Mali
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Citazioni sui mali.
- A mali estremi, estremi rimedi. (Ippocrate di Coo)
- I mali sono entrati nel mondo, perché l'uomo si distaccò da Dio che è il Bene. I mali attuali nel mondo vi sono ancora perché si abbandona Dio. (Giacomo Alberione)
Indice |
[modifica] Proverbi italiani
- A male mortale, né medico, né medicina vale.
- A male piccolo fascia grande.
- A mali estremi, estremi rimedi.
- Braccio al petto e gamba a letto.
- Cattivo segno quando non si sente il male.
- Contro la morte erba non cresce.
- I mali non vanno coperti.
- Il male fa presto a venire e tardi ad andar via.
- Il male viene a carrate e va via a once.
- Il male viene a cavallo e se ne va a piedi.
- L'ultimo male è il peggiore di tutti.
- La cura può esser peggiore della malattia.
- La gotta nelle ossa, dura fino alla fossa.
- La mamma del peggio è sempre incinta (variante non documentata)[1]
- Mal che non duole, guarir non puole.
- Male alla pelle, salute alle budelle.
- Male di capo vuol mangiare e vuol vuotare.
- Non bisogna piangere, ma rimediare al male.
- Non è male vero se non va via il pelo.
- Non ti lagnar di medico o speziale, quando maggior d'ogni rimedio è il male.
- Ogni male fresco si sana presto.
- Ogni male ha la sua ricetta.
- Ogni male trova il suo balsamo.
- Ogni male vuol cagione.
- Più violenta la malattia, più forte la medicina.
- Rosolia, in tre di secca e va via.
- Tigna di vergognoso e mal francese di goloso, non guarì mai.
[modifica] Note
- ↑ Questo proverbio viene oggi presentato nella versione: "La mamma del cretino (o dei cretini) è sempre incinta", che è fortemente riduttiva e toglie al proverbio la sua carica di paradosso linguistico. Peggio è infatti avverbio e, mentre è normale sostantivare un aggettivo, lo è molto meno farlo con un avverbio. Per di più la versione oggi corrente riduce enormemente la ampiezza semantica del proverbio: limita la sua valenza al mondo dell'imbecillità, dice solo che troverai sempre un imbecille più imbecille di quello che hai incontrato in precedenza. Con l'avverbio peggio invece il proverbio abbraccia l'intera gamma dei guai umani: non solo l'imbecillità, ma la mala sorte, la cattiveria, tutto ciò che si ritiene spiacevole o dannoso. Nel suo mirino non ci sono solo coloro che ti fanno andare in bestia per la loro povera dimensione celebrale, ma tutta la variegata casistica delle cose che ci danno fastidio, pena, dolore. È un proverbio pessimista, del pessimismo e del cinismo alla Ambrose Bierce per intendersi. L'avverbio peggio qui è come l'immagine di un abisso: non ha fine, perché è sempre più profondo di quanto tu creda. Sei nei guai? La moglie è fuggita con l'amante, il padrone di casa ti sfratta, hai perso il lavoro: peggio di così, pensi tu …. e invece no, ti può capitare ancora qualcosa che rende la tua situazione peggiore: la sua mamma del peggio può da un momento all'altro partorirne un altro! Proverbio che ha tutte le carte in regola per essere definito aforisma: brevità, sintesi, assurdità lessicale, arditezza della metafora (quella mamma è la madre di un avverbio!), e quant'altro.
[modifica] Bibliografia
- Annarosa Selene, Dizionario dei proverbi, Pan libri, 2004. ISBN 8872171903