikini vale, sul web, commercialmente di più di una mia foto nuda, perché la prima può essere utilizzata su un sito con pubblicità mainstream e la seconda no. Quando dico che io il bikini me lo tolgo perché ho un'etica, anziché vendermi tenendomelo addosso, suscito di solito l'ilarità di quelli che non capiscono certi meccanismi.[5]
  • Il sesso, dalla filosofia come dalla letteratura, dalla poesia come dal cinema, è considerato interessante per il suo valore di pratica relazionale umana, per il suo legame con certe sfere emozionali, per il suo valore politico, per i suoi aspetti antropologici, per le sue implicazioni sociali. Del tutto ignorati sono gli aspetti intrinseci, tecnici, artigianali.[6]
  • Interessa la simbologia del pompino, la politica del pompino, gli aspetti antropologici del pompino, magari quelli etnologici. Ma poco o nulla interessa la tecnica del pompino nello stesso senso in cui invece interessa la tecnica violinistica o la tecnica del biliardo. Espressioni come "il/la Paganini del pompino" sono generalmente pronunciate con un tono ironico, volto a sminuire o deridere [...].[6]
  • Eppure la tecnica del pompino non è affatto più banale della tecnica delle bocce. La tecnica del pompino è estremamente "difficile", interessante, complessa, profonda, dotata di infinite possibilità di approfondimento.[6]
  • Un/una grande pompinaro/a, potenzialmente, non è secondo/a al poeta o al premio nobel.[6]
  • In realtà il movimento coordinato del corpo, delle labbra e della lingua di un/una grande pompinaro/a può essere altrettanto preciso e raffinato del movimento coordinato del corpo, delle labbra e della lingua mediante cui un grande flautista produce suoni dal timbro inconfondibile. E dietro ci può essere altrettanta ricerca teorica e pratica. O no?[6]
  • Mi piace il Cazzo. Mi piace il Cazzo. Mi piace il Cazzo. Mi piace il Cazzo. Il Cazzo, a differenza della Vulva, è un'idea di emancipazione, di liberazione dai legami comunitari, nell'eterno progetto di un'umanità liberata, nel segno del Logos universale. Un'idea che si coniuga con la deterritorializzazione, col superamento dei confini, con l'universalismo. Il Cazzo punta all'emancipazione dell'individuo dai lacci sociali, territoriali, linguistici, tradizionali. La sua azione pratico-politica è alimentata da una pulsione all'esplorazione del possibile. Il Cazzo è transumanesimo, è la cultura che sovverte la natura, la domina, la prende per il culo, glielo mette in culo, la porta al paradosso, al contro-natura. Del contro-natura costituiscono altissime manifestazioni il controintuitivo, la paradossalità dell'arte contemporanea, l'impeto della scienza e della tecnica che contraddicono il senso comune e umiliano la logica dell'"è sempre stato così". Viva il Cazzo![7]
  • Quando, in una conversazione privata, la regista Monica Stambrini mi disse che a suo avviso «noi dobbiamo fare il porno che ci piace», io le risposi che dobbiamo anche chiederci perché ci piace. Il principio del non discutere sui gusti è un pessimo principio: i gusti sono importanti, poiché dipendono da strutture oggettive. [...] Rispondere che «sono gusti» vuol dire deporre il problema.[8]
  • Brancaccio è dunque un nazionalista.[9]
  • [Parlando dell'Italia] Voglio vivere in un Paese ateo, multietnico, con un'identità culturale che affondi le proprie radici nell'illuminismo e nel marxismo più illuminato.[10]

Note[modifica]

  1. Citato in Da designer a musa di Siffredi. Valentina Nappi, l'intervista di Affari, Affariitaliani.it, 10 luglio 2012.
  2. a b c d e f Citato in Valentina Nappi, la pornonerd contro le femministe Vice.com, 12 luglio 2013.
  3. a b Da un'intervita rilasciata a Today; citato in La diva hard Valentina Nappi: «Brunetta? Perfetto per il porno», Il Gazzettino.it, 17 ottobre 2013.
  4. a b c d e Citato in Da Pompei ai pompini, la porno-filosofa Valentina Nappi, Dagospia.com, 18 luglio 2014.
  5. Da Sull'uso improprio del corpo nei media, La pagina dei blog, Micromega.it, 1° settembre 2014.
  6. a b c d e Da Sesso e tecnica, La pagina dei blog, Micromega.it, 9 settembre 2014.
  7. Da A me piace il Cazzo, La pagina dei blog, Micromega.it, 22 settembre 2014.
  8. Da Squirtare in faccia a Diego Fusaro, La pagina dei blog, Micromega.it, 28 ottobre 2014.
  9. Da Le contraddizioni di Brancaccio, La pagina dei blog, Micromega.it, 30 novembre 2014.
  10. Dal Post disponibile sulla sua pagina Instagram, instagram.com, 13 gennaio 2019.

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