Gianmario Pagano

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Gianmario Pagano (1962 – vivente), presbitero, sceneggiatore, scrittore e insegnante italiano.

Citazioni di Gianmario Pagano[modifica]

  • La TV è la nuova cattedrale. Le nicchie da affrescare sono le serate tra uno spot e l'altro, in una società che non è più in mano alla Chiesa [...] Un prodotto che non fa ascolti è fatto male. Si può fare ascolto catturando viscere, stomaco, genitali. Ma anche chiedersi se la vita ha un senso tira.[1]
  • L’atteggiamento della Chiesa continua a essere quello tradizionale: possedere televisioni. Invece servono contenuti, capacità professionale, non occupazione di spazi.[2]
  • [« Qual’è la sua personale definizione di santità?»] La mia personale definizione è di essere un'opera d'arte di Dio: essere santi è un'opera di Dio, è un'opera della grazia; la santità consiste nel non resistere a quest'opera, non opporsi, nell'assecondarla, nell’essere coautori insieme con Dio di questa meravigliosa opera d'arte che è la vita[3]
  • [«Possibile che ancora oggi dobbiamo sentire parlare di schiavitù? Perché?»] Perché non pensiamo a quanto sia facile cascarci dentro. Pensiamo che sia un problema che riguarda gli altri ma, in realtà, se noi nelle relazioni togliamo l'amore, quello che resta è il potere; il potere è la vera alternativa all’amore nelle relazioni. Questo potere, a volte, diventa potere dell'uomo sull'uomo quindi schiavitù.[4]
  • In principio ci fu un dono. Questo è il dono della vita all'uomo e il dono di tutti i mezzi necessari per la vita, cioè il mondo. Questo cosa vuol dire? Che da una parte abbiamo la proprietà, dall’altra l'uso comune di questa proprietà. Queste due cose sono tra loro in relazione, però – dice il Papa – la destinazione, cioè l'uso comune è primario, cioè la proprietà è funzionale a questa condivisione. Che cosa significa? Che la proprietà non è fine a se stessa, che anche la proprietà ha un senso e questo senso sta non nell'individuo ma sta nella comunità umana, quindi in qualche modo ciascuno possiede del suo per poterlo donare, per poterlo condividere.[5]
  • Quando usiamo una verità come una pietra, per fare male, ecco, forse quello è il momento in cui ce la potremmo risparmiare, anche perché in quel momento la verità l'abbiamo già un po' falsata, perché la verità non è soltanto una corrispondenza tra la descrizione delle cose e le parole, la verità è qualcosa di più; è anche prassi, è pratica, è qualcosa che sta nell'agire, il modo in cui agiamo. Quindi la verità è qualcosa che riguarda il cuore, gran parte del valore della verità sta nell’intenzione, nel dove dirigiamo la nostra vita perché è lì che si gioca proprio l'essenza del nostro rapporto onesto con la realtà, perché una verità che non serve la vita, una verità che è uno strumento per i nostri fini personali, è già una verità tradita. Quindi la verità è profondamente connessa col bene degli altri, col bene in generale, quindi con l’amore.[6]
  • Un buon insegnante non è quello che ti dice come stanno le cose, ma colui che ti introduce in un mondo dove tu stesso puoi scoprire cose.
    Un buon insegnante deve essere liberante, deve fornire gli strumenti.[7]
  • Bisogna sempre coltivare sogni e quindi affrontare delle paure. Ciò che rende una vita degna di essere vissuta è anche questo saper affrontare coraggiosamente le possibilità che la vita ci presenta.[...] In generale possiamo dire che i sogni devono essere coltivati, bisogna che siano sogni lucidi, sogni consapevoli, capaci di portare a una realtà che si realizzi: i sogni sono fatti per essere realizzati perché se sono sogni e basta, forse non sono sogni buoni.[8]

E.T. L'incredibile storia di Elio Trenta[modifica]

Incipit[modifica]

Quanto mi piace la mia città, quando la guardo. Sì. ogni tanto la guardo ancora: con tutte le curve del paesaggio che sembrano tante donne nude sdraiate nello stesso letto; con il campanile che ci fa l'amore con quei corpi sinuosi, con la torre, con le case, con la gente... uno spettacolo che ti fa venir voglia di non andare più via. Almeno finché non muori. E allora...be', allora devi andare via per forza.

Citazioni[modifica]

  • Lo so. Non sono credibile. Quant'è difficile da credere, la verità. Il fatto è che la verità non è verosimile. È vera e basta. come un vecchio di vent'anni. Poi, si sa: sono le storie vere quelle a cui non crede nessuno. (p.12)
  • Lo so, sembra esagerato. Sognare è tempo perso solo per chi non è più giovane, e non sa più farlo. Vuoi sapere se uno è giovane? Non guardargli l'aspetto, non guardargli la vista consumata o i capelli bianchi. Chiedigli se sogna ancora. (p. 23)
  • A pensarci bene, la vita è un po' così. Si cambia per adeguarsi alla strada. Cambiare è come imparare. Vivere è imparare perché la vita ci costringe a fare strade nuove; anche quando crediamo che sia sempre la stessa, la strada che abbiamo davanti si presenta ogni giorno diversa. Dobbiamo imparare dalla vita, dalla strada. Imparare è cambiare. Se non lo facciamo, il motore si spegne. Impariamo per vivere. Perché non ci si spenga il cuore. (p. 30)
  • Questa è una pubblicità dell'Oldsmobile Hydramatic della General Motors, entrata in produzione nel 1938, lo stesso anno che gli antibiotici vennero introdotti sul mercato: quattro anni dopo la mia morte. In pochi anni ne vendettero 200.000. Negli anni Cinquanta, negli Stati Uniti vendevano praticamente solo quelle. Grande successo, ma non in Italia. Un po' come le scuole Montessori...Un po' come tante altre cose... (p. 48)

I miracoli di Gesù[modifica]

Incipit[modifica]

I miracoli toccano un nervo scoperto. Lo sapevano bene gli evangelisti, quando mostrano la riservatezza di Gesù sulla questione e non nascondono il fatto che il suo stesso messaggio ha corso il pericolo di essere travolto dal loro incontrollabile effetto psicologico.

Citazioni[modifica]

  • Il miracolo è una forma di pubblicità efficace ma sfuggente, perché può suscitare aspettative fuorvianti. Esplode come una bomba emotiva e scuote l'immaginazione della folla, lasciando poco spazio a distinzioni e precisazioni. (p. 5)
  • Il miracolo è un ponte possibile, non necessario, tra la non-fede e la fede. Si propone, non si impone, esattamente come la fede che intende suscitare. Il miracolo sollecita la fede, la provoca toccando alcune corde sensibili dello spirito, ma non la sottopone a verifica logica. Si propone di accenderla e non di dimostrarla. (p. 24)
  • Inutile dire che un Gesù senza miracoli è stato desiderato e sognato da molti critici intelligenti, colti e influenti, ma, e bisogna affermarlo con onestà intallettuale, con scarso senso dell'obiettività: i materiali e le fonti su Gesù sono tutti pieni zeppi di presunti miracoli o rimandi a presunti miracoli, a dispetto di ogni ragionevole buonsenso. Se in storia l'attestazione multipla vale qualcosa, non si capisce perché tale principio non debba valere per Gesù e le sue azioni. (p. 29 sg. )
  • I miracoli non solo sono parte integrante e ineludibile dell'azione di Gesù, tanto da essere una componente essenziale, inseparabile dal suo messaggio, ma rientrano anche in una consapevole scelta comunicativa da parte degli evangelisti. Sebbene secondo modalità e sensibilità diverse, Marco, Matteo, Luca e Giovanni si servono dei miracoli per rivelare il mistero di Gesù e per costruire il loro quadro teologico complessivo. Del resto, gli evangelisti intendono comunque rispettare in qualche modo una scelta che li precede e che risale all'origine delle loro stesse fonti, e quindi a Gesù stesso. Essi non fanno che plasmare e utilizzare il materiale che concerne i miracoli contribuendo in modo importante anche all'efficacia drammatica di tutta la narrazione evangelica, avendo non come scopo secondario l'impatto esistenziale del loro racconto sui destinatari. (pp. 63 sg.)
  • Ora difficilmente si potrà negare che persino i Vangeli sono opere scritte per il «grande pubblico», destinate, nell'intento dei loro autori, a fare audience. Se la fede dipende dall'ascolto, come affermava San Paolo, non bisogna scandalizzarsi se si dice che la Scrittura in gran parte vuole fare ascolto. Non per inserire qui e lì risposte su bisogni generici o indotti, come fanno gli spot pubblicitari, ma per veicolare risposte a domande che purtroppo altrimenti rimarrebbero inespresse: come, per esempio, le domande di senso. Visti in questa luce, i Vangeli ricercano addirittura un ascolto universale: un'audience vasta come il pianeta. (p. 82)

Note[modifica]

  1. Dall'intervista di Marco Damilano, citato in Marco Damilano, Il partito di Dio. La nuova galassia dei cattolici italiani, Einaudi, Torino, 2006, p. 110. ISBN 88-06-18383-4
  2. Dall'intervista di Marco Damilano, citato in Il partito di Dio, p. 112
  3. Intervento nel programma Bel tempo si spera, Tv2000, 18 aprile 2018, min. 00:02:34-00:03:10
  4. Intervento nel programma 10 comandamenti "Io sono il Signore tuo Dio" , Tv2000, 14 febbraio 2019, min. 00:51:05-00:51:34
  5. Intervento nel programma 10 comandamenti "Non rubare", Tv2000, 3 aprile 2019, min. 00:02:55-00:03:44
  6. Intervento nel programma 10 comandamenti “Non pronunciare falsa testimonianza”, Tv2000, 11 aprile 2019, min. 00:29:26-00:30:41
  7. Dall'intervista di Matteo Ferretti, Bella prof!, l’ora di religione… con 70.000 studenti, musastudio.it, 29 dicembre 2020.
  8. Intervento nel programma Il Diario di Papa Francesco, Tv2000, 27 aprile 2021; Video disponibile su youtube.com, min. 00:06:33-00:07:27

Bibliografia[modifica]

Filmografia[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]