Corrado Alvaro

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Corrado Alvaro, anni venti

Corrado Alvaro (1895 – 1956), scrittore, giornalista e poeta italiano.

Citazioni di Corrado Alvaro[modifica]

  • L'invidia ha gli occhi e la fortuna è cieca. (da Gente in Aspromonte)
  • La critica, quella generalmente professata, è l'arte di risuscitare i morti e di far morire i vivi. (da L'Italia che scrive; citato in Domenico Mondeone, Impressioni su Corrado Alvaro, Civiltà cattolica, 88, 19 giugno 1937)
  • La disperazione più grave che possa impadronirsi d'una società è il dubbio che vivere rettamente sia inutile. (da Ultimo diario)
  • [Luigi Pirandello] La sua lingua, al principio ripicchiata e di vocabolario, diviene nel meglio della sua opera un modo d'esprimersi naturale, come si esprimono gli elementi nella luce; le sue manie a un certo punto investono l'uomo e divengono rimpianti di angeli decaduti, incubi, segni del destino. Tanto è vero che non c'è grande poeta senza idee fisse. (da Pirandello, Premio Nobel 1934, La nuova antologia, 16 novembre 1934)
  • La vita non è altro che una comunione di solitudini. (da Il parco, in Gente che passa: racconti dispersi, p. 172)

Un treno nel Sud[modifica]

  • La dignità è al sommo di tutti i pensieri, ed è il lato positivo dei calabresi, come è la difficoltà contro cui si può urtare inconsapevolmente, poiché è qualche volta tutto quanto ha l'uomo.[1] (p. 133)
  • Quasi tutto quello che si legge qui della Calabria, a parte la letteratura dialettale, è rivolto in genere a magnificare una Calabria che non esiste più, e cioè le colonie greche, e Sibari, e Locri. La tendenza è al classico.[1] (p. 164)
  • Il calabrese è curioso di conoscere e di sapere, la sua delizia è ascoltare le persone colte che parlano, anche se a lui non arriva interamente il senso dei grandi e profondi concetti. È come il povero davanti allo spettacolo di una festa apparecchiata, non per lui, ma di cui gli arrivano i suoni, le luci, i colori. Senza invidia. Con un cocente rimpianto d'un bene fatto per tutti gli uomini.[2] (p. 204)
  • [...] l'Italia meridionale le ha fatte tutte [le guerre], considerandole un'evasione e una breccia per l'emigrazione. Ora l'Italia meridionale tenta un'evasione interna [...] meridionalizza la nazione.[2] (p. 207)

Quasi una vita[modifica]

Incipit[modifica]

Un vecchio signore che fu capitano dei gendarmi del Papa ha avuto pace in questi giorni. Da molti anni passava le sue giornate alla finestra della sua casa notando che cosa si diceva per la strada, che si faceva nella casa di fronte. Occupava il vano intero della sua finestruola al mezzanino, grande e forte. Levava gli occhi al cielo sotto il cespuglio delle sopraciglia. e diceva: «Sotto il Papa, un caffè costava due soldi, e si pranzava all'Armellino, sul Corso, per venticinque baiocchi». Discendeva dai «mercanti di campagna» che costituirono la borghesia dello Stato pontificio nell'Ottocento. Questi erano il tramite fra i nobili e i butteri e i contadini, cioè gl'intermediari che fittavano le terre per subaffittarle. Divenuto ricco, non fu mai liberale e non partecipò mai a nessuna delle rivoluzioncelle municipali di dopo il Settanta. Imparò soltanto leggere e a scrivere per poter firmare le sue carte, poiché non faceva nulla senza consultare l'avvocato.

Citazioni[modifica]

  • Al mio paese, la piccola borghesia considera una grande prova di abilità arrivare a ingraziarsi con tutti i mezzi, anche i più bassi, chi comanda. La furberia al posto di ogni altra qualità umana. Chi non vi riesce è un imbecille, e chi non vi si adatta, un pazzo. 'Ha relazioni' è al mio paese dire molto.
  • Chi ha denaro paga, ma mai di persona. L'intelligenza paga corpo e beni.
  • Come si appanna una donna trascurata. Appassisce come un fiore inaridito.
  • Dei Greci, i meridionali hanno preso il loro carattere di mitomani. E inventano favole sulla loro vita che in realtà è disadorna. A chi come me si occupa di dirne i mali e i bisogni, si fa l'accusa di rivelare le piaghe e le miserie, mentre il paesaggio, dicono, è così bello.
  • I calabresi mettono il loro patriottismo nelle cose più semplici, come la bontà dei loro frutti e dei loro vini. Amore disperato del loro paese, di cui riconoscono la vita cruda, che hanno fuggito, ma che in loro è rimasta allo stato di ricordo e di leggenda dell'infanzia.
  • Il cinema, a furia di rendere tutto patetico e sentimentale, rende cinici. Non dà all'uomo che atteggiamenti. Così quando si fa una letteratura sentimentale. Vedere in pratica come la storia contemporanea e il costume sono atroci e crudeli.
  • Il meridionale ha un tale desiderio del potere, poiché non conoscendo una libera società dipende tutto dai potenti, che è entusiasta del potere qualunque esso sia. [...] Generalmente immaginano comprato con occulte manovre chi poi professa idee, qualunque idea, anche se del partito dominante. Insomma, è la disistima dell'individuo in ogni caso; l'uomo non può essere che un folle impratico o un venduto.
  • Infantile, incostante, premurosa, irritabile, con una civetteria che conduce a lungo le assiduità e gli accostamenti amorosi, è la donna abituata a vivere coi vecchi.
  • In Balzac vi sono tre categorie della passione: cercatori, collezionisti, quelli che la godono. Oggi è il tempo dei collezionisti.
  • Katherine Mansfield si diede a quello che fu poi suo marito, una sera in cui non poterono sopportare lo spettacolo d'una prostituta che si guardava nello specchio.
  • L'italiano aspetta sempre una grande fortuna o avventura che non arriva. Ma non dispera.
  • L'uomo è il prodotto dei suoi errori.
  • La borghesia e la democrazia vuote di ideali non hanno altro cemento che il nazionalismo. Perciò si affida ai condottieri.
  • La lontananza è il fascino dell'amore. Amarsi vicini è difficile.
  • La passione per l'infinito ci spinge verso la donna. Infinito, non finito?
  • La ragazza che ha la mania di far casa, senza accorgersene e senza volerlo finisce col vivere con molti uomini uno dopo l'altro.
  • La storia considerata come una vicenda di buono e di cattivo tempo, di uragani e di sereni, ecco che cos'è la storia per un italiano. Per questo scetticismo della storia non si sono prodotti tanti tragici fenomeni in Italia, dove nulla è mai scontato interamente, dove tutti possono avere la loro parte di ragione, o dove tutti hanno torto, dove si ritrovano viventi i residui di tutte le catastrofi e di tutte le esperienze e di tutte le epoche. Ci sono ancora i guelfi, i neoguelfi, i separatisti, i federalisti, i sanfedisti, i baroni, i feudatari, ecc. Questi caratteri italiani sono l'origine delle più strane sorprese e delle più incredibili involuzioni.
  • La storia oggi sembra un susseguirsi di fenomeni naturali. Gli uomini acquistano la fatalità degli elementi. Tutto sembra preparato da lungo tempo e covato da azioni e reazioni simili a quelle delle acque del sottosuolo della terra.
  • Lo spreco della vita in tempi di tedio è già un piacere e uno sport.
  • Maiakovski, il poeta proletario, era un gigante, e aveva uno dei cervelli più grandi che si conoscono. Il suo cervello è conservato nell'istituto per lo studio del cervello, in una boccia d'alcool.
  • Osservavo a un prete della Sacra Rota che, spesso, per ottenere l'annullamento del matrimonio, le parti giurano il falso. «Può darsi», mi risponde, «ma all'Inferno ci vanno loro, però».
  • Se non vi fossero gli onesti, ma predicanti l'amoralità come Nietzsche, il mondo sarebbe d'una insopportabile virtù o ipocrisia.
  • Tutti accettano una menzogna convenzionale, anzi la trovano meravigliosa. Uno ha il coraggio di insinuare che non è bella, e anzi che non è vera. E così via, da una parola all'altra, tutti finiscono col giudicarla falsa, ignobile, ributtante.
  • Volgari si nasce. La volgarità, nelle arti, la volgarità piacevole, che vi incanta, è inimitabile. È un dono di natura come il genio.
  • Un epigramma corre tra i preti a proposito del Papa milanese: «Ecce panis romanorum – Factus cibus lombardorum» Come i preti parlano dei difetti dei preti, gola, furberia, ecc. Al modo delle donne: o piuttosto di tutte le comunità, soldati, società monosessuali.
  • Una nave di emigranti tornava in patria. Alcuni di questi emigranti, in vista della patria, impazzirono vaneggiando di essere diventati tutti ricchi.

Incipit di alcune opere[modifica]

Gente in Aspromonte[modifica]

Non è bella la vita dei pastori in Aspromonte, d'inverno, quando i torbidi torrenti corrono al mare, e la terra sembra navigare sulle acque. I pastori stanno nelle case costruite di frasche e di fango, e dormono con gli animali. Vanno in giro coi lunghi cappucci attaccati ad una mantelletta triangolare che protegge le spalle, come si vede talvolta raffigurato qualche dio greco pellegrino e invernale. I torrenti hanno una voce assordante. Sugli spiazzi le caldaie fumano al fuoco, le grandi caldaie nere sulla bianca neve, le grandi caldaie dove si coagula il latte tra il siero verdastro rinforzato d'erbe selvatiche. Tutti intorno coi neri cappucci, coi vestiti di lana nera, animano i monti cupi e gli alberi stecchiti, mentre la quercia verde gonfia le ghiande pei porci neri.

Mastrangelina[modifica]

È mio proposito raccontare quello che accadde nella città di Turio nel 1914. Costretto a vivere nella biblioteca comunale di questa città, vado occupando il mio tempo in un lavoro che possa tornare utile a quelli che vorranno rintracciare un momento della storia dei turiesi, o turioti come si suol dire. Naturalmente, questo momento, o il breve periodo che mi metto a descrivere, comprenderà un poco del passato, giacché le persone che vi si incontreranno hanno una storia che raggiunge il suo punto più interessante proprio in quest'anno. Spero che la pazienza per scrivere di queste cose mi assista fino in fondo, e che non mi scoraggi il fatto di vedermi attorno tanti libri negli scaffali, in cui è scritto tutto e in cui tutte le combinazioni della fantasia umana sono esaurite.

Explicit di alcune opere[modifica]

Gente in Aspromonte[modifica]

«Finalmente,» disse, «potrò parlare con la Giustizia. Ché ci è voluto per poterla incontrare e dirle il fatto mio!»

Citazioni su Corrado Alvaro[modifica]

  • Il suo ultimo ideale, risolutamente umanistico, era, come scriverà nell'Ultimo diario, «una letteratura che arrivi all'apice della cultura». (Geno Pampaloni)
  • L'Alvaro è scrittore in cui il mattone è sempre più significante della parete, il colore più della struttura. Spesso, nei suoi libri, il pensiero tende alla dissolvenza, l'affabulazione stilistica circuisce l'oggetto narrativo sino a nasconderlo. (Geno Pampaloni)
  • Nei suoi momenti migliori, l'Alvaro è scrittore che sa darci insieme il sentimento e il risentimento, la passione e il rimorso, l'adesione dell'intelligenza alla vita e il senso di colpa. (Geno Pampaloni)
  • Uomo di fede, egli è in verità testimone di due religioni, quella laica della storia e quella più torbida dell'esistenza, quella dell'intervento della ragione e quella, passiva, della vita condotta dagli impulsi del destino. (Geno Pampaloni)

Note[modifica]

  1. a b Citato in Corrado Alvaro E la Letteratura Tra Le Due Guerre, p. 12.
  2. a b Citato in Corrado Alvaro E la Letteratura Tra Le Due Guerre, p. 13.

Bibliografia[modifica]

  • Corrado Alvaro, Gente che passa: racconti dispersi, a cura di Giuseppe Rando, Rubbettino, 2007. ISBN 8849816154
  • Corrado Alvaro, Gente in Aspromonte, Garzanti Libri, 2000 (1930). ISBN 8811669758
  • Corrado Alvaro, Mastrangelina, a cura di Arnaldo Frateili, Bompiani, 1960.
  • Corrado Alvaro, Quasi una vita, Bompiani, Milano 1950.
  • Corrado Alvaro, Ultimo diario: 1948-1956, Bompiani, 1959.
  • Corrado Alvaro, Un treno nel Sud, Bompiani, 1958.
  • Corrado Alvaro E la Letteratura Tra Le Due Guerre, a cura di Alessio Giannanti e Aldo Maria Morace, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza, 2006. ISBN 8881013576

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]