Andrea Riccardi

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Andrea Riccardi, 2009

Andrea Riccardi (1950 – vivente), giornalista, pacifista e accademico italiano.

Citazioni di Andrea Riccardi[modifica]

  • Andrea Santoro è stato un prete: prete di Roma, prete del Concilio, uomo di preghiera, capace di grande prossimità con la gente, come testimoniavano i tanti accorsi al suo funerale. Erano volti segnati da un dolore personale e dalle lacrime: popolo che ha colto il mistero di una vita gratuitamente donata per gli altri. (da Avvenire, 11 febbraio 2006)
  • Avere speranza non vuol dire possedere una visione lucida di come sarà il domani. La speranza profonda viene dalla convinzione che la famiglia degli uomini e dei popoli non è stata abbandonata da un amore più grande. (da Avvenire, 30 dicembre 2007)
  • Bergoglio incarna, fin dai tempi del suo ministero in Argentina, una Chiesa assetata di giustizia, coinvolta nelle «periferie dell'esistenza», vicina agli ultimi, agli emarginati, come gli anziani abbandonati al loro destino, come i profughi ricordati nella commovente visita a Lampedusa. Una Chiesa permeata dalla «cultura dell'incontro», che sappia creare condivisione negli sterminati spazi urbani dove rischia di dissolversi ogni senso di umanità. Una Chiesa capace di costruire un autentico dialogo in un mondo globalizzato dove persone di diverse religioni e storie convivono sempre più spesso negli stessi luoghi. Soprattutto, una Chiesa che parli della misericordia di Dio. (da La sorpresa di Papa Francesco)
  • C'è un grande valore nell'incontro tra donne e uomini di religione, quando si realizza una liturgia dell'amicizia e del dialogo, quando si prega gli uni accanto agli altri. Sì, gli uni accanto agli altri: mai più gli uni contro gli altri, come talvolta è avvenuto! Stare insieme, allora, diventa la profezia e l'indicazione di un mondo di pace, soprattutto delegittima lo scontro etnico, di civiltà e di religione: crea la civiltà del vivere insieme. (da Discorso di apertura dell'Incontro Internazionale delle religioni per la pace "Living together is the future" Sarajevo, 9 settembre 2012)
  • C'è una forza di attrazione da parte dei comportamenti giusti e pacifici, anche se di pochi. (da Avvenire, 30 dicembre 2007)
  • C'è un valore misterioso di una vita caduta a terra, anche se non è dato di conoscere i tempi del germoglio. (da Avvenire, 8 febbraio 2006)
  • Con Olivier Clément – il teologo morto a Parigi il 15 gennaio scorso all'età di 87 anni – scompare un uomo particolare, unico. [...] Oggi, in questo tempo in cui coltiviamo le divisioni e le frontiere, magari in nome dei diritti dell'identità, la sua memoria resta un punto di ispirazione per chi non ha rinunciato a credere nell'unità dei cristiani come una priorità, per chi crede nell'Europa come forza "umana" in un mondo difficile. (da Jesus, febbraio 2009)
  • Dal 2007 il mondo urbanizzato ha sopravanzato numericamente quello agricolo. È un mondo dell'incontro, delle differenze, del pluralismo, dai confini fluidi. Si diceva: crescendo la modernità, spariranno le religioni. Si sognava di trasformare il mondo in una grande Francia de la laicité. Non è stato così. C'è stata una grande rinascita religiosa, a volte connotata dall'aumento del fanatismo e conseguentemente dei conflitti interreligiosi. Ma non è tutto così, c'è anche altro, molto di positivo: la religione è ormai considerata come un fattore determinante dello sviluppo del mondo globale.[1]
  • Di fronte alla nuova, terribile, strage del mare, che conta centinaia di vittime al largo di Lampedusa, si sente il bisogno civile e morale di alzare la voce: non è possibile che la politica e le istituzioni non riescano a dare risposte concrete ad un fenomeno prevedibile come quello di chi è costretto a fuggire da Paesi in guerra o dove regna la violenza (citato in Riccardi: "Italia intervenga su stragi migranti anche senza UE, Riccardiandrea.it, 12 febbraio 2015)
  • Dopo l'11 settembre il dialogo è più che necessario: per svuotare i giacimenti di odio e di diffidenza che rischiano di avvelenare gli animi, di alimentare il terrorismo. (citato in Specchio, n. 341, La Stampa, Torino)
  • È l'ora della prova per alcune comunità religiose. Per i cristiani in Iraq, Siria, Nigeria, Pakistan. Per i musulmani sciiti in Iraq, Siria, Pakistan, Libano. Il tema del martirio ci unisce, anche se abbiamo un approccio diverso.[1]
  • Gli italiani hanno sentito Rossella [Urru] come l'espressione di una parte coraggiosa e generosa del Paese, che guarda oltre le frontiere. Per me, queste persone indicano la via del futuro all'Italia: aprirsi a un mondo più vasto. È la via della solidarietà, ma anche dell'"estroversione" del sistema-ltalia, che riguarda il lavoro e l'impresa, anzi l'intera società. (da Rossella, il volto dell'Italia migliore, Famiglia Cristiana, 26 luglio 2012)
  • I cambiamenti radicali in cui siamo immersi non sono ancora bene esplorati: come vivere insieme? come perseguire la pace? come intendere i rapporti con la politica e con lo Stato? come affrontare la sfida di un capitalismo globale senza umanesimo, realtà insopportabile e inaccettabile responsabile del crearsi di gravi tensioni?[1]
  • I promessi sposi si collocano all'inizio della storia linguistico-culturale italiana che precede di pochi anni la nascita dello Stato unitario e l'affermarsi dell'Italia come nazione. Restano un'opera che accompagna la crescita dello spessore nazionale e l'identificazione di crescenti gruppi sociali nel destino nazionale. (da Corriere della sera, 16 gennaio 2011)
  • Il cristianesimo dell'autore [Manzoni] spingeva a guardare verso il cielo, meno alla terra. La fede cristiana non aveva educato alla rassegnazione di fronte al gran gioco della storia? Manzoni non credeva alla forza delle rivolte. (da Corriere della sera, 16 gennaio 2011)
  • In Centrafrica non è in atto un conflitto religioso né una guerra per bande; c'è invece una società che è stata abbandonata dalla politica. Ora la politica deve riprendere il proprio ruolo; e l'accordo firmato tra le maggiori personalità del paese è un segnale di speranza per tutti. (dalla dichiarazione a seguito della firma del patto di riconciliazione nazionale in Centrafrica, Roma, 28 febbraio 2015; citato in Firmato a Sant'Egidio l'appello per la riconciliazione nazionale in Centrafrica, SantEgidio.org)
  • In realtà, le religioni sono una grande risorsa di pace. Creare una convivenza solida è difficile sotto tutte le latitudini, ma necessario. La certezza del diritto e la libertà ne costituiscono l'ossatura. Il dialogo accorcia l'estraneità. (da Dopo la Paura la Speranza, ed. San Paolo, 2012, pp. 45-46)
  • In tanti angoli dei Promessi sposi si scorgono vicende e pensieri di intensa profondità e di carattere sapienziale, che hanno fatto del libro una specie di Bibbia laica (ma fondata sul cristianesimo) del vivere italiano dell'Ottocento. (da Corriere della sera, 16 gennaio 2011)
  • L'idea di una religione universale (coltivata in laboratorio dagli scienziati) non esiste. (da Famiglia Cristiana, 9 settembre 2005)
  • L'assassino è sempre uno stupido. (da Avvenire, 11 febbraio 2006)
  • La cooperazione offre agli italiani la possibilità di partecipare da lontano, di sostenere, di appassionarsi a pezzi di mondo. C'è un grande spazio per il sostegno a distanza. C'è spazio per la partecipazione politica, affettiva, attiva. Sì, chi coopera, chi sostiene, chi segue, crea una rete attraverso cui è possibile vivere la globalizzazione in modo diretto. Così la globalizzazione diventa amica, non invasiva, non estranea, troppo grossa per uomini e donne di un piccolo ambiente. Io credo che la cooperazione possa aiutare l'Italia a non avere paura del mondo, ma anzi a simpatizzare con il mondo. (dal discorso conclusivo al Forum della Cooperazione Internazionale, Milano 1/2 ottobre 2012)
  • La famiglia è un ricchezza sotto tanti profili: rappresenta una vera risorsa umana in un mondo in cui uomini e donne vivono in modo stressante o sotto pressione. In una società dove tutto si compra o si vende, la famiglia è l'ambito più espressivo della gratuità degli affetti, del legame, del dono, della certezza della solidarietà. (da La famiglia, una ricchezza che va fatta fruttare, Famiglia Cristiana, 25 dicembre 2011)
  • La forza "umile" del cristiano può andare incontro a insuccessi, ma resta animata da una fiducia che non ha la sua misura nel risultato immediato. (da Avvenire, 8 febbraio 2006)
  • La globalizzazione, a suo modo, rende un po' più meticce tutte le culture. Ma non dobbiamo dimenticare che, nell'età della globalizzazione, le identità (nazionali, religiose, culturali) riprendono coscienza di sé. (da Famiglia Cristiana, 9 settembre 2005)
  • La globalizzazione non è adatta alle semplificazioni volute da una comunicazione affrettata e da una politica superficiale. "Per amare bisogna conoscere", diceva Giovanni Vannucci, grande mistico del Ventesimo secolo. Invece, troppo spesso, sembra che basti un clic su internet per conoscere le cose. Non è così. La nostra è una società troppo ignorante. Quando ero bambino vedere un africano camminare a Trastevere sembrava già un film. Oggi la complessità quotidiana trova rifugio nel settarismo. Bisogna riattivare l'umanità nelle grandi periferie, intervenire, non lasciarle ancora nello stato in cui versano. Il problema si risolve lì, altro che scontro di civiltà. (dall'intervista di Giancarlo Calapà, Il Fatto Quotidiano, 14 gennaio 2015; visibile su Riccardiandrea.it)
  • La Shoah è un fatto drammaticamente europeo. È vero che ha avuto cuore nella Germania nazista ma in tutti i paesi europei gruppi più o meno grandi hanno collaborato. Il 27 gennaio – giorno in cui furono abbattuti i cancelli di Aushwitz – è divenuto "giorno della memoria" per una legge dello Stato. Ciò che è stato fatto contro gli ebrei riguarda tutti». (citato in 27 gennaio, Giornata della Memoria della Shoah, santegidio.org)
  • La Shoah non è stata mica un incidente di percorso del fascismo. Ha i suoi prodromi nelle leggi razziali del '38, che a loro volta affondano le radici nella marcia su Roma del '22. È qui che comincia la tragedia. Un consenso fondato in gran parte sulla coercizione. Non c'è stato un fascismo buono e uno cattivo, anche se c'erano anime diverse all'interno del regime, ma una macchina finalizzata al furto della libertà e alla violenza. Matteotti, don Minzoni, i fratelli Rosselli. I massacri di popolo in Etiopia e Libia. E infine la tragedia della Seconda guerra mondiale. Siamo storici, e siamo anziani, conosciamo bene l'essenza intima del regime. Rubare la libertà agli italiani per poi rubare la vita agli ebrei. (da un'intervista a la Repubblica, 28 gennaio 2013)
  • Nei varchi delle divisioni tra cristiani, si insinua il grande male della guerra. (dall'editoriale Dialogo e pace, Famiglia Cristiana, 29 gennaio 2015; riportato in Dialogo tra cristiani, fattore di pace: "Chiese sorelle, popoli fratelli", Riccardiandrea.it)
  • Nel modo di pensare e di comunicare è un papa globale, ma la globalizzazione Francesco l'ha appresa nella sua Buenos Aires: una grande capitale globalizzata che racchiude in sé svariati microcosmi religiosi, sociali e culturali. La Shoah e l'ebraismo, l'ortodossia russa, l'Holodomor degli ucraini, il Metz Yeghern degli armeni: tutte queste realtà Bergoglio le ha conosciute, frequentate e interiorizzate nella capitale argentina. (dall'intervista a cura di Lucio Caracciolo e Fabrizio Maronta, Andrea Riccardi: Francesco, il primo papa della globalizzazione", Repubblica.it, 11 marzo 2014)
  • Nella storia dei popoli non esistono formule create in laboratorio: la purezza identitaria o il meticciato. La storia è complessa e crea non solo meticci, ma culture meticce. (da Famiglia Cristiana, 9 settembre 2005)
  • Parigi è una grande città che ha saputo reagire in modo eccezionale. Stando in mezzo a questa folla, composta da rappresentanti delle istituzioni e autorità religiose insieme a migliaia di comuni cittadini, si sente l'espressione di un umanesimo popolare che è alle radici dell'Europa e che ci impegna a lavorare per l'unità e l'integrazione. Oggi, qui, il nostro continente comunica a tutti la sua anima più vera e profonda: la coscienza che è possibile vivere una grande unità con la partecipazione e il contributo di tutte le diversità che ne fanno parte. (Durante un discorso alla Marche Repubblicaine di Parigi dopo gli attentati a Charlie Hebdo, 11 gennaio 2015[2])
  • Papa Francesco fa bene a ricordarlo. Noi guardiamo alla guerra in modo troppo ideologico. C'è un substrato economico, ci sono ambizioni territoriali. La guerra è un demone, la violenza è una malattia. Con la guerra la povera gente perde mentre alcuni si arricchiscono. Mi preoccupano le conseguenze dei flussi di rifugiati e profughi, dei milioni di persone scappate dalla Siria che arrivano ai confini della Turchia, del Libano, della Giordania. (dall'intervista di Andrea Tornielli Libia, Riccardi: «Risposta forte non significa mostrare i muscoli», Vatican Insider, 17 febbraio 2015)
  • Quando i soldi mancano, bisogna trovarli o aprire percorsi alternativi per cambiare la realtà. Si deve compensare con le idee. (da Le cose fatte per l'Italia da rinnovare, Famiglia Cristiana, 6 gennaio 2013)
  • Sicuramente i migranti, gli stranieri e i rom in una dimensione spesso sottovalutata, sono vittime di atteggiamenti di intolleranza, di discriminazione, di violenza. Nonché la comunità ebraica, sempre oggetto di attacchi inaccettabili, dalle scritte sui muri, ai siti web antisemiti. Abbiamo il dovere di garantire e proteggere in primis la sicurezza di questi soggetti. Ma credo pure che la società italiana nel suo insieme rischi di diventare, anch'essa, vittima di gesti o parole del genere. Bisogna sempre vigilare contro quella che definisco la "cultura" del disprezzo, perché in tali circostanze viene compromessa la possibilità che la nostra società sia aperta, pacifica, integrata. (da Vigilare contro la politica del disprezzo, 150Plus giugno 2012)
  • Sul fronte dell'immigrazione, rivendico innanzitutto a questo governo il merito di aver aiutato a cambiare il linguaggio di fronte a questo fenomeno epocale per l'Italia, abbandonando quei toni terrorizzanti con cui era stato affrontato in passato. È un cambiamento importante oggi, perché la sfida che abbiamo di fronte –anche per la crescita- è quella dell'integrazione degli immigrati. Vorrei citare qui l'impegno per far uscire dalla condizione di illegalità 140 mila immigrati, che prestavano la loro opera in nero presso le famiglie e le imprese italiane. Debbo ricordare come le famiglie italiane siano state le prime a rispondere in modo massiccio a questo appello alla legalità. Il successo di questa regolarizzazione mostra che l'Italia ha ancora bisogno, in alcuni settori, di lavoratori immigrati. (da Le cose fatte per l'Italia da rinnovare, Famiglia Cristiana, 6 gennaio 2013)
  • Un cammino religioso non si giudica dalle novità, quanto dalla fedeltà. (da Avvenire, 20 agosto 2005)

    Corriere della sera, 3 maggio 2009, p. 30.

  • La laicità è una storia che viene da lontano. Non un dogma, ma una storia.
  • Un laico sente le acquisizioni del Cristianesimo dentro la laicità.
  • Oggi è diverso. Laicità è ricerca ragionevole, possibile, del bene comune, al di là del messianismo o delle passioni di parte.
  • Se si prescinde dal cristianesimo italiano, non si può costruire un'identità nazionale condivisa.
  • Il vuoto produce identità contro, senza cultura, espresse da una pratica aggressiva.

Note[modifica]

  1. a b c Dall'intervento alla Giornata di studio Cattolici e sciiti: responsabilità dei credenti in un mondo globale e plurale, Roma, 24 marzo 2015; citato in Giuseppe Rusconi, Pensieri sull'ISIS: Padre Samir, Sant'Egidio, gli imam sciiti RossoPorpora.org, 26 marzo 2015.
  2. Citato in Oggi l'Europa comunica a tutti il suo umanesimo popolare: uniti nella diversità contro violenza e terrorismo”, santegidio.org, Parigi, 11 gennaio 2015.

Bibliografia[modifica]

  • Andrea Riccardi, La sorpresa di papa Francesco, Mondadori , 2013.

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