Gianandrea Gavazzeni

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Gianandrea Gavazzeni

Gianandrea Gavazzeni (1909 – 1996), direttore d'orchestra, compositore, musicologo, critico musicale e saggista italiano.

Scena e retroscena[modifica]

  • [Papa Paolo VI] Figura drammatica. Papa drammatico. Enigmatico, inquietante, importante. Inquietante per il suo complesso ritratto spirituale, come traspariva e come mi arrivava da certi suoi atteggiamenti, dal suo modo di parlare, dalle espressioni del suo viso sofferente. Mi ricordo quando Montale è andato per il «Corriere» al suo seguito in Palestina. Al ritorno gli ho detto: «Be', hai avvicinato il papa? Che impressione t'ha fatto?». «Interessante, interessante. Scettico, scettico.» Ha sofferto: con se stesso, con gli altri, con i suoi che gli stavano vicino.
    Invece al papa polacco va bene tutto. Abile, abile. (p. 65)
  • [Franco Ferrara] [...] quando cominciò a dirigere – e fu un lancio veramente a razzo, immediato, fulmineo – fui subito impressionato da questo suo complesso di qualità direttoriali che mi fecero sempre dire – allora e in seguito, appartenendo lui alla mia stessa generazione di direttori d'orchestra, nonostante più giovane di me di alcuni anni – e ripetere che della nostra leva, ci mangiava tutti in insalata. Ed era la verità. (pp. 133-134).
  • [Leonard Bernstein] Come direttore lo ritengo uno dei temperamenti più straordinari che ci siano stati in questo secolo. Tutto quello che ho sentito di lui mi ha interessato per il suo eclettismo ed è riuscito persino a fare ammirare a me, non mahleriano, la Quarta e la Quinta sinfonia di Mahler
    Ho sempre apprezzato e ammirato in lui la sua passione civile: di fronte ad altri grandi direttori, che sono stati ossequienti ai potenti, lui è stato un uomo coraggioso, schietto, anticonformista, nella vita civile e politica americana. Ha assunto posizioni che gli sono costate. Nonostante la sua grande celebrità in alcune occasioni ufficiali è stato volutamente messo da parte. (p. 137)
  • [...] nessun'altra epoca storica, da quando la musica è stata praticata, ha conosciuto come la nostra la convivenza di linguaggi, di stili e di culture diverse. Mentre Schönberg passava dall'ultimo polimodalismo e politonalismo post-wagneriano alla composizione dodecafonica, esistevano ancora musicisti che componevano con i linguaggi di Giordano, di Mascagni e di Puccini. Non solo. Nello stesso ambito culturale di Berg o di Webern persistevano nella musica sinfonica e cameristica Richard Strauss o Max Reger. Questa coesistenza di linguaggi ha costituito secondo me la spina dorsale di tutto un secolo. (pp. 184-185)

Bibliografia[modifica]

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