Genova

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Il Porto di Genova.

Citazioni su Genova e sui genovesi.

Indice

[modifica] Citazioni

  • Ahi Genovesi, uomini diversi | d'ogni costume e pien d'ogni magagna, | perché non siete voi del mondo spersi? | Che col peggior spirto di Romagna | trovai di voi un tal [Branca d'Oria], che, per sua opra, | in anima in Cocito già si bagna | ed in corpo par vivo ancor di sopra. (Dante Alighieri)
  • Ho ricordato, lo confesso, i versi di Montesquieu sul piacere di lasciare Genova e il famoso proverbio italiano: "Mare senza pesci, donne senza bellezza, ecc. ecc... (Stendhal)
  • Lotto. Per parte, per porzione di un tutto, attribuita a sorte, e distribuita fra più persone, è gallicismo ripreso dai puristi, sancito dall'uso; fr. lot, voce di origine germanica. I puristi accettano lotto nel senso di lotteria, cioè di quella speculazione statale, che fu denominata anche la tassa su gli imbecilli. Questo giuoco pare di origine italiana e, più precisamente, genovese.|| Lotto di cavalli, e sim. dicesi esclusivamente per gruppo di cavalli e sim. (Alfredo Panzini)
  • ...mi trovo ora in una bella città, una vera bella città: Genova. Si cammina sul marmo, tutto è marmo: scale, balconi, palazzi. I suoi palazzi si susseguono fitti; passando per le vie, si scorgono grandi soffitti patrizi tutti dipinti e dorati. (Gustave Flaubert)
  • Non è lecito a nessuno andare in terre tanto nascoste, raggiungere regioni tanto lontane senza che, ovunque tu vada, colà tu trovi moltissimi mercanti genovesi. Quale isola infatti dentro o fuori del mondo, quale terra sul mare è priva di un genovese? [...] Le navi da guerra poi e quelle da carico sono talmente grandi che nessuna gente solca il mare con una flotta più potente. Chi non si stupirebbe che siano trasportate sul mare navi, simili a monti, della portata di cinquecento, di mille e di più anfore? Quali occhi non turberebbero le prore e le poppe turrite come castelli? E non meno è da ammirarsi la loro moltitudine e di quanto lo sia la loro grandezza e la loro portata: risulta infatti ad alcuni, che hanno fatto un diligente calcolo, che si possonano contare circa venti navi da ottocento a milletrecento anfore e quasi cinquanta da ottocento o meno. [...] Certo l'opinione sulla nostra gente è diffusa ovunque al punto che coloro che per commerciare vanno in terre straniere trasportati su navi genovesi vengono condotti in mare sicuri dal vento e dalle tempeste, come se viaggiassero nel porto.
    (Anonimo, Collaudatio quedam urbis genuensis, ca. 1430) fonte? fonte?
  • Preferisco Genova a tutte le città che ho abitato. Mi ci sento perduto e familiare, piccolo e straniero. Ha una distesa di cupole, di monti calvi, di mare, di fumi, di neri fogliami, di tetti rosa e quella lanterna, così alta ed elegante, e meandri popolosi, labirinti affollati le cui viuzze salgono, scendono, si intersecano improvvisamente, sbucano sulla veduta del porto. Genova, una città piena di sorprese, di porte scolpite in marmo, ardesia, casse, formaggi, scale, biancheria al posto del cielo, cancellate, bizzarro dialetto dal suono nasale e irritante, dalle abbreviazioni strane. Vocaboli arabi o turchi. Mentre Firenze si contempla e Roma sogna e Venezia si lascia vedere, Genova si fa e rifà. (Paul Valéry)
  • Puntuali sulla tabella di rotta scorgemmo le coste d'Italia e avvicinandosi le osservammo con trepidante curiosità. Nelle prime ore di uno splendido mattino estivo, emerse improvvisa la maestosa città di Genova innondata dalla luce del sole. Sembrava che si levasse fuori dall'acqua portandosi dietro numerosi palazzi, smaglianti sotto il suo riflesso dorato. Eravamo giunti al porto, e pensavamo di poter riposare, cercammo di farlo, chiudemmo per un attimo gli occhi ma spinti dalla frenesia dell'attesa cominciammo a girare per la città, desiderosi di conoscerla in ogni particolare. (Mark Twain)
  • Questa città è antica senza antichità, raccolta senza intimità e sudicia oltre ogni limite. È costruita su una roccia, ai piedi di un anfiteatro di montagne che quasi abbracciano il più bello dei golfi. I genovesi hanno ricevuto dalla natura il porto migliore e più sicuro. Vista dal mare, specialmente verso sera, la città sembra più bella. Giace sulla riva come lo scheletro imbiancato di un animale gigantesco vomitato dal mare. Formiche nere che si chiamano genovesi vi strisciano sopra, onde azzurre lo bagnano ed il loro sciacquio sembra una ninna nanna. La luna, occhio pallido della notte guarda dall'alto, malinconica. (Heinrich Heine)
  • Sorge [Albaro, quartiere genovese], nella parte orientale di Genova, colle piacevolissimo che imitando l'Alba col nome, vien'à superarla in vaghezze. (Anton Giulio Brignole Sale, "Le instabilità dell'ingegno", pubblicato per Giacomo Monti e Carlo Zenero, 1635)
  • Sotto la torre orientale, ne le terrazze verdi ne la lavagna cinerea | Dilaga la piazza al mare che addensa le navi inesausto | Ride l'arcano palazzo rosso dal portico grande: Come le cataratte del Niagara | Canta, ride, svaria ferrea la sinfonia feconda urgente al mare: | Genova canta il tuo canto! (Dino Campana)
  • Il fronte del porto di Genova è meraviglioso. Caldo e colori e sporcizia e rumori e vicoli chiassosi e malfamati, con tutta la biancheria del mondo appesa alle alte finestre. (Dylan Thomas)
  • Dal molo e dal porto di questa città di Genova possono uscire insieme in mare ottanta o cento navi, con dieci o dodici carrache, per andare a mercanteggiare o a conquistare terre fino in Grecia, in Turchia, in Terrasanta ed ovunque per il mondo. E in passato, come ho appreso dalle parole e dalle informazioni di alcuni mercanti e di altri genovesi degni di fede e come ho letto negli annali delle loro gesta, questi genovesi con potenti flotte seppero prendere Gerusalemme, Antiochia, Negroponte, Metellino, Modone con Candia e Chio, che ancora occupano, con molte altre isole e paesi della Grecia e dell'Oltremare e più volte assediarono Venezia, ridotta alla ragione. In conclusione l'abilità nautica di Genova è tenuta in tale reputazione e stima in tutto il mondo che i genovesi sono detti signori del mare. (Jean D'Auton, descrizione di Genova, 1502)
  • Piacciavi richiamare alla memoria quel tempo in cui felicissimi voi eravate tra tutti i popoli dell'Italia. Ero allora fanciullo, e le cose vedute, quasi che sognate le avessi, confusamente rammento: ma viva sempre al pensiero ho la memoria dell'incantevole aspetto che di sé porgeva a Levante e a Ponente la vostra Riviera, bella così da parere meglio celeste che non terrena dimora, simile a quella che la fantasia de' poeti dette dei campi Elisi stanza a' beati, fra colli ameni, e deliziosi sentieri aperti nel seno delle verdeggianti convalli. Stupende a riguardarsi nell'alto torreggiavan le moli di superbi palagi: sorgevano a piè delle rupi le mermoree magioni de' vostri cittadini splendide al pari delle più splendide reggie, e a qual si voglia città nobilissima invidiabil decoro: mentre vincitrice della natura l'arte vestiva gli sterili gioghi de' vostri monti di cedri, di viti, di olivi, spiegando all'occhio la pompa di una perpetua verdura. Aperti con ammirando artificio fra le rupi e gli scogli fermavan lo sguardo del navigante vaghissimi spechi, che sorretti da travi dorate echeggiavano al suono de' flutti, i quali spumeggiando si rompevano in sull'ingresso, e dentro ne spruzzavano le muscose pareti: ed ammirato il nocchiero alla novità dello spettacolo lasciavasi cadere il remo dalle mani, e fermava per meraviglia la barca in mezzo il corso. Che se per terra cammin facendo alcun traversasse le popolose vostre contrade, di quale stupore non lo colpivano le sontuosissime vesti, e la maestosa persona dei vostri cittadini, e delle vostre matrone, o il vedere nel mezzo de' boschi e delle remote campagne lusso e delizie da disgranare le urbane magnificenze? Che se dentro le mura della vostra città finalmente ponesse il piede, in una città di re, siccome di Roma fu scritto, ed in un tempo sacro alla felicità e all'allegrezza d'essere entrato s'avvisava. (Francesco Petrarca)
  • Poco amanti del sapere, studiano la grammatica limitatamente al necessario e stimano poco gli altri studi: quando sentono odore di commercio, si fanno tutti avanti. (Papa Pio II, 1532)  Fonte? Fonte?
  • Se gli architetti che hanno costruito Genova avessero avuto spazio, se avessero potuto abbandonarsi alla fantasia e senza ostacoli ai loro capricci, non avrebbero potuto trovare le infinite risorse e la multipla varietà di motivi, di disegni e disposizioni ai quali la facciata dei loro palazzi deve un'originalità di carattere, e che introduce in ogni anfratto l'inatteso della grandezza. (Louis Enault, Breve vision hivernale d'un voyageur normand, 1850)
  • A noi meridionali poveri ed ignoranti Genova è piaciuta subito, ma ci ha anche messo un poco in soggezione. È stato come ritrovare un parente che, lasciata la famiglia molto tempo fa, ora si ripresenta, mutato appena nell'aspetto, ma con modi più sicuri, più disinvolti, per l'esperienza e gli anni: sorridente, cordiale ma non tanto disposto a scherzare, a lasciarsi andare ad espansioni. È una città meridionale diventata settentrionale con la volontà. Nella città vecchia, sulle strade e le piazze intrecciate e scoscese si affacciano i palazzi di pietra, le finestre altissime, con persiane fitte e sottili, i portoni chiodati, le grosse inferriate con le guarnizioni di ottone sempre lucide, perché c'è qualcuno che si alza presto a lucidarle e un altro che la cerare. Una disciplina per noi un po' irritante, perché dobbiamo ammirarla. Gli spessori, gli oggetti, il taglio delle pietre, i colori non sono graziosi, i chiaroscuri forti, i contrasti efficaci. Una solidità, una forza che non è mai ricchezza ostentata o scialo, una sicurezza che non è incontrollata disinvoltura. I materiali sono modesti, spesso addirittura poveri, si fa un grande uso di facciate dipinte, e molti edifici non sono finiti. Architettura non avara ma sempre tenuta alla briglia, per non sballare con i preventivi. Non c'è più quella maestosità del tempo antico. E così ci ha dato una lezione di urbanistica Franco Albini, che ha capito una civiltà, una mentalità, un ambiente. Il merito è anche dell'ambiente che è vivo, autentico, e lo ha giudicato forse insensibilmente, inconsciamente. Ma il suo merito è quello di essersi lasciato guidare, di avere capito di avere l'occasione di fare un'architettura, perché di questo si tratta, che fosse tanto impersonale e adeguata all'ambiente, da diventare così personalissima e definitiva. Non è andato pescando all'infinito forme e colori, sensazioni e composizioni, vi ha portato degli attrezzi semplici, utili, puliti, cose che ci guadagnano viste da vicino, cosa rara nell'architettura di oggi. E l'opera d'arte esposta diviene la protagonista della composizione, ma i fondi, i supporti collaborano. I Genovesi possono essere contenti. Hanno trovato un architetto che ha capito il loro carattere. Ma quest'opera trascende in qualche modo il tempo e il luogo. Indica una strada nuova. Il rispetto delle cose antiche non è più il desideri intellettuale, è una realtà. Si è visto che l'Architettura moderna può diventare semplicemente architettura, ed entrare nella storia, non come contributo il lavoro umano. E dopo avere visto alcune opere dei tempi nostri si poteva essere autorizzati a dubitarne seriamente. Né deve essere recente questa volontà del solido, del maestoso, del ben piantato. La cattedrale del trecento è nella stessa scala. È grande, tutta di pietra, con due leoni grossi ai lati della scalinata, manca di un campanile. Noi l'abbiamo vista con la luna: dal fondo della discesa, la differenza di colore dei ricorsi era attenuata dal chiarore e sembrava anche più grande. Questi pensieri si sono formati alla mente nel visitare Palazzo Bianco e la nuova galleria. Franco Albini vi ha fatto una cosa emozionante, molto elegante per quel che si vede e molto istruttiva per ciò che non si vede. È la prima volta che vediamo un'opera moderna inserirsi senza indiscrezione in un ambiente antico, senza la pretesa di farsi con prepotenza la parte del leone, senza l'intenzione di sopraffare, di distinguersi, di polemizzare. L'architetto ha saputo aggiungere, non sovrapporre, e per questo l'opera non è provvisoria, come quei riferimenti che le quattro-cinquecento hanno trasformato certe cose medioevali e sono entrate nella storia dell'Arte senza attrito e senza stridore. Lui ha detto di non avere fatto niente, di avere messo un po' di fil di ferro, un po' di tubi fluorescenti, qualche cornice, scelto i colori delle guide, dei tappeti. Poi ci sono le sedie cuoio, tripoline, che sono tra le poche sedie veramente italiane. Ferro battuto, supporti di acciaio lucido, lavagna che sembra velluto, e ferri su basi di pietra antica, capitelli, cornici. Genova fu stato sovrano, Nazione, e ne conserva ancora oggi la coesione. i caratteri, la dignità. (dagli appunti di viaggio 1955, Posta fatta in casa a cura di Valentina Tonelli, Gangemi Editore, 1997).
  • Siamo entrati a Genova la mattina, dalla strada rossa e tortuosa della riviera. Il cielo era azzurro, il mare calmo con le navi nere e colorate, il verde lungo la strada già fatto verde dall'autunno, il sole caldo, l'aria trasparente. La città è apparsa all'improvviso dopo Albaro, solida e maestosa, distesa arditamente sul giro delle sue colline: Entrando, gli spazi della città nuova ci accoglievano in una scala inconsueta: in grandi misure di viali, di ampie superfici di facciate alte verso il cielo, chiare, assolate sul mare, nel movimento continuo, vario, improvviso delle altimetrie. Gli alti edifici, molto verticali, sembrano scomparire in grandi vuoti sottoterra, quasi che le fondazioni si perdano in baratri profondi e le strade come sospese fra questi salgono e scendono in curve ora lente ora ripide; presentandoci continuamente prospettive nuove e impreviste; costringendoci a seguire il movimento dei veicoli, faticoso e lento nelle salite e nelle curve, o a precipitare come un otto volante, rapidi e senza freni nelle discese. Poi i tram rumorosi e metallici su quel selciato di pietra rossa e brillante, i lampioni col ricciolo del lungomare, altissimi ed esili come pastorali, ed i vigili grigi con il casco bianco a forma di piccione, ci hanno sospinti verso il palazzo San Giorgio, dove ahimè, si inaugurava il congresso. La città (sconosciuta, altre volte appena intravista) era lì davanti a noi, superba ed invitante, aperta a riceverci, pronta a suscitare in noi sentimenti e pensieri. (dagli appunti di viaggio 1955, Posta fatta in casa a cura di Valentina Tonelli, Gangemi Editore, 1997).
  • Andiamo al Campo Pisano: ivi i tredicimila prigionieri fatti alla Meloria cainesca e le larve disperatissime dei tremila uccisi fecero ringhiare il proverbio tremendo: – Chi vuol veder Pisa vada a Genova. (Ambrogio Bazzero)
  • La processione senza croce, ma coi moccoli! Bisogna dirlo, pel mulo, è regola genovese, un santo tirato giù di paradiso è un pungolo alla groppa. (Ambrogio Bazzero)
  • O Genova! o Genova! Chi può mai descrivere i tuoi palazzi di via Balbi, della Nunziata, della Nuova o della Nuovissima, e le casette a otto piani nelle strettucce che sembrano scolatoi al mare? Chi ti dirà il nobile effluvio dei cedri e il plebeo fetore del baccalà; la splendida pace dei pensili orti e l'arrabattarsi lucroso nel porto: la vita opulentemente stanca nelle sale d'ozio e la insaziabile voluttà della marmaglia saettata dal sole: la bianca melanconia degli atri, degli scaloni, delle corti solitarie e l'immensa gazzarra delle mille navi? Chi dirà, in qual reggia, in qual sala dipinta da Guercino, Van Dik e Bubens, cento cavalieri e quaranta dame furono convitati magnificentissimamente, serviti con piatti d'argento e d'oro, e i piatti ammucchiati a formare tante colonne fino alla volta: e chi descriverà la cena del pollivendolo, il tozzo rosicchiato, sotto l'incarco d'una gabbiona pidocchiosa e insudiciata? Ma da che parte si deve incominciare? (Ambrogio Bazzero)
  • O genovesine bellocce, per amore dei vostri occhi desiosissimi, vi prego d'una cosa: date un buffetto al damo quando vi compare innanzi col solo pizzo, e dite che i bersaglieri lombardi hanno i baffi audaci alla Manara. (Ambrogio Bazzero)
  • Voglio conoscere la potenza di Genova? Vado a gustare la grandiosa poesia del suo Porto. (Ambrogio Bazzero)

[modifica] Canzoni

  • Via del Campo c'è una graziosa
    gli occhi grandi color di foglia
    tutta notte sta sulla soglia
    vende a tutti la stessa rosa
    Via del Campo c'è una bambina
    con le labbra color rugiada
    gli occhi grigi come la strada
    nascon fiori dove cammina
    Via del Campo c'è una puttana
    gli occhi grandi color di foglia
    se di amarla ti vien la voglia
    basta prenderla per la mano
    e ti sembra di andar lontano
    lei ti guarda con un sorriso
    non credevi che il paradiso
    fosse solo lì al primo piano
    Via del Campo ci va un illuso
    a pregarla di maritare
    a vederla salir le scale
    fino a quando il balcone ha chiuso
    Ama e ridi se amor risponde
    piangi forte se non ti sente
    dai diamanti non nasce niente
    dal letame nascono i fior
    dai diamanti non nasce niente
    dal letame nascono i fior
    (Fabrizio De Andrè "Via del Campo", 1967)
  • Appena scese alla stazione
    nel paesino di Sant'Ilario
    tutti si accorsero con uno sguardo
    che non si trattava di un missionario
    (Fabrizio De Andrè "Bocca di rosa", 1967)
  • Con quella faccia un po' così
    quell'espressione un po' così
    che abbiamo noi prima andare a Genova
    che ben sicuri mai non siamo
    che quel posto dove andiamo
    che ben sicuri mai non siamo
    non c'inghiotte e non torniamo più
    Eppur parenti siamo in po'
    di quella gente che c'è lì
    che in fondo in fondo è come noi selvatica
    ma che paura che ci fa quel mare scuro
    e non sta fermo mai
    Genova per noi
    che stiamo in fondo alla campagna
    e abbiamo il sole in piazza rare volte
    e il resto è pioggia che ci bagna
    Genova, dicevo, è un'idea come un'altra
    Ah… la la la la
    Ma quella faccia un po' così
    quell'espressione un po' così
    che abbiamo noi mentre guardiamo Genova
    ed ogni volta l'annusiamo
    e circospetti ci muoviamo
    un po'randagi ci sentiamo noi
    Macaia, scimmia di luce e di follia,
    foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia
    E intanto nell'ombra dei loro armadi
    tengono lini e vecchie lavande
    lasciaci tornare ai nostri temporali
    Genova ha i giorni tutti uguali
    In un'immobile campagna
    con la pioggia che ci bagna
    e i gamberoni rossi sono un sogno
    e il sole è un lampo giallo al parabrise
    Con quella faccia un po'così
    quell'espressione un po'così
    che abbiamo noi che abbiamo visto Genova
    (Paolo Conte "Genova per noi", 1975)
  • Io non torno mai
    a trovare lei
    Lei, la spiaggia della Foce
    che mi ha fatto amare il mare...
    ...Ma dentro di me
    so che tornerò
    alla spiaggia della Foce
    quando tornan le lampare
    (Umberto Bindi "Io e il mare", 1976)
  • Il mare a novembre era freddo come i tuoi occhi blu
    Il vento piegava le dita ai pochi alberi...
    ...La voce del centro spirava dai suoi vicoli
    La nave nel porto sembrava aspettare me
    In questa città senza posto neanche per piangere
    Gli amanti stringevano al petto il loro lungo addio
    Ritornerai
    come sempre
    Ritornerai
    a Genova
    (Timoria "Genova", 1999)
  • Via, mettiamo via
    questa città
    Ne ho nostalgia
    andando via
    Non è più mia
    o forse non lo stata mai
    Magari un po
    (Negramaro "Genova 22", 2004)
  • Dormi piano
    C'è il sole
    su Genova
    (Nek "Contromano", 2005)
  • Genova heights,
    Genova heights
    are hard to leave,
    are hard to leave
    The bedroom lights
    of Genova heights
    are hard to leave,
    are hard to leave
    (The Stars "The ghost of Genova heights", 2007)
  • A Genova c'è un altro sole
    Non mi chiedere di spiegare
    cosa provo quando devo ritornare...
    ...Sulla sabbia impronte di passi
    non calpestano il ricordo,
    gli affetti nel vecchio quartiere di Marassi
    Tramonti, colori, surf non solo per sport,
    impennate sul quad costruendo il mio resort
    Lascio tutto, trovo facile dire chi te lo fa fare
    consapevole che a Genova c'è un altro cielo, un altro mare
    Perdo in speranza, sole-oro, pur non essendo re Mida,
    mi alzo col sorriso e repiro, pura vida
    Costa Rica i pappagalli ripetono il mio nome,
    le onde mi vengono a cercare
    Infilo l'etere in bottiglia così da farmi ricordare,
    sorrisi, turisti, pollici alzati, sempre pronto per la sfida,
    Costa Rica e respiro pura vida
    Genova mia cara non ti preoccupare,
    tra le mille cose che ho da fare,
    sono sicuro che un giorno
    troverò il tempo per tornare
    (Ex-Otago "Costa Rica", 2011)

[modifica] Detti e motti su Genova

  • Milano la grande, Venezia la ricca, Genova la superba, Bologna la grassa.
  • Nave genovese e mercante fiorentino.
  • Se Milano avesse il porto di Genova farebbe un orto. Se Genova avesse la pianura di Milano farebbe sepoltura.
  • Genova la Dominante
  • "Pe Zena e pe San Zòrzo"
Per Genova e per San Giorgio
Motto in auge sulle navi della Repubblica di Genova

[modifica] Voci correlate

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