Ultime parole dai libri

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Raccolta delle ultime parole pronunciate in punto di morte da personaggi immaginari, tratte dai libri.

Ultime parole dai libri[modifica]

  • Adunque | morrò senza vendetta? Eh, che si muoia, | comunque sia. Cosí, cosí mi giova | girne tra l'ombre inferne: e poi ch'il crudo, | mentre meco era, il mio foco non vide, | veggalo di lontano; e 'l tristo augurio | de la mia morte almen seco ne porte. (Didone)
Personaggio dell'Eneide (29 – 19 a.C.) di Publio Virgilio Marone. Didone, regina di Cartagine, prima di darsi la morte, maledice Enea per averla abbandonata.
  • Aprirò spazi dove milioni di uomini | vivranno non sicuri, ma liberi e attivi. | Verdi, fertili i campi; uomini e greggi | subito a loro agio sulla terra nuovissima, | al riparo dell'argine possente | innalzato da un popolo ardito e laborioso. | Qui all'interno un paradiso in terra, | laggiù infurino pure i flutti fino all'orlo; | se fanno breccia a irrompere violenti, | corre a chiuderla un impeto comune. | Sì, mi sono votato a questa idea, | la conclusione della saggezza è questa: merita libertà e la vita solo | chi ogni giorno le deve conquistare. | Così vivranno, avvolti dal pericolo, | magnanimi il fanciullo, l'uomo e il vecchio. | Vorrei vedere un simile fervore, | stare su suolo libero con un libero popolo. | All'attimo direi: Sei così bello, fermati! | Gli evi non potranno cancellare la traccia dei miei giorni terreni. – | Presentendo una gioia così alta | io godo adesso l'attimo supremo. (Faust)
Protagonista del Faust (1808) di Johann Wolfgang von Goethe. Faust, ormai vecchio, si apre finalmente a una visione ottimista dell'umanità, immaginando di essere in quel momento del futuro e di volerlo fermare per sempre.
  • Ben lo previdi che pregato indarno t'avrei. Hai cor di ferro, e lo sapea. Ma bada che di qualche celeste ira cagione io non ti sia quel dì che Febo Apollo e Paride, malgrado il tuo valore, t'ancideranno su le porte Scee. (Ettore)
Protagonista dell'Iliade (IX secolo a.C.) di Omero. Ferito a morte, Ettore predice ad Achille la morte.
  • Come un cane! (Josef K.)
Protagonista de Il processo (1925) di Franz Kafka. Condannato a morte, Josef K. viene condotto in una cava fuori città da due uomini e giustiziato con un coltello da macellaio.
  • È nera la freccia? (Sir Daniel Brackley)
Antagonista de La freccia nera (1883) di Robert Louis Stevenson. Ormai sconfitto, Sir Daniel Brackley cerca di scappare incappucciato, ma viene colpito mortalmente da una freccia nera lanciata da Ellis Duckworth e spira tra le braccia di Dick Shelton.
  • Grazie, Freddo, grazie sei più che un fratello per me, grazie... fatte abbraccia', Freddo, fratello mio! (Aldo Buffoni)
Personaggio di Romanzo criminale (2002) di Giancarlo De Cataldo. Queste sono le ultime parole di Aldo rivolte al Freddo prima di essere ucciso a tradimento proprio dall'amico.
  • L'orso... di' loro che l'orso... (Bel-ka-Trazet)
Personaggio de La valle dell'orso (1974) di Richard Adams. Ex-Gran Barone di Ortelga fuggito nella lontana e sporca città di Zerai, dove dopo diversi mesi si ammala. Sul letto di morte cerca di mettere in guardia le sue persone fidate dal pericolo dell'orso, senza riuscire a concludere l'ammonimento.
  • Ma come vuoi morire un giorno, Narciso, se non hai una madre? Senza madre non si può amare. Senza madre non si può morire. (Boccadoro)
Boccadoro, uno dei due personaggi principali, insieme a Narciso, del romanzo Narciso e Boccadoro (1930) di Hermann Hesse. Sul letto, ormai morente, Boccadoro, carattere vagabondo e sensuale, quasi rimproverandolo, lascia capire all'amico Narciso, spirito contemplativo e ascetico, che nella vita non si può negare la via dell'amore.
  • Ma io moro incontaminato, e padrone di me stesso, e pieno di te, e certo del tuo pianto! Perdonami, Teresa, se mai – ah consolati, e vivi per la felicità de' nostri miseri genitori; la tua morte farebbe maledire le mie ceneri. Che se taluno ardisse incolparti del mio infelice destino, confondilo con questo mio giuramento solenne ch'io pronunzio gittandomi nella notte della morte: Teresa è innocente. – Ora tu accogli l'anima mia. (Jacopo Ortis)
Jacopo Ortis, personaggio principale de Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1801) di Ugo Foscolo. Prima di pugnalarsi a morte, Jacopo lascia scritte queste parole all'amata Teresa.
  • Ma presto morirò e non sentirò più quello che sento adesso. Presto queste brucianti miserie si estingueranno. Salirò trionfante sul mio rogo funebre, ed esulterò nell'agonia delle fiamme divoratrici. La luce di questa conflagrazione svanirà; il vento disperderà le mie ceneri nel mare. Il mio spirito riposerà in pace; o, se penserà, non penserà certo in questo modo. Addio. (mostro di Frankenstein)
Il "demone" creato dal dottor Frankenstein, personaggio di Frankenstein, o il moderno Prometeo (1816-1817) di Mary Shelley. Prima di lasciarsi andare alla deriva sul ghiaccio nei mari del Nord, il "demone" conclude così il suo discorso a Walton, amico del dottore.
  • Mi spiace [...] L'ultimo... il fine ultimo di questa stupida vita... Che confusione...!
Montgomery, personaggio de L'isola del dottor Moreau (1896) di H. G. Wells. Assistente del dottor Moreau, dopo una notte folla con le bestie dell'isola, viene ritrovato morente da Edward Prendick e muore tra le sue braccia.
  • Mue otu e aga. (Re John)
Personaggio del romanzo La regina disadorna di Maurizio Maggiani. Re John, sovrano dell'isola di Moku Iti, si schianta con la motocicletta contro la palizzata della basilica, finendo infilzato da una trave. Spirando, sussurra le sue ultime parole in lingua locale, che significano "non ho un cattivo cuore".
  • Or puoi menar gran vampo, Ettorre, or che ti diero di mia morte la palma Apollo e Giove. Essi, non tu, m'han domo; essi m'han tratto l'armi di dosso. Se pur venti a fronte tuoi pari in campo mi venían, qui tutti questo braccio gli avría prostrati e spenti. Ma me per rio destin qui Febo uccide fra gl'Immortali, e tra' mortali Euforbo, tu terzo mi dispogli. Or io vo' dirti cosa che in mente collocar ben devi: breve corso a te pur resta di vita: già t'incalza la Parca, e tu cadrai sotto la destra dell'invitto Achille. (Patroclo)
Personaggio dell'Iliade (IX secolo a.C.) di Omero. Ferito a morte, Patroclo predice ad Ettore la morte per mano di Achille.
  • Pensate a voi, io sono morto. (Colin Ray Campbell di Glenure)
Personaggio di Rapito (1886) di Robert Louis Stevenson. Glenure, soprannominato la Volpe Rossa, mentre sta parlando con Daniel Balfour sulla strada per Aucharn, viene colpito di sorpresa da un colpo di fucile sparato dall'alto di una collina, e spira così tra le braccia dei suoi amici.
  • Signore, perdonami tutto! (Anna Karenina)
Protagonista dell'omonimo romanzo (1877) di Lev Tolstoj, Anna Karenina rivolge questa preghiera a Dio prima di uccidersi.
  • Supplico i detti miei esecutori testamentari che se la buona sorte facesse loro conoscere l'autore, il quale si dice che abbia scritta l'istoria che corre impressa col titolo di Seconda parte delle prodezze di don Chisciotte della Mancia, gli dimandino perdono da parte mia con ogni affetto possibile per l'occasione che io gli ho data, senza volerlo, di scrivere quei tanti e sì grossi spropositi che in essa si leggono, perché io mi distacco da questa vita collo scrupolo di avergliene dato motivo. (Don Chisciotte)
Protagonista de Don Chisciotte della Mancia (1605-1615) di Miguel de Cervantes. Sul letto di morte, così l'hidalgo termina di dettare il proprio testamento.
  • Verso di te rotolo, verso di te, balena che tutto distruggi senza riportar vittoria; fino all'ultimo mi azzuffo con te, dal cuore dell'inferno ti trafiggo; in nome dell'odio ti sputo addosso l'estremo respiro. Affonda tutte le bare e tutti i catafalchi in un vortice solo! e poiché né questi né quelle possono essere per me, ch'io ti trascini sbranata mentre continuo a darti la caccia, benché sia legato a te, dannata balena! Così, lascio andare la lancia! (Achab)
Protagonista di Moby Dick (1851) di Herman Melville. Così il capitano Achab urla a Moby Dick prima di ramponarla ancora, ma per l'ultima volta: il cavo gli si attorciglia alla gola e la balena lo trascina con sé nelle profondità del mare.
  • Voglio esser sepolto con questi abiti, Carlotta, tu li hai toccati e consacrati: anche di questo ho pregato tuo padre. La mia anima si librerà sulla mia tomba. Non mi si devono frugare le tasche. Il nastro rosa pallido che avevi in petto quando ti vidi per la prima volta fra i tuoi bambini... oh, baciameli tanto, e racconta loro la storia dell'infelice amico. Cari! essi si affollano intorno a me. Ah, come mi legai a te, fin da quel primo istante non potevo più lasciarti! Quel nastro deve essere sepolto con me: tu me lo regalasti il giorno del mio compleanno, e come mi fu caro! Ah non immaginavo dove mi avrebbe condotto la via che seguivo! Sii calma, ti prego, sii calma!
    Sono cariche. Battono le dodici! Il mio destino si compia! Carlotta, Carlotta, addio! addio! (Werther)
Protagonista de I dolori del giovane Werther (1774) di Johann Wolfgang von Goethe. Sono le parole che Werther scrive a Carlotta prima di suicidarsi con un colpo di pistola alla tempia.