Annemarie Schwarzenbach

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Annemarie Schwarzenbach negli anni '30

Annemarie Schwarzenbach (1908 – 1942), scrittrice, fotografa e giornalista svizzera.

La via per Kabul[modifica]

  • [...] noi siamo così, gioiamo alla vista delle persone, del mare azzurro, di un'ora di pace nonostante il fragore degli incendi, guardiamo oltre i campi di macerie per imparare tutti la stessa preghiera: Signore, aiutaci a sopportare questa vita... (da L'Ararat, p. 27)
  • [...] i nomi sono molto più che indicazioni geografiche, i nomi sono suono e colore, sogno e ricordo, mistero, magia; e non è disincanto quello che si prova, ma piuttosto l'inizio di un processo meraviglioso, quando un giorno li ritroveremo, carichi di splendore e ombra, di fuoco e della fredda cenere della realtà. (da Tre volte l'Hindu Kush, p. 51)
  • [...] non sta a me decidere di incontri e separazioni e tracciare il confine tra realtà e visione.
    A me rimane la magia, il nome, il cuore meravigliosamente toccato. (da Tre volte l'Hindu Kush, p. 56)
  • Non sai che l'essere umano assomiglia al suo Dio, e a Lui soltanto, e che può captare dalle onde del nulla suoni capaci di toccare i cuori, e vedere colori più belli e delicati di qualsiasi sogno, e inventare linee eleganti, erigere altari di luce e di fuoco? Che può vivere senza speranza, essere coraggioso e strappare la sua preghiera al terribile abisso della sua solitudine? (da Il viaggio a Ghazni, pp. 91-92)
  • Forse è solo la ferita incurabile dell'addio, quel momento difficile da descrivere,, quasi vuoto, unicamente consacrato al coraggio cieco e sordo; forse è quel momento ultimo, irrevocabile e già passato in cui il gentile vecchio con il turbante mi aprì la porta della città dicendomi: devi tenere saldo il volante, la strada principale di Kabul è piena di fango, arriva fino alle caviglie, devi, devi... e poi mi ritrovai sulla rotta dell'esercito di Alessandro senza versare nemmeno una lacrima, senza guardare mai indietro. (da Verso Peshawar..., pp. 113-114)
  • [...] ancora più singolare, più incomprensibile, è la visione del deserto. Scivolare su questa via d'acqua calma, uniforme, di un azzurro artificiale tra rive di sabbia che scorrono sommessamente attraversando questo mondo non ancora nato e sterile, prossimo al tutto, affine alla tristezza indicibile... (Viaggio attraverso il canale di Suez, p. 123)

Bibliografia[modifica]

  • Annemarie Schwarzenbach, La via per Kabul. Turchia, Persia, Afghanistan 1939-1940, a cura di Roger Perret, traduzione di Tina D'Agostini, Saggiatore, Milano, 2009

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