Michel de Montaigne
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Michel Eyquem de Montaigne (1533 – 1592), filosofo, scrittore e politico francese.
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Citazioni di Michel de Montaigne [modifica]
- Alcune sconfitte sono più trionfali delle vittorie.[1]
- Credo che l'immaginazione umana non inventi fantasie così forsennate che non abbiamo riscontro in qualche pubblica consuetudine e perciò tali che non trovino giustificazione e fondamento nella nuova ragione.[2]
- È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena.[3]
- Il parlar che io preferisco è quello semplice e schietto, sia che io scriva sia che io parli.[2]
- La vera libertà consiste nel sapersi dominare in tutte le cose.[4]
- Le nature sanguinarie nei riguardi degli animali rivelano una naturale inclinazione alla crudeltà.[5]
- Nelle nostre azioni abituali di mille non ce n'è una sola che riguardi noi stessi e la nostra condizione.[6]
- Ogni uomo porta l'intera impronta della condizione umana.
- Chaque homme porte la forme entière de l'humaine condition.[7]
- Se paragono tutta la mia vita rimanente a questi quattro anni che egli mi ha regalato, essa non è altro che fumo, null'altro che una notte oscura e noiosa. Gli stessi piaceri che mi si offrono, invece di consolarmi, raddoppiano il rimpianto della sua perdita.[8]
Saggi [modifica]
- Anche sul trono più alto del mondo, si sta seduti sul proprio culo.
- Aristippo, quando gli fu ricordato l'affetto che doveva ai propri figli perché erano usciti da lui, si mise a sputare, dicendo che anche quello era pur sempre uscito da lui.
- Chi insegnerà agli uomini a morire, insegnerà loro a vivere. (I, XX)
- [Sulla religione] Dopotutto significa dare un bel peso alle proprie opinioni se per esse si fa cuocere vivo un uomo.
- [Parlando dell'amicizia con Etienne de La Boétie] Nell'amicizia di cui parlo, [le anime] esse si mescolano e si confondono in un connubio così totale da cancellare e non ritrovar più la commessura che le ha unite. Se mi si chiede di dire perché l'amavo, sento che questo non si può esprimere che rispondendo: "perché era lui; perché ero io".
- Gli uomini sono portati a credere soprattutto ciò che meno capiscono.
- I doni della fortuna non si trovano mai uniti al merito.
- Il molto sapere porta l'occasione di più dubitare.
- Il mondo non è che una scuola di ricerca.
- Il profitto dell'uno è il danno dell'altro. (XXII, I)
- Le profit de l'un est dommage de l'autre.
- Io penso che i nostri vizi più grandi prendano la loro piega fin dalla nostra più tenera infanzia.
- L'abitudine ci nasconde il vero aspetto delle cose.
- L'argomento del mio libro sono io. (Avviso al lettore)
- L'uomo è davvero insensato: non saprebbe fare un pidocchio e fabbrica dèi a dozzine.
- La gioia profonda ha più severità che gaiezza; l'appagamento estremo e completo, più calma che giocondità.
- La più grande cosa al mondo è saper essere per sé. (1970)
- La presunzione è la nostra malattia naturale e originaria. [...] È per la vanità di questa stessa immaginazione che egli [l'uomo] si uguaglia a Dio, che si attribuisce le prerogative divine, che trasceglie e separa se stesso dalla folla delle altre creature, fa le parti agli animali suoi fratelli e compagni, e distribuisce loro quella porzione di facoltà e di forze che gli piace. Come può egli conoscere, con la forza della sua intelligenza, i moti interni e segreti degli animali? Da quale confronto fra essi e noi deduce quella bestialità che attribuisce loro? (libro II; citato in Erica Joy Mannucci, La cena di Pitagora, Carocci 2008)
- La vecchiaia ci segna più rughe nello spirito che sulla faccia.
- Morrai non perché sei malato, ma perché vivi. Ciò ti attende anche da sano; guarendo sfuggirai non alla morte ma alla malattia.[9]
- Ma tu non muori di ciò che tu sei malato, muori di ciò che tu sei vivo.[9]
- Un lettore perspicace scopre spesso negli scritti altrui perfezioni diverse da quelle che l'autore vi ha poste e intraviste, e presta loro significati e aspetti più ricchi.
- Mi sono imposto di avere il coraggio di dire tutto quello che ho il coraggio di fare.
- Noi abbiamo, come unica pietra di paragone della verità e della ragione, sempre e solamente le opinioni e le usanze del paese in cui viviamo... chiamiamo barbarie tutto ciò che non rientra nei nostri costumi abituali.
- Non senza ragione si dice che chi non si sente abbastanza forte di memoria deve evitare di essere bugiardo.
- Ogni persona d'onore sceglie di perdere piuttosto il proprio onore che la propria coscienza.
- Ognuno chiama barbaro quello che non è nei suoi usi. [Nel proprio paese,] ivi è sempre la perfetta religione, il perfetto governo, l'uso perfetto e compiuto di ogni cosa. (1996, lib. I, cap. 31, p. 272; citato in Losurdo 2005, p. 44)
- Per i cristiani trovarsi di fronte a una cosa incredibile è una bella occasione per credere.
- Platone, nelle sue Leggi, espone tre specie di credenze oltraggiose a proposito degli dèi: che non ci siano affatto; che non si occupino delle nostre faccende; che non rifiutino niente ai nostri voti, alle nostre offerte e ai nostri sacrifici. Il primo errore, secondo lui, non è mai rimasto immutabile in un uomo dall'infanzia fino alla vecchiaia. Gli altri due possono essere durevoli. (da Delle preghiere)
- Quanto alla guerra, che è la più grande e pomposa delle azioni umane, mi piacerebbe sapere se vogliamo servircene come prova di qualche nostra prerogativa o, al contrario, come testimonianza della nostra debolezza e imperfezione.
- Trovo più comodo portare per tutta la vita una corazza, piuttosto che la verginità.
- Un uomo che teme di soffrire soffre già quello che teme.
Citazioni su Michel de Montaigne [modifica]
- Un solo scrittore conosco che per sincerità posso mettere allo stesso livello se non addirittura più in alto di Schopenhauer: Montaigne. Il solo fatto che un uomo simile abbia scritto, ha aumentato, in verità, la gioia di vivere su questa terra. (Friedrich Nietzsche)
Note [modifica]
- ↑ Citato in Anthony Clifford Grayling, Il significato delle cose, Il Sole 24 ore, Trento 2007.
- ↑ a b Citato nella prefazione a Gabriel Chevallier, Peccatori di provincia.
- ↑ Citato in Edgar Morin, La testa ben fatta, traduzione di Susanna Lazzari, Raffaello Cortina, 2000, p. 15.
- ↑ Citato in Selezione dal Reader's Digest, marzo 1985.
- ↑ Citato in Francesco Cirina, Sulle corde del vento, Robin Edizioni, Roma, 2004, p. 236. ISBN 8873711014
- ↑ Citato in Luca Goldoni, Vita da bestie, ed. BUR, 2001.
- ↑ Da Essais, III, 2.
- ↑ Da De l'amitié.
- ↑ a b Libro III, cap. XIII; citato in Giuseppe Rensi, Lettere spirituali, Adelphi, 1943, p. 14.
Bibliografia [modifica]
- Michel de Montaigne, Saggi, a cura di Fausta Garavini, Mondadori, Milano, 1970.
- Michel de Montaigne, Saggi, a cura di V. Enrico, Mondadori, Milano, 1991.
- Michel de Montaigne, Saggi, a cura di Fausta Garavini, Adelphi, Milano, 1996.
- Domenico Losurdo, Controstoria del liberalismo, Laterza, 2005.
- Gabriel Chevallier, Peccatori di provincia (Clochemerle), traduzione di Sestilio Montanelli, Longanesi & C., Milano.
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