Yuval Noah Harari

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Yuval Noah Harari

Yuval Noah Harari (1976 – vivente), storico, saggista e docente israeliano.

Da animali a dèi[modifica]

Incipit[modifica]

Circa tredici miliardi e mezzo di anni fa, materia, energia, tempo e spazio scaturirono da quello che è noto come il Big Bang. La storia di queste caratteristiche fondamentali del nostro universo si chiama fisica.
Circa trecentomila anni dopo la loro comparsa, materia ed energia cominciarono a fondersi in complesse strutture chiamate atomi, che poi si combinarono a formare le molecole. La storia degli atomi, delle molecole e delle loro interazioni si chiama chimica.
Circa tre miliardi e ottocento milioni di anni fa, su un pianeta chiamato Terra, certe molecole si combinarono venendo a formare strutture particolarmente articolate e complesse chiamate organismi. La storia degli organismi si chiama biologia.
Circa settantamila anni fa, gli organismi appartenenti alla specie Homo sapiens cominciarono a formare strutture ancora più elaborate chiamate culture. Il successivo sviluppo di queste culture umane è chiamato storia.

Citazioni[modifica]

  • I montoni più aggressivi e che mostravano una maggiore resistenza al controllo umano venivano macellati per primi. La stessa sorte era riservata alle femmine più magre e curiose (i pastori non vedono di buon occhio le pecore che tendono a uscire dal gregge). Una generazione dopo l'altra, le pecore divennero più grasse, più remissive e meno intraprendenti.
  • Il pollame domesticato rappresenta il volatile più diffuso mai apparso sulla Terra. Dopo l'Homo sapiens, le mucche, i maiali e le pecore sono al secondo, terzo e quarto posto tra i grandi mammiferi più diffusi al mondo. Dal punto di vista strettamente evoluzionistico, dove si misura il successo in base al numero delle copie di dna, la Rivoluzione agricola è stata una vera manna per i polli, le mucche, i maiali e le pecore.
    Solo che l'angolo visuale evoluzionistico offre una misurazione del successo piuttosto incompleta. Giudica ogni cosa secondo i criteri della sopravvivenza e della riproduzione, senza tener in alcun conto la sofferenza e la felicità dell'individuo. I polli e le mucche domesticate potranno anche rappresentare un successo evoluzionistico, ma sono anche tra le più miserabili creature che siano mai vissute. La domesticazione degli animali si fondò su una serie di pratiche brutali che col passare dei secoli non hanno fatto altro che incrudelirsi.
  • [...] è ragionevole supporre che i buoi preferirebbero passare le loro giornate a vagare per vaste praterie in compagnia di altri buoi e mucche, invece di tirare carri e vomeri sotto il giogo imposto da una scimmia che brandisce la frusta.
    Allo scopo di trasformare buoi, cavalli, asini e cammelli in obbedienti animali da soma, si dovevano spezzare i loro istinti naturali e i loro modelli di comportamento sociale all'interno della loro specie, si doveva smorzarne l'aggressività e la sessualità, e si doveva limitarne la libertà di movimento. Gli agricoltori svilupparono tecniche volte a questi scopi, chiusero gli animali dentro recinti e gabbie, li imbrigliarono con bardature e cinghie, li addestrarono con la frusta e gli speroni e li mutilarono. Il processo di addomesticamento quasi sempre comprendeva la castrazione dei maschi.
  • In numerose società della Nuova Guinea la ricchezza di una persona viene tradizionalmente determinata dal numero di maiali posseduti. Per assicurarsi che i maiali non scappino, gli agricoltori della Nuova Guinea settentrionale ancora adesso recidono un pezzo del naso dell'animale. Così, ogni volta che il maiale cerca di annusare, soffre un dolore terribile. Poiché i maiali, senza annusare, non riescono a trovare cibo e neppure a girovagare, la mutilazione li rende completamente dipendenti dai loro proprietari. In un'altra zona della Nuova Guinea era costume accecare le povere bestie.
  • In natura, i bovini girovagavano a piacimento in mandrie dalla complessa struttura sociale. Il bue castrato e domesticato passava la vita subendo la frusta e rinchiuso in uno stretto recinto, quando non veniva messo al lavoro, da solo o in coppia: tutte condizioni che non si adattavano né al suo corpo né alle sue necessità sociali ed emozionali.
  • Il raro rinoceronte selvaggio sull'orlo dell'estinzione è molto più soddisfatto del vitello che passa la sua breve vita in un minuscolo box, a ingrassare per produrre gustose costolette.
  • Coloro che continuano a condurre un'eroica battaglia contro il razzismo spesso non si accorgono che il fronte si è spostato e che il posto occupato dal razzismo nell'ideologia imperiale è stato ora rimpiazzato dal "culturalismo". È un termine che non esiste, ma era ora che qualcuno lo coniasse. Tra le élite dei nostri giorni, le convinzioni riguardo ai difformi meriti dei diversi gruppi umani sono quasi sempre espresse in termini di differenze storiche tra culture, non di differenze biologiche tra razze. Non diciamo più: "Questa data cosa è nel loro sangue." Diciamo: "Questa data cosa appartiene alla loro cultura."
    I partiti di destra europei che si oppongono all'immigrazione musulmana stanno attenti, di solito, a non usare una terminologia razziale. [...] Simili partiti tendono a sostenere che la cultura occidentale, quale si è evoluta in Europa, è caratterizzata da valori democratici di tolleranza ed eguaglianza di genere, laddove la cultura musulmana, quale si è sviluppata in Medio Oriente, è caratterizzata da gerarchie politiche, fanatismo e misoginia. Dato che le due culture sono così differenti, e poiché numerosi musulmani immigrati non sono disposti (o forse non sono capaci) di adottare i valori occidentali, non dovrebbe essergli consentito di entrare, per evitare che possano fomentare conflitti interni e corrodere la democrazia e il liberalismo europei. [...] Ma, mentre i biologi odierni non hanno difficoltà a ripudiare il razzismo, spiegando semplicemente che le differenze biologiche tra le popolazioni umane contemporanee sono insignificanti, è più difficile invece per gli storici e gli antropologi ripudiare i criteri del culturalismo.

Bibliografia[modifica]

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