Geno Pampaloni

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Geno Pampaloni (1918 – 2001), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Geno Pampaloni[modifica]

  • Con sublime intuizione cristiana, fra Cristoforo ci insegna che il perdono ricevuto non cancella il peccato, ma diviene un obbligo in più con la nostra anima: il perdono è una grazia che, anch'essa, come la morte secondo Ungaretti, «si sconta vivendo».[1]
  • [Aldo Palazzeschi] [...] egli è ontologicamente un conservatore.[2]
  • Forse non eravamo felici, ma stranamente consapevoli che saremmo stati felici nella memoria – ma molto più tardi – di quella stessa non felicità. (da I giorni in fuga, Garzanti 1994)
  • I cattolici gli rimproverano la mancanza di Dio e le punte anticlericali, i laici il suo riserbo costante e il sentimento dell'apocalisse. A me pare che Orwell sia scrittore da ricordare a lungo, e che nella parabola della sua vita abbia toccato molti punti di verità.[3]
  • [Su Mario Praz] La consuetudine con l'arte è il suo mestiere; il mestiere dell'arte il suo modello di espressione.[4]
  • La forza di Ignazio Silone, anche in un'opera come L'avventura di un povero cristiano, consiste nel modo originale e quasi misterioso con cui, da un quadro stilistico tradizionale e persino arcaico, erompe un'attualità morale che non dà scampo.[5]
  • [Su Marino Moretti] [...] ostinato e solitario, mite e tetragono, incapace di mercanteggiare i soccorsi mondani delle ideologie e delle retoriche.[6]
  • [Sulla strage dell'Heysel] [...] quella finale fu giocata per ragioni di ordine pubblico, per pura convenzione. Il gioco doveva continuare perché c'erano già dei morti sugli spalti e interromperlo avrebbe significato una tragedia ben più grande. Ma la partita doveva essere invalidata e ripetuta. Accettare quella coppa è stata una grave mancanza di stile da parte di Agnelli, della squadra e dei suoi dirigenti.[7]
Di qua o di là. Consiglio a Fini di leggere Primo Levi, Corriere della sera, 31 marzo 1994
  • Ci sono scrittori nei quali la destra e la sinistra si intrecciano ambiguamente. L'intelligenza raffinata di Emilio Cecchi, per esempio, era di sinistra mentre la sua personalità artistica, il suo gusto, i suoi impulsi erano conservatori. Anche Pietro Pancrazi, crociano, antifascista, era però fedele a un'immagine dell'Italia e dell'uomo che appartenevano alla destra.
  • [Italo Calvino] Come figura letteraria aveva un grande equilibrio e si apparentava agli scrittori di sinistra. Il libro suo più bello, Il barone rampante, è però un libro di destra perché esalta gli istinti, la natura vista in chiave antropologica. D'altronde lo stesso amore di Italo Calvino per l'Ariosto lo conferma. Poeta grandissimo, Ariosto non fu certo un precursore della sinistra.
  • In Italia scrittori dichiaratamente di destra ce ne sono pochissimi: fra questi va ricordato subito Gallian, unica testimonianza di letteratura fascista.
  • Italo Svevo è l'esempio più alto di falso scrittore di destra. Svevo pensava di essere un conservatore, che adattava tutte le sue conoscenze (psicoanalisi compresa) al proprio io egoistico. La sua intelligenza era però così moderna, così corrosiva che alla fine non si può che catalogarlo di sinistra.
  • La caratteristica fondamentale della letteratura italiana è un continuo intrecciarsi di destra e di sinistra.
  • Malaparte che pure finì comunista, era uno scrittore di destra. C'è, anche in lui, un costante prevalere degli impulsi emotivi sulla logica della ragione.
  • Pirandello, la biografia ne farebbe un uomo di destra. Ha aderito al fascismo in uno dei momenti più gravi. La sua intelligenza, tuttavia, era di sinistra dal momento che era abilissima nell'incidere sulla contraddittorietà dell'animo. Pirandello, insomma, era uno scrittore di sinistra che si è volontariamente imprestato alla destra.
  • [Se dovesse consigliare all'onorevole Fini autori e libri da leggere per capire la sinistra, quali nomi farebbe?] Lo inviterei a leggere Carlo Levi e Primo Levi. Sono sicuramente due autori all'interno dei quali si addensa una forte cultura di sinistra.
  • Tozzi era certamente uno scrittore di destra come confermano i suoi rapporti con il padre, le sue amicizie. Ci sono tuttavia due elementi, in lui, che lo pongono al di sopra della destra: il misticismo molto forte e la violenza. Una violenza tutta particolare, voglio dire, nascosta nel cuore degli uomini e nelle pieghe dell' animo umano.

Prefazione a Quasi una vita[modifica]

Incipit[modifica]

Corrado Alvaro fu tra gli scrittori della sua età quegli che ebbe più travagliata coscienza dei nostri rapporti con il decadentismo. Era figlio di una cultura risorgimentale, desanctisiana, illuminata da bagliori meridionali di utopia; ma, avendo intrapreso senza difese il viaggio dai suoi gelosi paesi di civiltà contadina verso l'inquieta Europa moderna e la crisi dei valori, si trovò ad essere alla mercé del fascino di tutti i miti dello spatriamento e della nostalgia.

Citazioni[modifica]

  • Il nostro Alvaro è tra i pochi scrittori che non abbiano mai teorizzato la propria arte, né l'abbiano proposta come modello o categoria. Egli aveva acutissimo il senso di vivere in un'epoca di transizione, in un'epoca di vaste trasmigrazioni di valori nella società.
  • Il suo ultimo ideale, risolutamente umanistico, era, come scriverà nell'Ultimo diario, «una letteratura che arrivi all'apice della cultura».
  • L'Alvaro è scrittore in cui il mattone è sempre più significante della parete, il colore più della struttura. Spesso, nei suoi libri, il pensiero tende alla dissolvenza, l'affabulazione stilistica circuisce l'oggetto narrativo sino a nasconderlo.
  • La storia con i suoi grumi di realismo lo salverà sempre dall'estetismo, dal risolvere le sue contraddizioni nella pura bellezza o in valori simbolici.
  • [...] «la verità e l'assoluto» per l'Alvaro non stanno in nessun cielo, ma «inventano» nella storia che si rinnova senza fine nella sua perdita d'innocenza. Non sono un al di là ma un avvertimento, un richiamo, uno dei poli dell'avventura dell'uomo sulla terra.
  • La vita per l'Alvaro è una scontata alternanza di padri e figli, di beni e valori cioè perduti, rinnegati, rimpianti, sognati, di cui è impossibile per sempre l'oblio. Il connotato dell'uomo è la consapevolezza, la memoria, il rimorso; la presenza, non l'evasione.
  • Natura nobilmente romantica, egli vive e soffre la crisi nei suoi termini elementari ma perciò proprio nella sua grandezza. È un romantico del decadentismo. «Il dramma d'oggi» scrive «è nella sopravvivenza di alcunché di divino e di favoloso alla cui fine nessuno si vuole rassegnare. L'uomo, per quanto nuovo, si ricorda di essere stato nel paradiso terrestre e cerca la verità e l'assoluto.» Peraltro, attenzione: neppure con questa citazione siamo arrivati a sciogliere gli ultimi nodi della sua «ideologia».
  • Nei suoi momenti migliori, l'Alvaro è scrittore che sa darci insieme il sentimento e il risentimento, la passione e il rimorso, l'adesione dell'intelligenza alla vita e il senso di colpa.
  • Uomo di fede, egli è in verità testimone di due religioni, quella laica della storia e quella più torbida dell'esistenza, quella dell'intervento della ragione e quella, passiva, della vita condotta dagli impulsi del destino.

Citazioni su Geno Pampaloni[modifica]

  • La buona stampa | consiglia ai buoni | anima e zampa | liscia ai padroni | il Geno Pampa | loni. E ne campa. (Franco Fortini)

Note[modifica]

  1. Da L'intuizione del poeta, Il Tempo, 7 gennaio 1975.
  2. Citato in Marino Biondi, Fedele alla critica: Geno Pampaloni e la letteratura contemporanea, Polistampa, Firenze, 2000, p. 64.
  3. Da Ritratto sentimentale di George Orwell, Il Ponte, VII, maggio 1951.
  4. Da Quando l'erudizione è anche sensualità, Prospettive libri, gennaio 1981, p. 11.
  5. Citato in Qualche giudizio critico, Ignazio Silone, L'avventura di un povero cristiano, Oscar Mondadori, Milano, 2006, p. XVIII.
  6. Da Marino Moretti, Corriere della Sera, 2 aprile 1968.
  7. Citato in Zeffirelli in tribunale, la Repubblica, 6 settembre 1991.

Bibliografia[modifica]

  • Corrado Alvaro, Quasi una vita, prefazione di Geno Pampaloni, CDE, 1968.

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