Archimede

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Archimede

Archimede di Siracusa (circa 287 a.C. – 212 a.C.), matematico, ingegnere, fisico e inventore siceliota.

Citazioni di Archimede[modifica]

Circuli dimensio, 1544
  • Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo.[1]
δός μοι ποῦ στῶ καὶ κινῶ τὴν γήν.
Da ubi consistam, et terram coelumque movebo.
  • Dato che so che sei abile e un eccellente maestro di filosofia e che non ti tiri indietro di fronte a problemi matematici che ti si presentano, ho pensato di esporti per iscritto e illustrarti in questo stesso libro un metodo di natura particolare, grazie al quale sarai in grado di venire a capo di problemi matematici grazie alla meccanica. Sono convinto che questo metodo sia utile per trovare le dimostrazioni dei teoremi; infatti alcune cose che inizialmente ho trovato grazie al metodo meccanico, le ho poi dimostrate geometricamente, perché lo studio con questo metodo non fornisce una dimostrazione effettiva.[2]
  • Ho trovato!
εύρηκα!
Eureka![3]
  • Non guastare i miei cerchi.
Noli turbare circulos meos.[4]
  • Ti scongiuro, non guastare ciò.
Noli, obsecro, istum disturbare.[4]
  • Trascendere le limitazioni umane e padroneggiare l'universo.
Transire suum pectus mundoque potiri.[5]

Incipit de L'arenario[modifica]

Alcuni pensano, o re Gelone che il numero dei granelli di sabbia sia infinito in quantità: non intendo soltanto la sabbia che si trova nei dintorni di Siracusa e del resto della Sicilia, ma anche quella che si trova in ogni altra regione, abitata o deserta. Altri ritengono che questo numero non sia infinito, ma che non possa esistere un numero esprimibile e che superi questa quantità di sabbia. È chiaro che coloro i quali pensano questo, se immaginassero un volume di sabbia uguale a quello della Terra, avendo riempito di sabbia tutti i mari e tutte le valli, fino alle montagne più alte, sarebbero ancor meno disposti ad ammettere che si possa esprimere un numero che superi quella quantità. Ma io tenterò di mostrarti, attraverso dimostrazioni geometriche che tu potrai seguire, che alcuni dei numeri da noi enunciati ed esposti negli scritti inviati a Zeusippo, non soltanto superano il numero dei granelli di sabbia aventi un volume uguale a quello della Terra riempita come abbiamo detto, ma anche un volume uguale a quello dell'intero Universo.

Citazioni su Archimede[modifica]

  • Ad un tratto entrò nella stanza un soldato romano che gli ordinò di andare con lui da Marcello. Archimede rispose che sarebbe andato dopo aver risolto il problema e messa in ordine la dimostrazione. Il soldato si adirò, sguainò la spada e lo uccise. (Plutarco)
  • Archimede ha fatto una quantità di scoperte straordinarie ed eccezionalmente geniali. Fra esse voglio parlare soprattutto di una che porta i segni di una grande intelligenza. Quando Gerone regnava in Siracusa, per le sue fortunate imprese volle offrire ad un certo santuario una corona d'oro che aveva ammirato. Decise il prezzo dell'opera con un artista e gli consegnò la quantità di oro necessaria. A suo tempo la corona finita fu consegnata, con piena soddisfazione del re, ed anche il peso della corona risultò coincidere con quello dell'oro. Più tardi, però, Gerone ebbe motivo di sospettare che l'artista avesse sottratto una parte dell'oro e l'avesse sostituita con un ugual peso di argento. Indignato per l'inganno, ma non riuscendo a trovare il modo di dimostrarlo, pregò Archimede di studiare la questione. Un giorno che, tutto preso da questo pensiero, Archimede era entrato in un bagno, si accorse che mano a mano che il suo corpo si immergeva, l'acqua traboccava. Questa osservazione gli diede la soluzione del problema. Si slanciò fuori dal bagno e tutto emozionato si precipitò nudo verso casa, gridando con tutte le forze che aveva trovato quel che cercava: "Eureka! Eureka!". (Marco Vitruvio Pollione)
  • Archimede ti si rannicchia vicino, una sera, e dice all'orecchio: non sono mai esistito, quello di duemila anni fa era solo un pazzo da dimenticare. (Paolo Rumiz)
  • Fu ad Archimede conceduto l'onor del sepolcro, quale l'avea egli desiderato. Ma questo sepolcro medesimo era ito in dimenticanza più di 100 anni dopo, quando Cicerone andò questore in Sicilia. Narra egli stesso in qual maniera gli venisse fatto di scoprirlo a' Siracusani, i quali tanto ne avean perduta ogni memoria, che assicuravano il sepolcro di Archimede non essere certamente tra loro. Così un Romano riparò in certo modo l'ingiuria che questo valentuomo avea da un altro Romao ricevuta. Ad alcuni han data noia in questo racconto di Cicerone quelle parole humilem homunculum, con cui egli chiama Archimede, come se dirlo volesse uom dappoco e spregevole... Ma senza inutilmente perderci in dissertare, basta il riflettere che sì gran concetto avea Cicerone di Archimede, che volle cercarne il sepolcro, e che chiamolo, come fu detto sopra, uomo di divino ingegno, per comprendere che quelle parole humilem homunculum non significano già uomo da nulla, ma uom privato e povero, e vissuto lungi dalla luce de' pubblici onori. (Girolamo Tiraboschi)
  • Non mi pare che in questo luogo sia da passar con silenzio l'invenzione di Archimede d'alzar l'acqua con la vite: la quale non solo è maravigliosa, ma è miracolosa; poiché troveremo, che l'acqua ascende nella vite discendendo continuamente. (Galileo Galilei)
  • In realtà, quando Archimede racchiuse in una sfera i movimenti della luna, del sole e dei cinque pianeti, fece lo stesso che colui che nel Timeo edificò l'universo, il dio di Platone, e cioè che un'unica rivoluzione regolasse movimenti molto diversi per lentezza e velocità. E se questo non può avvenire nel nostro universo senza la divinità, neanche nella sfera Archimede avrebbe potuto imitare i medesimi movimenti senza un'intelligenza divina. (Marco Tullio Cicerone)
  • Io quand'ero questore scoprii la sua tomba, sconosciuta ai Siracusani, cinta con una siepe da ogni lato e vestita da rovi e spineti, sebbene negassero completamente che esistesse. Tenevo, infatti, alcuni piccoli senari, che avevo sentito essere scritti nel suo sepolcro, i quali dichiaravano che alla sommità del sepolcro era posta una sfera con un cilindro. Io, poi, osservando con gl'occhi tutte le cose - c'è, infatti, alle porte Agrigentine una grande abbondanza di sepolcri - volsi l'attenzione ad una colonnetta non molto sporgente in fuori da dei cespugli, sulla quale c'era sopra la figura di una sfera e di un cilindro. E allora dissi subito ai Siracusani - c'erano ora dei principi con me - che io ero testimone di quella stessa cosa che stavo cercando. Mandati dentro con falci, molti ripulirono e aprirono il luogo. Per il quale, dopo che era stato aperto l'accesso, arrivammo alla base posta di fronte. Appariva un epigramma sulle parti posteriori corrose, di brevi righe, quasi dimezzato. Così la nobilissima cittadinanza della Grecia, una volta veramente molto dotta, avrebbe ignorato il monumento del suo unico cittadino acutissimo, se non lo fosse venuto a sapere da un uomo di Arpino. (Marco Tullio Cicerone)
  • [In riferimento ad Archimede] La cosa più grande che ci ha lasciato la Grecia. Il grande teatro ellenico, per esempio, è cosa non trapiantabile fuori dalla nostra cultura. Il teorema sul galleggiamento dei corpi, invece, funziona ovunque. Siamo di fronte a un genio più universale persino di Leonardo. Ma non se ne parla.[6]

Note[modifica]

  1. Frase attribuita ad Archimede dal geometra Alessandrino Pappo; citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 87.
  2. Da una lettera di Archimede a Eratostene, introduzione a Metodo, citato in Dal Metodo di Archimede (pdf). URL consultato il 20 settembre 2013.
  3. Il re di Siracusa Gerone chiese ad Archimede di verificare quanto oro e quanto argento fossero contenuti nella lega di cui era costituita la sua corona. Archimede trovò la soluzione a questo problema, per caso, mentre faceva il bagno esclamando la famosa parola. La proverbiale esclamazione è riportata sia da Marco Vitruvio Pollione che da Plutarco. Citato in Eric M. Moormann, Wilfried Uitterhoeve, Miti e personaggi del mondo classico, p. 105.
  4. a b Queste, riportate da Valerio Massimo, sarebbero le sue ultime parole. I Romani, dopo aver espugnato Siracusa, compierono un vero e proprio massacro. Un soldato romano si imbatté in Archimede che in quel momento era intento a tracciare disegni matematici sulla sabbia, tutto assorto nei suoi calcoli. Secondo Tito Livio e Plutarco, Archimede si limitò a chiedergli di risparmiare i suoi disegni e fu trafitto a morte dal soldato. Marcello, che aveva da sempre ammirato il matematico greco, deplorò il suo assassino e gli fece dare sepultura onorevole. Citato in Eric M. Moormann, Wilfried Uitterhoeve, Miti e personaggi del mondo classico, p. 106.
  5. Incisa sulle medaglie Fields.
  6. La svolta di Siracusa e il genio dei teoremi, Repubblica.it, 15 agosto 2007.

Bibliografia[modifica]

  • Eric M. Moormann, Wilfried Uitterhoeve, Miti e personaggi del mondo classico. Dizionario di storia, letteratura, arte, musica, a cura di E. Tetamo, traduzione di L. Antonelli e D. Spanio, Pearson Italia S.p.a., 2004. ISBN 8842499722 (Anteprima su Google Books)

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