John Maynard Keynes

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John Maynard Keynes

John Maynard Keynes, primo Barone Keynes di Tilton (1883 – 1946), economista britannico.

Citazioni di John Maynard Keynes[modifica]

  • Il momento giusto per l'austerità al Tesoro è l'espansione, non la recessione. (da lettera al Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, 1937)
  • Contro la stupidità anche gli dei sono impotenti. Ci vorrebbe il Signore. Ma dovrebbe scendere lui di persona, non mandare il Figlio; non è il momento dei bambini. (da Le conseguenze economiche della pace)
  • È meglio che un uomo sia tiranno con il suo conto in banca che con i suoi concittadini. (da Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta, libro VI, Ed. Il sole 24 ore, p. 512)
  • Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non produce i beni necessari. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi. (citato in Sebastiano Maffettone, Ricchezza e nobiltà, in L'espresso n. 47 anno LII del 30 novembre 2006)
  • Le persone timide in posizione di responsabilità sono un passivo per la nazione. (citato in Federico Caffè, Scritti quotidiani, 2007, intervista del 14 novembre 1979, p. 128)
  • Lo studio dell'economia non sembra richiedere alcuna dote particolare in quantità inusitate. Si tratta dunque di una disciplina molto facile, a confronto delle branche più elevate della filosofia e delle scienze pure? Una disciplina molto facile nella quale solo pochi riescono a eccellere! Questo paradosso trova spiegazione, forse, nel fatto che un grande economista deve possedere una rara combinazione di doti: deve essere allo stesso tempo e in qualche misura matematico, storico, politico e filosofo; deve saper decifrare simboli e usare le parole; deve saper risalire dal particolare al generale e saper passare dall'astratto al concreto nelle stesso processo mentale; deve saper studiare il presente alla luce del passato, per gli scopi del futuro. Nessun aspetto della natura dell'uomo o delle istituzioni umane gli deve essere aliena: deve essere concentrato sugli obiettivi e disinteressato allo stesso tempo; distaccato e incorruttibile, come un artista, ma a volte anche terragno come un politico. (citato in Mankiw N. Gregory, Principi di economia, 2004, Zanichelli)
  • Montesquieu, il maggior economista francese, quello che è giusto paragonare a Adam Smith, e che in perspicacia, chiarezza di idee e buon senso (doti che ogni economista dovrebbe possedere) supera di cento cubiti i fisiocratici. (Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta, in prefazione alla edizione francese)[1]
  • Non so cosa sia che rende un uomo più conservatore: non conoscere nulla tranne il presente, o nulla tranne il passato. (da La fine del laissez-faire)
  • Quando l'accumulazione di ricchezza non rivestirà più un significato sociale importante, interverranno profondi mutamenti nel codice morale. Dovremo saperci liberare di molti dei princìpi pseudomorali che ci hanno superstiziosamente angosciati per due secoli, e per i quali abbiamo esaltato come massime virtù le qualità umane più spiacevoli. Dovremo avere il coraggio di assegnare alla motivazione «denaro» il suo vero valore. (da Esortazioni e profezie, il Saggiatore, Milano, 1968, p. 281)
  • Le argomentazioni [di Lerner] sono impeccabili, ma il cielo aiuta chiunque provi a comunicare all'uomo comune a questo punto dell'evoluzione delle nostre idee. (da una lettera a James E. Meade dell'aprile 1943)
  • Ma questo lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti (da "A Tract on Monetary Reform", ch. 3, 1923).
  • Quando si risparmiano cinque scellini, si lascia senza lavoro un uomo per una giornata. (da Esortazioni e profezie, il Saggiatore, Milano, 1968, p. 122)

Attribuite[modifica]

  • Quando cambiano i fatti, cambiano le mie opinioni.[2]
[Citazione errata] La frase erronemante attribuita a Keynes, sarebbe frutto, secondo Samuel Brittan, di un banale errore di attribuzione. La citazione originale probabilmente fu: «Quando cambio idea io lo dico; e voi?»

Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta[modifica]

  • Si ha disoccupazione involontaria quando, nel caso di un piccolo aumento del prezzo delle merci-salario[11] rispetto al salario monetario, sia l'offerta complessiva di lavoro da parte di lavoratori disposti a lavorare al salario monetario corrente, sia la domanda complessiva di lavoro a quel salario, sarebbero maggiori del volume di occupazione esistente. (2006, p. 199)
Men are involuntarily unemployed If, in the event of a small rise in the price of wage-goods relatively to the money-wage, both the aggregate supply of labour willing to work for the current money-wage and the aggregate demand for it at that wage would be greater than the existing volume of employment.
  • Dire che il prodotto netto odierno è maggiore, ma il livello dei prezzi è più basso, di un anno o dieci anni fa è press'a poco come dire che la regina Vittoria fu, come regina, migliore della regina Elisabetta, ma non più felice come donna; proposizione non priva di significato né di interesse, ma inadatta a fornire materia per il calcolo differenziale. (2006, p. 224)
To say that net output to-day is greater, but the price-level lower, than ten years ago or one year ago, is a proposition of a similar character to the statement that Queen Victoria was a better queen but not a happier woman than Queen Elizabeth—a proposition not without meaning and not without interest, but unsuitable as material for the differential calculus.
  • Sono quindi vicino alla dottrina pre-classica, che ogni cosa è prodotta dal lavoro, coadiuvato da ciò che allora usava chiamarsi arte e che ora si chiama tecnica, dalle risorse naturali che sono gratuite o costano una rendita a seconda della loro abbondanza o scarsità, e dai risultati del lavoro del passato [...] È preferibile considerare il lavoro, compresi naturalmente i servizi personali dell'imprenditore e dei suoi collaboratori, come l'unico fattore di produzione, operante in un dato ambiente di tecnica, di risorse naturali, di beni capitali e di domanda effettiva. (2006, pp. 403 sg.)
I sympathise, therefore, with the pre-classical doctrine that everything is produced by labour, aided by what used to be called art and is now called technique, by natural resources which are free or cost a rent according to their scarcity or abundance, and by the results of past labour [...] It is preferable to regard labour, including, of course, the personal services of the entrepreneur and his assistants, as the sole factor of production, operating in a given environment of technique, natural resources, capital equipment and effective demand.
  • La saggezza del mondo insegna che è cosa migliore per la reputazione fallire in modo convenzionale, anziché riuscire in modo anticonvenzionale. (2006, p. 344)
Worldly wisdom teaches that it is better for reputation to fail conventionally than to succeed unconventionally.
  • [...] la disoccupazione si sviluppa perché la gente vuole la luna: gli uomini non possono essere occupati quando l'oggetto del desiderio (cioè la moneta) è qualcosa che non può essere prodotta e la cui domanda non può essere facilmente ridotta. Non vi è alcun rimedio, salvo che persuadere il pubblico che il formaggio sia la stessa cosa e avere una fabbrica di formaggio (ossia una banca centrale) sotto il controllo pubblico. (2006, p. 426)
Unemployment develops [...] because people want the moon;—men cannot be employed when the object of desire (i.e. money) is something which cannot be produced and the demand for which cannot be readily choked off. There is no remedy but to persuade the public that green cheese is practically the same thing and to have a green cheese factory (i.e. a central bank) under public control.
  • Le idee degli economisti e dei filosofi politici, tanto quelle giuste quanto quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si creda. In realtà il mondo è governato da poco altro. Gli uomini pratici, che si ritengono completamente liberi da ogni influenza intellettuale, sono generalmente schiavi di qualche economista defunto. (1971)
  • Gli uomini della pratica, i quali si credono affatto liberi da ogni influenza intellettuale, sono spesso gli schiavi di qualche economista defunto. Pazzi al potere, i quali odono voci nell'aria, distillano le loro frenesie da qualche scribacchino accademico di pochi anni addietro. (2006, p. 557)
  • [...] l'esistenza di possibilità di guadagni monetari e di ricchezza privata può instradare entro canali relativamente innocui, pericolose tendenze umane, le quali, se non potessero venir soddisfatte in tal modo, cercherebbero uno sbocco in crudeltà, nel perseguimento sfrenato del potere e dell'autorità personale e in altre forme, di auto-potenziamento. È meglio che un uomo eserciti la sua tirannia sul proprio conto in banca che sui suoi concittadini; e mentre si denuncia talvolta che il primo sia soltanto un mezzo per raggiungere il secondo, talaltra almeno ne è un'alternativa. Ma per stimolare queste attività e per soddisfare queste tendenze non è necessario che le poste del gioco siano tanto alte quanto adesso. Poste assai inferiori serviranno ugualmente bene, non appena i giocatori vi si saranno abituati. (1968)
  • Ritengo perciò che una socializzazione di una certa ampiezza dell'investimento si dimostrerà l'unico mezzo per consentire di avvicinarci alla occupazione piena; sebbene ciò non escluda necessariamente ogni sorta di espedienti e di compromessi coi quali la pubblica autorità collabori con la privata iniziativa. [...] I controlli centrali necessari ad assicurare l'occupazione piena richiederanno naturalmente una vasta estensione delle funzioni tradizionali di governo. (1968)
  • Mentre quindi, l'allargamento delle funzioni di governo, richiesto dal compito di equilibrare l'una all'altro la propensione a consumare e l'incentivo ad investire, sarebbe sembrato ad un pubblicista del diciannovesimo secolo o ad un finanziere americano contemporaneo una terribile usurpazione ai danni dell'individualismo, io lo difendo, al contrario, sia come l'unico mezzo attuabile per evitare la distruzione completa delle forme economiche esistenti, sia come la condizione di un funzionamento soddisfacente dell'iniziativa individuale. [...]
    I sistemi moderni di stato autoritario sembrano risolvere il problema della disoccupazione a scapito dell'efficienza e della libertà. È certo che il mondo non tollererà ancora per molto tempo la disoccupazione che, salvo brevi intervalli di eccitazione, è associata – e, a mio parere, inevitabilmente associata – con l'individualismo capitalista d'oggigiorno. Ma può essere possibile, mediante una corretta analisi del problema, guarire la malattia pur conservando l'efficienza e la libertà. (1968)
  • Gli speculatori possono essere innocui se sono delle bolle sopra un flusso regolare di intraprese economiche; ma la situazione è seria se le imprese diventano una bolla sospesa sopra un vortice di speculazioni. Quando l'accumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attività di un Casinò, è probabile che le cose vadano male. Se alla Borsa si guarda come a una istituzione la cui funzione sociale appropriata è orientare i nuovi investimenti verso i canali più profittevoli in termini di rendimenti futuri, il successo conquistato da Wall Street non può proprio essere vantato tra gli straordinari trionfi di un capitalismo del laissez faire. Il che non dovrebbe meravigliare, se ho ragione quando sostengo che i migliori cervelli di Wall Street sono in verità orientati a tutt'altri obiettivi.

Esortazioni e profezie (Garzanti 1975)[modifica]

  • (Povertà)

Nessun uomo intraprendente accetterà mai di rimanere povero quando sia convinto che chi sta meglio di lui si è procacciato la ricchezza con la fortuna e l'imbroglio. Pag. 77

  • (Competitività)

Se un determinato produttore, o un determinato paese, taglia i salari, si assicurerà così una quota maggiore del commercio internazionale fino al momento in cui gli altri produttori o gli altri paesi non facciano altrettanto; ma se tutti tagliano i salari, il potere d'acquisto complessivo della comunità si riduce di tanto quanto si sono ridotti i costi: e anche qui nessuno ne trae vantaggio. Pag. 107

  • (Riduzione del deficit)

Il risultato sarebbe necessariamente un aumento sostanziale del numero dei disoccupati che riscuotono un sussidio ed un calo degli introiti fiscali in conseguenza dei minori redditi e dei minori profitti. Per la precisione, le conseguenze immediate di una riduzione del deficit da parte del governo sono esattamente l'opposto di quelli che si avrebbero se si finanziassero nuovi lavori pubblici aumentando l'indebitamento. Pag. 121

  • (Deflazione ed inflazione)

Come abbiamo già visto, la deflazione comporta un trasferimento di ricchezza ai rentiers, e a tutti i detentori di effetti monetari, da parte del resto della comunità; così come l'inflazione comporta un trasferimento di segno opposto. In particolare la deflazione comporta un trasferimento di ricchezza da tutti i debitori (vale a dire: commercianti, industriali e agricoltori) ai creditori; dagli elementi attivi a quelli inattivi. Pag. 144

  • (Deflazione ed inflazione)

Entrambe (inflazione e deflazione) sono "ingiuste" e deludono ragionevoli attese; ma, mentre l'inflazione, alleviando l'onere del debito nazionale e stimolando le imprese, mette un contrappeso sull'altro piatto della bilancia, la deflazione non offre alcuna contropartita. Pag. 147

  • (Tasso d'inflazione e tasso di cambio)

Se dunque, il livello dei prezzi esterni è al di fuori del nostro controllo, dovremo accettare che o il livello dei prezzi interni o il tasso di cambio subiscano l'influsso esterno. E se il livello dei prezzi esterno è instabile, non potremo mantenere contemporaneamente stabili sia il livello dei prezzi interni sia il tasso di cambio. Pag. 148

  • (Tasso d'inflazione e tasso di cambio)

La scelta preferibile non è necessariamente identica per tutti, e dipende in parte dall'importanza relativa del commercio estero nella vita economica del paese. Pag. 149

  • (Cambi fissi)

Pochi sono gli inglesi che non si rallegrino della rottura del nostro legame al gold standard. Abbiamo la sensazione di essere finalmente liberi di fare quel che meglio fare. La fase romantica è conclusa: possiamo cominciare a discutere realisticamente della politica che più ci conviene. Potrà sorprendere che una decisione del genere, presentata come un disastro catastrofico, sia stata accolta con tanto entusiasmo; il fatto è che ci si è resi conto rapidamente i quali enormi vantaggi attribuivamo al commercio e all'industria inglese abbandonando lo sforzo artificioso per mantenere la nostra valuta al di sopra del suo valore reale. Pag. 215

  • (Intervento dello Stato)

Le agenda (le cose da fare, ndr) più importanti dello Stato non riguardano le attività che i singoli individui già svolgono, ma le funzioni che cadono al di fuori della sfera dell'individuo, le decisioni che, se non assume lo Stato, nessuno prende. Importante per il governo non è fare le cose che gli individui stanno già facendo, e farle un po' meglio o un po' peggio, ma fare le cose che al presente non vengono fatte per niente. Pag. 237

  • (Misure corretttive)

La miseria fisica fornisce l'incentivo a cambiare le cose proprio in circostanze in cui il margine per nuovi esperimenti è assai ridotto. La prosperità materiale elimina l'incentivo proprio quando si potrebbe tentare il nuovo senza troppi rischi. Pag. 241

  • (Disoccupazione tecnologica)

La disoccupazione dovuta alla scoperta di strumenti e economizzatori di manodopera (che) procede con ritmo più rapido di quello con cui riusciamo a trovare nuovi impieghi per la stessa manodopera. Pag. 271

  • (Scarsità)

Giungo alla conclusione che, scartando l'eventualità di guerra e di incrementi demografici eccezionali il problema economico può essere risolto, o perlomeno giungere in vista di soluzione, nel giro di un secolo. Ciò significa che il problema economico non è, se guardiamo al futuro, il problema permanente della razza umana. Pag. 272

  • (Avidità)

Dovremmo avere il coraggio di assegnare alla motivazione "denaro" il suo vero valore. L'amore per il denaro come possesso, e distinto dall'amore per il denaro come mezzo per godere i piaceri della vita, sarà riconosciuto per quello che è: una passione morbosa, un po' ripugnante, una di quelle propensioni a metà criminali e metà patologiche che di solito si consegnano con un brivido allo specialista di malattie mentali. Pag. 275

  • (Giusto e sbagliato)

Ma attenzione! Il momento non è ancora giunto. Per almeno altri 100 anni dovremmo fingere con noi stessi e con tutti gli altri che il giusto è sbagliato e che lo sbagliato è giusto, perché quel che è sbagliato è utile e quel che è giusto no. Avarizia, usura, prudenza devono essere il nostro Dio ancora per un poco perché solo questi principi possono trarci dal cunicolo del bisogno economico alla luce del giorno. Pag. 277

Note[modifica]

  1. Citato in Raymond Aron, Le tappe del pensiero sociologico, p. 35, CDE, Milano 1984.
  2. Cfr. Le dieci regine delle citazioni bufala, Corriere.it, 19 marzo 2009.

Bibliografia[modifica]

  • John Maynard Keynes, Occupazione, interesse e moneta: Teoria generale (1936), traduzione di Alberto Campolongo, UTET, Torino, 1968.
  • John Maynard Keynes, Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (1936), traduzione di A. Campolongo, UTET, Torino, 1971.
  • John Maynard Keynes, Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (1936), a cura di Terenzio Cozzi, UTET, Torino, 2006.
  • John Maynard Keynes, Le conseguenze economiche della pace, traduzione di Franco Salvatorelli, Adelphi, 2007.

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