Aung San Suu Kyi

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Medaglia del Premio Nobel
Per la pace (1991)
Aung San Suu Kyi nel 2013

Aung San Suu Kyi (1945 – vivente), politica birmana.

Citazioni[modifica]

  • Pulizia etnica è un’espressione troppo forte per descrivere ciò che sta accadendo [...] non si tratta di pulizia etnica ma di persone diverse e divise e noi stiamo cercando di ridurre questa divisione.[1]
  • Siamo impegnati a riportare la pace e la stabilità e lo stato di diritto in tutto lo Stato.[2]
  • Nonostante tutti gli sforzi, non abbiamo potuto fermare il conflitto... Ma non è intenzione del governo eludere le sue responsabilità.[2]
  • Siamo un Paese giovane e fragile con molti problemi, ma dobbiamo affrontarli tutti. Non possiamo concentrarci solo su alcuni di essi.[2]

Da Gli aiuti non bastano ai popoli senza speranze

la Repubblica, 24 luglio 2002

  • Il rispetto della dignità umana richiede un impegno che porti alla creazione di condizioni in cui gli individui possano sviluppare un senso di autostima e sicurezza. La vera dignità è accompagnata dalla certezza della propria capacità di risposta alla sfida intrinseca all'esistenza umana. Tale certezza difficilmente potrà essere garantita alle persone costrette a vivere sotto la minaccia della violenza e dell'ingiustizia, sotto un cattivo governo e all'insegna di instabilità o povertà e malattia. L'eliminazione di queste minacce deve essere lo scopo di coloro che riconoscono la santità della dignità umana e di coloro che mirano a promuovere lo sviluppo umano.
  • Un popolo privato della speranza, impotente e privo della sua dignità difficilmente sarà capace di attività di questo tipo. E ritorniamo così al legame tra sviluppo umano e dignità umana. Lo sviluppo umano abbraccia tutti gli aspetti dell' esistenza umana.
  • In questo momento in cui il mondo intero è preoccupato per la minaccia del terrorismo, vale la pena considerare il fatto che persone private del controllo sulle loro esistenze, controllo necessario per condurre una vita dignitosa, rischiano di andare alla ricerca di una loro realizzazione seguendo un percorso di violenza. Il fornire loro semplicemente una certa sufficienza materiale non basta a riportare in loro pace e unità. È necessario realizzare il loro potenziale di sviluppo umano e rispettare la loro dignità umana cosicché possano acquisire le abilità e la fiducia per la costruzione di un mondo solido e fiorente alla luce di una diversità armoniosa.

Da Vi scrivo dal carcere birmano

la Repubblica, 5 marzo 2007

  • Assentire o dissentire è prerogativa di chi vive in un sistema democratico. In un regime autoritario, dissentire può essere considerato un crimine.
  • Suppongo che il tipo di vita che conduco a qualcuno sembrerà molto strano, ma è una vita a cui mi sono abituata e davvero non è più strana di tante cose che accadono oggi in Birmania.
  • Raramente chi visita la Birmania si rende conto delle difficoltà della vita quotidiana nel nostro paese. Apparentemente le cose sembrano tranquille e serene, e solo chi ha familiarità con stati governati da regimi dittatoriali inefficienti riesce a rendersi conto di che cosa accade veramente.

Da La signora della democrazia

la Repubblica, 3 aprile 2012

  • Per quanto mi riguarda, voglio che tutti siano eroi, così non avremo bisogno di speciali eroi per il nostro Paese.
  • La forza del nostro popolo ha un grande valore, dovunque vado mi salutano con il cuore, caldo e gentile, con fiori e altri doni per seguirmi lungo la stessa strada. Qualcuno mi dona fiori molto costosi, altri portano mazzi di fiorellini presi dal ciglio della strada. Io posso sfiorare solo per un attimo tutti quei fiori e quei regali, ma non importa. Quel che più conta è che sono frutto dell'amore e della gentilezza, un amore davvero prezioso, un valore immenso, come anche tutta la gente che mi saluta e mi dà il benvenuto: ogni singolo individuo è molto importante per me. Anche se non riesco a vedere né a ricordare le facce di tutti, di certo le tengo nel cuore.
  • Penso al futuro, e mi dico: spero, e per questo m'impegnerò al massimo, di svolgere bene il mio dovere per la mia gente.
  • Per lunghi anni - circa vent'anni - ho potuto contare sull'enorme sostegno, sull'incoraggiamento, sull'aiuto da parte di tutte le donne che erano attorno a me. Molte anziane ottantenni o novantenni, ma anche adolescenti giovani e carine, e perfino bambine, si sono fatte sentire, alzando la voce attraverso l'intero Paese.
  • Nel nostro Paese, le donne sono fra gli strati più poveri della popolazione, massacrate dal lavoro; eppure hanno una mente davvero preziosa e forte.

Da Ritornai alla vita

la Repubblica, 17 giugno 2012

  • Ho provato spesso, durante il periodo che ho trascorso agli arresti domiciliari, la sensazione di non fare più parte del mondo reale. C'era una casa che era il mio mondo, c'era il mondo di chi non era libero ma stava insieme con altri in una prigione formando una comunità, e infine c'era il mondo dei liberi: tutti pianeti differenti che seguivano ciascuno una propria orbita in un universo indifferente. Ciò che ha fatto il Premio Nobel è riportarmi nel mondo degli altri esseri umani, fuori da quell'area isolata nella quale ho vissuto, di ridarmi in qualche modo il senso della realtà.
  • Decidendo di conferirmi il Premio Nobel per la Pace, il Comitato ha ribadito che gli uomini oppressi e isolati della Birmania sono anch'essi parte del mondo e ha riaffermato che l'umanità è una sola.
  • Dovunque la sofferenza è ignorata, si semina il conflitto, perché la sofferenza implica umiliazione, avvilimento e rabbia.
  • Quando mi si chiede perché lotto per la democrazia in Birmania, la risposta sta nella mia convinzione che le istituzioni e la pratica della democrazia siano necessarie per garantire i diritti umani.
  • Senza fede nel futuro, senza la convinzione che i valori democratici e i diritti fondamentali dell'uomo non sono soltanto necessari ma anche fattibili nella nostra società, il nostro movimento non sarebbe resistito lungo tutti quegli anni devastanti. La loro fede nella nostra causa non è cieca ma poggia su una lucida valutazione della propria capacità di resistere.
  • La pace nel nostro mondo è indivisibile. Fintanto che le forze negative avranno la meglio su quelle positive in una qualsiasi parte del mondo, siamo tutti a rischio.
  • Tra gli aspetti positivi dell'avversità, trovo che il più prezioso sia costituito dalle lezioni che ho imparato sul valore della bontà d'animo. Essere gentili vuol dire dare risposte cariche di sensibilità e di calore umano alle speranze e ai bisogni degli altri. Persino la più sfuggente manifestazione di bontà d'animo può alleggerire la pesantezza di un cuore. La gentilezza può cambiare la vita delle persone.

Da Gli auguri di Aung San Suu Kyi per il capodanno birmano

Amiciziaitaliabirmania.it, 19 aprile 2016

  • Se una nazione deve progredire e prosperare, l'unità è della massima importanza. Ecco perché vorrei chiarire che quando abbiamo detto che siamo un regime orientato verso la riconciliazione nazionale, voglio dire che io sono a favore di tutto il popolo, indipendentemente del voto a favore o contro di noi.
  • Un governo democraticamente eletto è responsabile di tutti i cittadini, essendo giusto ed equilibrato verso tutti, ed esercitando la gentilezza amorevole e la compassione verso tutti.
  • La giustizia non è qualcosa che viene enunciata a parole; necessita di manifestarsi con l'azione.
  • Un regime da solo non può fare politica con successo. Non può portare allo sviluppo della nazione. Solo con la partecipazione del popolo si possono raggiungere questi obiettivi.
  • Voglio che la nostra gente possa tenere alta la testa, orgogliosa di essere del Myanmar ovunque vada. È così che voglio che la mia gente si collochi tra le nazioni del mondo. Dobbiamo lottare duramente per questo. Quando abbiamo chiesto il sostegno popolare, non abbiamo fatto alcuna facile promessa. Non abbiamo mai detto che il nostro Paese prospererà in una notte. Non è che non crediamo in noi stessi, non è che noi non crediamo nella nostra gente, ma siamo consapevoli dei compiti erculei che ci aspettano.
  • Alcuni sono preoccupati che il nostro nuovo regime manchi di esperienze in materia di amministrazione e gestione. Sì, ci manca l’esperienza. Ma non siamo riluttanti a collaborare con le persone con esperienza. Non vogliamo ignorare chi proviene dai vecchi regimi. Vogliamo che tutti coloro che possono portare beneficio al paese diano una mano.

Da Testo integrale del discorso di Daw Aung San Suu Kyi del 19 settembre 2017

Amiciziaitaliabirmania.it, 19 settembre 2017

  • Quando il nostro popolo ha votato a favore della Lega Nazionale per la Democrazia alle elezioni del 2015, ci ha di fatto affidato il compito di assolvere tre responsabilità: transizione democratica, pace e stabilità e sviluppo. Nessuna di queste sfide è facile o semplice. La transizione per noi è una transizione verso la democrazia dopo mezzo secolo o più di regime autoritario. E ora stiamo facendo crescere la nostra nazione seppure sia una democrazia imperfetta.
  • La Birmania è una nazione complessa, come tutti voi sapete. E la sua complessità è aggravata dal fatto che le persone si aspettano che noi superiamo tutte queste sfide in breve tempo.
  • Sono consapevole del fatto che l’attenzione del mondo si concentri sulla situazione nello Stato di Rakhine e, come ho detto all'Assemblea Generale dell’anno scorso, come membro responsabile della Comunità delle Nazioni, il Myanmar non teme il controllo internazionale e ci impegniamo a trovare una soluzione sostenibile che porti alla pace, alla stabilità e allo sviluppo di tutte le comunità di tale Stato.
  • Nel mondo c'è stata molta preoccupazione per la situazione nello stato Rakhine. Il governo del Myanmar non intende attribuire colpe o negare responsabilità. Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani e la violenza illegale.
  • Ci sentiamo profondamente colpiti dalla sofferenza di tutte le persone coinvolte nel conflitto. Quelli che hanno dovuto fuggire dalle loro case sono molti. Non solo musulmani e Rakhines, ma anche piccoli gruppi minoritari come Dyna, Mro, Thet, Magyi e Indù, la presenza dei quali è in gran parte sconosciuta all'opinione mondiale.
  • Il governo sta lavorando per riportare la situazione alla normalità. Dal 5 settembre non ci sono stati scontri armati e non ci sono state operazioni di sgombero. Ciononostante, siamo preoccupati per il fatto che numerosi musulmani fuggono oltre frontiera per raggiungere il Bangladesh. Vogliamo scoprire perché sta accadendo questo esodo. Vorremmo parlare con coloro che sono fuggiti, così come con coloro che sono rimasti. Penso che sia ben poco noto che la grande maggioranza dei musulmani nello Stato di Rakhine non abbia aderito all'esodo. Più del 50 per cento degli abitanti dei villaggi di musulmani sono intatti. Sono come prima degli attacchi. E vorremmo sapere perché.
  • Non siamo mai stati deboli sui diritti umani in questo paese. Il nostro governo si è affermato come un organismo impegnato nella difesa dei diritti umani, non dei diritti di una particolare comunità, ma dei diritti di tutti gli esseri umani entro i confini del nostro Paese.
  • Siamo una democrazia giovane e fragile, che si confronta con molti problemi. Ma dobbiamo affrontarli tutti allo stesso tempo nel modo in cui dobbiamo affrontare contemporaneamente tutti i nostri problemi di salute. Non possiamo concentrarci su pochi.
  • Vorremmo fare del nostro Paese una nazione al cui interno tutti possano vivere in sicurezza e prosperità. Si tratta di un obbiettivo grande. Questa è una grande ambizione. Ma non è impossibile da realizzare.
  • Non vogliamo che Myanmar sia una nazione divisa da convinzioni religiose, di etnia o ideologia politica. Tutti noi abbiamo il diritto alle nostre diverse identità, e tutti noi abbiamo il diritto di sforzarci di vivere la nostra vita nel modo in cui crediamo che sia giusto. Ma dobbiamo anche lavorare insieme perché apparteniamo a una nazione e, poiché apparteniamo a una nazione, noi apparteniamo anche a questo mondo.
  • L'odio e la paura sono i principali flagelli del nostro mondo. Tutti i conflitti nascono dall'odio o dalla paura. Solo eliminando le fonti dell’odio e del timore saremo in grado di eliminare i conflitti dal nostro paese e dal mondo.

Liberi dalla paura[modifica]

Incipit[modifica]

Mio padre morì quando ero troppo giovane per averne ricordo. Nel tentativo di scoprire che tipo d'uomo fosse stato, ho iniziato a leggere e a raccogliere materiale sulla sua vita. Il resoconto che segue è basato su testi pubblicati e solo in due casi riguardanti la sua vita personale mi sono basata in certa misura su quanto ho saputo dalla mia famiglia e da persone che lo conoscevano bene. Scrivere su una persona alla quale si è strettamente imparentati è un compito difficile e l'autore si espone a possibili accuse di scarsa obiettività. I biografi sono inevitabilmente condizionati dal materiale a disposizione e dagli avvenimenti e dalle conoscenze che influenzano il loro giudizio. Da parte mia, posso solo dire che ho cercato di presentare un ritratto sincero di mio padre così come lo vedo.

Citazioni[modifica]

  • Non è il potere che corrompe, ma la paura. Il timore di perdere il potere corrompe chi lo detiene e la paura del castigo del potere corrompe chi ne è soggetto.
  • Sarebbe difficile sconfiggere l'ignoranza senza la libertà scevra di paura di perseguire la verità. Dal momento che il rapporto fra paura e corruzione è tanto stretto, non può meravigliare che in ogni società in cui matura la paura, la corruzione si radichi profondamente in tutte le sue forme.
  • L'autentica rivoluzione è quella dello spirito, nata dalla convinzione intellettuale della necessità di cambiamento degli atteggiamenti mentali e dei valori che modellano il corso dello sviluppo di una nazione. Una rivoluzione finalizzata semplicemente a trasformare le politiche e le istituzioni ufficiali per migliorare le condizioni materiali ha poche probabilità di successo.
  • All'interno di un sistema che nega l'esistenza di diritti umani fondamentali, la paura tende a essere all'ordine del giorno. Timore del carcere, della tortura, della morte, timore di perdere amici, parenti, proprietà o mezzi di sussistenza, paura della povertà, dell'isolamento, del fallimento. Una forma molto insidiosa di paura è quella che si maschera come buon senso o addirittura saggezza, condannando come sciocchi, inconsulti, insignificanti o velleitari i piccoli atti di coraggio quotidiani che contribuiscono a salvaguardare la stima per se stessi e la dignità umana. Non è facile per un popolo condizionato dai timori, soggetto alla regola ferrea che la ragione è del più forte, liberarsi dai debilitanti miasmi della paura. Eppure, anche sotto la minaccia della macchina statale più schiacciante, il coraggio continua a risorgere, poiché la paura non è lo stato naturale dell'uomo civile.
  • Ciò che conduce l'uomo a osare e a soffrire per edificare società libere dal bisogno e dalla paura è la sua visione di un mondo fatto per un'umanità razionale e civilizzata. Non si possono accantonare come obsoleti concetti quali verità, giustizia e solidarietà, quando questi sono spesso gli unici baluardi che si ergono contro la brutalità del potere.

Citazioni su Aung San Suu Kyi[modifica]

  • Le donne che ispirano la mia vita quotidiana sono Christine Lagarde, Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale; Aung San Suu Kyi, volto politico dell'opposizione Birmana, Segretario Nazionale per la democrazia e vincitrice di un Nobel per la Pace, e Patti Smith. Stimo molto queste donne e soprattutto le rispetto molto per la loro personalità, il coraggio, l'intelligenza e la creatività. Il loro grande carisma è per me una continua fonte di ispirazione. (Rula Jebreal)
  • Negli ultimi anni ho più volte condannato questo trattamento tragico e vergognoso. Sto ancora aspettando che la mia compagna di Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi faccia lo stesso. (Malala Yousafzai)

Note[modifica]

Bibliografia[modifica]

  • Aung San Suu Kyi, Liberi dalla paura, traduzione di Giorgio Arduin, Sperling & Kupfer, 2003. ISBN 8882746143

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