Giancarlo Dotto

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Giancarlo Dotto (1952 – vivente), giornalista, scrittore e autore teatrale italiano.

Citazioni di Giancarlo Dotto[modifica]

  • Carmelo Bene era un'impresa di demolizione, uno splendido terrorista culturale che ha esercitato il terrore soprattutto su sé stesso.[1]
  • Il suo cranio rasato è quello di certe eretiche da cineteca. Non ha bisogno che qualcuno la spedisca sul rogo, Rosalinda il suo rogo se lo apparecchia da sé, tutti i giorni. La ragazza brucia a vista. La cicatrice sulla guancia destra parla di lei più delle sue parole e quasi quanto il suo occhio che è azzurro e selvatico. Scappa da tutte le parti, Rosalinda dal lungo collo, come scappano le sue parole. Le mangia, le divora. Scappare è il suo modo di difendersi, nascondersi, irriconoscibile anche a se stessa.[2]
  • Mi ha chiesto in fin di voce di aggiustargli la coperta di lana sulle gambe. "Le gambe non le sento più". Di piegare i quattro orli, tutti allo stesso modo, simmetrici. L'ho fatto senza chiedermi perché, era tempo perso con lui chiedersi perché. Solo dopo aver controllato che tutto fosse al suo posto, si è abbandonato con le mani intrecciate sul petto. "Adesso voglio dormire", le sue ultime parole rivolte a Luisa, la compagna insostituibile degli ultimi anni. E si è preparato a morire. Somigliando impeccabilmente ai comatosi che aveva tante volte spiato nelle foto di guerra di David Harali, nelle poesie di Gozzano, nei Cristi di Mantegna, nei racconti di Poe e nei manuali di psichiatria di Krafft-Ebing. La morte migliore possibile, vegliato dal brusio delle donne che lo amano e che lo hanno amato, la femminile disattenzione che da sempre scortava i suoi eroi morenti di scena.[3]
  • Una donna, ma diciamola femmina, che parla di calcio, non mi rivolta lo stomaco, smette di esistere l'attimo stesso in cui lo fa. Ma non perché sia inadeguata e blateri sfondoni [...]. Smette di esistere quanto più è adeguata, quando ne parla in modo credibile [...]. Lì mi diventa insopportabile. Arrivo a detestarla, per quanto si sottrae al dovere estetico ed etico della differenza, precipitando nell'aberrazione della citazione maschile.[4]

Note[modifica]

  1. Dal programma La voce che si spense di Daniela Battaglini, Rai.  data? data?
  2. Da Nella mia vita disperata ho amato anche Monica Bellucci, Diva & Donna; citato in Dagospia.com 2 dicembre 2011.
  3. Da L'ultimo spettacolo, Fondazione Immemoriale di Carmelo Bene.
  4. Da Eppure è un omaggio alla donna, Corriere dello Sport - Stadio, 19 febbraio 2019, p. 9.

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