Vladimir Vladimirovič Majakovskij

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Vladimir Vladimirovic Majakovskij nel 1925 circa

Vladimir Vladimirovič Majakovskij (1893 – 1930), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista sovietico.

Citazioni di Vladimir Vladimirovič Majakovskij[modifica]

  • Da quando domina il materialismo è scomparsa la materia.[fonte 1]
  • [A proposito di Esenin] Il mio ultimo incontro con lui mi fece un effetto terribilmente deprimente. [...] Mi si butta addosso un uomo dalla faccia gonfia, la cravatta tutta di traverso, il berretto che gli si reggeva in testa per miracolo, trattenuto da un ricciolo biondo. [...] Feci veramente fatica a riconoscere Esenin e altrettanto a fatica mi sottrassi al suo invito ad andare a berci una vodka, invito accompagnato dallo sventolio d'un grosso fascio di banconote. Rimasi per tutto il giorno con quest'immagine deprimente davanti agli occhi e la sera, naturalmente, ne parlai a lungo con gli amici (purtroppo in questi casi ci si limita tutti e sempre soltanto a questo). (p. 455[fonte 2])
  • Io voglio che alla baionetta sia equiparata la penna.[fonte 3]
  • L'arte non è uno specchio cui riflettere il mondo, ma un martello per forgiarlo.[1][fonte 3][fonte 4]
  • Per cinque anni vi abbiamo urlato che l'arte ha compiti ben più elevati che non facilitare la scelta dei liquori sui listini dei prezzi di Severianin o sollecitare il borghese che si sprofonda nel sonno coi romanzi della Verbitskaja. Mi scuso, vi ho dato fastidio![fonte 5]

Poemi[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

Majakovskij nel 1918

La nuvola in calzoni[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: La nuvola in calzoni.

Il flauto di vertebre[modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: Il flauto di vertebre.

150.000.000[modifica]

  • Chi interrogherà la luna? | Chi chiederà i conti al sole: | perché | fate voi le notti e i giorni? | Chi darà il nome all’autore geniale della terra? | Così, | anche questo | mio | poema | non ha nessuno per autore. | E sua sola idea è: | brillare per il domani che sorge.[fonte 6]
  • Le nostre gesta saranno | più difficili di quelle del creatore, | che ha riempito | il vuoto di cose. | Noi dobbiamo | creare il nuovo | con l’immaginazione | e anche dinamitare il vecchio.[fonte 6]
  • Sete, versaci da bere! | Fame, dacci da mangiare![fonte 6]
  • Tutto è fatto | per il piacere | dei nostri occhi | di bambini cresciuti![fonte 6]
  • Il collo della fame, | la gola della crisi, | noi li strangoleremo | col cappio delle strade ferrate![fonte 6]
  • Forse è | il centesimo anniversario della rivoluzione d’Ottobre, | forse | è semplicemente | un meraviglioso stato d’animo.[fonte 6]
  • Gli anni | hanno orchestrato | la tristezza nella calma, | l’hanno lanciata come un canto verso i cieli.[fonte 6]
  • Fiorisci, terra, seminata e trebbiata! | È per te | la sanguinante Iliade delle rivoluzioni! | L’Odissea degli anni di fame è per te![fonte 6]

Amo[modifica]

  • A ogni uomo che nasce è dato d’amare.[fonte 6]
  • Il cuore è vestito d’un corpo, | il corpo d’una camicia.[fonte 6]
  • Entrate con le vostre passioni! | Arrampicatevi con i vostri amori! | Da adesso non ho più potere sul mio cuore. | Degli altri, invece, ne conosco il domicilio.[fonte 6]
  • Sta nel petto, lo sanno tutti! | Con me | l’anatomia ha perso la testa. | Sono tutto cuore, | mi batte dappertutto.[fonte 6]
  • Perfino la flotta rientra al porto. | Perfino il treno corre verso la stazione. | E io verso di te ancor di più, | perché io amo.[fonte 6]
  • Non cancelleranno l’amore | né liti, | né distanze. È pensato, | provato, | riprovato. | Innalzando solennemente i versi come le dita, | Io giuro: | amo | di un amore immutabile e fedele.[fonte 6]

Di questo[modifica]

  • Verso uno scopo ultimo noi torniamo. | Così io | a te | tendo inesorabile, | appena separati, | e appena persi di vista.[fonte 7]
  • È spaventoso non amare, | terribile non osare più.[fonte 8]
  • Ma che fare | se con tutta, | con tutta l’ampiezza del cuore, | io ho creduto | e credo in questa vita, | e in questo | mondo?[fonte 8]
  • Ed io allora a gridargli da qui, da questa pagina d’oggi: | “Non sfogliare più oltre! | Risuscitami!» | Iniettami sangue nel cuore, | e in tutte le vene![fonte 8]
  • Non ho vissuto sino in fondo la mia vita terrena, | sulla terra non ho avuto tutto il mio amore.[fonte 8]
  • Il vostro trentesimo secolo | sorvolerà lo sciame di inezie | che dilaniano il cuore.[fonte 8]
  • Ci ripaghiamo ormai | dell’amore non vissuto | con le stelle di notti senza fine.[fonte 8]
  • Risuscitami, | non fosse altro perché da poeta | io t’ho atteso, | ripudiando le assurdità d’ogni giorno![fonte 8]

Vladimir Il'ič Lenin[modifica]

  • Tempo – inizio su Lenin un racconto. | Ma non perché la pena sia minore, | tempo, perché la penetrante angoscia | è ormai cosciente, limpido dolore. (vv. 1-4)[fonte 3]
  • Lenin, anche oggi, | è più vivo di tutti i viventi, | è la nostra scienza, arma e vigore.[fonte 9]
  • Io temo, | come si teme per la pupilla degli occhi, | ch'egli venga falsato | dalle soavi bellezze dell'ideale.[fonte 9]
  • Districo dalla memoria | catene di sillabe. | Ma la sillaba giusta | non trovo, | com'è povera, ahimè, nel nostro mondo | l'officina delle parole![fonte 9]
  • Noi siamo gente senza ambizioni, | se non ci chiamano a nome | non ci muoviamo.[fonte 9]
  • Di dove viene quest'uomo | di ogni uomo più umano? | Breve è la vita di Ulianov | e noi la conosciamo sino al suo palpito estremo, | ma la vita di Lenin non ha fine.[fonte 9]
  • Inferociva la reazione e gli intellettuali | da tutto si distaccarono e insudiciarono tutto, | comprarono delle candele e si rinchiusero in casa | e incensavano i cercatori di Dio.[fonte 10]

Bene![modifica]

  • Ma la terra con cui hai diviso il freddo mai più potrai fare a meno di amarla.[fonte 11]

A piena voce[modifica]

  • E tutte queste truppe | armate sino ai denti, | che per vent'anni volarono | da una vittoria all’altra, | sino | all'ultimissimo foglietto | io le consegno a te, | proletario del pianeta. | Ogni nemico | della classe operaia | è mio vecchio | ed acerrimo nemico. | Ci ordinarono | di andare | sotto la bandiera rossa | gli anni di fatica | e i giorni d'inedia. | Noi aprivamo | ogni tomo | di Marx, | come in casa | propria | si aprono le imposte, | ma anche senza leggervi | noi comprendevamo | quale parte andare, | in quale campo combattere. | Noi | la dialettica | non l'imparammo da Hegel. | Con lo strepito delle battaglie | irrompeva nel verso, | quando | sotto i proiettili | dinanzi a noi fuggivano i borghesi, | come noi | fuggivamo una volta | dinanzi a loro.[fonte 12]

Poesie[modifica]

Majakovskij nel 1914

Citazioni[modifica]

  • Purpureo e bianco rigettati e gualciti, | nel verde hanno buttato manciate di ducati, | e alle nere mani delle finestre accorse | hanno distribuito gialle carte accese. (da Notte, 1912)
  • E nelle labbra penzolanti del cielo | si sono ficcati capezzoli di pietra. (da Qualcosa a proposito di Pietroburgo, 1913[fonte 13])
  • Costruisce, | distrugge, | taglia | e strappa, | si placa, | ribolle | e spumeggia, | romba, | parla, | tace | e urla | il giovane esercito | dei leninisti. | Noi siamo il sangue nuovo | nelle vene della città.[fonte 14]
  • Fogliuzze. | Dopo le linee delle volpi — | punti. (da Quadro esauriente della primavera, 1913[fonte 13])
  • E allora ormai — sgualcite le coltri dei lampioni — | la notte si diede al piacere, oscena e ubriaca, | mentre dietro i soli delle vie in qualche luogo zoppicava, | non necessaria a nessuno, la flaccida luna. (da L'infernaccio della città, 1913[fonte 12])
  • Ma voi | potreste | eseguire un notturno | su un flauto di grondaie? (da Ma voi potreste?, 1913[fonte 12])
  • «Edizione della sera! Della sera! Della sera! | Italia! Germania! Austria!» | E sulla piazza, lugubremente listata di nero, | si effuse un rigagnolo di sangue purpureo! || [...] Alla città accatastata giunse mostruosa nel sogno | la voce di basso del cannone sghignazzante, | mentre da occidente cadeva rossa neve | in brandelli succosi di carne umana. (da La guerra è dichiarata, 1914[fonte 12])
  • Ascoltate! | Se accendono le stelle — | vuol dire che qualcuno ne ha bisogno? | Vuol dire che qualcuno vuole che esse siano? | Vuol dire che qualcuno chiama perle questi piccoli sputi? (da Ascoltate!, 1914[fonte 12])
  • A voi dunque, amatori di donne e di pietanze, | dare la vita per farvi piacere?! | Piuttosto nel bar servirò alle puttane | succo d’ananasso! (da A voi!, 1915[fonte 12])
  • Tutti così noiosi, come | se al mondo non ci fosse Capri. | Ma Capri esiste. | Col suo alone di fiori | tutta l'isola è una donna in una cuffia rosa. (da Ehi!, 1916[fonte 15])
  • Battete in piazza il calpestìo delle rivolte! | In alto, catena di teste superbe! | Con la piena d'un nuovo diluvio | laveremo le città dei mondi. (da La nostra marcia, 1917[fonte 12])
  • E uscì, a isolarsi nella notte, | vedova la luna. (da Pena, 1920[fonte 16])
  • Si sono placate le tempeste dei grembi rivoluzionari. (da Della canaglia, 1920-21[fonte 12])
  • Se il sole si stanca | e la notte | vuol coricarsi, | torpida marmotta, | allora io d’improvviso — | albeggio a tutta forza — | e il giorno scampana di nuovo. (da Straordinaria avventura avvenuta a Vladimir Majakovskij d'estate in campagna, 1921[fonte 12])
  • Io | lo traggo | dalle larghe brache, | duplicato | d'un peso inestimabile. | Leggete, | invidiate, | io | sono cittadino | dell'Unione Sovietica. (da Versi sul passaporto sovietico, 1929[fonte 12])
  • Se il bambino è un maialino, da grande non potrà uscirne che un maiale. (Da Che cosa è il bene e che cosa è il male[fonte 3])

Porto[modifica]

  • Alle culle d'ingresso barche agganciano | capezzoli delle madri di ferro.[fonte 17]
  • Alle orecchie dei piroscafi assordati | bruciano gli orecchini delle ancore.[fonte 17]

Dietro la donna[modifica]

  • I fumi si infilavano nel cielo come corna.[fonte 17]
  • Dai marciapiedi con una smorfia ladra | volano gelose le frecce spuntate.[fonte 17]

Per la stanchezza[modifica]

  • Terra! | Lasciami baciare la tua testa calva | con brandelli delle mie labbra macchiate di trucco dorato altrui.[fonte 17]
  • Col fumo dei capelli sopra incendi di occhi di latta | lascia che avvolga i seni infossati delle paludi.[fonte 17]
  • Tu! Siamo in due, | feriti, cacciati come daini, | si è levato il nitrito dei cavalli sellati dalla morte.[fonte 17]

Qualche parola su me stesso[modifica]

  • Amo guardare come muoiono i bambini. | L'avete mai vista la brumosa onda della risacca del riso | dietro la proboscide della tristezza? | Io, invece — | nella biblioteca delle strade — | ho sfogliato così spesso il volume delle tombe.[fonte 13]
  • «Sono solitario come l’ultimo occhio | di un uomo in cammino verso la terra dei ciechi!»[fonte 13]

La blusa del bellimbusto[modifica]

  • Sfiderò il sole con un sogghigno arrogante.[fonte 18]
  • Coprite me, poeta, di sorrisi: | li cucirò come fiori sulla mia blusa di bellimbusto.[fonte 18]

Eppure [modifica]

  • Solo, attraverso gli edifici in fiamme, | le prostitute mi porteranno sulle braccia come una reliquia, | mostrandomi a Dio per la loro discolpa.[fonte 18]
  • E Dio romperà in pianto sopra un mio libriccino! | Non parole, ma spasmi appallottolati; | e correrà per il cielo coi miei versi sotto l'ascella | per leggerli, ansando, ai suoi conoscenti.[fonte 18]

Ancora Pietroburgo[modifica]

Majakovskij nel 1920 circa

All'amato se stesso dedica queste righe l'autore[modifica]

  • S'io fossi | piccolo | come il Grande Oceano — | mi leverei sulla punta dei piedi delle onde, | con l'alta marea carezzando la luna.[fonte 12]
  • Se urlerò a squarciagola | con la mia voce immensa | le comete torceranno le braccia fiammeggianti, | gettandosi a capofitto dalla malinconia.[fonte 12]
  • Coi raggi degli occhi rosicchierei le notti — | se fossi | appannato | come il sole![fonte 12]

A tutto[modifica]

  • Ricordate: | sotto il peso della croce, | Cristo, | per un secondo, | stanco, si fermò. | La folla urlava: | «Buffone! | Buff-o-ne!»[fonte 15]
  • Uomini futuri! | Chi siete? | Eccomi qua, | tutto | dolori e lividi. | A voi io lascio in testamento il frutteto | della mia anima.[fonte 15]

Lilicka! Invece di una lettera[modifica]

  • E non mi getterò sui binari, | non berrò veleno, | né potrò premere il grilletto sulla tempia. Su me | oltre al tuo sguardo | non ha potere alcuna lama di coltello.[fonte 19]
  • Le foglie secche delle mie parole | sapranno convincerti a restare, | coi loro avidi respiri?[fonte 19]
  • Ma fa' che | con un’ ultima dolcezza | io rivesta il tuo passo che se ne va.[fonte 19]

Ne sono responsabili![modifica]

  • Hanno scaldato gli uomini con un bagno di sangue, | solo perché | qualcuno | in qualche posto | s'impingui con l'Albania.[fonte 16]
  • La terra non avrà più membra intatte | e domani l'anima sarà calpestata | da piedi stranieri | e tutto ciò perché un tizio qualsiasi | possa allungare le mani su qualche Mesopotamia...[fonte 5]
  • Quando infine ti leverai, in tutta la tua statura, | tu, | che dai loro la tua vita? | Quando scaglierai loro in faccia | la domanda: | per che cosa combattiamo?[fonte 16]

A quell'altra parte[modifica]

  • Gli scheletri d'una Roma universale caracollano | sulle nostre schiene: | nelle tombe si sentono un po' stretti.[fonte 16]
  • L'età dei futuristi è l'età di leva. | Tritati come cavoli, | delle guerre, | delle rivoluzioni siamo il premio.[fonte 16]

Vladimir Il'ič![modifica]

  • So bene | che non sono gli eroi | a eruttare la lava delle rivoluzioni. | La favola degli eroi | è una scemenza da intellettuali![fonte 16]
  • Io | in Lenin | esalto | la fede del mondo | e la mia. | E non potrei esser poeta | se non | cantassi questo: | in stelle a cinque punte il cielo | dell’immensa volta del partito comunista russo.[fonte 16]

A Sergej Esenin[modifica]

  • Meglio infatti | morire di vodka | che di tedio![fonte 12]
  • Se ci fosse stato inchiostro all'Angleterre | non avreste avuto bisogno di tagliarvi le vene.[fonte 20]
  • Bisogna | strappare | la gioia | ai giorni futuri.[fonte 12]
  • In questa vita | non è difficile morire. Vivere | è di gran lunga più difficile.[fonte 3][fonte 12]

Il partito[modifica]

  • Il Partito è un uragano denso | di voci flebili e sottili | e alle sue raffiche | crollano i fortilizi del nemico. | La sciagura è sull'uomo solitario, | la sciagura è nell'uomo quando è solo. | L'uomo solo | non è un invincibile guerriero. | Di lui ha ragione il più forte | anche da solo, | hanno ragione i deboli | se si mettono in due. Ma quando | dentro il Partito si uniscono i deboli | di tutta la Terra | arrenditi, nemico, muori e giaci.[fonte 21]
  • Il Partito è una mano che ha milioni di dita | strette in un unico pugno.[fonte 21]
  • Il Partito è l'immortalità | del nostro lavoro. | Il Partito è l'unica cosa che non tradisce.[fonte 21]

Rivoluzione. Cronaca poetica[modifica]

  • E nella vernice | del tramonto | dalle torri della fortezza di Pietro e Paolo | s'innalza la bandiera infuocata della rivoluzione. || A morte l’aquila bicipite! | I grossi colli delle teste | mozzate di netto![fonte 22]
  • A noi | di Dio | che ci importa? | Da soli | ai nostri santi daremo l’unzione.[fonte 22]
  • Di noi, | Abitatori della Terra, | ogni Abitatore della Terra è parente. | Tutti | tra i macchinari, | per gli uffici, | nelle miniere sono fratelli. | Noi tutti | sulla terra | siamo soldati di un unico | esercito che forgia la vita.[fonte 22]

Teatro[modifica]

Vladimir Majakovskij[modifica]

  • Io sono un poeta, | ho cancellato la differenza | tra volti familiari ed estranei. | Nel pus degli obitori ho cercato sorelle. | Ho baciato i ricami sul viso degli infermi. (atto I, 1913[fonte 16])
  • Tutti voi, uomini, | siete solamente sonagli | sul berretto di Dio. (atto I, 1913[fonte 16])
  • Come uno schiavo in un sudore di sangue, | dondolo il corpo nella follia. (atto I, 1913[fonte 16])
  • Se aveste amato come me, | avreste ucciso l’amore, | o forse avreste trovato un patibolo | e vi avreste stuprato | il cielo sudato. (atto I, 1913[fonte 16])

Mosca arde[modifica]

Cinescenari[modifica]

Il Cuore del Cinema[modifica]

Incipit[modifica]

IL CUORE DEL CINEMA
ovvero IL CUORE DELLO SCHERMO
Fantasia – fatto in quattro parti con prologo ed epilogo
Personaggi principali: 1. La stella cinematografica, 2. L'imbianchino, 3. La manicure, 4. Il signore con la bombetta, 5. Douglas Fairbanks, 6. Chaplin, 7. Rodolfo Valentino, 8. Il direttore, e molti altri.

Prologo
1. «Prima del XX secolo il tempo ci lasciava soltanto testimoni morti.»
2. Un ragno che tesse una ragnatela.
3. «Quadri...
4. Un grande di Spagna in una cornice dorata. Ha in mano una spada e rose.
5. statue...
6. Sotto il quadro, una Venere di marmo si china in atteggiamento pudico.
7.
libri.»
Ai lati della statua, grossi libri enormi: la Bibbia, il Cantico dei cantici.
8. Ma un uomo allegro esce dal suo laboratorio.
9. Carico di tutto l'occorrente per «girare», esce dalla porta [Edison] un uomo, che ha tutto l'aspetto di un americano, e si mette a passeggiare allegramente per le vie.

Citazioni[modifica]

  • «Come sempre le più belle fanciulle e i più bei giovanotti vanno alla società cinematografica per azioni per essere assunti e lavorare nel cinema» (parte quarta p. 218[fonte 24])

L'elefante e il fiammifero[modifica]

  • Una bella spiaggia; è un peccato però che l'abbiano fatta in riva al mare. (p. 191[fonte 25])
  • Descriveteci il panorama di lassù; così non avremo bisogno di arrampicarci fino a quella maledetta cima. (p. 192[fonte 25])

Lettere[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

Lilja Brik e Majakovskij
  • Vi bacio subito all'inizio della lettera e non alla fine, com'è di regola: sono impaziente! Che c'è da voi? Persone felici, che sono state in quel paese incantato che si chiama «da voi», se la cavano, mascalzoni, con la classica frase: «Lilja è sempre Lilja.» [Lettera a Lilja e Osip, Mosca-Pietrogrado, 25 settembre 1917]
  • Ti prego, scrivi, ogni giorno mi alzo con l’angoscia di sapere: «Che fa, Lilja?» Non dimenticare che all’infuori di te non mi serve né mi interessa nulla. Ti amo. [Lettera a Lilja, Mosca-Pietrogrado, aprile 1918]
  • Vivo a tal punto senza avvenimenti e senza novità particolari che la cosa sta diventando persino ripugnante. [Lettera a Lilja, Mosca-Riga, 24 ottobre 1921]
  • Nella lettera a Volosit [Majakovskij] poni una serie di questioncelle. Eccoti le risposte: (1) “Onestamente” ti comunico che nemmeno per un istante mi sono sentito meglio senza di te piuttosto che con te. (2) Nemmeno per un istante sono stato contento che tu te ne fossi andata, ma quotidianamente deploro moltissimo l’accaduto. (3) Purtroppo nessuno si mette a fare i capricci. Per amor di Dio, vieni presto e comincia a farli. (4) I nervetti sono strapazzati solo dal fatto che i nostri mici cattivi si sono separati. (5) Io sono tutto tuo. (6) Non ho bisogno di nessuno, nessuno, nessuno tranne te. [Lettera a Lilja, Mosca-Riga, 23 novembre 1921]
  • Non sono mai stato così male: forse sono veramente cresciuto troppo. Prima, quando tu mi cacciavi, potevo sperare in un incontro. Ma adesso sento che mi hanno completamente strappato dalla vita, che non ci sarà più nulla, mai più. Questo io l’ho sempre detto, l’ho sempre saputo, e adesso lo sento, lo sento con tutto il mio essere: tutto, tutto quello a cui prima pensavo con un qualche piacere adesso non possiede più alcun valore per me, è diventato una cosa che mi ripugna. Io non ti sto minacciando, non ti sto estorcendo il perdono. Non mi farò niente, niente di male [...] Anche questa è una forma di maturità sentimentale. Io non posso prometterti nulla. So che non esiste promessa a cui tu possa credere. So che non esiste una possibilità di vederci, di riconciliarci, che non ti costringa a soffrire. E tuttavia non sono nella condizione di non scrivere, di non chiederti di perdonare tutto. Se hai preso questa tua decisione con fatica, lottando con te stessa, se vuoi tentare un’ultima volta, allora perdona, rispondimi. Ma anche se non risponderai, sarai tu il mio unico pensiero. Così come ti amavo sette anni fa, ti amo anche in questo momento. Qualsiasi cosa tu voglia, qualsiasi cosa tu ordini, io lo farò sull’istante, lo farò con entusiasmo. Com’è terribile separarsi quando si sa che si ama e che si è colpevoli della separazione. Sono seduto in un caffè e piango, le inservienti ridono di me. È terribile pensare che d’ora in avanti tutta la mia vita sarà così. Scrivo solo di me, di te non parlo. Per me è tremendo anche solo pensare che tu possa essere tranquilla e che ogni attimo che passa ti stia allontanando da me, e che tra poco io sarò dimenticato completamente. Se questa lettera risveglierà in te qualcos’altro che non sia soltanto sofferenza e disgusto, allora, per l’amor di Dio, rispondi, mi precipiterò immediatamente a casa, aspetterò. Altrimenti il mio dolore sarà terribile, terribile. [Lettera a Lilja, Mosca, dicembre 1922]
  • Il libro [Lirica] non può far schifo perché c'è scritto sopra «A Lilja» e perché ci sono dentro le tue cose![2] [Biglietto, Mosca, prima metà di febbraio 1923]
  • La mia decisione di non recar danno alla tua esistenza con nulla, nemmeno con un soffio, è sostanziale. Il fatto che tu, non foss'altro che per un mese, o un giorno, possa stare meglio senza di me piuttosto che con me, è un brutto colpo. [Lettera-Diario, Mosca, 1-27 febbraio 1923]
  • Oggi sono di umore molto “buono”. Ancora l'altro ieri pensavo che non fosse possibile vivere peggio. Ieri mi sono convinto che lo era: vuol dire che l'altro ieri non era poi così male. [Lettera-Diario, Mosca, 1-27 febbraio 1923]
  • Sto qui perché sono io stesso a volerlo, perché voglio pensare a me stesso e alla mia vita. E anche se non è così, voglio pensare che lo sia. Altrimenti tutto ciò non avrebbe né un nome né una giustificazione. [Lettera-Diario, Mosca, 1-27 febbraio 1923]
  • Scrivere non posso, e chi tu sia e cosa tu faccia continuo a ignorarlo assolutamente. Non c’è dunque di che consolarsi, tu sei diletta e amata e ciò non di meno sei a Mosca e sei di un altro, o comunque non mia. Scusa, ma è la tristezza. [Lettera a Lilja, Parigi-Mosca, 9 novembre 1924]
  • Fa' come credi, mai e in alcun modo potrà modificarsi l'amore che ho per te. [Lettera a Lilja, Parigi-Mosca, 6 dicembre 1924]
  • Ho una grande nostalgia di te, mia diletta. Tutti hanno bisogno di avere qualcuno e questo qualcuno per me sei tu. È la verità. [Lettera a Lilja, Baku-Mosca, 20 febbraio 1926]
  • Prima i fabbricanti costruivano un'auto per comprare dei quadri: adesso i pittori fanno i quadri solamente per comprarsi un'auto. L'auto per loro è tutto meno che un mezzo di locomozione. Ma come mezzo di locomozione è comunque insostituibile. [Lettera a Lilja, Parigi-Mosca, 20 ottobre 1928]
  • La mia vita è in un certo qual modo strana, priva di avvenimenti ma piena di innumerevoli dettagli che non sono materiale per una lettera, li si può solo raccontare disfando le valigie. [Lettera a Lilja, Parigi-Mosca, 12 novembre 1928]
  • A tutti! Io muoio, ma che nessuno sia accusato. E niente pettegolezzi. Il defunto ne aveva orrore. Madre, sorelle, compagni, perdonatemi La mia non è una soluzione (non la consiglio a nessuno), ma non ho altra via d'uscita.[fonte 5] [Lettera ritrovata nella tasca di Majakovskij il giorno del suicidio, 14 aprile 1930]

Prose[modifica]

  • Coloro i quali affermano che la parola, il suo profilo, il suo aspetto fonico condizionano lo sbocciare della poesia hanno diritto di vivere. Costoro hanno scoperto la strada che conduce all'eterna fioritura della poesia. (p. 140[fonte 26])
  • Il teatro è condannato a morire da sé e deve consegnare il suo retaggio al cinematografo. Il cinematografo, tramutati in un ramo industriale l'ingenuo realismo e l'artisticità di Cechov e Gorki, spiana la strada al teatro dell'avvenire, alla libera arte dell'attore. (p. 141[fonte 26])

Io stesso[modifica]

  • Leggevo tutto ciò che vi era di nuovo. I simbolisti Belij, Bal'mont. La novità formale mi eccitava, ma tutto ciò mi era estraneo: i temi, le immagini non appartenevano alla mia vita. Cercai di scrivere anch'io in quel modo, ma di altre cose. Così constatai che "in quel modo e di altre cose" era impossibile. Il risultato era qualcosa di lacrimevole e di presuntuoso.[fonte 5]
  • Sono un poeta. Per questo sono interessante. Di questo scrivo. Di tutto il resto, solo se si è decantato nella parola.
  • Se non mi fossero a quel tempo capitati fra le mani altri libri, avrei smesso di leggere. Per fortuna, il secondo libro fu il Don Chisciotte. Questo sì era un libro! Mi feci una spada e una corazza di legno e menai colpi a destra e a manca. (p. 19[fonte 15])
  • Nel ridotto Circolo dei nobili. Un concerto di Rachmaninov. L'isola dei morti. Fuggo via dall'intollerabile noia melodica. Dopo un istante fugge anche Burljuk. Scoppiamo a ridere. Bighelloniamo insieme. (p. 28[fonte 15])

Citazioni su Vladimir Vladimirovič Majakovskij[modifica]

  • Mi lesse La nuvola in calzoni e frammenti de Il flauto di vertebre e molte liriche. I versi mi piacquero molto e lui li recitava in modo ottimo, si metteva addirittura a singhiozzare come una donna, cosa che mi spaventò e preoccupò molto. […] Si comportava in modo molto nervoso, era evidente il suo stato di profondo turbamento. Parlava come a due voci: ora da lirico puro, ora da graffiante satirico. Si percepiva che egli non aveva cognizione di se stesso e aveva paura di qualcosa. Ma era chiaro che si trattava di un uomo dotato di una sensibilità peculiare, pieno di talento e – infelice. (Maksim Gor'kij)
  • Majakovskij collegò il destino del mondo con quello del suo amore, con la lotta per l’unica felicità. (Viktor Borisovič Šklovskij)
  • Maiakovski, il poeta proletario, era un gigante, e aveva uno dei cervelli più grandi che si conoscono. Il suo cervello è conservato nell'istituto per lo studio del cervello, in una boccia d'alcool. (Corrado Alvaro)

Lilja Jur'evna Brik[modifica]

  • Con Vladimir Majakovskij ho vissuto quindici anni, dal 1915 fino alla sua morte.
    Egli mi scriveva anche quando ci separavamo per un periodo di breve tempo. Vi sono lettere che egli mi ha inviato all'estero e altre che dall'estero mi ha scritto a Mosca: noi viaggiavamo quasi ogni anno e a volte, per ragioni diverse, non insieme. Dal 1926 Vladimir Vladimirovič girò regolarmente per le città dell'URSS tenendo conferenze e serate di poesia e anche in questa occasioni mi scriveva spesso.
  • Se non avesse esasperato tutto non sarebbe stato un poeta. Sentiva e viveva con forza iperbolica: amore, devozione, amicizia. Non si apriva facilmente, ma era calmo e tenero. Era infelice. Solo nei primi anni della rivoluzione visse con furore e lietamente, ma non sapeva accettare il declino, non sapeva rassegnarsi all'idea che la giovinezza è un attimo, e che il futuro è spesso mediocre.

Boris Pasternak[modifica]

  • Sin dall'infanzia egli fu guastato dal futuro, che dominò abbastanza preso e, in apparenza, senza gran difficoltà. (Il salvacondotto)
  • Majakovskij mi è sempre piaciuto. È come una continuazione di Dostoevskij. O, meglio, è una lirica scritta da qualcuno dei suoi personaggi più inquieti, i giovani, come Ippolit, Raskol'nikov o il protagonista de L'adolescente. Che talento travolgente! Come riesce a dire tutto, una volta per sempre, in modo implacabile e assolutamente coerente! E, soprattutto, con che audacia e che slancio scaraventa le cose in faccia alla società e anche più lontano, nello spazio! (Jurij Živago, Il dottor Živago)
  • Anche se con Majakovskij ci davamo del lei e con Esenin del tu, i nostri incontri furono ancora più rari. Si potrebbero contare sulla punta delle dita, ed andavano immancabilmente a finir male. O ci giuravamo eterna fedeltà inondandoci di lacrime a vicenda, o ci picchiavamo di santa ragione e dovevano dividerci.[fonte 2]

Pierpaolo Capovilla[modifica]

  • Il verso majakovskijano è così "inattuale" da essere quanto di più contemporaneo potesse affacciarsi, salvifico come un miracolo, alla mia coscienza.
  • Majakovskij mi ha cambiato la vita. È accaduto qualche anno fa. Stavo scivolando in uno stato di frustrazione culturale e politica, un sentimento di impotenza generalizzato e inesorabile. Stavo perdendo la fiducia in me stesso e nella società in cui resiste la mia esistenza. Riscoprire in età adulta la poesia di Majakovskij mi ha trattenuto dal finire nel putrido stagno della "fine della storia". Mi ha fatto ritornare un voglia imperiosa di dire e fare qualcosa di utile per me, per te, per il nostro consorzio umano.

Note[modifica]

Annotazioni
  1. La citazione viene anche attribuita a Bertolt Brecht in Peter McLaren e Peter Leonard, Paulo Freire: A Critical Encounter, 1993, p. 80.
  2. Lirica era una raccolta di tre poemi d'amore (Il flauto di vertebre, Amo e Uomo), con una dedica stampata a Lilja Brik che iniziava nel modo seguente: «Perdonami, Lilin'ka, mia dolcissima per la pochezza del mondo delle parole».
Fonti
  1. Citato in Marcello Veneziani, Imperdonabili, Venezia, 2017, ISBN 978-88-317-2858-4, p. 301.
  2. a b Citato in Elvira Watala, Wiktor Woroszylski, Vita di Sergej Esenin, traduzione dal polacco di Vera Petrella, Vallecchi Editore, Firenze, 1980.
  3. a b c d e Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Italo Sordi, BUR, 1992. ISBN 88-17-14603-X
  4. Citato in The Guardian, 11 dicembre 1974.
  5. a b c d Citato in Opere scelte, Feltrinelli, 1967.
  6. a b c d e f g h i j k l m n Newton Compton 1975.
  7. Neri Pozza 2005.
  8. a b c d e f g Editori Riuniti 1972.
  9. a b c d e Editori Riuniti 1958, pp 281-322.
  10. Traduzione di Mario De Micheli e Giovanni Ketoff, Feltrinelli 1967.
  11. Citato in Stefano Benni, Il bar sotto il mare, Feltrinelli, 2006, p. 11. ISBN 8807810778
  12. a b c d e f g h i j k l m n o p Traduzione di Angelo Maria Ripellino, BUR 2014.
  13. a b c d BUR 2014
  14. Poesie d'amore e di rivoluzione, a cura di Ilaria Pittiglio.
  15. a b c d e Poesie, Garzanti, 1972.
  16. a b c d e f g h i j k l m Traduzione di Ignazio Ambrogio, BUR 2014.
  17. a b c d e f g Osimo 2022
  18. a b c d Traduzione di Angelo Maria Ripellino, Feltrinelli 1967.
  19. a b c Traduzione di Alessandra Carbone, BUR 2014.
  20. Citato in Sergej Aleksandroic Esenin, Russia e altre poesie, Baldini Castoldi Dalai editore, traduzione di Curzia Ferrari, 2007
  21. a b c Citato in Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Il Partito, marxists.org.
  22. a b c Traduzione di Cinzia Cadamagnani, BUR 2014.
  23. Mosca arde, Editori Riuniti, 1972.
  24. Il Cuore del Cinema, Editori Riuniti, 1972.
  25. a b L'elefante e il fiammifero, Editori Riuniti 1972.
  26. a b Prose, Editori Riuniti, 1972.

Bibliografia[modifica]

  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Opere, V, Roma, Editori Riuniti, 1958.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Opere scelte, a cura di Mario De Micheli, traduzione di Bruno Carnevali, Giovanni Crino, Mario De Micheli, Giovanni Ketoff, Mario Socrate, Angelo Maria Ripellino, Feltrinelli, Milano, 1967.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Opere, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Lettere d'amore a Lilja Brik, traduzione di Laura Boffa, Arnoldo Mondadori Editore, 1972.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Poesie, traduzione di Ignazio Ambrogio, Bruno Carnevali, Giovanni Crino, Mario De Micheli, Giovanni Ketoff, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Garzanti, 1972.
  • Vladimir Majakovskij, Poesie. Con un'intervista a Lilja Brik, a cura di Maria Roncali Doria, Roma, Newton Compton, 1975.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij e Lilja Brik, L'amore è il cuore di tutte le cose. Lettere 1915-1930, a cura di Bengt Jangfeldt, traduzione di Serena Prina, Mondadori, Milano 1985; Neri Pozza, Vicenza 2005.
  • Vladimir Majakovskij, Di questo: a lei e a me, a cura di Anna Omodei Zorini, Firenze, Passigli, 2009.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Poesie, a cura di Guido Carpi, Biblioteca Universale Rizzoli, 2014. ISBN 978-88-58-65284-8.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Tutte le poesie 1912-1930, Bruno Osimo, 2022

Voci correlate[modifica]

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