Danilo Petrucci

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Danilo Petrucci (2017)

Danilo Petrucci (1990 – vivente), pilota motociclistico italiano.

Citazioni di Danilo Petrucci[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Le fasi della vita dovrebbero essere: nasci, cresci, vedi un giro di Stoner a Phillip Island, ti riproduci e poi muori.[1]
  • Il mio primo ricordo in assoluto? Nella culla: giocavo con il modellino di una moto. Il secondo? A 3 anni, mentre mi cappotto su una motociclettina. E mi hanno detto che a casa della nonna, a gattoni, andavo a gettare nel fuoco le riviste. A parte quelle di moto.[2]
  • Se la mia fidanzata mi chiedesse di lasciare la MotoGP? Io lascerei lei, mi sembra ovvio.[3]
  • [«Quanto pesa non aver fatto prima della MotoGP le categorie propedeutiche (...)?»] Molto. Non godo di una grande credibilità [...]. Non ho un passato [...]. Arrivare in MotoGP dalla porta di servizio, con l'ultimissima delle moto è difficilissimo: mi chiedo ancora adesso come ho fatto a rimanere qui. Se mi chiedessero: lo rifaresti? Probabilmente no. Ce l'ho fatta, ma un sacco di volte ho pensato di smettere. [...] Non aveva senso continuare: non mi pagavano, venivo criticato, faccio figuracce in mondovisione e vedevo miei coetanei vincere in Moto3 o in Moto2. E io arrivavo sempre ultimo.[4]
  • [Sull'impatto con la MotoGP] Non conoscevo tutte quelle finezze che i piloti più forti hanno, sia come guida sia come gestione e approccio. Io ho iniziato a correre in pista a 14 anni, ma con moto stradali: quando mi chiedevano dell'angolo di sterzo, non sapevo nemmeno dove guardare, mentre c'erano piloti di 17, 18 anni che parlavano di boccole, di mezzo grado di differenza. Io non sapevo nulla di queste cose. [...] Anche per lo stile di guida: pensavo bastasse solo l'istinto, invece con le MotoGP devi essere metodico. L'istinto serve quando fai un sorpasso, quando dici: lì ci sto. Tutto il resto è metodo, tecnica, una scuola che impari fin da bambino e che io non ho fatto.[4]
  • [Su Marc Márquez] Ha molta autostima, si sente invincibile ed è portato a esagerare. La sua arma è a volte il suo limite.[5]
  • [«Lei ai ducatisti piace molto»] La Ducati è come la Ferrari. I tifosi sentono la maglia. E apprezzano chi per la maglia dà tutto.[5]
  • [«Com'è nato il suo amore per le due ruote?»] L'ho ereditato da papà, insieme al nome di battesimo. Da ragazzo si divertiva con motocross e trial, poi si è innamorato delle moto da strada e nel 1990, quando sono nato, ha cominciato a lavorare nel paddock, per il Team Pileri. Guidava il camion di Loris Capirossi, ecco perché Capirex è il mio idolo da sempre: mi teneva in braccio ed è uno di famiglia. Per una sola gara non siamo stati fianco a fianco in pista ed è stato un peccato; in compenso me lo ritrovo sempre nel paddock [...] e non manca di darmi del patacca con affetto.[6]
  • È diverso essere un pilota Ducati rispetto alle altre Case. A Borgo Panigale sei a contatto con chi fa le moto, le costruisce. E loro sono contenti di vedere chi guida la moto su cui lavorano.[7]
  • Fino a pochi anni fa guardavo dal divano di casa i miei rivali di adesso. Io non ho fatto la loro trafila nelle classi minori e mi sento come in ritardo, quindi cerco sempre di fare di più. Ma devo calmarmi, se sono qui [in MotoGP] è perché me lo sono meritato.[7]
  • È stato merito della Ducati se sono arrivato in MotoGP. Io correvo nella Superstock nel 2011 e la Ducati stava sviluppando la Panigale. Mi chiesero di provare questa moto e nel primo test andai molto bene, quindi mi chiamarono anche a farne degli altri. Mi pagavo la benzina per venire a fare questi test, ma erano gli anni che c'era Valentino e capitava anche di dividere la pista con lui ed era una grande motivazione. Comunque mi sono messo in mostra e questo mi ha permesso di arrivare in MotoGP, anche se con la Ioda, che era una moto assurda, perché avevamo il motore di serie. Nel 2014 ho seriamente pensato di smettere, la Art non mi dava sicurezza. A Jerez il venerdì dissi ai miei meccanici che sarebbe stata mia ultima gara, il giorno dopo l'acceleratore restò aperto e mi ruppi il polso. Ma già dopo 10 giorni mi mancava anche finire ultimo.[8]

Note[modifica]

  1. Da un post sul profilo ufficiale Twitter.com, 25 ottobre 2012.
  2. Dall'intervista di Cristina Marinoni, Danilo Petrucci, l'intervista: "Famiglia e infortuni, maestri di vita", Wheels.iconmagazine.it, 9 settembre 2016.
  3. Dalla conferenza stampa precedente il Gran Premio motociclistico di Germania 2017; citato in Daniele Rocca, Petrucci: "Via la MotoGP per la mia fidanzata? La manderei a lavorare", Foxsports.it, 1º luglio 2017.
  4. a b Dall'intervista di Giovanni Zamagni, MotoGP 2018. Petrucci: "Un sacco di volte ho pensato di smettere", Moto.it, 2 novembre 2018.
  5. a b Dall'intervista di Alessandro Pasini, MotoGp, Petrucci: «Volevo essere come Capirossi, il mio Superman. Correre in Ducati sarà un sogno», Corriere.it, 15 giugno 2018.
  6. Dall'intervista di Cristina Marinoni, Danilo Petrucci, l'intervista: "Io e Dovizioso saremo grandi compagni di squadra", Panorama-auto.it, 9 novembre 2018.
  7. a b Dall'intervista di Alessia Cruciani, Ho trovato la Casa dei sogni, SportWeek, nº 10 (927), 9 marzo 2019, pp. 40-43.
  8. Dalle interviste successive il Gran Premio motociclistico d'Italia 2019; citato in Fabio Psoroulas, La prima vittoria di Danilo Petrucci: il guerriero di Terni che viene dalla gavetta, Eurosport.com, 3 giugno 2019.

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