Genova
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Citazioni su Genova e sui genovesi.
- Ahi Genovesi, uomini diversi | d'ogni costume e pien d'ogni magagna, | perché non siete voi del mondo spersi? | Che col peggior spirto di Romagna | trovai di voi un tal [Branca d'Oria], che, per sua opra, | in anima in Cocito già si bagna | ed in corpo par vivo ancor di sopra. (Dante Alighieri)
- Dal molo e dal porto di questa città di Genova possono uscire insieme in mare ottanta o cento navi, con dieci o dodici carrache, per andare a mercanteggiare o a conquistare terre fino in Grecia, in Turchia, in Terrasanta ed ovunque per il mondo. E in passato, come ho appreso dalle parole e dalle informazioni di alcuni mercanti e di altri genovesi degni di fede e come ho letto negli annali delle loro gesta, questi genovesi con potenti flotte seppero prendere Gerusalemme, Antiochia, Negroponte, Metellino, Modone con Candia e Chio, che ancora occupano, con molte altre isole e paesi della Grecia e dell'Oltremare e più volte assediarono Venezia, ridotta alla ragione. In conclusione l'abilità nautica di Genova è tenuta in tale reputazione e stima in tutto il mondo che i genovesi sono detti signori del mare. (Jean D'Auton, descrizione di Genova, 1502)
- Ho ricordato, lo confesso, i versi di Montesquieu sul piacere di lasciare Genova e il famoso proverbio italiano: "Mare senza pesci, donne senza bellezza, ecc. ecc... (Stendhal)
- I tiranni sono levati al potere a voce di popolo e per sua volontà ma senza alcuna giustificazione legale. Infatti di solito avviene che quando un gruppo politico prevale sull'altro, allora quelli che ne fanno parte, inorgogliti dal successo, si mettono a gridare: –Viva il tale! Viva il Tale! Muoia il tal altro. E quindi eleggono uno tra essi e uccidono, se non riesce a fuggire, chi prima comandava. Se poi accade che il partito avverso torni a prevalere accade che i suoi sostenitori fanno la stessa cosa che hanno fatto gli altri, e così, a furore di popolo tutto, viene abbattuto e distrutto. In questo modo si annientano tra di loro, castello contro castello, città contro città, vicini contro vicini; il che costituisce un gran danno per questo paese che potrebbe essere uno dei più belli, uno dei più ricchi e acccoglienti se vi regnasse la pace. (Jean Le Meingre detto Boucicaut)
- Lotto. Per parte, per porzione di un tutto, attribuita a sorte, e distribuita fra più persone, è gallicismo ripreso dai puristi, sancito dall'uso; fr. lot, voce di origine germanica. I puristi accettano lotto nel senso di lotteria, cioè di quella speculazione statale, che fu denominata anche la tassa su gli imbecilli. Questo giuoco pare di origine italiana e, più precisamente, genovese.|| Lotto di cavalli, e sim. dicesi esclusivamente per gruppo di cavalli e sim. (Alfredo Panzini)
- ...mi trovo ora in una bella città, una vera bella città: Genova. Si cammina sul marmo, tutto è marmo: scale, balconi, palazzi. I suoi palazzi si susseguono fitti; passando per le vie, si scorgono grandi soffitti patrizi tutti dipinti e dorati. (Gustave Flaubert)
- Non è lecito a nessuno andare in terre tanto nascoste, raggiungere regioni tanto lontane senza che, ovunque tu vada, colà tu trovi moltissimi mercanti genovesi. Quale isola infatti dentro o fuori del mondo, quale terra sul mare è priva di un genovese?
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Le navi da guerra poi e quelle da carico sono talmente grandi che nessuna gente solca il mare con una flotta più potente. Chi non si stupirebbe che siano trasportate sul mare navi, simili a monti, della portata di cinquecento, di mille e di più anfore? Quali occhi non turberebbero le prore e le poppe turrite come castelli? E non meno è da ammirarsi la loro moltitudine e di quanto lo sia la loro grandezza e la loro portata: risulta infatti ad alcuni, che hanno fatto un diligente calcolo, che si possonano contare circa venti navi da ottocento a milletrecento anfore e quasi cinquanta da ottocento o meno.
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Certo l'opinione sulla nostra gente è diffusa ovunque al punto che coloro che per commerciare vanno in terre straniere trasportati su navi genovesi vengono condotti in mare sicuri dal vento e dalle tempeste, come se viaggiassero nel porto.
(Anonimo, Collaudatio quedam urbis genuensis, ca. 1430) - Piacciavi richiamare alla memoria quel tempo in cui felicissimi voi eravate tra tutti i popoli dell'Italia. Ero allora fanciullo, e le cose vedute, quasi che sognate le avessi, confusamente rammento: ma viva sempre al pensiero ho la memoria dell'incantevole aspetto che di sé porgeva a Levante e a Ponente la vostra Riviera, bella così da parere meglio celeste che non terrena dimora, simile a quella che la fantasia de' poeti dette dei campi Elisi stanza a' beati, fra colli ameni, e deliziosi sentieri aperti nel seno delle verdeggianti convalli. Stupende a riguardarsi nell'alto torreggiavan le moli di superbi palagi: sorgevano a piè delle rupi le mermoree magioni de' vostri cittadini splendide al pari delle più splendide reggie, e a qual si voglia città nobilissima invidiabil decoro: mentre vincitrice della natura l'arte vestiva gli sterili gioghi de' vostri monti di cedri, di viti, di olivi, spiegando all'occhio la pompa di una perpetua verdura. Aperti con ammirando artificio fra le rupi e gli scogli fermavan lo sguardo del navigante vaghissimi spechi, che sorretti da travi dorate echeggiavano al suono de' flutti, i quali spumeggiando si rompevano in sull'ingresso, e dentro ne spruzzavano le muscose pareti: ed ammirato il nocchiero alla novità dello spettacolo lasciavasi cadere il remo dalle mani, e fermava per meraviglia la barca in mezzo il corso. Che se per terra cammin facendo alcun traversasse le popolose vostre contrade, di quale stupore non lo colpivano le sontuosissime vesti, e la maestosa persona dei vostri cittadini, e delle vostre matrone, o il vedere nel mezzo de' boschi e delle remote campagne lusso e delizie da disgranare le urbane magnificenze? Che se dentro le mura della vostra città finalmente ponesse il piede, in una città di re, siccome di Roma fu scritto, ed in un tempo sacro alla felicità e all'allegrezza d'essere entrato s'avvisava. (Francesco Petrarca)
- Poco amanti del sapere, studiano la grammatica limitatamente al necessario e stimano poco gli altri studi: quando sentono odore di commercio, si fanno tutti avanti. (Enea Silvio Piccolomini, 1532)
- Preferisco Genova a tutte le città che ho abitato. Mi ci sento perduto e familiare, piccolo e straniero. Ha una distesa di cupole, di monti calvi, di mare, di fumi, di neri fogliami, di tetti rosa e quella lanterna, così alta ed elegante, e meandri popolosi, labirinti affollati le cui viuzze salgono, scendono, si intersecano improvvisamente, sbucano sulla veduta del porto. Genova, una città piena di sorprese, di porte scolpite in marmo, ardesia, casse, formaggi, scale, biancheria al posto del cielo, cancellate, bizzarro dialetto dal suono nasale e irritante, dalle abbreviazioni strane. Vocaboli arabi o turchi. Mentre Firenze si contempla e Roma sogna e Venezia si lascia vedere, Genova si fa e rifà. (Paul Valéry)
- Puntuali sulla tabella di rotta scorgemmo le coste d'Italia e avvicinandosi le osservammo con trepidante curiosità. Nelle prime ore di uno splendido mattino estivo, emerse improvvisa la maestosa città di Genova innondata dalla luce del sole. Sembrava che si levasse fuori dall'acqua portandosi dietro numerosi palazzi, smaglianti sotto il suo riflesso dorato. Eravamo giunti al porto, e pensavamo di poter riposare, cercammo di farlo, chiudemmo per un attimo gli occhi ma spinti dalla frenesia dell'attesa cominciammo a girare per la città, desiderosi di conoscerla in ogni particolare. (Mark Twain)
- Questa città è antica senza antichità, raccolta senza intimità e sudicia oltre ogni limite. È costruita su una roccia, ai piedi di un anfiteatro di montagne che quasi abbracciano il più bello dei golfi. I genovesi hanno ricevuto dalla natura il porto migliore e più sicuro. Vista dal mare, specialmente verso sera, la città sembra più bella. Giace sulla riva come lo scheletro imbiancato di un animale gigantesco vomitato dal mare. Formiche nere che si chiamano genovesi vi strisciano sopra, onde azzurre lo bagnano ed il loro sciacquio sembra una ninna nanna. La luna, occhio pallido della notte guarda dall'alto, malinconica. (Heinrich Heine)
- Se gli architetti che hanno costruito Genova avessero avuto spazio, se avessero potuto abbandonarsi alla fantasia e senza ostacoli ai loro capricci, non avrebbero potuto trovare le infinite risorse e la multipla varietà di motivi, di disegni e disposizioni ai quali la facciata dei loro palazzi deve un'originalità di carattere, e che introduce in ogni anfratto l'inatteso della grandezza. (Louis Enault, "Breve vision hivernale d'un voyageur normand", 1850)
- Sorge [Albaro, quartiere genovese], nella parte orientale di Genova, colle piacevolissimo che imitando l'Alba col nome, vien'à superarla in vaghezze. (Anton Giulio Brignole Sale, "Le instabilità dell'ingegno", pubblicato per Giacomo Monti e Carlo Zenero, 1635)
- Sotto la torre orientale, ne le terrazze verdi ne la lavagna cinerea | Dilaga la piazza al mare che addensa le navi inesausto | Ride l'arcano palazzo rosso dal portico grande: Come le cataratte del Niagara | Canta, ride, svaria ferrea la sinfonia feconda urgente al mare: | Genova canta il tuo canto! (Dino Campana)
[modifica] Detti e motti su Genova
- Milano la grande, Venezia la ricca, Genova la superba, Bologna la grassa.
- Nave genovese e mercante fiorentino.
- Se Milano avesse il porto di Genova farebbe un orto. Se Genova avesse la pianura di Milano farebbe sepoltura.
- Genova la Dominante
- "Pe Zena e pe San Zòrzo"
- Per Genova e per San Giorgio
- Motto in auge sulle navi della Repubblica di Genova