Raymond Aron

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Raymond Aron (1905 – 1983), filosofo francese.

  • Decisi allora di essere un «osservatore impegnato». Volevo essere l'osservatore della storia mentre si realizzava, preoccupandomi di essere, rispetto a questa storia che si realizzava, quanto più possibile oggettivo e insieme non del tutto distaccato, ma impegnato. Volevo unire insieme l'atteggiamento dell'attore con quello dell'osservatore. (da Le spectateur engagé)
  • Quanto più si vuole essere obiettivi [...] tanto piú è necessario sapere da quale punto di vista, da quale posizione ci si esprime e si considera il mondo. (citato in Ralf Dahrendorf, Erasmiani, traduzione di M. Sampaolo, p. 65)

Indice

[modifica] Il concetto di libertà

  • Il liberalismo teme la tirannia della maggioranza così come teme la tirannia dello Stato, dal momento che esso aspira alle libertà dell'individuo.
  • L'ordine liberale lascia a ciascuno il compito di trovare, nella libertà, il senso della propria vita.
  • L'occidentale autentico è colui che della nostra civiltà accetta totalmente soltanto la libertà che gli viene data di criticarla e la possibilità che gli viene offerta di migliorarla.

[Raymond Aron, Il concetto di libertà, traduzione di Teresa Compagna, Ideazione Editrice, Roma, 1997.]

[modifica] L'etica della libertà

  • Se mi autodefinisco con il rifiuto del partito unico, giungo naturalmente alla nozione di pluralismo, e dalla nozione di pluralismo a una certa rappresentazione del liberalismo.
  • Se gli unici alleati accettabili fossero quelli che rispettano i diritti dell'uomo, penso che le democrazie occidentali non avrebbero altre alleate all'infuori di se stesse.
  • Trovo normalissimo, giustissimo il fatto di dare un sollievo alle miserie, di salvare gli infelici. Quando è possibile bisogna farlo. Quando degli uomini di qualità dedicano la loro vita a questa attività, li ammiro. Non ho assolutamente niente, nessuna specie di rimprovero da formulare contro di loro. Purtroppo, la politica non si esaurisce in questo genere di azioni da samaritano.
  • La presunzione di [...] pochi oligarchi di conoscere la verità sulla storia e sull'avvenire è insopportabile.
  • Una cultura esige della memoria.

[Raymond Aron, L'etica della libertà. Memorie di mezzo secolo: colloqui con Jean-Louis Missika e Dominique Wolton, traduzione di Marc Le Cannu, Mondadori, Milano, 1982.]

[modifica] L'oppio degli intellettuali

  • La sinistra si è formata stando all'opposizione, e si è data una propria ideologia. Essa denunciava un ordine sociale, imperfetto come ogni realtà umana. Ma, quando la sinistra ha vinto e ha raggiunto a sua volta un ruolo di responsabilità di governo, la destra, diventata forza d'opposizione o controrivoluzionaria, è riuscita senza sforzi a dimostrare che la sinistra rappresenta non la libertà contro il potere o il popolo contro i privilegiati, ma un potere contro un altro, una classe privilegiata contro un'altra.
  • Si afferma che i valori della sinistra possono affermarsi senza la violenza: ma l'affermazione contraria è più vicina alla realtà. Un potere rivoluzionario è per definizione un potere tirannico.
  • Rivoluzione e democrazia sono nozioni in antitesi.
  • La rivoluzione di stampo marxista non si è realizzata perché la sua stessa concezione aveva un carattere mitico: né lo sviluppo delle forze produttive né la maturazione della classe operaia preparano il rovesciamento del capitalismo ad opera di lavoratori consapevoli della loro missione. Le rivoluzioni che fanno appello al proletariato, come tutte le rivoluzioni del passato, causano solo la sostituzione violenta di un'élite con un'altra. Non presentano alcun carattere che le autorizzi a salutarle come fine della preistoria.
  • Chi denuncia la sorte riservata all'uomo da un universo privo di significato, si ricollega talvolta ai rivoluzionari, perché l'indignazione e l'odio prevalgono su ogni altra considerazione, e perché la distruzione è l'unica a consolare, al limite, una coscienza disperata.
  • Non che noi ignoriamo il bene e il male, ma ignoriamo il futuro.

[Raymond Aron, L'oppio degli intellettuali, traduzione di Teresa Compagna, Ideazione Editrice, Roma, 1998.]

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