Mary Shelley

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Mary Shelley in un ritratto di Richard Rothwell, 1840

Mary Wollstonecraft Godwin Shelley (1797 – 1851), scrittrice e saggista inglese.

Frankenstein[modifica]

Incipit[modifica]

Alla Signora Saville, Inghilterra

Pietroburgo, 11 dicembre 17--

Ti rallegrerai nell'apprendere che nessun disastro ha accompagnato l'inizio di un'impresa alla quale tu guardavi con tanti cattivi presentimenti. Sono arrivato qui ieri, e la prima preoccupazione è stata di rassicurarti, cara sorella, sul fatto che sto bene e che nutro fiducia crescente verso quanto ho intrapreso. Sono già molto più a nord di Londra, e mentre cammino per le strade di Pietroburgo sento una fredda brezza di settentrione che mi sfiora le guance, mi rinvigorisce i nervi e mi riempie di gioia. Puoi capire questo mio sentimento?

[Mary Shelley, Frankenstein, traduzione di Chiara Zanolli e Laura Caretti, Oscar Mondadori, Milano, 2006.]

Citazioni[modifica]

  • Da dove, mi chiedevo spesso, deriva il principio della vita? Era un interrogativo ben arduo, uno di quelli che sono sempre stati considerati senza risposta, e tuttavia di quante cose potremmo venire a conoscenza se codardia e negligenza non ostacolassero la nostra ricerca! (1991, p. 52)
  • Gli antichi maestri di questa scienza promisero l'impossibile e non giunsero a nulla. I moderni maestri promettono davvero poco; sanno che i metalli non possono essere trasmutati e che l'elisir di lunga vita è una chimera. Ma questi filosofi, le cui mani sembrano fatte solo per frugare nel fango, i cui occhi sembrano fissarsi solo sul microscopio, o sul crogiuolo, hanno compiuto miracoli. Essi penetrano nei recessi della natura e ne rivelano l'opera segreta. [...] Hanno acquisito nuovi e quasi illimitati poteri, possono comandare il fulmine nel cielo, simulare il terremoto e prendersi gioco del mondo invisibile con le sue ombre. (1991, p. 41)
  • Il mondo per me era un mistero da scoprire. Curiosità, bruciante volontà di impadronirmi delle leggi segrete della natura, e una felicità vicina all'estasi quando esse mi si svelavano: queste sono le prime sensazioni che riesco a ricordare. (1991, p. 48)
  • Imparate dal mio esempio, se non dalle mie parole, quanto sia pericoloso acquisire la conoscenza e quanto sia più felice l'uomo convinto che il suo paese sia tutto il mondo, di colui che aspira a un potere più grande di quanto la natura non conceda. (1991, p. 54)
  • Niente è più doloroso per la mente umana della calma mortale dell'inattività e del disincanto che fa seguito alle emozioni provocate da una rapida successione di eventi, cancellando dall'anima ogni speranza e anche ogni paura. (2011, p. 111)
  • Poteva essere l'uomo a un tempo possente, virtuoso e magnifico, eppure così vizioso e vile? [...] Per lungo tempo non riuscii a concepire come un uomo potesse spingersi ad assassinare il suo amico, o anche perché ci fossero leggi e governi [...]. Sentii parlare di divisione di proprietà, di ricchezze immense e di squallida miseria, di ceto, di discendenza e di nobiltà. [...] Ed io che ero? [...] Ero dotato di un aspetto spaventosamente deforme e ripugnante; non ero neppure della stessa natura dell'uomo. (1992, p. 108, capitolo XII)
  • [Ultime parole] «Ma presto – gridò con impeto triste e solenne – morirò e non sentirò più quello che sento adesso. Presto queste brucianti miserie si estingueranno. Salirò trionfante sul mio rogo funebre, ed esulterò nell'agonia delle fiamme divoratrici. La luce di questa conflagrazione svanirà; il vento disperderà le mie ceneri nel mare. Il mio spirito riposerà in pace; o, se penserà, non penserà certo in questo modo. Addio.» (mostro di Frankenstein: 1995, p. 291)

Matilda[modifica]

Incipit[modifica]

Sono soltanto le quattro del pomeriggio, ma è inverno, e il sole è già tramontato. Non ci sono nuvole nel cielo terso e grigio, su cui si allunga la traccia dei suoi raggi obliqui, ma l'aria stessa è soffusa di una lieve sfumatura rosata a sua volta riflessa sulla neve che copre il terreno. Vivo in un cottage isolato, su una vasta brughiera disabitata, da dove non mi giunge alcuna voce o suono di vita. Vedo la desolata pianura coperta di bianco, escluse alcune macchie scure sulla sommità di qualche collinetta, dove la neve, dopo esser scivolata obliquamente sui pendii ripidi, si è posata in uno strato più sottile che sul terreno pianeggiante, ed è stata sciolta al sole di mezzogiorno.

Citazioni[modifica]

  • Ho ottenuto di conoscere il suo segreto, e ambedue siamo stati perduti per sempre.
  • Non avevo idea che tanta infelicità potesse nascere dall'amore.

L'ultimo uomo[modifica]

Incipit[modifica]

Visitai Napoli nel 1818. L'8 dicembre di quell'anno io e il mio compagno attraversammo il golfo, per visitare le antichità sparse sulle coste di Baia. Le acque calme del mare, traslucide e brillanti, ricoprivano i frammenti di antiche ville romane a cui si erano intrecciate le alghe marine, e che assumevano sfumatura adamantine in virtù del gioco variegato dei raggi del sole; l'elemento blu e semitrasparente era come quello che potrebbe aver sfiorato Galatea sul suo cocchio di madreperla, o quello che, più adeguatamente del Nilo, Cleopatra potrebbe aver scelto come via per la sua magica nave.

Citazioni[modifica]

  • Così, intorno ai lidi della terra deserta, mentre il sole è alto e la luna cresce o cala, gli angeli, gli spiriti dei morti e l'occhio sempre vigile del Supremo, contempleranno la minuscola barca che trasporta il carico di Verney... L'ULTIMO UOMO. (libro 3, cap. XXX)

Incipit di Maurice[modifica]

Una domenica pomeriggio di settembre, un viandante entrò nella città di Torquay, piccolo porto sulla costa meridionale del Devonshire. Era una bella giornata calda; le onde del mare luccicavano al sole, leggermente agitata dalla brezza. Le strade della città erano vuote perché gli abitanti, dopo essere stati in chiesa, stavano pranzando nell'intervallo fra le funzioni. Così il viaggiatore continuò a camminare per i vicoli fino al semicerchio di case che circondavano il porto, e poi si fermò davanti a una locanda dall'aspetto pulito.

Bibliografia[modifica]

  • Mary Shelley, Frankenstein, a cura di Elena Spandri, Edizoini Studio Tesi, Pordenone 1995.
  • Mary Shelley, Frankenstein, ovvero Il moderno Prometeo, introduzione di Maria Paola Saci, traduzione di Maria Paola Saci e Fabio Troncarelli, Garzanti, Milano 1991.
  • Mary Shelley, Frankenstein, traduzione di Chiara Zanolli e Laura Caretti, Oscar Mondadori, Milano 2006.
  • Mary Shelley, Frankenstein: ossia Il moderno Prometeo, traduzione di Simona Fefè, Oscar Mondadori, Milano 2011. ISBN 978-88-04-50845-8
  • Mary Shelley, Matilda, traduzione di Mirella Billi, Marsilio Editore, Venezia, 2005.
  • Mary Shelley, L'ultimo uomo, traduzione di Maria Felicita Melchiorri, edizioni Giunti, Firenze 1997.
  • Mary Shelley, Maurice, o la capanna del pescatore, traduzione di Cristina Dazzi, Oscar Mondadori, Milano 2003.

Film[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]