Montesquieu
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Charles-Louis de Secondat barone de La Brède e de Montesquieu (1689 – 1755), filosofo, pensatore e scrittore francese.
- Non bisogna mai esaurire un argomento al punto che al lettore non resti più nulla da fare: perché non si tratta di far leggere, ma di far pensare.
- È assai sorprendente che le ricchezze degli uomini di Chiesa si siano originate dai principî di povertà. (da I miei pensieri)
- È stato detto molto bene che se i triangoli facessero un Dio, gli darebbero tre lati. (da Lettere persiane, 1721)
- Il papa è il capo dei cristiani […] Egli si dice successore di uno dei primi cristiani, chiamato san Pietro, e la sua è certo una ricca successione, perché ha immensi tesori e un vasto territorio sotto il suo dominio. (da Lettere persiane, 1721)
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- Variante: C'è un detto molto bello che dice che se i triangoli avessero inventato un dio, l'avrebbero fatto con tre lati.
- L'ignoranza è la madre delle tradizioni. (da Saggio sulle cause che possono influire sullo spirito e sul carattere)
- Non ci si può convincere che Dio, il quale è un essere molto saggio, abbia posto un'anima, e soprattutto un'anima buona, in un corpo tanto nero. (citato in Gianni Scipione Rossi, Razzismo. Il buio della ragione nel secolo dei lumi [1])
- Un uomo che insegna può facilmente diventare ostinato, perché fa il mestiere di uno che non ha mai torto. (da Saggio sulle cause che possono influire sullo spirito e sul carattere)
- Meno si ha da riflettere, più si parla. (da Saggio sulle cause che possono influire sullo spirito e sul carattere)
- Ho sempre constatato che, per riuscire nel mondo, bisogna avere l'aria folle ed essere saggi. (da Pensées diverses)
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- Di solito coloro che hanno un grande spirito l'hanno ingenuo.
- [Su Gottfried Leibniz] È raro trovare uomini di cultura che siano puliti, non puzzino e abbiano il senso dell'umorismo.
- I vizi che vengono dal fatto che non ci si stima abbastanza non sono in minor numero di quelli che vengono dal fatto che ci si stima troppo.
- Il governo è come tutte le cose del mondo: per conservarlo bisogna amarlo.
- Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente.
- Il potere esecutivo deve essere nelle mani d'un monarca perché questa parte del governo, che ha bisogno quasi sempre d'una azione istantanea, è amministrata meglio da uno che da parecchi; mentre ciò che dipende dal potere legislativo è spesso ordinato meglio da parecchi anziché da uno solo. Infatti, se non vi fosse monarca, e il potere esecutivo fosse affidato a un certo numero di persone tratte dal corpo legislativo, non vi sarebbe più libertà, perché i due poteri sarebbero uniti, le stesse persone avendo talvolta parte, e sempre potendola avere, nell'uno e nell'altro. Se il corpo legislativo rimanesse per un tempo considerevole senza riunirsi, non vi sarebbe più libertà. Infatti vi si verificherebbe l'una cosa o l'altra: o non vi sarebbero più risoluzioni legislative, e lo Stato cadrebbe nell'anarchia; o queste risoluzioni verrebbero prese dal potere esecutivo, il quale diventerebbe assoluto.
- Il potere esecutivo, come dicemmo, deve prender parte alla legislazione con la sua facoltà d'impedire di spogliarsi delle sue prerogative. Ma se il potere legislativo prende parte all'esecuzione, il potere esecutivo sarà ugualmente perduto. Se il monarca prendesse parte alla legislazione con la facoltà di statuire, non vi sarebbe più libertà. Ma siccome è necessario che abbia parte nella legislazione per difendersi, bisogna che vi partecipi con la sua facoltà d'impedire. La causa del cambiamento del governo a Roma fu che il senato, il quale aveva una parte del potere esecutivo, e i magistrati, i quali avevano l'altra, non avevano, come il popolo, la facoltà d'impedire. Ecco dunque la costituzione fondamentale del governo di cui stiamo parlando. Il corpo legislativo essendo composto di due parti, l'una terrà legata l'altra con la mutua facoltà d'impedire. Tutte e due saranno vincolate dal potere esecutivo, che lo sarà a sua volta da quello legislativo. Questi tre poteri dovrebbero rimanere in stato di riposo, o di inazione. Ma siccome, per il necessario movimento delle cose, sono costretti ad andare avanti, saranno costretti ad andare avanti di concerto.
- Il potere legislativo verrà affidato e al corpo dei nobili e al corpo che sarà scelto per rappresentare il popolo, ciascuno dei quali avrà le proprie assemblee e le proprie deliberazioni a parte, e vedute e interessi distinti. Dei tre poteri di cui abbiamo parlato, quello giudiziario è in qualche senso nullo. Non ne restano che due; e siccome hanno bisogno di un potere regolatore per temperarli, la parte del corpo legislativo composta di nobili è adattissima a produrre questo effetto.
- Il primo movente che dovrebbe spingerci a studiare è il desiderio di accrescere l'eccellenza della nostra natura e di rendere un essere intelligente ancor più intelligente.
- L'educazione consiste nel darci delle idee, la buona educazione nel metterle in proporzione.
- L'amore della democrazia è quello dell'uguaglianza.
- La libertà è il diritto di fare tutto ciò che è permesso dalla legge.
- La tirannia di un principe in un'oligarchia non è pericolosa per il bene pubblico quanto l'apatia del cittadino in una democrazia.
- Lo studio è sempre stato per me il rimedio sovrano contro il disgusto della vita, e non ho mai provato un dolore che un'ora di lettura non sia riuscita a far svanire.
- Per scrivere bene bisogna saltare le idee intermedie quanto basta per non riuscir noiosi; non troppo, per paura di non essere capiti.
- Poiché, in uno Stato libero, qualunque individuo che si presume abbia lo spirito libero deve governarsi da sé medesimo, bisognerebbe che il corpo del popolo avesse il potere legislativo. Ma siccome ciò è impossibile nei grandi Stati, e soggetto a molti inconvenienti nei piccoli, bisogna che il popolo faccia per mezzo dei suoi rappresentanti tutto quello che non può fare da sé.
- Prima bisogna sapere il latino, e poi bisogna dimenticarlo.
- Quel che manca loro in profondità, gli oratori lo compensano in lunghezza.
- Quello che agli oratori manca in profondità lo danno in lunghezza.
- Se il corpo legislativo fosse riunito in permanenza, potrebbe capitare che non si facesse che sostituire nuovi deputati a quelli che muoiono; e in questo caso, una volta che il corpo legislativo fosse corrotto, il male sarebbe senza rimedio. Quando diversi corpi legislativi si susseguono gli uni agli altri, il popolo, che ha cattiva opinione del corpo legislativo attuale, trasferisce, con ragione, le proprie speranze su quello che succederà. Ma se si trattasse sempre dello stesso corpo, il popolo, una volta vistolo corrotto, non spererebbe più niente dalle sue leggi, s'infurierebbe o cadrebbe nell'apatia.
- Siccome tutte le cose umane hanno una fine, lo Stato di cui parliamo perderà la sua libertà, perirà. Roma, Sparta e Cartagine sono pur perite. Perirà quando il potere legislativo sarà più corrotto di quello esecutivo. Non sta a me di esaminare se gli Inglesi godono attualmente di questa libertà, o no. Mi basta dire che essa è stabilita dalle loro leggi, e non chiedo di più. Non pretendo con ciò di avvilire gli altri governi, né dichiarare che questa libertà politica estrema debba mortificare quelli che ne hanno soltanto una moderata. Come potrei dirlo io, che credo che non sia sempre desiderabile nemmeno l'eccesso della ragione; e che gli uomini si adattino quasi sempre meglio alle istituzioni di mezzo che a quelle estreme?
- Soffro della malattia dello scrivere libri e di vergognarmi d'essi quando sono finiti.
- Tali sono i principi dei tre governi; ciò non significa che in una certa repubblica si sia virtuosi, ma che si deve esserlo. Ciò non prova neppure che in una certa monarchia si tenga in conto l'onore e che in uno stato dispotico particolare domini il timore; ma solo che bisognerebbe che così fosse, senza di che il governo sarà imperfetto.
- Tutto sarebbe perduto se lo stesso uomo, o lo stesso corpo di maggiorenti, o di nobili, o di popolo, esercitasse questi tre poteri: quello di fare le leggi, quello di eseguire le decisioni pubbliche, e quello di giudicare i delitti o le controversie dei privati.
- Un impero fondato sulla guerra deve conservare se stesso con la guerra.
- Una costituzione può esser tale che nessuno sia costretto a fare le cose alle quali la legge non lo obbliga, e a non fare quello che la legge permette.
[modifica] Lo spirito delle leggi
- Fare l'elemosina a un uomo nudo, per strada, non esaurisce gli obblighi dello Stato, che deve assicurare a tutti i cittadini la sopravvivenza, il nutrimento, un vestire dignitoso, e un modo di vivere che non contrasti con la sua salute. (libro XXIII, cap. XXIX)
- Le leggi inutili indeboliscono quelle necessarie.
- Il clima, la religione, le leggi, le massime di governo, gli esempi delle gesta passate, i costumi, i modi di fare; da questi ne risulta uno spirito generale. Nella misura in cui, in ogni nazione, una di queste cause agisce con maggior forza, le altre le cedano in misura proporzionale. La natura ed il clima dominano incontrastate sui selvaggi; le leggi tiranneggiano il Giappone; i costumi, nel passato, davano il tono a Sparta, le massime del governo e i costumi degli avi lo davano in Roma. (libro XIX, cap. 4)
- Il sorteggio per via di sorte è proprio per natura della democrazia; quello per via di scelta, dell'aristocrazia. (libro II, cap. II)
- Se io dovessi sostenere il diritto che noi abbiamo avuto di rendere i negri schiavi, ecco cosa direi: i popoli d'Europa avendo sterminato quelli dell'America hanno dovuto mettere in schiavitù quelli dell'Africa al fine di servirsene per coltivare le loro terre. (1748, XV, 5; citato in Losurdo 2005, p. 48)
- Non ci si deve stupire che la viltà dei popoli dei climi caldi li abbia resi quasi sempre schiavi e che il coraggio dei popoli dei climi freddi li abbia mantenuti liberi. È un effetto che deriva dalla sua causa naturale. (1748, XVII, 1-2; citato in Losurdo 2005, p. 47)
- La ragione vuole che il potere del padrone non si estenda al di là delle cose che rientrano nel suo servizio; bisogna che la schiavitù sia per l'utilità e non per la voluttà del padrone. Le leggi della pudicizia rientrano nel diritto naturale e devono essere sentite da tutte le nazioni del mondo. (1748, XV, 12; citato in Losurdo 2005, p. 48)
[modifica] Bibliografia
- Montesquieu, Lo spirito delle leggi (1748), a cura di S. Cotta, Utet, Torrino 1973.
- Charles-Louis Montesquieu, Oeuvres complètes, a cura di Roger Caillois, 2 voll., Gallimard, Paris, 1949-51.
- Charles-Louis Montesquieu, De l'esprit des lois, 1748.
- Domenico Felice, Oppressione e libertà. Filosofia e anatomia del dispotismo nell'Esprit des lois di Montesquieu, Edizioni ETS, 2000.
- Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
- Domenico Felice (a cura di), Montesquieu e i suoi interpreti, 2 voll., Edizioni ETS, 2005.
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