Il regno di Dio è in voi

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1leftarrow.pngVoce principale: Lev Tolstoj.

Frontespizio di un'edizione in lingua inglese dell'opera

Il regno di Dio è in voi (in russo Царство Божие внутри вас, traslitterato: Tsarstvo Bozhiye vnutri vas), opera di Lev Tolstoj pubblicata per la prima volta nel 1893.

Incipit[modifica]

Nel 1884 scrissi un libro, intitolato: "In che consiste la mia fede", nel quale, infatti, esposi tutte le mie credenze.
Manifestando il mio modo d'intendere la dottrina del Cristo, non dissi perché io consideri come una eresia quella religione officiale chiamata il cristianesimo.
Essa differisce, a parer mio, da quella del Cristo per molte divergenze, nel cui numero ho constatato, prima di tutto, la soppressione del comandamento che ci proibisce di opporci al male colla forza. Più d'ogni altro, questo deviamento di dottrina è una prova evidente di quanto la chiesa officiale abbia snaturato i principî del Cristo.

Citazioni[modifica]

  • La storia dell'umanità è piena di prove che la violenza fisica non contribuisce al rialzamento morale e che le cattive inclinazioni dell'uomo non possono essere corrette che dall'amore; che il male non può sparire che per mezzo del bene; che non si deve fare assegnamento sulla forza del proprio braccio per difendersi dal male; che la vera forza dell'uomo è nella bontà, la pazienza e la carità; che solo i pacifici erediteranno la terra e che coloro i quali di spada avran ferito di spada periranno.
    Perciò, tanto per garantire più sicuramente la vita, la proprietà, la libertà e la felicità degli uomini, quanto per eseguire la volontà di Colui che è il Re dei re ed il Signore dei signori, noi accettiamo di tutto cuore il principio fondamentale della non-resistenza al male per mezzo del male, perché crediamo fermamente che questo principio, il quale risponde a tutte le circostanze possibili della nostra esistenza e nello stesso tempo esprime la volontà di Dio, deve finalmente trionfare. (cap. I, pp. 7-8)
  • Il fiume più copioso non può aggiungere una goccia di acqua ad un vaso già pieno.
    Si possono spiegare all'uomo meno intelligente le cose più astratte, s'egli non ne ha ancora alcuna nozione; ma non si può spiegare la cosa più semplice all'uomo più intelligente, s'egli è fermamente convinto di sapere benissimo ciò che si vuole insegnargli. (cap. III, p. 56)
  • La chiesa è una società di uomini che pretendono di possedere la verità assoluta; l'eresia è l'opinione di coloro che non riconoscono l'indiscutibilità di questa verità.
    L'eresia è [...] una rivolta contro l'inerzia dei principî della chiesa, un tentativo di concezione vivente della dottrina. Ogni passo avanti verso l'intelligenza e l'effettuazione della dottrina è stato fatto da eretici [...]. (cap. III, pp. 73-74)
  • Qualunque sia il grado di comprensione e di perfezione al quale egli è giunto, il discepolo del Cristo sente sempre l'insufficienza del suo intendimento e della sua osservanza, e tende sempre verso una penetrazione ed un'osservanza sempre maggiori. Ecco perché l'affermazione — in suo nome, o nel nome di una società — che noi ci troviamo in possesso dell'intendimento compiuto e dell'osservanza perfetta della dottrina del Cristo sarebbe una rinunzia allo spirito di questa dottrina stessa. (cap. III, p. 74)
  • Le chiese, come società affermanti la loro infallibilità, sono istituzioni anti-cristiane. Non solo non vi ha niente di comune fra le chiese e il cristianesimo, eccetto il nome, ma i loro principî sono assolutamente opposti ed ostili. Le une rappresentano l'orgoglio, la violenza, la sanzione arbitraria, l'immobilità e la morte; l'altra rappresenta l'umiltà, la penitenza, la sottomissione, il movimento e la vita. (cap. III, p. 75)
  • L'essenza della religione sta nella facoltà che hanno gli uomini di profetizzare e d'indicare la via che deve seguire l'umanità in una direzione diversa da quella seguita per lo passato e da cui risulta un'azione assolutamente diversa dell'umanità nell'avvenire. (cap. IV, p. 95)
  • Per giungere nel luogo a cui si tende, bisogna dirigersi con tutte le forze verso un punto molto più alto.
    Abbassare l'ideale, non solo è diminuire la probabilità di giungere alla perfezione, ma distruggere l'ideale stesso. (cap. IV, p. 108)
  • Col concetto cristiano della vita, l'amore non è una necessità e non si esercita su nulla; esso è una facoltà essenziale dell'anima umana. L'uomo ama, non perché ha interesse di amare questo o quello, ma perché l'amore è l'essenza dell'anima sua, perché egli non può non amare.
    La dottrina cristiana insegna all'uomo che l'essenza dell'anima sua è l'amore, che la sua felicità non è di amare la tale o la tal altra entità, ma bensì il principio di tutto, Dio, ch'egli ha coscienza di contenere in sé. Ecco perché egli amerà tutti e tutto. (cap. IV, p. 118)
  • [...] oggidì la dottrina del Cristo apparisce sotto l'aspetto di una religione soprannaturale, mentre in realtà essa non ha niente di misterioso, di mistico, di soprannaturale. Essa è semplicemente una dottrina della vita, corrispondente al grado di sviluppo dell'età in cui si trova l'umanità, e che, per conseguenza, deve necessariamente essere accettata da lei.
    Il tempo verrà — e già viene — in cui i principî cristiani della vita — fratellanza, eguaglianza, comunità di beni, non-resistenza al male colla violenza — parranno così semplici e così naturali, come sembrano oggidì i principî della vita domestica e sociale. (cap. V, p. 123)
  • Il cristianesimo nel suo vero significato distrugge lo stato. Esso fu compreso così fin dal principio ed è per ciò che il Cristo fu crocifisso. È stato compreso così in ogni tempo dagli uomini non legati dalla necessità di giustificare lo stato cristiano. Solo quando i capi dello stato accettarono il cristianesimo nominale esterno, si cominciarono ad inventare le teorie sottili secondo le quali il cristianesimo si può conciliare con lo stato.
    Ma, per ogni uomo sincero del tempo nostro, non può non essere evidente che il vero cristianesimo — la dottrina della rassegnazione, del perdono, dell'amore — non può conciliarsi con lo stato, col suo dispotismo, con la sua violenza, con la sua giustizia crudele e con le sue guerre. Non solo il vero cristianesimo non permette di riconoscere lo stato, ma ne distrugge i principî stessi. (cap. X, p. 254)
  • Per acquistare il potere e conservarlo, bisogna amare il potere. E l'ambizione non si accorda con la bontà, ma, al contrario, con l'orgoglio, con l'astuzia, con la crudeltà. (cap. X, p. 259)
  • I vantaggi del potere e di tutto ciò ch'esso procura, i vantaggi della ricchezza, degli onori, del lusso, sono il fine dell'attività umana finché non si raggiungono; ma, appena vi è pervenuto, l'uomo si accorge della loro vanità. Questi vantaggi perdono a poco a poco la loro seduzione, come le nuvole che non hanno forma e splendore se non viste da lontano. (cap. X, p. 265)
  • Un medico alienista raccontava che un giorno, d'estate, uscendo dall'ospizio, i pazzi l'accompagnarono fino alla porta di strada.
    ― Venite in città con me! Egli disse loro.
    I malati acconsentirono, ed una piccola brigata lo seguì. Ma più essi andavano innanzi nella strada in mezzo al libero movimento degli uomini sani, maggiormente s'intimidivano e si stringevano intorno al medico. Finalmente, essi domandarono tutti di tornare all'ospizio, al loro modo di vivere insensato, ma abituale, al loro custode, alle battiture, alla camicia di forza, alle celle.
    Allo stesso modo si stringono e vogliono tornare al loro antico modo di vivere [...] gli uomini che il cristianesimo chiama alla libertà, alla vita dell'avvenire, libera e razionale. (cap. X, p. 279)
  • Nei tempi antichi si accusavano i tiranni dei delitti commessi, mentre oggidì si commettono misfatti impossibili sotto i Neroni senza che se ne possa accusare alcuno. (cap. XII, p. 334)

Explicit[modifica]

Questa Potenza ci chiede ciò che solo è ragionevole, certo e possibile: servire il regno di Dio, cioè concorrere allo stabilimento della più grande unione fra tutti gli esseri viventi – unione possibile soltanto nella verità rivelata, cosa che è sempre in nostro potere.
"Anzi, cercate in prima il regno di Dio e la sua giustizia; e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte." (San Matteo, VI, 33). L'unico senso della vita è di servire l'umanità, concorrendo allo stabilimento del regno di Dio, cosa che non può farsi se ciascuno degli uomini non riconosce e non professa la verità.
"Il regno di Dio non verrà in maniera che si possa osservare. E non si dirà: Eccolo qui, o eccolo là; perciocché ecco, il regno di Dio è in voi." (San Luca, XVII, 21)

Citazioni su Il regno di Dio è in voi[modifica]

  • A mio giudizio, Della vita e Il regno di Dio è in voi sono le opere religiose capitali di mio padre.
    In quest'ultima opera di una chiarezza sorprendente e perfettamente armoniosa, Tolstoj esprime al meglio la propria dottrina, rivolgendosi direttamente agli uomini dalle professioni più disparate e predicando le sue idee. Zar, generali, ministri, giudici, preti, uomini di scienza, ognuno trova in questo sermone una parola che lo tocca personalmente e che lo invita a cambiare vita.
    Fu l'ultima grande opera prettamente religiosa di mio padre e tutte quelle che scrisse in seguito non sono altro che ripetizioni. (Lev L'vovič Tolstoj)
  • [Il regno di Dio è in voi] esprime la più radicale presa di posizione di Tolstoj nei confronti dello Stato e della Chiesa, alleati contro la felicità dell'uomo sulla terra, e la più organica trattazione della teoria della non-resistenza. (Serena Vitale)
  • Mai nessuna opera mi è costata tanta fatica. (Lev Tolstoj)
  • Quarant'anni fa, mentre attraversavo una grave crisi di scetticismo e dubbio, incappai nel libro di Tolstoj Il regno di Dio è dentro di noi, e ne fui profondamente colpito. A quel tempo credevo nella violenza. La lettura del libro mi guarì dallo scetticismo e fece di me un fermo credente nell'ahimsa. (Mahatma Gandhi)

Bibliografia[modifica]

  • Leone Tolstoi, Il regno di Dio è in voi, traduzione di Sofia Behr, Publiprint – Manca Editrice, Trento – Genova, 1988 [riproduzione anastatica dell'unica edizione italiana precedentemente pubblicata: quella dei Fratelli Bocca, Roma, 1894].

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