Ettore Sottsass

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Ettore Sottsass jr. (1917 – 2007), architetto, designer e intellettuale italiano.

Domus[modifica]

  • Il mio vago treno accelerato sta entrando in stazione e rallenta molto.
    Dal finestrino vedo soltanto treni fermi, vuoti, che aspettano, rotaie vuote, vagoni rossi da trasporto – di quelli che hanno portato i prigionieri a Auschwitz – qualche erba cresciuta in solitudine in mezzo alle macchie nere di grasso.
    All'orizzonte la città dei molto risparmiati metri quadri dell'industria edile.
    Devo scendere. Non ho più niente da fotografare.
    Fuori dalla stazione anche i taxi aspettano. C'è un qualche "Bar – caffé", un negozio di cravatte, la Banca dell'Artigianato, una trattoria con le tendine di pizzo chiuse.
    C'è il benessere della civiltà occidentale...
    Mi sono sbagliato. In Sardegna, a Cala di Volpe, nel porto avevo visto almeno duecento yacht enormi, bianchi, puliti con grandi mazzi di gladioli rossi sul ponte e belle signorine che aspettavano la notte in bikini.
    Forse il benessere è lì ma non ho capito per quale benessere si fanno le guerre. Ahimè!

[Foto dal finestrino, "Domus", Milano, n. 900, febbraio 2007]

  • La mia preoccupazione, in questo momento, è disegnare oggetti che non abbiano confini precisi, dal punto di vista 'biologico' o culturale. Oggetti che ... accolgano l'indecisione che c'è nel mondo.
  • È un tentativo continuo di aggiornamento, di capire cosa sta succedendo. Non si tratta di rimanere giovani, ma di restare in tensione con il mondo.

[ Ettore Sottsass. Ritratti di coppia, "Domus", n. 888, gennaio 2006]

  • Quando cade un regime autoritario o finisce una guerra, c'è sempre una grande speranza esistenziale ... Al fondo del design c'è sempre un mood generale. È un'intera società a volere qualche cosa di nuovo.
  • Quando abbiamo fatto Memphis ... i nostri mobili non erano comperati dalla borghesia milanese, ma dagli impiegati di Messina, che cercavano qualcosa di irraggiungibile, uno status.
  • Quando disegno non cerco di salvare il mondo, cerco di salvare me stesso ... Non sono un rivoluzionario né un missionario.
  • Un designer dovrebbe sapere che gli oggetti possono diventare lo strumento di un rito esistenziale.

[Nel mondo degli oggetti, conversazione del 10 marzo 2004, "Domus", n. 869, aprile 2004]

Domus IV ('55 – '59)[modifica]

  • Così sono andate le cose e adesso ... si può vedere molto bene quello che disegnavo in quegli anni Cinquanta. Si può vedere molto bene che stavo cercando in tutti i modi di 'aggiungere' qualche altra, nuova teorica apertura alla originaria definizione di funzionalismo senza distruggere niente dell'insegnamento poetico dei grandi maestri, quelli che mi avevano svelato il senso della modernità.

[Si ballava e ancora si sperava, Domus IV ('55 – '59), AA. VV., Taschen, Köln 2006]


Ultrafragola 2Riposare – Designer si raccontano[modifica]

  • Fabio Novembre: Disegnare oggetti è un modo per vincere la paura?
    Ettore Sottsass: Assolutamente. L'arte è un modo per vincere la paura ... Un modo di tentare di finir dentro nell'ignoto, di fermarlo questo ignoto in qualche maniera.
  • Fabio Novembre: ... Cosa c'è di più lontano dai sensi di una superficie di laminato?
    Ettore Sottsass: Ecco, questa è una domanda interessante. Perché io sono in un momento che, penso: toccare una superficie di laminato è un tale brivido sensoriale che comincia a diventare interessante. Solo che il laminato è un materiale extraumano, perché è prodotto da macchine ... per cui viene fuori qualcosa con la quale io non c'entro affatto. Mi fa una certa emozione erotica qualche cosa che so che non mi riguarda.
  • ... I colori oramai non sono più pigmenti, sono luci. Noi viviamo almeno il sessanta percento della nostra giornata in mezzo a luci colorate ... I casi sono due: o ci spariamo, perché non sopportiamo questa disumanità del paesaggio che ci circonda, oppure ci vien voglia di capire che cosa possiamo farne.

[Intervista a Ettore Sottsass per la trasmissione Ultrafragola 2, in onda dal 10 marzo 2005 su Cult Network – SKY]

Interview n. 12[modifica]

  • Per me il viaggio è una forma di lavoro: come andassi a scuola, in una scuola strana dove qualche cosa vedo, qualche cosa mi dicono, qualche cosa mi raccontano.
  • Io sono un architetto, fotografo quindi quasi sempre qualcosa che ha a che fare con l'architettura o la città.
  • Barragan è comunque uno degli architetti che ammiro di più. Mi sento molto vicino a lui. Abbiamo in comune l'idea che la percezione dello spazio e del tempo è prima di tutto sensoriale e che quindi disegnare un'architettura significa disegnare qualcosa che si percepisce con i sensi.
  • Un architetto come me su dieci progetti ne costruisce uno, se va bene. Costruisco o metto in produzione così poco rispetto a quanto progetto che mi chiamo architetto o designer teorico.
  • H.H.Obrist: Parli della necessità di un nuovo umanesimo. Forse perché senti che oggi manca una dimensione umanista nell'insegnamento scolastico?
    E. Sottsass: Non la immagino come soluzione ma trovo che le forze decisionali in atto sono talmente potenti che io, come individuo, non posso fare niente. Posso navigare in questo mare e posso forse servire da esempio con il silenzio più che con le urla. Penso che non ci debba essere posto per nessun tipo di violenza, neanche quella culturale. E soffro anche un po' perché vedo che non sono in molti oggi quelli che pensano che si possa stare zitti, fare le proprie cose, metterle sul tavolo e dire molto semplicemente: "Ho fatto questo" e "Sono questa persona".
  • Rirkrit Tiravanija: Perché Memphis?
    E. Sottsass: Mi sembra una domanda che vorrebbe una lunga risposta ... I temi interessati comprendevano l'abbandono delle tecniche artigianali, del 'fatto a mano' e quindi la proposta di nuove scale di valori, cioè le scale della qualità del 'fatto a macchina'. ... si voleva affiancare all'ideologia razionalista la presenza di una cultura 'dei sensi', di una cultura del peso, del liscio e del rugoso, del silenzio e rumore, delle temperature, delle asimmetrie e disimmetrie e altro... Ecco un po' dei perché di Memphis.

[Intervista a Ettore Sottsass avvenuta il 18 dicembre 2004 e il 16 novembre 2005 a Milano, Hans Ulrich Obrist, "Domus", Milano, n. 887, novembre 2005]

Conversazioni sotto una tettoia[modifica]

  • Il modo di dire 'cane sciolto' ha in sé stessa una certa idea di violenza, non mi sento un cane sciolto, mi sento un uomo che aveva un padre, una madre, ha avuto una moglie, fidanzate, tutto meno che un cane sciolto
  • Certamente chi mi lascia fare qualcosa è sempre gente molto ricca, perché i poveri non vengono da me, ma non vanno da nessuno, i poveri ricevono quello che il potere gli da come abitazione, come distacco dal centro delle città. Ho anche questo problema: parlo di case per la gente, però poi queste persone sono miliardari.
  • I viaggi sono stati sempre una ricerca di conferme di zone del pensiero
  • Quando parlo di modestia, di calma, di pazienza, dietro c'è sempre l'idea che non sei uno capace di toccare la verità, mai.
  • L'unica opera pubblica che ho fatto è la Malpensa, certe cose le ho anche sbagliate perché pensavo di avere un committente privato, pensavo di disegnare per la gente che aspetta di partire o che arriva, invece mi sono accorto che l'aeroporto contemporaneo praticamente è uno shopping center, la parte del passeggero è la meno importante, non interessa a nessuno cosa diventi il passeggero e quali siano i suoi problemi.
  • Un giorno d'inverno stavo mettendo una giacca di lana pesante e c'era un gattino che mi guardava e ho pensato: questo gatto non capisce cosa sto facendo, non sa niente né cosa è una giacca, né che c'è l'inverno, né cosa è il freddo, non sa niente, e non potrà mai sapere niente perché il suo cervello è strutturato in una maniera tale che al di là di certi confini non va, è inutile voler andare oltre.
    Noi siamo nella stessa situazione, siamo sotto una tettoia e non riusciamo ad andare mai al di là.

[Intervista rilasciata il 18 ottobre 2002 a Milano, Conversazioni sotto una tettoia. Giancarlo De Carlo, Tony Fretton, Umberto Riva, Ettore Sottsass, a cura di Davide Vargas,, CLEAN, 2004]

Metafore[modifica]

  • Se fai un buco nella roccia, uscirà l'acqua. Uscirà calma, immobile, che respira adagio dal fondo della roccia e saprai finalmente che vivi sopra la polpa di un frutto celeste. Se fai un segno nel deserto, saprai finalmente quanto sono lunghe le ombre e saprai quanti passi potrai fare e fino a dove è calata a mezzanotte la luna.

Disegno di un vaso di vetro[modifica]

Se io avessi lavorato a larghi gradini la collina e se avessi scavato canali grandi e piccoli – come le vene di un braccio – perché l'acqua della pioggia fosse raccolta, curata e amministrata a coprire la terra delle terrazze, e se poi avessi piantato a spazi equidistanti le piantine di riso e guardato ogni giorno il cielo nero mescolarsi, specchiandosi, alle foglie che crescono sott'acqua, e se poi finalmente, dopo centoquaranta giorni, avessi raccolto il riso con pazienza, questo chilo di chicchi bianchi, per me, sarebbe sacro.
Ma non importa.
Comprerò un chilo di riso al Supermarket in un pacchetto stampato con il nome della Fabbrica, con le promesse, gli allettamenti, gli accertamenti, le date e tutto il resto e i disegni idioti.
Tornerò a casa, aprirò il sacchetto e metterò il riso in questo vaso. Getterò il sacchetto nella pattumiera insieme alle altre scorie e tutto andrà bene.
Questo chilo di chicchi bianchi, in ogni caso, per me, sarà sacro: perché esiste.

Disegni per le necessità degli animali[modifica]

Se si insiste un po' con le "comunicazioni di mercato" – così le chiamano – o se si insiste un po' con ben fatti "spot" televisivi, si riesce anche a convincere i millepiedi che si fa più in fretta e si fa meno fatica a viaggiare con l'aereo piuttosto che a piedi (anche con duemila piedi). È possibile anche convincere le farfalle notturne che è meglio comperare un televisore per guardare le farfalline che fanno la pubblicità seminude con mutande di vetri Swarovski, piuttosto che girare qua e là nel profumo dei prati aspettando di addormentarsi per sempre.

  • CON PAVIMENTO ROTTO (PERCHÈ LE OMBRE SONO STORTE) (PER ME). Scritta a mano a fianco di un disegno.

[Metafore, Ettore Sottsass, a cura di Milco Carboni e Barbara Radice, Skira, Milano, 2002]

Maestri del design[modifica]

  • Nei primi anni del Novecento sembrava che la funzione fosse l'ergonomia stessa, cioè il rapporto che l'oggetto ha con il corpo; ormai si è capito che la parola 'funzione' ha un significato che può essere molto allargato, al punto che la parola funzione è la cosa stessa.
  • Sono quello che sono per caso o per fortuna e quindi cerco di collocarmi nel mondo per quello che sono, non di cambiare il mondo per poter essere quello che sono.
  • Io tengo molto a dire che, specialmente Memphis, non aveva un atteggiamento aggressivo, allo stesso modo degli hippy, ... non erano aggressivi nei confronti di uno stile di vita ma piuttosto cercavano un altro modo di vivere in comunità.
  • Vorrei che gli oggetti non tanto fossero silenziosi ma costringessero al silenzio chi li usa, chi li guarda.
  • L'architettura si abita mentre l'arte si guarda; questa è una differenza fondamentale. L'architettura è un'esperienza fisica e sensoriale perché ci si va dentro.
  • Mi arrabbio quando mi dicono che sono un artista; cioè, non mi arrabbio ma sono fondamentalmente un architetto.
  • Alla mia età mi accorgo che sto fermo e non riesco più a saltare sul treno perché non è più possibile, ormai posso solo capire qualche cosa.
  • Ha avuto dei maestri?
    Sì, ho avuto due grandi maestri. Per primo, naturalmente mio padre e poi un pittore che si chiamava Spazzapan, perché ho sempre avuto interessi che esulavano dalla specifica professione dell'architetto, non so perché.
  • Che cos'è invece il controdesign?
    Il controdesign è stato un periodo interessante e lungo, con amici più giovani di me: è una discussione sul destino del disegno, del design, che investiva il rapporto con l'industria e anche il rapporto con la gente. L'interrogativo che ci si era posti è: qual è la funzione finale del design? È arricchire qualche industriale o far contenta una ragazza?
  • Legge riviste di design?
    Quando guardo le riviste di design mi arrabbio sempre perché il 90% dei prodotti sono sedie.
  • Ci racconta il significato del suo nome?
    Dunque, il nome vuol dire "sotto il sasso", cioè, "sott el sass". In Val Badia ai piedi della dolomite c'è un piccolo maso che si chiama Sottsass.
  • Che significato ha il viaggio?
    Il viaggio è parte del progetto esistenziale.
    Il viaggio è la curiosità stessa e anche l'accettazione che al di là del muro del tuo giardino ci siano altri giardini, ci siano altre cose, insomma una forma di antinazionalismo, di antiprovincialismo.

[Intervista rilasciata nel 2001 a Milano, tratta da "Maestri del Design", a cura di D. Duva, M. Invitti, E. Milia, M. Pirola, Bruno Mondadori editore, Milano 2005]

Flash Art[modifica]

  • ... Mi sento totalmente figlio del Bauhaus. Ma le condizioni economiche e sociali oggi sono cambiate e il meccanismo del Bauhaus non è più applicabile. Il Bauhaus insegnava a pensare che la società aveva bisogno di architetti e designers educatori, mentre oggi capiamo che la società si educa e si diseduca da sola.
  • Giacinto Di Pietrantonio: ... Tu pensi di dover qualcosa all'arte per il tuo lavoro?
    Ettore Sottsass: Sì, penso che tutta la mia vita sia stata una specie di interpretazione parallela dell'arte.

[Flash Art edizione italiana, n. 139, maggio/giugno 1987]

I protagonisti del design italiano[modifica]

  • ... L'Alchimia per me è stata soltanto un'occasione. Mendini ha aperto alcune finestre...
  • Memphis non era il prodotto di artisti, in Memphis non si parlava mai di arte, si parlava di design... che poi le cose che disegnavamo non servissero a nessuno, è un' altro problema, perché forse sognavamo delle vite diverse da quelle che normalmente si vivono. O forse pensavamo di produrre energia intorno, energia intellettuale, che so io...
  • ...I greci avevano due parole, per significare la vita e l'esistenza.
    La vita è il fatto che uno si muove nel mondo, è nel mondo, esiste nel mondo. L'esistenza è la forma che prende la vita: date le condizioni esterne, condizioni politiche, condizioni tradizionali, culturali e così via. La vita non mi interessa niente, mi interessa l'esistenza... Come designer, come architetto, anche come intellettuale faccio questo mestiere: pensare a che cosa può essere, a che cosa sarà o a che cosa è stata l'esistenza.

[ Domus, CD-ROM, Rozzano – MI, 1996]

Enzo Cucchi e Ettore Sottsass[modifica]

Per amore o per forza di Barbara Radice[modifica]

  • Questo l'elenco dei lavori in collaborazione:
    le gambe in ceramica co base; un pannello, sempre in ceramica, esposto insieme alle gambe a Roma e successivamente in una mostra a Milano, alla Galleria Postdesign; una litografia inerente ai lavori sopra elencati; un'altra litografia cm 70X200; il progetto di una molto speciale rivista, fatta di tavolette, in edizione limitata, oltre che la realizzazione del primo numero della stessa: Cucchi e Sottsass, otto facciate di quattro tavolette in ceramica cm. 23X7.
  • Enzo Cucchi interrogato su Sottsass dice: "Di lui sapevo tutto. Mi sembrava di averlo conosciuto da sempre. C'è sintonia con il lavoro... Persone di buona volontà possono decidere di praticare insieme ma non sempre funziona.
    Qui ognuno chiede all'altro cosa gli manca".
    Ettore Sottsass interrogato su Cucchi dice: "Dal primo momento ho pensato che con lui potevo stare. Enzo è sempre in stato di tensione poetica. Non dice mai una cosa stupida come il novantanove percento delle persone. Abbiamo capito che possiamo fare 'uno'. Siamo come in cerchio: uno riceve e ricicla. Non c'è sovrapposizione".
  • "Enzo sta sempre sollevato da terra. Il suo colore esplode. Ha un senso dello spazio come io mi immagino: una serie di flash che esplodono su uno sfondo continuo.
    Cucchi quando si parla di Sottsass sorride, dice: "Ettore per me è a scimmia sulla spalla".

Ettore Sottsass jr. – Nomade Shiva Pop[modifica]

  • Io sono figlio dell'illuminismo; cioè sono un razionalista. In realtà penso prima di fare, al contrario di quello che dicono gli americani: do it, che mi sembra un po' primitiva come frase.
  • I miei progetti Memphis sono tutti molto statici, di solito sono precisi e, se non hanno assi di simmetria, sono però molto fermi. Per esempio, io ho un grande interesse per il peso delle cose; non mi interessa volare, mi interessa pesare sulla terra.
  • Per me la sensorialità è quella zona dove tu sei uomo e basta.
  • I costruttori disegnano per l'umanità, l'architetto è un disgraziato che disegna per la nostalgia, disegna per l'oscurità, è uno che non sa bene che cosa disegna. Io non disegno per un pubblico e tanto meno mi sento missionario.
  • Io non credo di aver inventato niente, ... ho proposto un modo di essere
  • D'Ambrosio: Chi è l'uomo che abita le sue architetture?
    Sottsass: Va bene, ci sono due momenti. Intanto l'uomo che abita la mia architettura è il cosiddetto cliente, che io cerco, e ho sempre cercato, di trasformare in un amico... (seconda parte, n.d.A.)Io vengo da una famiglia di cultura austro-ungarica. ... E il mio uomo è così. Dovrebbe essere un uomo che cerca sempre un po' in se stesso, o negli amici, la sua realizzazione, un po' nel suo pensiero, un po' nelle sue speranze, un po' nelle sue disperazioni. Non è un uomo che si confronta con gli uomini. È un uomo che si confronta con se stesso, che si confronta con il nonsenso esistenziale.
  • D.: Quanta importanza dà all'ambiente, inteso come natura, nel suo processo progettuale?
    S.: Ho la mia teoria nei riguardi della natura. La natura è nostra nemica e io sono nemico della natura, tanto per cominciare...

[Intervista rilasciata nel novembre 1996 a Milano]

Scritti 1946-2001[modifica]

  • Duiker prima di morire stava per diventare barocco.

[Fonte originale: Duiker: 1890-1935, "Dimensioni", Torino, n. 2, maggio/giugno 1947.]

  • La pittura, hanno detto, non è dipingere quello che si immagina siano le cose, neanche quello che si immagina dentro o dietro le cose, come fanno i cubisti e neanche i sogni come per i surrealisti. La pittura è ancora più in là: è dipingere pensieri che siano da pittore e niente altro. Dunque gli astrattisti hanno fatto un vuoto totale del mondo, semplicemente lo hanno eliminato.

[Fonte originale: Chiariti i misteri della pittura astratta, "Sempre Avanti!", Milano, 12 febbraio 1948]

  • Noi siamo abituati a dare alla parola 'funzione' un significato decisamente meccanicistico o tecnico ... Ma siamo ormai arrivati a un punto dove è assolutamente urgente e indispensabile allargare il nostro concetto di funzione. ... Il riconoscimento di quelle esigenze che sono fantastiche e psichiche, oltre che economiche, ci sembra ormai urgente così come doveva parere urgente a Gauguin il viaggio verso le isole del Pacifico.
  • L'architettura può essere fatta di poco, di molto poco, purché questo poco sia tutto quello che gli uomini devono avere per non dimenticarsi di essere uomini e niente altro. Niente altro che questo...

[Architettura popolare, 1950.]

  • Quando Charles Eames disegna la sua sedia, non disegna soltanto una sedia, ma disegna un modo di stare seduti, anzi disegna soprattutto un modo di stare seduti, cioè non disegna per una funzione ma disegna una funzione.

[Fonte originale: Opinione sul disegno industriale, "Domus", Milano, N.305, aprile 1955]

  • Esiste un rito magico con il quale si invoca e si propizia la pioggia innaffiando la polvere secca della terra.
    Allo stesso modo si invoca e si propizia l'universo costruendo una casa. La casa è la ricostruzione dello spazio dell'universo come l'acqua versata sulla terra è la ricostruzione della pioggia.
    L'architettura è sempre stata e oggi è più che mai un rito magico: tutte le volte che si perde la realtà magica dell'architettura si perde anche l'architettura.

[ Fonte originale: Per un Bauhaus immaginista contro un Bauhaus immaginario, "Casa e Turismo", Milano n. 12, 1956]

  • ... Il design non riguarda l'esistenza o meno degli strumenti come tali, ma la possibilità di esistenza degli strumenti a contatto con una certa atmosfera psichica o culturale a carattere magico o razionale.
  • Volevo soltanto dire che al di là delle "istruzioni per l'uso", gli strumenti e le cose sono, nella vita degli uomini, i mezzi con i quali essi compiono o cercano di compiere il rito della vita e se c'è una ragione per la quale esiste il design, la ragione – l'unica ragione possibile – è che il design riesca a restituire o a dare agli strumenti e alle cose quella carica di sacralità per la quale gli uomini possano uscire dall'automatismo mortale e rientrare nel rito.

[ Fonte originale: Design, "Domus", Milano, n. 386, gennaio 1962]

  • Sarà possibile che un giorno o l'altro gli italiani pensino che c'è gente nel mondo che nasce e vive e muore senza dipendere dall'esistenza dell'Italia? Chissà se verrà un giorno in cui tutti i vari "popoli", le varie "nazioni", riusciranno a pensare reciprocamente che c'è gente che nasce, vive e muore senza dipendere dallo loro esistenza?

[Fonte originale: Viaggio a Oriente. Prima puntata: Birmania, "Domus", Milano, n. 391, giugno 1962]

  • Questo articolo lo devo scrivere dal letto dell'ospedale e l'ospedale è in California e la cosa certo è molto personale, ma sono sempre meno capace di separare le cose della "cultura" dalle storie personali. È una grande confusione.
    I fantasmi dei templi che ho visto nell'India continuano a entrare tra queste quattro mura [...] della camera 128 East...
  • A me interessa il fondo, il punto di partenza, la ragione per la quale un un tempio è un tempio, la tomba è una tomba, il mausoleo è un mausoleo invece che una casa qualunque e perché, perché le pietre di questi templi antichi che ho visto nell'India portano con sé silenzi senza tempo e senza spazio e spiegazioni complete, definitivamente e per sempre complete? ... Vorrei sapere perché le forme di pietra scura dei templi hanno il senso del sacro.
  • I petali dei fiori stanno all'India come i giornali vecchi e le scatole vuote e le latte e le auto fuori uso stanno all'America.

[Fonte originale: Viaggio a Oriente. Terza puntata: templi in India, "Domus", Milano, n. 396, novembre 1962.]

  • La foto di quel giovane uomo del Vietnam con la faccia tesa, con il torso largo e nudo e le mani legate dietro la schiena e il cartellino come i pacchi postali, condotto con una corda alla fucilazione e accompagnato dal figlio bambino che piange a bocca aperta, la mano nella mano del padre, quella foto l'ho attaccata davanti al tavolo, casomai me ne dimenticassi e non me ne dimentico. Mi sento vecchio e molto stanco, un po' mi vergogno, un po' vorrei andarmene in un posto da solo a respirare, dove la gente sia meno sicura di sé, dove non faccia rumore camminare(per questo Ginsberg si mette le scarpe da tennis?), un po' mi piacerebbe spogliarmi nudo, sdraiarmi per terra, coprirmi di un lenzuolo e dire adesso basta, adesso andate tutti a quel paese. Questo avrei voglia di fare e non parlare della bellezza. ... fin tanto che, a forza di silenzio e a forza di non crederci, sarà evidente che bisogna prenderla da un'altra parte. ...
    Che cosa ne facciamo della casa se abbiamo la fotografia della morte davanti al tavolo?

[ Fonte originale: Come proteggere la belezza dalla polvere e dai piranhas, in Almanacco Letterario Bompiani 1967, Milano, 1966]

  • Quindi mi pare che il problema sia di trasferire nel disegno degli strumenti che vengono via via a popolare sempre più la nostra esistenza, l'immagine dei processi con i quali il corpo umano aderisce meglio e si espande meglio negli ordini cosmici e di aiutarlo invece a liberarsi dalle costrizioni, deformazioni, manipolazioni e condizionamenti cui è sottoposto con la scusa della falsa organizzazione sociale e delle false realtà politiche.
    Mi pare che questa sia o possa essere la vera e ultima funzione del design. Una funzione terapeutica, ... Oppure, il design può essere esatto e concentrato a tal punto da non rispondere neanche a una funzione precisa ma da diventare, per quello che è, la risposta verso una libertà finale e totale, così come qualche volta è già successo.

[ Fonte originale: Arcobaleno su Londra, "Domus", Milano n. 484, marzo 1970]

  • Il controdesign è una rabbia o meglio una noia o forse una disperazione o forse una presa in giro o forse semplicemente il risultato della consapevolezza di quello che sta succedendo negli atti e nei discorsi che si fanno in torno al DESIGN dato che questo design sta diventando un affare sempre più impegnativo e impegnato e consumato, pompato, sollecitato e soprattutto usato per gli affari di tutti, attori e spettatori, disegnatori e produttori, venditori e consumatori.
    Il controdesign non è una formula, ma un modo di essere consapevoli, ...

[ Fonte originale: Controdesign, "Rassegna", Milano, n. 22/23, maggio/agosto 1972]

  • Mi sono chiesto molte volte quale può essere il rapporto tra un ambiente formale e gli eventi che vi si svolgono. Mi sono chiesto molte volte se c'è una ragione per cui le dichiarazioni di guerra partono da grossi palazzi con cupole e colonne bianche, se c'è una ragione per cui gli eventi nelle case dei ricchi si svolgono sempre come operazioni matematiche e così via. ...

[Progetto di mobili, in E. Ambasz (a cura di), Italy: The New Domestic Landscape, catalogo della mostra, New York, The Museum of Modern Art, 1972]

  • ... Poi c'è l'aereo, un aereo qualunque. Ci punta addosso i fari accecanti e il fischio insopportabile di motori tossicomani. Poi la bestia si ferma e restiamo lì nirvanizzati, sospesi per aria, con gli ochhi incrociati come tanti gatti Fritz, per qualche istante, purificati finalmente dalla luce totale e dal totale suono tecnologici.

[Fonte originale: Environment 1, "Casabella", Milano, n. 375, marzo 1973]

  • Adesso mi dicono tutti che sono molto cattivo, dicono che sono proprio cattivo perché faccio il mestiere del designer, dicono che non dovrei farlo – non so bene – dicono che se uno fa il mestiere del designer fa un mestiere onirico (mica male del resto), dicono che un designer ha "come unico e reale obiettivo un rapporto con il ciclo produzione-consumo", dicono che il designer non pensa alla lotta di classe, che non serve alla causa e che invece lavora per il sistema: dicono che qualunque cosa uno faccia – come designer – tanto il sistema se lo mangia, se lo digerisce e poi il sistema così sta meglio, ingrassa bene; ... Mi fanno sentire come se la colpa fosse tutta mia, di tutto quello che non va, ... il problema non è lìorribile peccato originale ma quello che uno riesce a fare si se stesso; ... Voglio dire che se uno deve fare il designer, le sue scelte più o meno liberatorie deve farle facendo il designer e non facendo, come si dice, il politico, ... dato che casomai sono soltanto bravo a disegnare e basta, dato che questo è il mio mestiere e dato che la politica – reale – la faccio dentro il mio mestiere.

[ Fonte originale: Mi dicono che sono cattivo, "Casabella", Milano, n. 376, aprile 1973]

  • Il viso di Francesca appare dalla porta.
    "Sì?"
    "Ci sono due studenti che vengono da Firenze. Vorrebbero parlarle".
    La guardo, Non so.
    "Va bene. Falli venire". Due giovani ragazzi carini, molto gentili. Uno ha in mano una mela giallo-verde e dice: "Le ho portato questa mela. Viene dalla fattoria di mo padre, sulle montagne, nelle Dolomiti. Sottsass non è un nome delle Dolomiti?" "Sì, lo è. Grazie. Sei delle Dolomiti?" "Sì. E il mio amico è di Bologna. Studiamo all'Università di Firenze. Ma non facciamo niente lì. È un casino. Ci insegnano... non so. Cosa dovrebbero fare i giovani come noi? Tirare bombe molotov oppure stare tranquilli, lavorare, lavorare, lavorare e vendere anima e corpo alla produzione, sposarsi, fare figli ecc.? Ubriacarsi? O cosa?"
    "Cristo: non so. Davvero non so. È un problema vostro. È una vostra responsabilità. Andate in giro. Non restate in quella nobile università. Datevi da fare. Non so... Cercate di capire cosa succede..."

[ Fonte originale: 8 AM – 8 PM, "Modo", Milano, n. 5, dicembre 1977]

  • Il cosiddetto "design italiano" è nato intorno agli anni Trenta, insieme all'idea ben radicata che disegnare qualcosa è soprattutto un evento politico, cioè un evento etico.
    Evento etico non nel senso che devi essere uno che fa la carità, comportarti bene e andare a messa ogni domenica, ma nel senso che devi confrontare te stesso, come uomo privato, con la società che ti sta intorno, con la storia, con la condizione antropologica della tribù, piccola o grande, a cui appartieni. Evento politico non nel senso che devi essere per forza membro di un partito o fare politica attiva, ma nel senso che devi essere consapevole di quello che succede nella società intorno a te e nelle altre società sul pianeta ed essere in grado di dare un'immagine (o perlomeno sapere che il tuo problema è quello di dare un'immagine) all'ambiente, un'immagine ai movimenti della storia.
    Progettare è un evento politico nel senso che si deve sempre o si dovrebbe sempre sapere molto bene che quando si fa qualcosa, quel qualcosa viene depositato in un ambiente sociale in movimento. Quello che è stato depositato in un ambiente sociale provocherà reazioni diverse. Qualche volta quello che è stato disegnato sarà percepito il giorno dopo, qualche volta sarà percepito anni più tardi e altre volte non sarà forse mai percepito, perché resterà per sempre nascosto nel grande calderone della storia. ...
  • Possiamo fare un intervallo e incontrarci magari il prossimo anno?
    Potrei dirvi il contrario di quello che ho detto oggi.

[ Conferenza al Metropolitan Museum, 1987]

  • In tutti i posti dove sono stato, sentivo che c'era qualcuno che disegnava case, come in un bosco uno sente che ci sono funghi.

[Architettura, 1988]

  • Non sono interessato a "collocare" lo sperma nel fondo oscuro dell'utero per fare bambini. Credo che l'unica cosa alla quale sono interessato sia di produrlo (lo sperma); anzi sono interessato ai sistemi di produrlo.

[Conferenza all'Università di Zurigo, 1991]

  • Io non ho un'idea gentile della natura. La natura mi è sempre sembrata un nemico, un nemico feroce, anche se poi capisco che di noi uomini alla natura non importa proprio niente. ... La natura, dal mio punto di vista, è orribile, cinica, cattiva, micidiale, inaspettata, imprevedibile, incontrollabile... Io la natura la odio.

[Fonte originale: On the nature of the metropolises, "Terrazzo", Milano, n. 6, 1991]

  • ...so che la parola "fallimento", ahimè, riguarda per sempre la vita intera, riguarda quel fiato caldo, amaro che sento dietro il collo, che mi insegue dalla mattina alla sera, che non si ferma mai. ... Continuo a cercare di disegnare una possibile scoperta dell'esistenza. Voglio dire disegnare una possibile interpretazione della dinamica dell'esistenza. Voglio dire disegnare un possibile modo di sopravvivere nella storia. Voglio dire: sono ancora lì a cercare di capire qual è l'accelerazione da prendere per entrare nell'autostrada dell'esistenza; senza massacri né per me né per gli altri.

[ Conferenza al Rhode Island Art School, 1993]

  • Allora ero un ragazzo innamorato di una ragazzina che mi sembrava bellissima. Si chiamava Lina.
    Ogni notte ci scrivevamo una lettera e ogni mattina, prima di entrare in classe, ci scambiavamo le lettere.
    Il tempo passava troppo lento e lei si è sposata.
    Io sono partito in guerra, quasi volontario. Lei ha avuto un figlio e dopo moltissimi anni ci siamo rivisti scendendo da due automobili ai bordi di una strada. Come gangster che si incontrano per definire la situazione.
    "Sei proprio diventato un uomo!" mi ha detto, "Come sei un uomo", ha aggiunto. Forse voleva dire che era svanita l'antica bellezza?
    L'anno scorso, un giorno, un pomeriggio qualunque di maggio, il figlio mi ha telefonato da lontano e mi ha detto: "È morta ieri".
  • La mattina, quando me ne andavo dalla stanza del motel o dell'albergo dove avevamo fatto l'amore o forse no, dove forse avevamo soltanto dormito abbracciati, mi giravo e facevo una fotografia.
    Non mi riusciva mai.
    Avrei voluto fotografare i fantasmi dell'amore, le parole dette sottovoce, gli orgasmi, i nostri disordini, la nostra furia.
    Volevo anche fotografare quanto della nostra esistenza era rimasto su quei muri miserabili, su quei tappeti schiacciati dai passi degli altri, dentro quelle lenzuola bagnate dei nostri umori.
    Volevo capire, volevo imparare, volevo disperatamente sapere se c'è un modo – o se non c'è – di disegnare una stanza dove si possa trattenere l'esistenza. Tenere l'esistenza almeno per il fondo della camicia. Anche soltanto per un po'.
    Ormai mi sono convinto che è quasi impossibile.
    Ma forse non del tutto impossibile.

[ Fotografie, 1995]

  • A Sottsass importano le domande, gli importa ritualizzare l'esistenza intorno a quelle domande, gli importa restituire il senso del sacro all'esistenza. (L'architetto che volle disegnare l'utopia di Demetrio Paparoni)

Su Ettore Sottsass[modifica]

Sottsass Associati[modifica]

Philippe Thomè su Sottsass Associati[modifica]

  • Il suo stile di lavoro (di E. Sottsass, n.d.A.) si rivela in effetti similea quello di una "bottega" del Rinascimento dove la pratica professionale era caratterizzata dalla comunicazione del sapere – di un saper fare – e dall'importanza della curiosità.

Jean Pigozzi su Ettore Sottsass[modifica]

  • Ettore e Barbara ebbero una piccola discussione. Barbara accusava Ettore di "fare il cammello". In effetti in certe occasioni la faccia di Ettore ricorda quella di un vecchio cammello che ha attraversato molti deserti e ha affrontato molte tempeste di sabbia.
  • Ettore passa più tempo a toccare gli oggetti che a disegnarli.
  • Tre anni fa, a notte fonda, stavamo andando lungo l'autostrada tra San Francisco e Palo Alto. Ettore disse qualcosa che ancora oggi non riesco a comprendere: "Le autostrade americane sono così romantiche con tutti quei giganteschi cartelloni".
  • Ritiene che appendere un quadro al muro sia come ascoltare la stessa canzone tutto il giorno.

Amici Scrittori[modifica]

  • La storia del giornalino East 128 Chronicle – 1962
    ... Ne stampammo tre numeri: erano messaggi d'amore e invenzioni fragili e precorritrici come tutto quello che ha sempre fatto Sottsass. I brevi testi erano inseriti in pagine di collage di figure tratte da pagine di giornale dove si vedevano pezzi di carne e di formaggio, ventilatori, camicie da notte, reggiseni, insomma tutti i prodotti in vendita nei supermercati americani. Questi collage precedevano di molto la grafica pop: erano un esempio di preistoria della cultura pop...
  • La storia delle Edizioni East 128 e di Pianeta Fresco – 1967
    ... nel frattempo la creatività di Sottsass si era concretizzata in una "firma" e la rivista si era affermata per quello che era, uno choc grafico che andava all'unisono con un documento poetico e ideologico a tutt'oggi respinto dall'establishment.
  • Gary Snyder da lontano mi suggerì il titolo, Fresh Planet.
  • Allen Ginsberg volle essere definito "direttore irresponsabile", Sottsass "direttore dei giardini", io dovetti noiosamente essere la "direttrice responsabile" per via dell'iscrizione all'Albo dei giornalisti.

[Amici scrittori, Fernanda Pivano, Mondadori, Milano, 1995]

Ettore Sottsass[modifica]

  • I mobili di Ettore sono esercizi di architettura, esercizi di linguaggio – infatti poco concedono al gusto corrente, vogliono anzi rifondare e discutere le premesse del gusto corrente – come lo erano quelli di Rietveld o di Le Corbusier, Terragni o di Mies. Se non basta guardarli per vederlo è interessante considerare il fatto che i mobili di Ettore non sono mai stati venduti nel tempo in cui sono stati progettati. (Barbara Radice, 1993)
  • Figurativamente Ettore si è mosso praticando un'operazione di trapianto sorprendente, innestando cioè sull'impianto modernista di derivazione neoplastica, quello che aveva imparato di composizione ed espressività pittorica. (Barbara Radice, 1993)
  • C'è nel suo lavoro (di E. Sottsass, n.d.A.) una motivazione e una ricerca ... che potrei chiamare con il termine 'umanesimo costruttivo'. ... Egli pensa che l'enorme piano di relazione che esiste oggi tra l'utente e il mondo artificiale deve ricevere una risposta di natura 'formale', deve rispondere alla insoddisfatta domanda di archetipi costruttivi, di decorazione, di segni visibili, di codici godibili. ... Questo genere di progettazione deve essere capito ... come risposta al grande problema della 'qualità formale' del mondo costruito. ... La qualità formale del mondo è un grande problema politico. Perché questo nostro sistema industriale o costruirà un mondo formalmente migliore, o è destinato a fallire. (Andrea Branzi, 1999)

[Ettore Sottsass, Salone Internazionale del Mobile 13/18 aprile 1999, COSMIT, Milano]

Sottsass Associati 1980-1999 frammenti[modifica]

La qualità formale del mondo di Andrea Branzi[modifica]

  • È comune sentire il mestiere dell'architetto come un mezzo e non come un fine: al centro delle nostre battaglie a ben guardare non è mai il design, ma semmai il destino dell'uomo davanti all'industrialesimo.
  • "East 128" è una dichiarazione filosofica.
  • ...Egli (E. Sottsass, n.d.A) accetta l'America attraverso l'India: anzi, esse sono due aspetti della stessa questione. Miseria e abbondanza non sono che due facce della stessa medaglia, due personaggi della stessa storia.

La seduzione[modifica]

  • Gli interessa poco pensare al futuro, perché la vita non è determinata dai programmi. Fa finta di non sapere che in tutto il mondo copiano il suo lavoro. Le culture che cita sono poco organizzate, non ancora intellettualizzate, oppure antichissime. Ama le architetture classiche, le città-tempio, i grattacieli. Il suo ruolo storico è quello di aver aperto il primo contraddittorio culturale, operativo e linguistico ai modelli del funzionalismo, di essere divenuto il perno attorno a cui hanno gravitato tutti coloro che cercano una architettura più libera. Per lui progettare non è questione di ideologia, di ortodossia, ma è un fenomeno sensitivo, una ricerca d'identità.
    Gli ho sempre voluto molto bene. (Alessandro Mendini)

[La seduzione, E.Sottsass più C. Munari, Ed. Arca, Lavis (TN), 2002]

Sottsass 700 DISEGNI[modifica]

  • Siedo davanti a un vaso di Sottsass.
    Per me il vaso è un 'leitmotiv' nell'opera e nella visione di Sottsass, ne rappresenta l'atteggiamento e la filosofia.
  • Per Sottsass i passaggi tra le espressioni artistiche sono fluidi, non esistono linee di demarcazione tra scultura, pittura, architettura, design.
    Sottsass ha da tempo superato questi confini ... Il suo potenziale creativo architettonico non è stato né viene percepito a sufficienza.
    Sottsass è un mago.
    Senza Sottsass la nostra vita sarebbe incolore.

[Ettore Sottsass. Pensiero disegnato, prefazione di Hans Hollein, Vienna, 16 gennaio 2005]

Bibliografia[modifica]

  • Pianeta Fresco, F. Pivano, E. Sottsass, A. Ginsberg, Edizioni EAST 128, Milano, 1967.
  • Sottsass Scrap-Book, Federica Di Castro (a cura di), collana Documenti di Casabella, Milano, 1976.
  • Esercizio formale, Ettore Sottsass, a cura di Raffaele Castiglioni, Alessi fratelli spa, Crusinallo (NO), 1979, serie numerata.
  • Storie e progetti di un designer italiano" – Quattro lezioni di Ettore Sottsass Jr.. a cura di Antonio Martorana, Alinea Editrice, Firenze, 1983.
  • Sottsass Associati, L'Archivolto, Milano, 1989.
  • Style – Design of the Decade, foreword by Ettore Sottsass, T&H, London, 1990, (pag. 112, 113).
  • Ettore Sottsass jr. – Designer, Artist, Architect, Hans Höger, Wasmuth, Tübingen/Berlin, 1993
  • Ettore Sottsass, Barbara Radice, Electa, Milano, 1993
  • Sottsass Associati / Arret sur l'image, a cura di Sottsass Associati, Silvio San Pietro, Ed. L'archivolto, Milano, 1993.
  • Ettore Sottsass (catalogo), Centre Georges Pompidou, Paris, 1994.
  • Esercizi di viaggio, Ettore Sottsass, a cura di Milco Carboni, Aragno Editore, Torino/Racconigi.
  • Amici scrittori, Fernanda Pivano, Mondadori, Milano, 1995
  • Memphis, Barbara Radice, Electa, Milano 1984*Ettore Sottsass jr. – Nomade Shiva Pop, Giovanni D'Ambrosio, Testo & Immagine, Venaria (TO), 1997.
  • Sottsass, a cura di Gianni Pettena, catalogo della mostra "Ettore Sottsass associati 1980-1999" a Prato, maschietto&musolino, Pisa, 1999
  • Sottsass Associati 1980-1999 frammenti, M. Carboni (a cura di), Rizzoli, Milano, 1999
  • Ettore Sottsass, Salone internazionale del Mobile 13/18 aprile '99, Cosmit, Milano.
  • Ad Honorem, Alberto Seassaro, Politecnico di Milano, Milano, 2000.
  • Esercizi/Exsecises, Alberico Cetti Serbelloni Editore, Milano, 2001.
  • Sottsass e Sottsass, Gianni Pettena, Testo&Immagine, Torino, 2001.
  • Ettore Sottsass. Esercizi di Viaggio, M. Carboni (a cura di), Aragno, Torino, 2001
  • Ettore Sottsass e Enzo Cucchi, Salvatore Lacagnina, Roberto Giustini e Barbara Radice, Charta, 2001
  • Ettore Sottsass. Scritti, M. Carboni e B. Radice (a cura di),Neri Pozza Editore, Milano 2002
  • La seduzione, Ettore Sottsass più Cleto Munari, Ed. Arca, Lavis (TN), 2002
  • Scritti 1946-2001, Ettore Sottsass, Neri Pozza Editore, Vicenza 2002.
  • Metafore, Ettore Sottsass, acura di Milco Carboni e Barbara Radice, Skira, Milano, 2002.
  • Interviews Volume I, Hans Ulrich Obrist, Fondazione Pitti Immagine Discovery/Charta, Milano, 2003.
  • Sottsass: fotografie, M. Carboni (a cura di), Electa, Napoli 2004.
  • Sottsass 700 DISEGNI a cura di Milco Carboni, Skira, Milano 2005.
  • Maestri del Design, a cura di Deborah Duva, Miriam Invitti, Efrem Milia e Matteo Pirola. Bruno Mondadori, 2005.
  • Ettore Sottsass – Vorrei sapere perché / I wonder why, a cura di Alessio Bozzer, Beatrice Mascellani e Marco Minuz, catalogo della mostra omonima a Trieste, Electa, Milano 2007
  • Design Interviews: Ettore Sottsass, a cura di Francesca Appiani, libro e dvd, Museo Alessi / Corraini, Mantova 2007

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